Categoria: Notizie

Donne e finanza, le vincitrici della competizione annuale di EY contro gli stereotipi di genere

La finanza aziendale garantisce solide opportunità professionali, eppure è uno di quei rami professionali scarsamente presi in considerazione dai giovani, specie dalle ragazze. Con l'obiettivo di scardinare ogni pregiudizio e stimolare le giovani donne a intraprendere questo tipo di carriera EY, multinazionale della consulenza e membro virtuoso dell'RdS network, ha lanciato il programma EY Corporate Finance Woman of the Year, una competizione internazionale tra ventitré Paesi promossa dall'area Transaction Advisory Services (TAS) e rivolta alle studentesse del primo e secondo anno di magistrale di qualsiasi corso di studio e con una buona conoscenza dell'inglese. La terza edizione si è conclusa nei giorni scorsi con una cerimonia di premiazione a Roma, un evento di gala a Villa Miani. Per tutte le finaliste - l’iniziativa ha registrato quest’anno un numero record di adesioni, con oltre 2mila candidate e 228 partecipanti - la ricompensa principale è stata la possibilità di approfondire le proprie conoscenze tecniche di finanza aziendale e sviluppare competenze più generali come business acumen, leadership inclusiva, comunicazione, problem solving e imprenditorialità. E soprattutto fare network, restando in contatto con EY per future opportunità. «Dopo la laurea potrò iniziare uno stage nell'ambito del programma Tas Graduate» racconta alla RdS Anna Milloni, 22 anni [al centro, nella foto a destra], laureata alla triennale in Economia e al primo anno di magistrale in Finanza alla Bocconi di Milano.  Vincitrice per l'Italia, che per la prima volta ha preso parte al concorso, Milloni spiega di essere venuta a conoscenza della competizione tramite il sito del career service universitario, a luglio scorso. «La chiamata per la selezione è stata una sorpresa» ripercorre. «La prima scrematura avviene attraverso dei test online, e così da 25 siamo passate a dodici». La giornata finale di assessment si è svolta a Milano, a fine ottobre. «Lì siamo state messe davanti a un caso reale di studio, dovevamo analizzare due diversi tipi di acquisizione aziendali e presentarle davanti a una giuria». E la sua performance è stata giudicata la migliore. «È stata un'esperienza bellissima, anche per conoscere tantissime altre ragazze». Quella che va combattuta è «la disparità di genere e programmi come questi vanno alla radice del problema».  A aggiudicarsi il primo posto, e quindi uno stage rimborsato che la porterà visitare diverse sedi di EY nel mondo, è invece Jie Hui Tan [nella foto sotto], studentessa di Ingegneria meccanica di Singapore con esperienze di lavoro in una startup. «La competizione mi ha fatto capire come la Corporate Finance traduca i numeri in strategie aziendali tangibili» è il suo commento riportato nella brochure che raccoglie i profili delle candidate alla selezione, «sono certa che una carriera nelle transazioni mi permetterà di utilizzare le mie capacità di analisi e che non mi annoierò mai lavorando», considerando poi come «Singapore sia l'hub della crescita economica del Sud est asiatico». Dietro di lei, rispettivamente al secondo e terzo posto, si sono posizionate la svizzera Pia Jurhar e l'indiana Srishti Bhandari, entrambe studentesse di Management. Per loro il premio consisterà in un programma di mentoring aziendale all'interno di EY.  La finanza aziendale è anche uno dei settori dove più si concentra il mismatch tra domanda e offerta. Secondo i risultati del Global Capital Confidence Barometer, indagine realizzata da EY ogni due anni e che coinvolge circa 2.900 dirigenti in 47 paesi, quasi i due terzi degli intervistati (61%) manifesta difficoltà a reperire sul mercato talenti con adeguate capacità. Un enorme spreco di opportunità che EY ha deciso di contrastare mettendo in atto programmi di reclutamento di risorse come questo, anche alla luce di dati che evidenziano come «la presenza di donne in posizioni di leadership sia fondamentale per migliorare le performance aziendali» si legge ancora nella brochure dell'evento. La conferma arriva da Marco Daviddi, a capo della Mediterranean Transaction Advisory Services di EY: «L’affermazione lavorativa e la leadership femminili sono fondamentali per il raggiungimento di più alti livelli di business, soprattutto nell’ambito della finanza aziendale» è il suo commento all'evento.  Per le ragazze invece il programma consente di avvicinarsi al settore e alle sue dinamiche, fungendo da orientamento. Tanto che, in base alle analisi svolte da EY sulle precedenti edizioni, «prima di iscriversi, solo il 35% delle partecipanti all’edizione 2019 aveva preso in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso di carriera nell’area Corporate Finance» si legge nel comunicato, «mentre al termine il 69% si è detta molto interessata a farlo». In più, dall’avvio dell’iniziativa, l’area TAS di EY ha registrato un costante aumento del numero di assunzioni femminili. Francesca Giraudo, direttore HR di EY, ha spiegato infatti che «l'ambizione è quella di attirare e reclutare i migliori talenti e dare un contributo alla presenza di donne nel mondo del business». Ilaria Mariotti

"Solo nel dizionario successo viene prima di sudore": con Allenarsi per il futuro ancora i big dello sport nelle scuole

Come si scala un “ottomila” senza bombole? Dedizione, sacrificio, e due gambe d’acciaio. Quando i dottori gli hanno amputato le dita dei piedi, per Marco Confortola la montagna sembrava un capitolo. «Invece sono tornato». Ma su quella cima lo scalatore valtellinese non ha perso solo le dita. Il dolore più forte, quello che ha bruciato più a lungo, è stato un altro. Nella maledetta spedizione sul K2 morirono undici persone. Undici compagni di cordata. Lui si salvò. «E' stata una tragedia. Ci ho messo un anno a imparare di nuovo a camminare» racconta l'alpinista, con gli occhi lucidi «I medici dicevano che non ce l'avrei fatta. Ma lo sport, soprattutto quello estremo, ti insegna a perdere e a ricominciare». Dopo l'incidente, è tornato in vetta altre cinque volte.  Oggi racconta la propria esperienza nelle scuole.Confortola è uno dei super-mentori raccolti attorno al progetto “Allenarsi per il futuro” di Bosch e Randstad. Giunto alla quinta edizione, l’idea è portare in azienda i ragazzi degli ultimi anni delle superiori per due settimane di tirocinio. O, per dirla con la terminologia ministeriale, quindici giorni di Pi-ci-ti-o (Pcto, Percorsi per le Competenze Trasversali Orientamento). A seguirli, oltre ai dipendenti, un gruppo di atleti di primo piano. Perché costanza, determinazione, umiltà sono carte valide anche nel mondo del lavoro.  Due aziende affermate scommettono sui teenager. Ma come vedono, i giovani d'oggi, i campioni del passato?  «Spesso non capiscono che il dizionario è l’unico posto dove la parola ‘successo’ viene prima di ‘sudore’» riflette Moreno Torricelli, ex terzino della Juve di Lippi, una squadra capace di vincere tutto negli anni Novanta. «Venivo dalla provincia, e grazie alla fiducia di Trapattoni sono arrivato a Torino nella massima serie che avevo già superato i vent'anni da un pezzo» ricorda «Poi c'è stata anche la Nazionale. Ma i grandissimi giocatori, quelli che hanno davvero qualcosa in più, sono pochi. Per tutti gli altri, per quelli normali come lo ero io, ci sono solo la corsa, gli allenamenti e la fatica». I risultati sono arrivati.Con il business che è entrato di prepotenza in campo, tra marketing, promozioni e social media, la fatica pesa forse più che in passato. «Il fatto è che negli anni Ottanta nascere con le qualità giuste poteva ancora bastare, almeno, se eri un fuoriclasse. Oggi, per raggiungere certi livelli, non c’è altra strada che il sacrificio». A parlare è Mara Santangelo, occhi di ghiaccio, volontà di ferro, un dolore congenito al piede che l’ha tormentata lungo tutto il corso di una straordinaria carriera. Nonostante ciò, la tennista della Val di Fiemme è stata la prima italiana a vincere un torneo del Grande Slam nel 2007, in doppio. Un trionfo arrivato dopo anni di travaglio, fisico e interiore.I numeri di Allenarsi per il Futuro raccontano la storia di un successo.  In cinque anni ben 350mila studenti incontrati e  1.754  istituti visitati, per un totale di 4.850 tirocini attivati (1.438 solo nell’ultimo anno). «Siamo andati molto oltre le previsioni» commentano Francesca Bosco, HR Employment Specialist di Bosch ed Elisa Zonca, project manager per Randstad, durante la presentazione dell'edizione 2020 del progetto.«Nel corso delle due settimane con noi» spiegano le manager «i giovani imparano dal vivo quali sono le caratteristiche necessarie per lavorare in un contesto aziendale». Abilità trasversali e senza data di scadenza come la capacità di gestire i rapporti con i colleghi, il valore della cooperazione e dell’assertività. Il risultato? Dai sondaggi somministrati ai ragazzi, in gran parte di quarta superiore, emerge che l’esperienza è stata positiva per il 94% dei futuri diplomati. Per il 2020 gli obiettivi sono ancora più alti.Nei giorni scorsi è partito anche il progetto “Tutti ai fornelli”, che coinvolgerà sei istituti alberghieri di Piemonte, Lombardia, Marche, Lazio, Puglia e Sicilia, mentre “Guida il tuo futuro” porterà il pilota Gian Maria Gabbiani in dieci istituti lombardi per insegnare come mettersi al volante in sicurezza.Infine, Bosch ha lanciato durante il Milano Social Innovation Campus un hackaton rivolto agli universitari. Con la partnership di Wind e Reply Concept, il 22 e il 23 aprile decine di ragazzi si confronteranno su 5G, IoT e Smart Mobility nella cornice della Social Innovation Academy di Fondazione Triulza. Ai vincitori, la possibilità di svolgere uno stage in azienda. Porte aperte a tutte le facoltà: per trovare soluzioni brillanti ai problemi di domani - hanno spiegato gli organizzatori durante la presentazione - la filosofia può essere utile quanto la matematica. A volte, persino di più.Antonio Piemontese

Ancora assunzioni nelle Forze armate: quasi 400 posti per allievi ufficiali

La Repubblica degli Stagisti continua ad approfondire il tema dei concorsi pubblici per entrare a far parte delle Forze armate italiane. Il prossimo in scadenza il 31 gennaio è il bando per 397 allievi ufficiali per le Accademie Militari di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri.La selezione rientra tra le 12mila nuove assunzioni e concorsi che riguardano Guardia di Finanza, Polizia, Polizia Penitenziaria, Carabinieri e Vigili del Fuoco e che consentiranno nei prossimi mesi un ringiovanimento della forza lavoro. Mancano quindi pochissimi giorni alla scadenza e chi fosse interessato a far domanda non deve perder tempo. Al bando possono partecipare i giovani tra i 17 e i 22 anni non ancora compiuti alla data di scadenza della domanda in possesso della cittadinanza italiana e in possesso dell’idoneità psicofisica e attitudinale al servizio incondizionato quale Ufficiale in servizio permanente. Per i già appartenenti ai ruoli Ispettori e Sovrintendenti dell’Arma dei Carabinieri il limite di età è innalzato a 28 anni, periodo pari all’effettivo servizio militare prestato. È necessario, poi essere in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado previsto per l’ammissione a un corso universitario o conseguirlo al termine dell’anno scolastico 2019-2020. Se nonostante la giovane età si fosse già in possesso di un titolo di laurea, non sono previsti punteggi aggiuntivi, ma è bene sapere che non saranno ammessi a partecipare ai singoli concorsi quanti vogliano far parte di un’Arma/Corpo per cui sia prevista l’iscrizione a un corso di laurea che porta al conseguimento di un titolo accademico già posseduto. La frequenza di ognuna di queste Accademie, infatti, comporta anche l'iscrizione a relativi corsi di laurea breve o magistrale con conseguente titolo di studio, motivo per cui se si possiede, ad esempio, già una laurea in Ingegneria non si potrà far domanda per alcuni posti di allievo ufficiale nell'Esercito. Nello specifico i posti a concorso sono 140 per l’ammissione al primo anno del 202mo corso dell’Accademia militare dell’Esercito, 114 per la prima classe dei corsi normali dell’Accademia Navale, 83 per la prima classe dei corsi regolari dell’Accademia Aeronautica e 60 per il primo anno del 202mo corso dell’Accademia militare per la formazione di base degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri.I 140 posti di allievo ufficiale dell’Accademia militare dell’Esercito sono divisi in 95 posti in Armi varie, 16 nel Corpo degli ingegneri, 11 in quello sanitario, 10 nell’Arma trasporti e materiali, otto nel Corpo di Commissariato. A seconda del profilo prescelto si conseguirà anche una laurea magistrale. I vincitori di concorso, infatti, saranno ammessi ai corsi presso l’Accademia militare di Modena, ente universitario militare, dove potranno seguire anche un corso di laurea in Scienze strategiche, Ingegneria, Medicina e chirurgia, Medicina veterinaria, Chimica e tecnologie farmaceutiche. In più, a partire dal primo mese di corso riceveranno uno stipendio di 940 euro al mese per i primi due anni di corso e di 1.600 euro a partire dal terzo anno. La prima prova preliminare si svolgerà dal 10 al 17 febbraio presso il Centro di selezione e reclutamento nazionale dell’Esercito a Foligno e consiste in 120 quiz di cultura generale a risposta multipla. A questa seguiranno tutte le altre prove, prima fra tutte quella di efficienza fisica e accertamento sanitario, fino all’inizio del tirocinio di circa trenta giorni che inizierà verso la fine di agosto presso l’Accademia di Modena e che sarà superato solo da quanti conseguiranno un punteggio di almeno 18/30 nel rendimento globale. A quel punto comincerà la ferma volontaria di tre anni e l’acquisizione della qualifica di “allievi”.I 114 posti di allievo dell’Accademia Navale sono suddivisi in otto posti nel Corpo sanitario militare marittimo e 106 in altri Corpi, ma bisogna decidere fin dall’invio della domanda per quale dei due esclusivamente si partecipa. A questo punto a partire dal 10 fino al 21 febbraio si svolgerà ad Ancona la prima prova di selezione culturale con quiz a risposta multipla e solo i primi 700 partecipanti alla selezione Corpi vari e i primi 60 per il Corpo sanitario potranno passare alla fase seguente degli accertamenti psicofisici e attitudinali che si svolgeranno nei mesi tra marzo e maggio. Chi supera anche questa fase sarà convocato per la prova scritta di selezione culturale in biologia, chimica e fisica a Foligno il 4 giugno. Poi si passerà alle prove di efficienza fisica e a quelle orali che si svolgeranno a Livorno tra i mesi di luglio e agosto. Quanti supereranno anche questa fase cominceranno un tirocinio di tredici giorni; superato anche questo scoglio, con relative prove e punteggi, i primi 106 concorrenti per i Corpi vari e i primi otto per il Corpo Sanitario militare marittimo saranno ammessi alla frequenza della prima classe dei corsi normali. A questo punto cominceranno una ferma volontaria di tre anni e acquisiranno lo status di “allievi”. Contestualmente, a seconda del corpo assegnato, conseguiranno una laurea in Scienze marittime e navali, Ingegneria navale, Ingegneria delle telecomunicazioni, Ingegneria civile e ambientale, Giurisprudenza, Medicina e chirurgia. Per i primi due anni si riceverà uno stipendio sui mille euro al mese, poi si riceve la nomina di Guardiamarina e a questo punto lo stipendio sale a poco meno di 2mila euro al mese. Per gli 83 posti di ammissione nell’Accademia dell’Aeronautica,  la prova scritta di preselezione sarà a Guidonia dal 10 al 12 febbraio, dopo di che fino al mese di aprile si svolgeranno gli accertamenti piscofisici a Roma mentre il 16 aprile e il 14 maggio a Pozzuoli ci sarà la prova scritta di italiano divisa a seconda della specialità del corpo per cui si concorre. Il 4 giugno a Foligno ci sarà poi la prova scritta per chi ha scelto il Corpo sanitario aeronautico e a Pozzuoli, dove poi si seguirà l’Accademia, si svolgeranno tutte le ultime prove da giugno a settembre. A questo punto saranno stilate le graduatorie di merito e ad agosto comincerà l’ammissione ai corsi regolari per il ruolo naviganti mentre per gli altri ruoli si partirà a settembre 2020. Anche in questo caso durante i cinque anni di addestramento si riceve uno stipendio mensile, di circa 1.900 euro al mese.  Nello stesso bando c’è infine la possibilità di partecipare alla selezione per 60 posti al primo anno del 202mo corso dell’Accademia militare per la formazione di base degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Anche in questo caso la prima prova scritta di preselezione avverrà nelle prime settimane di febbraio e procederà con tutti gli altri step, prove di efficienza fisica, prova scritta, accertamenti psicofisici e attitudinali, prova di inglese fino alla prova orale a partire da metà giugno, sempre a Roma. I primi 75 che avranno superato tutte le prove avranno accesso al tirocinio a Roma, che comincerà verso la fine di agosto. Concluso lo stage, sarà stilata una graduatoria di merito e i primi sessanta saranno ammessi a seguire l’Accademia militare di Modena e i corsi universitari a indirizzo giuridico amministrativo presso la Scuola ufficiali Carabinieri di Roma per la laurea magistrale in giurisprudenza. Per i primi tre anni di corso gli Allievi ricevono uno stipendio di circa 1.300 euro al mese che sale a circa 1.600 una volta ottenuto il grado di Tenente.Una volta arruolati, le spese relative al mantenimento e all’istruzione di tutti gli allievi di ogni forza dell’ordine sono a carico dell’Amministrazione, quindi lo stipendio ricevuto non subisce grossi tagli. A tutti gli interessati, dunque, non resta che seguire tutte le istruzioni dettagliate presenti nel bando e affrettarsi a presentare la domanda a una delle Forze armate preferite. Marianna Lepore

Boom di stage extracurriculari dal 2014 al 2017: ecco il primo Rapporto di monitoraggio nazionale

È stato pubblicato a metà dicembre un testo prezioso per tutti quelli che si occupano di stage e mondo del lavoro: il primo Rapporto di monitoraggio nazionale in materia di tirocini extracurriculari realizzato da Anpal (Agenzia nazionale per le politiche del lavoro) e Inapp (Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche). Il testo analizza le caratteristiche e gli esiti dei tirocini extracurriculari realizzati tra il 2014 e il 2017 e i contenuti delle linee guida sulla qualità degli stage, partendo dalle prime pubblicate nel 2013 e poi aggiornate nel 2017 e sul loro recepimento da parte delle singole regioni.Ed ecco i numeri: nei quattro anni analizzati sono stati attivati oltre 1milione e 263mila tirocini extracurriculari, che hanno coinvolto 1milione  e 57mila soggetti, il che significa che alcuni di questi hanno svolto più di uno stage, e quasi 402mila aziende. Nello stesso periodo il numero di tirocini è aumentato considerevolmente visto che in questi quattro anni «il volume dei tirocini attivati risulta incrementato di 141.449 unità» con un aumento di oltre 72mila imprese che hanno deciso di attivare almeno uno stage. Crescite dovute sia alle normative regionali e provinciali sul tema entrate in vigore proprio in quegli anni, sia all’avvio del programma Garanzia Giovani che in particolare nel 2015 ha sostenuto l’aumento del numero di stage. Con una regione a distinguersi particolarmente, la Sicilia, dove, nota il Rapporto, «i tirocini attivati e rientranti all’interno del Programma rappresentano ben oltre la metà dei tirocini avviati nel quadriennio e, nel 2015, raccoglievano l’89,3% del totale dei tirocini ospitati in regione». È proprio in questa fase, nota il rapporto, che il tirocinio passa dall’essere solo una pratica formativa e di orientamento a essere una vera e propria politica attiva con l’obiettivo di aumentare l’occupabilità. A quattro anni dall’adozione delle prime linee guida, nel 2017, la Conferenza Stato Regioni ha rivisto e aggiornato il testo, cercando di migliorare la qualità dei percorsi formativi e fermare l’utilizzo distorto di alcuni. Con questa rivisitazione lo stage extracurriculare si sposta di più nella direzione dell’inserimento lavorativo piuttosto che nella formazione post curriculare e si stabilisce la durata massima per tutti i destinatari in 12 mesi, ad eccezione dei disabili per i quali si arriva a 24 mesi.Ma quello su cui il Rapporto pone l’accento sono le innumerevoli differenze «fra le normative emanate dalle 19 Regioni italiane e dalle due Province autonome dopo le linee guida del 2013 e i relativi aggiornamenti che hanno fatto seguito a quelle del 2017, e fra queste ultime e le stesse discipline regionali e provinciali che le hanno recepite». Così oggi si ritrovano ben sei regioni, Veneto, Liguria, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Toscana, che non hanno modificato le proprie normative del 2013 lasciando la distinzione – ormai superata – tra tirocini formativi e di inserimento e solo tre, Molise, Calabria e Sardegna, che hanno previsto limiti di durata massima conformi alle ultime linee guida. In pratica «oltre un terzo delle regioni, avendo mantenuto in parte lo stesso abbinamento fra tipologie, destinatari e durata massima stabilito dalla legge del 2013 non hanno voluto recepire appieno l’invito della legge 2017 a considerare il tirocinio uno strumento di inserimento reinserimento lavorativo piuttosto che di orientamento e formazione». Qui link all’elenco delle discordanze tra le linee guida 2017 e tutte le 21 normative regionali.Qualche dato positivo però c’è: solo Molise, Sicilia e la Provincia di Trento hanno stabilito un’indennità corrispondente alla soglia minima prevista dalle leggi del 2013 e 2017, 300 euro mensili lordi, mentre tutte le altre prevedono indennità minime dai 400 agli 800 euro. E rispondendo anche a una Raccomandazione europea, Lazio, Basilicata, Liguria, Abruzzo e Campania hanno stabilito che nel caso il soggetto ospitante sia un ente pubblico sarà necessario effettuare una pubblica selezione. Diverso, invece, il caso della Lombardia che ha previsto una indennità minima più bassa per i tirocini presso gli enti pubblici, 300 euro contro i 500 negli enti privati, anche se il report non dedica alcun approfondimento a questa novità e inserisce semplicemente il dato in tabella. Analizzando, invece, i risultati dei tirocini extracurriculari nel periodo intercorso tra il 2014 e il 2017, sono ancora una volta i numeri a parlare. Se questo tipo di stage servisse realmente a facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, allora i tirocini extracurriculari dovrebbero portare a uno sbocco lavorativo dovuto all’ampliamento delle conoscenze e competenze dell’individuo. Per questo nel Rapporto si prendono in esame i dati delle Comunicazioni obbligatorie per l’attivazione appunto di uno stage seguente o nuovo rapporto di lavoro. E sul totale di oltre 1milione 260mila tirocini attivati nel quadriennio, ben sei su dieci hanno portato entro sei mesi dal termine a una nuova occupazione: di cui ben cinque (quasi 585mila tirocini) a un vero e proprio rapporto di lavoro.Il tirocinio, dunque produce effetti positivi a ridosso dell’esperienza: più passano i mesi più il numero di nuove comunicazioni obbligatorie attivate scende drasticamente. Il rapporto mette in luce due aspetti principali: l’evidenza che i maggiori risultati di inserimento si ottengono a ridosso della fine dello stage specie con lo stesso datore di lavoro e il progressivo incremento degli esiti nel lungo periodo dovuto all’aumento dei tempi di ricerca di una nuova occupazione da parte degli ex stagisti.Il vero dato positivo è «la significatività dell’esperienza di tirocinio soprattutto nell’ottica dell’ampliamento della rete di contatti», punto su cui da sempre sono tutti d’accordo. Ma a incidere sono anche altri due fattori: la durata del tirocinio e la professione in cui questo viene svolto. «Al crescere della durata del tirocinio corrisponde un tasso di inserimento sempre superiore in tutti gli intervalli considerati», spiega il Rapporto che evidenzia anche tre grandi gruppi professionali nei quali gli esiti sono positivi qualsiasi sia il periodo dello stage: le professioni intellettuali, scientifiche e di alta specializzazione, quelle tecniche e quelle dei conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili. Mentre i minori passaggi dallo stage all’occupazione si verificano nelle professioni non qualificate, quindi personale addetto allo spostamento e alla consegna merci e ai servizi di pulizia o, come riportato nella Classificazione delle professioni Istat 2011, “le professioni che richiedono lo svolgimento di attività semplici e ripetitive, per le quali non è necessario il completamento di un particolare percorso di istruzione e che possono comportare l’impiego di utensili manuali, l’uso della forza fisica e una limitata autonomia di giudizio e di iniziativa nell’esecuzione dei compiti”. Per quanto riguarda, invece, le regioni con più inserimenti non ci sono grosse novità: i tassi più alti sono al nord, con il Friuli Venezia Giulia che raggiunge quasi il sessanta per cento, e la ripresa delle Marche che si posizionano in settima posizione precedendo di poco la Lombardia.Altro dato interessante è quello relativo al titolo di studio. Perché la spinta fornita da una laurea alla ricerca di un lavoro diminuisce con il passare del tempo. Il che vuol dire che con il passare dei mesi la differenza della probabilità di essere assunti post stage tra la categoria dei laureati e di chi ha solo la licenza media si riduce sempre di più. E questo probabilmente perché, sottolinea il Rapporto, «la quota di tirocini extracurricolari promossi dalle Università e dagli istituti di alta formazione risulta numericamente contenuta rispetto ad altri soggetti a vocazione formativa». Il numero di tirocini promossi tra il 2014 e il 2017 da Atenei e istituti di Alta formazione, infatti, è pari a 59.804 contro i quasi 396mila dei Centri per l’impiego, i 181mila dei Centri di formazione professionale e i 157mila dei Soggetti dedicati all’intermediazione. Anche altri soggetti regionali fanno meglio delle Università con 105mila stage promossi nel quadriennio.C’è, infine, un ultimo dato analizzato che è quello della reiterazione del tirocinio. Se, infatti, un nuovo contratto di stage non ha lo stesso valore di un vero e proprio contratto di lavoro, rappresenta «comunque un risultato importante». Nel quadriennio esaminato più di un tirocinante su dieci ha avviato un nuovo stage nei sei mesi seguenti al primo. Una scelta in parte dettata dalla volontà di fare qualcosa mentre si cerca un inserimento migliore o più remunerativo e in parte accettata da quegli «individui con uno svantaggio maggiore sia per titolo di studio sia in termini di svantaggio certificato dalla natura del tirocinio svolto».Il Rapporto, quindi, mette in luce alcune tematiche – il boom dei tirocini, la loro ripetizione nel tempo, le normative regionali non completamente aggiornate - più volte affrontate dalla Repubblica degli Stagisti e potrebbe servire come sprono a fare di meglio nel corso del 2020 sul tema stage. Magari convincendo tutte le Regioni ad adeguarsi alle ultime linee guida e cercando di uniformare le relative normative per non creare stage di serie a e b anche a seconda del territorio in cui si svolgono.Marianna Lepore

Leggi sui tirocini extracurriculari, l'elenco delle differenze tra le Regioni

Riportiamo qui di seguito il quadro della normativa al momento vigente in materia di tirocini extracurriculari. Il testo è tratto dal primo Rapporto di monitoraggio nazionale in materia di tirocini extracurriculari realizzato da Anpal (Agenzia nazionale per le politiche del lavoro) e Inapp (Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche) pubblicato a metà dicembre 2019. Il testo analizza le caratteristiche e gli esiti dei tirocini extracurriculari realizzati tra il 2014 e il 2017 e i contenuti delle linee guida sulla qualità degli stage, partendo dalle prime pubblicate nel 2013 e poi aggiornate nel 2017 e sul loro recepimento da parte delle singole regioni.“Non poche sono le differenze sia fra le normative emanate dalle 19 Regioni italiane e dalle 2 Province Autonome dopo le Linee Guida del 2013 (LG) e i relativi aggiornamenti che hanno fatto seguito alle LG del 2017, sia fra queste ultime e le stesse discipline regionali e provinciali che le hanno recepite, apportando diverse variazioni e integrazioni al Documento emesso dalla Conferenza Stato Regioni. Fra queste segnaliamo:- ben 6 Regioni (Veneto, Liguria, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Toscana) non hanno modificato le proprie normative del 2013 (emanate dopo le prime LG), mantenendo la distinzione, superata dalle LG 2017, tra tirocini formativi e di orientamento e tirocini di inserimento/reinserimento. Alcune Regioni, inoltre, hanno provveduto a dettagliare ulteriormente, sia rispetto alle precedenti normative, sia rispetto alle Linee guida del 2017, le categorie dei destinatari dei tirocini, con un focus particolare sulle diverse tipologie di soggetti a rischio e svantaggiati;- soltanto 3 Regioni (Molise, Calabria e Sardegna) hanno previsto limiti di durata massima perfettamente conformi alle indicazioni delle Linee guida del 2017. Un caso a sé è la Lombardia che nella nuova DGR del 2018, lega la durata all’acquisizione di competenze referenziate con EQF livello 2 e 3 (6 mesi) e con EQF di almeno livello 4 (12 mesi). Di fatto, oltre 1/3 delle regioni, avendo mantenuto in parte lo stesso abbinamento fra tipologie, destinatari e durata massima (6-12-24 mesi) stabilito dalla LG 2013, non hanno voluto recepire appieno nelle proprie nuove DGR l’invito delle LG ’17 a considerare il tirocinio soprattutto uno strumento di inserimento/reinserimento lavorativo piuttosto che di orientamento e formazione;- soltanto il Molise, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno stabilito nelle nuove DGR un’indennità corrispondente alla soglia minima prevista dalle LG sia del 2013 che del 2017 (300 euro mensili lordi). Tutte le altre Regioni prevedono invece indennità minime di importo superiore: si va dai 400 agli 800 euro mensili lordi;- la maggior parte delle Regioni (ad eccezione di Molise, Campania, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento) ha ritenuto opportuno allargare la platea dei possibili soggetti promotori. È il caso ad esempio delle Aziende sanitarie locali individuate da un gran numero di Regioni nelle proprie nuove DGR emanate dopo le LG ’17 (Lazio, Sicilia, Veneto, Basilicata, Piemonte, Valle d’Aosta, Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia) e solo in 2 casi non presenti nelle precedenti normative del 2013 (Basilicata e Abruzzo);- di particolare rilevanza è la prescrizione introdotta dalle Marche, unica fra tutte le Regioni, che dispone di non attivare tirocini per un periodo pari a 12 mesi a partire dalla data di conclusione dell’ultimo tirocinio avviato, qualora risulti che, rispetto ai tirocini già realizzati e conclusi nei 24 mesi precedenti la medesima data, il soggetto ospitante non abbia provveduto ad assumere almeno 1/3 dei tirocinanti, con contratto di lavoro della durata di almeno 6 mesi (nel caso di part time, esso deve essere almeno pari al 50% delle ore settimanali previste dal Contratto Collettivo applicato dal soggetto ospitante);- da segnalare ancora l’esplicitazione di Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto rispetto al divieto di utilizzare tirocinanti per l’acquisizione di professionalità elementari, salvo nel caso in cui, su espressa richiesta dei servizi pubblici, si promuovano tirocini di natura riabilitativa e di inclusione sociale per soggetti disabili, svantaggiati, richiedenti asilo, rifugiati, vittime di violenza, di tratta ecc..;- in un’ottica di una maggiore trasparenza nelle procedure di reclutamento dei tirocinanti e rispondendo alle sollecitazioni della Raccomandazione europea in tal senso, il Lazio, la Basilicata, la Liguria, l’Abruzzo e la Campania dispongono che nei casi in cui il soggetto ospitante sia un ente pubblico sarà necessario effettuare una pubblica selezione.La maggior parte delle regioni ha fedelmente ripreso all’interno delle proprie recenti normative e trattato con maggiore attenzione rispetto alle precedenti discipline del 2013 i temi relativi ai limiti di inserimento dei tirocinanti e alle nuove “premialità” stabilite all’interno delle LG 2017, nonché le modalità di attuazione degli stessi tirocini (diritti e doveri del soggetto promotore, del soggetto ospitante e del tirocinante), le indicazioni per una più accurata tutorship e le sanzioni da applicare in caso di gravi abusi e omissioni rispetto a quanto stabilito dalle disposizioni quadro. Tuttavia non mancano le eccezioni e le integrazioni, fra le quali segnaliamo: Veneto, Liguria ed Emilia Romagna allargano i meccanismi di premialità anche alle aziende che hanno rispettivamente da 0 a 5 e fra 6 e 20 dipendenti a tempo indeterminato; la Campania ha allargato notevolmente le maglie dei limiti numerici di inserimento dei tirocinanti sia nel 2013 che nel 2018, portando dal 10 al 20% la quota di tirocinanti da inserire nelle aziende con più di 20 dipendenti a tempo indeterminato e determinato; il Lazio è l’unica regione che ha introdotto a lato della nuova normativa del 2017 un Codice Etico.”

Carriere scientifiche al femminile, Fondo Stem e bilancio di genere: il neoministro dell'università in prima linea

È dello scorso autunno la proposta, depositata dalla vice presidente della Camera dei Deputati Mara Carfagna, di istituire presso il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca un “Fondo Stem” destinato a finanziare l’esonero totale dalle tasse e dai contributi dovuti dalle studentesse per iscriversi ai corsi di laurea triennale, magistrale e magistrale a ciclo unico nelle discipline scientifiche (Stem è infatti un acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics).Per lo stanziamento è stata calcolata una cifra intorno ai 100 milioni annui. Non una spesa ma un investimento per il futuro del Paese. Si pensi ad esempio che secondo la Commissione Europea Women Active in the ICT Sector una maggiore partecipazione femminile in professioni collegate all’economia digitale porterebbe a un aumento del Pil comunitario di circa 9 miliardi di euro all’anno. La recente nomina al ministero dell'Università di Gaetano Manfredi, già presidente della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, e rettore dell’università Federico II di Napoli, fa ben sperare sull'esito positivo della proposta e più in generale sull'impegno a favore delle carriere al femminile. «Penso che oggi investire per supportare l’accesso ai corsi Stem da parte dei giovani e in particolare delle donne, che rappresentano la percentuale più bassa, soprattutto nel digitale» aveva detto infatti Manfredi in un'intervista alla Repubblica degli Stagisti qualche giorno prima della nomina a ministro: «sia un ottimo investimento. Ma credo che il tema importante è che ci sia non solo un investimento economico ma anche un aumento della consapevolezza e della conoscenza».Prima che si raggiunga la parità, secondo il ministro, c’è ancora un ostacolo difficile da superare: «Spesso esiste un pregiudizio da parte delle ragazze e delle famiglie nell’avvicinamento a questa tipologia di saperi e lavori. Per questo occorre avviare una grande attività di informazione nelle scuole e di avvicinamento». Ad esempio la Federico II sostiene il Piano Lauree Scientifiche, che porta nelle scuole i ricercatori dell'università, che fanno attività congiunta con i docenti. Queste attività saranno potenziate nei prossimi anni e affiancate ad attività specifiche su coding e digitale. Per monitorare e quindi contribuire a implementare la presenza femminile anche negli organi di gestione degli atenei, un gruppo di lavoro della Crui ha redatto le "Linee guida per il Bilancio di Genere negli Atenei italiani". Un altro segnale importante, se si considera che le donne rappresentano il venti per cento dei professori ordinari e solo il sette per cento dei rettori italiani.  La sfida per aumentare la presenza femminile nel mondo Stem è stata recentemente raccolta anche in ambito locale. Ad esempio la Regione Campania ha pubblicato l’avviso pubblico “Io ho un sogno. Il futuro è donna”, che prevede l’assegnazione di voucher formativi a donne campane di età compresa tra i 18 e i 50 anni. In particolare, la Regione mette a disposizione fino a 3mila euro per prendere parte a corsi di formazione autorizzati e a corsi di specializzazione o master, con particolare attenzione alle materie Stem. Per la prima edizione, si dovrebbero riuscire a coinvolgere tra le 500 e le 600 donne, a seconda del costo del percorso formativo scelto. «Il progetto nasce da una delibera di due anni fa» spiega alla Repubblica degli Stagisti Chiara Marciani, assessora alla formazione e alle pari opportunità per la Regione Campania «recante un piano strategico per le pari opportunità con in dotazione 26 milioni di euro per interventi volti a favorire l’occupazione femminile». “Io ho un sogno” rappresenta il primo intervento: «Vuole venire incontro alle donne senza limiti di età, dalle giovanissime che vogliono ampliare le proprie conoscenze alle mamme che nella prima fase della vita si sono dedicate alla famiglia o sono state espulse dal mondo del lavoro e vogliono riqualificarsi con percorsi professionalizzanti e master in tutta Europa», aggiunge l’assessore. La seconda fase del piano strategico, come anticipato da Marciani, vedrà l’investimento di 15 milioni di euro sull’imprenditoria femminile, altro tassello importante per favorire la parità di genere. Attendiamo ora di scoprire se il neoministro deciderà di prendere in carico l'impegno per l'istituzione del Fondo Stem e se studiare le materie scientifiche, per le ragazze, diventerà così una scelta più “facile”, quantomeno dal punto di vista economico. Rossella Nocca

I “laureati-imprenditori” sono solo il 7 per cento del totale, ma le loro aziende sono le più vitali

La quota dei laureati che finora si è cimentata come imprenditrice è del solo 7,1 per cento per un totale di 205mila laureati. È quanto emerge da uno studio, il primo sull'argomento, presentato qualche settimana fa a Roma e realizzato da Almalaurea in collaborazione con Unioncamere. Obiettivo era indagare sull'imprenditorialità dei laureati italiani. E incrociando i dati relativi al tessuto imprenditoriale nostrano e quelli dei circa 2 milioni e 900mila laureati tra il 2004 e il 2018, le imprese fondate da laureati sono risultate essere 236mila, di cui la quasi totalità, il 96 per cento, microimprese con un fatturato inferiore ai due milioni di euro l'anno.  «Le imprese fondate da laureati rappresentano il 3,9 per cento del totale delle imprese presenti in Italia a settembre 2019» recita il comunicato. Se è vero quindi che, come sottolinea Ivano Dionigi, presidente di AlmaLaurea, «è confortante sapere che i nostri laureati hanno un significativo spirito imprenditoriale», i laureati imprenditori sono mosche bianche rispetto alla platea complessiva. «Sembrerebbe quasi che la laurea disincentivi l'imprenditorialità» fa notare nel suo intervento Alberto De Toni, presidente della fondazione che riunisce i rettori italiani, la Crui.Succede «perché i laureati vogliono capitalizzare l'investimento: hanno fatto studi costosi e lunghi» e vorrebbero da subito trovare una sistemazione. «Chi non ha studiato rischia meno perché ha possibilità inferiori di trovare impieghi dequalificati». Non a caso i laureati fanno impresa più tardi (oltre la metà «ha conseguito il titolo negli ultimi dieci anni, il 41,5 per cento da più di dieci anni» evidenzia lo studio), «perché preferiscono entrare in grandi gruppi aziendali per perseguire opportunità di carriera». Una volta lì «si stabiliscono nei settori più tecnici, vedono poco il mercato e non si accorgono del gap tra domanda e offerta, che è quello che fa scaturire l'idea per un'impresa». Altra nota dolente, che ribadisce la staticità dell'ascensore sociale italiano, il dato sulle famiglie di origine dei laureati imprenditori. Rivela lo studio che «l’11,5 per cento ha un padre imprenditore», quando «la quota scende al 4,7 per cento nella popolazione generale dei laureati». C'è poi un 39 per cento con un padre libero professionista, mentre i genitori impiegati e operai rappresentano in questo gruppo di laureati rispettivamente il 21 e il 13 per cento, contro il 29 il 19 dei laureati in generale. «Anche in questo campo, come in quello dell'orientamento, il contesto socio-economico della famiglia esercita un ruolo decisivo» rimarca Dionigi.La buona notizia è però che le imprese fondate da lavoratori hanno il vento in poppa. Chi decide di fondare un'impresa, se ha la laurea, ha più successo e riesce a affermarsi nel lungo termine sul mercato. «Delle 9821 nate nel 2009» si legge nel comunicato, «dopo dieci anni è ancora attivo il 54,8 per cento, ovvero circa 5400 imprese». A livello complessivo nazionale va invece peggio, «perché delle 312mila attività lanciate nel 2009 ne resiste meno della metà, il 40,6 per cento». Ed è un peccato quindi, considerando i loro brillanti risultati, che i laurati imprenditori costituiscano una così ristretta cerchia. La prova del nove che le aziende dei laureati godano di maggiore salute la dà anche il loro tasso di crescita, ovvero «il rapporto tra il saldo fra iscrizioni e cessazioni, per ogni anno di osservazione, e lo stock delle imprese di laureati» specifica lo studio. Un dato anche questo positivo perché la percentuale di crescita delle aziende in mano a chi possiede studi accademici risulta in aumento negli ultimi dieci anni, «passando dal 2,2 per cento del 2009 al 3,7». A livello nazionale invece diminuisce dall’1,2 allo 0,5. «Le imprese create dai laureati sono più vitali» è il commento di Marina Timoteo, direttore del consorzio Almalaurea. E lo dimostra anche la particolarità che «assumano forme giuridiche più complesse». Il report illustra infatti anche come tra le imprese fondate da laureati «la percentuale di società di capitale è cresciuta del 65 per cento, il doppio rispetto al livello nazionale».In più, prosegue Timoteo, «queste imprese contribuiscono a creare opportunità di lavoro anche nelle aree del territorio italiano in difficoltà»: il numero maggiore di imprese a firma di un laureato si trova infatti al Sud (sono oltre quattro su dieci), mentre il 37 per cento è localizzato nel Nord e il 21 al Centro. Una ripartizione disomogenera rispetto al resto delle aziende nazionali, insediate al Settentrione per il 45 per cento. «Laurearsi in definitiva conviene» conclude Timoteo, «perché si hanno più chances di fare impresa e farla durare». L'auspicio di Dionigi è che «la cultura imprenditoriale sia incentivata attraverso attività di orientamento e promozione di competenze che ne facilitino la diffusione». E l'università, fa eco Tiziana Pascucci del comitato scientifico di Almalaurea, «ha un disperato bisogno di queste informazioni per regolare le proprie strategie e i fondi a disposizione se l'obiettivo che abbiamo è un mondo del lavoro più attivo». Niente di più necessario per la congiuntura economica attuale del Paese. Va detto però che «alcune tra le aziende più grandi al mondo sono state fondate da non laureati» rilancia Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. Quindi non solo in chi studia va riposta la speranza che sviluppi spirito imprenditoriale, ma anzi «la nostra esigenza è che tutto il sistema produttivo sia di successo perché ha un effetto moltiplicatore e fa sì che non si brucino risorse». Creare un'azienda «richiede elementi che non si esauriscono nelle conoscenza universitaria» ed è su questo che le Camere di commercio devono dare il proprio contributo ponendo le condizioni affinché nascano imprese, e durino nel tempo.Ilaria Mariotti  

Tirocini curricolari per studenti universitari, la Regione Campania li finanzia con un milione di euro

Un finanziamento per tirocini curricolari di orientamento alle professioni destinato ai giovani dai 18 ai 35 anni iscritti a un corso universitario, anche master e dottorati, presso le università campane: è la notizia contenuta nell’avviso pubblico destinato agli atenei regionali e pubblicato ai primi di dicembre sul Bollettino ufficiale della Regione Campania. Un’iniziativa importante perché i tirocini in questione, al contrario dei più fortunati extracurricolari, non sono stati interessati dalle novità normative degli ultimi sei anni. Il che significa, tra le altre cose, che non hanno ancora nessuna tutela sul fronte indennità. Proprio per questo motivo a fine settembre 2018, Massimo Ungaro, ex PD ora passato nelle file di Italia Viva, aveva presentato alla Camera una proposta di legge, scritta insieme alla Repubblica degli Stagisti, per aggiornare il quadro normativo degli stage curricolari. Nel testo si propone di rendere obbligatoria un’indennità mensile minima garantita di 350 euro al mese per tutti i tirocini sopra le 160 ore, cioè un mese.E l’avviso della Regione Campania non solo parla di rimborso spese per i tirocini curricolari, ma prevede anche una somma doppia rispetto alla minima indicata nella proposta di legge. Il finanziamento è di 1 milione 100mila euro, per attuare l’obiettivo tematico 10 che mira a rafforzare la parità di accesso all’apprendimento permanente per tutte le fasce di età. In pratica, attraverso questo avviso, le università con gli ordini professionali e le associazioni di professionisti, potranno prevedere progetti di orientamento alle professioni e il finanziamento di tirocini curricolari, appunto, fino a sei mesi con un rimborso spese mensile di 700 euro.L’avviso è alla sua seconda edizione: il primo era stato pubblicato nel 2017. «Al momento i risultati della prima edizione non sono ancora completi», spiega alla Repubblica degli Stagisti Chiara Marciani, assessora alla formazione. Questo anche perché «dei sette progetti finanziati non tutti si sono conclusi. E per ogni progetto cambia il numero di partecipanti visto che hanno previsto modalità diverse a seconda dei profili e delle peculiarità. Si va, ad esempio, dai trenta stagisti dell’Università Vanvitelli che aveva un progetto multisettoriale, dall’architetto all’ostetrica, ai centodieci di ingegneria della Federico II». Il budget per il bando precedente era un po' più alto, un milione e mezzo di euro –, in grado di coprire le indennità per 500 tirocini semestrali.Grazie al progetto, quindi, gli studenti hanno la possibilità di avvicinarsi al settore delle libere professioni, capire praticamente in che cosa consistono e ricevere anche un buon rimborso spese. «Molto spesso i giovani iscritti ad alcune facoltà non hanno le idee chiare sulla loro professione futura», spiega Marciani. Da questo presupposto è partito il primo avviso del 2017.A cui, due anni e mezzo dopo, è seguito questo. «In questo modo possono entrare nel vivo di un percorso lavorativo e capire se corrisponde o meno alle loro aspettative». L’esempio pratico che fa l’assessore è quello di alcuni studenti di ingegneria che dopo questa “prova” di libera professione hanno realizzato di voler puntare più su un lavoro all’interno di un’impresa. E poi, aggiunge, «Le imprese sono già oggetto di parternariati con varie università, mentre le professioni non sempre sono oggetto di tali accordi e possibilità».Ora, quindi, l’avviso è aperto per le università e gli ordini e associazioni professionali che entro le ore 12 del 16 gennaio 2020 possono presentare tutta la documentazione. A quel punto i progetti saranno esaminati e una volta stabiliti i vincitori del bando e sottoscritto l’atto di concessione con i progetti vincitori, gli atenei pubblicheranno gli avvisi per la selezione dei tirocinanti. I tempi, assicura l’assessora, dovrebbero essere abbastanza ristretti, visto che dalla pubblicazione della graduatoria passeranno circa tre mesi prima della diffusione degli avvisi. Che saranno diretti, quindi, a studenti non occupati, tra i 18 e i 35 anni, delle università che aderiscono al parternariato che siano residenti in Campania e che non abbiano in corso un rapporto di lavoro di alcun tipo con il soggetto ospitante né rapporti di parentela fino al terzo grado con persone dell’organo di governo del soggetto ospitante né abbiano già partecipato come destinatari ad altre iniziative di tirocinio curriculare o orientamento finanziate con fondi comunitari.Ognuna delle proposte progettuali dovrà prevedere esplicitamente l’indennità di partecipazione per il tirocinante per un importo totale di 4mila 200 euro. Cifra che, in caso di soggetti disabili, sale a un massimo di 8mila 400 euro, visto che lo stage, in questo caso, durerà un anno. L’importo massimo previsto per progetto, invece, è pari a 110mila euro, con un numero minimo di partecipanti pari a 15. Lo stage durerà massimo sei mesi con una prima fase di orientamento e una seconda, dai quattro ai cinque mesi, presso il soggetto ospitante per un monte ore totale che non potrà essere inferiore alle 450 ore.Rispetto all’avviso del 2017 ci sono stati dei miglioramenti: in quel caso, infatti, le risorse erano sì maggiori con un importo massimo finanziabile per progetto di 200mila euro. Ma ogni proposta progettuale prevedeva un coinvolgimento minimo di 30 tirocinanti per un rimborso lordo mensile che si fermava a 500 euro.I progetti di tirocinio sono, quindi, presentati dalle università e dagli ordini o associazioni professionali, grazie a questi partenariati sono selezionate le aziende o gli studi ospitanti e una volta pubblicati gli avvisi per i tirocini dai signoli atenei gli stagisti riceveranno il rimborso spese alla fine di ogni mese direttamente dalle università che ricevono le risorse dalla Regione Campania. «Non dovrebbero esserci lunghe attese visto che le singole università ricevono l’anticipo proprio per questo», spiega l’assessore. Il bando, infatti, prevede che gli atenei abbiano un anticipo pari al settanta per cento dell’importo ammesso a finanziamento una volta inviata la comunicazione di avvio dell’attività e il restante trenta per cento a conclusione del progetto, sulla base dell’effettiva realizzazione dell’intervento proposto. Somme comunque subordinate all’esito positivo dei controlli da parte degli uffici competenti.Se il soggetto beneficiario è l’università in partenariato con gli ordini professionali, il soggetto ospitante sono invece i professionisti, in forma singola o associata, gli ordini professionali, i collegi, le imprese o altri soggetti privati che siano in regola con la normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, non abbiano in corso procedure di cassa integrazione straordinaria, utilizzino il tirocinante esclusivamente per gli obiettivi formativi del tirocinio e non per sostituire contratti a termine, sostituzioni maternità o ferie.Obiettivo del progetto è completare la formazione universitaria dei giovani con percorsi formativi-professionali di alta qualità per mettere in pratica uno dei pilastri della strategia Europa 2020 per una crescita sostenibile, intelligente, inclusiva.Normalmente i tirocini curricolari attivati dalle università campane non prevedono delle indennità, anche se può capitare - spiegano ad esempio dall’ufficio placement del Suor Orsola Benincasa - che «qualche struttura preveda un rimborso spese». Ultima in ordine di tempo è stata l’Agenzia Regionale Universiadi che per la manifestazione che si è svolta nei primi quindici giorni di luglio «prevedeva un rimborso forfettario tra i 500 e i 700 euro», applicato agli studenti di vari atenei campani. Ora, quindi, è tempo per le università di inviare le proposte progettuali all’indirizzo pec indicato all’interno del bando. Ai giovani non resta che aspettare la pubblicazione dei successivi avvisi di stage. Nel frattempo il lavoro dell’assessorato alla formazione della regione Campania continua con la pubblicazione dei nuovi avvisi Garanzia giovani destinati alla formazione.   Marianna Lepore

Perché i giovani italiani non studiano informatica? Oggi i risultati dell'indagine RdS-Spindox

Perché i giovani italiani, e soprattutto le giovani, non studiano materie informatiche, quando invece il mercato del lavoro cerca in continuazione candidati con competenze informatiche, e si dimostra disponibile a “premiarle” con percorsi di assunzione più veloci, condizioni contrattuali migliori rispetto alla media, e salari più alti? Cosa frena gli studenti delle scuole medie e delle superiori dallo scegliere percorsi formativi che mettano al centro i linguaggi informatici, il coding, l'analisi dei dati, la gestione di database, la creazione di app?La Repubblica degli Stagisti ha scelto di indagare questo problema che tiene ogni anno migliaia di giovani “lontani” da percorsi professionali che potrebbero essere soddisfacenti e stimolanti. Per farlo si è alleata con uno dei membri del suo network di aziende virtuose, la società di consulenza informatica Spindox, e ha chiamato in causa la realtà forse più autorevole in Italia nel campo dell'indagine statistica sui giovani, e cioè l'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo. Il risultato è stato una ricerca che Ipsos ha svolto su un campione rappresentantivo di ben 2mila persone tra i 20 e i 34 anni, che hanno risposto a una serie di domande per approfondire come lo studio e la percezione delle professioni informatiche vengono percepite dai giovani italiani.I risultati completi della ricerca vengono presentati oggi per la prima volta a Milano – l'appuntamento è alle 11 alla Sala Conferenze del Museo del Novecento – dai tre promotori e realizzatori della ricerca (Eleonora Voltolina per la Repubblica degli Stagisti, Paolo Costa per Spindox, Alessandro Rosina per l'Istituto Toniolo), con un saluto istituzionale dell'assessora comunale all'Innovazione Digitale Roberta Cocco, da sempre molto attenta a questi temi. A moderare la presentazione Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera e grande esperto di lavoro. A fine novembre, in occasione del festeggiamento per il decennale della Repubblica degli Stagisti, erano stati diffusi i primissimi dati emersi dalla ricerca: alcuni highlight che avevano già focalizzato i due principali risultati dell'approfondimento. Il primo: troppe donne restano lontane da queste materie perché persiste tutt'oggi un enorme stereotipo di genere che disegna lo studio dell'informatica, così come le professioni ICT, come “roba da maschi”. Il secondo risultato è che una percentuale altissima del campione intervistato – oltre un terzo! – dichiara che, se al momento di scegliere la scuola superiore o l'università avesse conosciuto il ventaglio di sbocchi lavorativi offerti dalle competenze informatiche, avrebbe considerato con molta più attenzione la possibilità di scegliere un percorso formativo che mettesse al centro queste materie.Oggi la ricerca viene raccontata nella sua interezza e messa a disposizione della collettività: perchè molto si può fare, a livello di policy pubbliche e private, per raddrizzare la rotta e ridurre nei prossimi anni il mismatch tra domanda e offerta di lavoro in questo campo. Impegnandosi per abbattere lo stereotipo di genere che tiene lontane le ragazze dall'informatica, e portando i professionisti di questo settore nelle scuole, facendo orientamento, raccontando ai giovani (e sopratutto ai giovanissimi) quali buone opportunità di lavoro e di carriera le competenze informatiche siano in grado di offrire.

Combattere gli stereotipi di genere, Girls@Bosch porta la robotica alle bimbe delle elementari

Le ragazze non fanno le programmatrici. Non fanno le meccaniche, non fanno le informatiche, non fanno le ingegnere. O meglio: fanno questi mestieri, ma poco – molto di meno, in percentuale, rispetto ai coetanei maschi. Perché la cultura in cui crescono scoraggia le donne dallo studiare materie scientifiche. Eppure sono proprio queste competenze ad essere oggi le più richieste dal mondo del lavoro, e in prospettiva lo saranno sempre di più. Quindi bisogna trovare un modo per ribaltare la cultura che oggi è dominante, convincendo le ragazze a non aver paura di queste materie.Ma quando, di preciso, è opportuno cominciare queste “opere di convincimento”? «A gennaio le famiglie degli studenti che frequentano la terza media devono scegliere le scuole superiori a cui iscrivere i figli. Dunque ogni anno a fine ottobre noi apriamo le nostre scuole e facciamo orientamento: parliamo con le famiglie e coi ragazzi» racconta Anna Borando, dirigente scolastica dell’Istituto di istruzione secondaria superiore Galilei-Luxemburg di Milano: «Nelle famiglie e nelle stesse ragazzine già in seconda e terza media c’è uno stereotipo forte, per cui quando proponiamo il nostro corso di meccanica alle ragazze loro dicono “No, noi vogliamo fare scienze sociali, vogliamo fare il liceo linguistico”. Nemmeno lo scientifico prendono in considerazione! Hanno veramente un’idea forte del fatto che ci siano alcuni percorsi per ragazzi e alcuni per ragazze, e scelgono il percorso per le ragazze. Quindi abbiamo detto: partiamo prima. Se alle medie è troppo tardi, forse è meglio anticipare alla scuola primaria».E dunque l’idea è prendere un gruppo di bambine di dieci anni, all’ultimo anno di elementari, e coinvolgerle in un progetto laboratoriale, affinché con le loro mani possano costruire qualcosa, dare vita a un progetto scientifico-tecnologico.Ma le scuole non possono fare tutto da sole. Hanno bisogno del supporto di aziende disponibili a lavorare con loro su progetti che avvicinino le bambine all’applicazione concreta di ciò che si studia in classe. Aziende che possibilmente già siano sensibili al tema dell’importanza di incentivare le donne a scegliere percorsi di studio Stem, cioè incentrati sulla scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica.Un’azienda che risponde a questo identikit è Bosch, che già da anni porta avanti il progetto women@bosch per aumentare la presenza di professioniste e manager donne all‘interno dell’azienda, con l’obiettivo di avvicinare le laureande in ingegneria al mondo Bosch, metterle in contatto diretto con professioniste e donne manager del gruppo Bosch e in generale favorire il passaggio dall‘università al mondo del lavoro, aiutando le ragazze a maturare una maggiore consapevolezza sulle chance future. Quest’anno il passo in più si chiama Girls@Bosch: un laboratorio di robotica progettato e organizzato da Bosch TEC per bambine di quinta elementare, con l’obiettivo di stimolare la diffusione della cultura Stem e contribuire all’eliminazione degli stereotipi e pregiudizi di genere, attraverso un percorso che alimenti nelle bambine la passione per le materie scientifiche. Le partecipanti sono dodici bambine di quinta elementare e diciotto studenti di quarta superiore di un istituto tecnico ad indirizzo meccanico, che è proprio – appunto – il Galilei-Luxemburg guidato da Borando. Naturalmente sono coinvolti anche i docenti delle classi coinvolte, e Bosch fornisce personale qualificato in grado di offrire un percorso di formazione tecnico/didattico specifico.Il progetto, alla sua prima edizione, si dipana in otto giornate suddivise in sedici moduli formativi. Alle bambine viene innanzitutto spiegato cos’è un robot, e poi vengono coinvolte in un gioco robot-programmatore, anche con il supporto di Lego, disegni, fino ad arrivare ai rudimenti della programmazione con Scratch. Ma quale sarà il risultato finale di questo laboratorio, cosa creeranno le bambine?«Questo è l’anno leonardiano, quindi in tutte le scuole si sta celebrando questo genio italiano, e quindi abbiamo l’obiettivo di “robotizzare” un’opera di Leonardo» spiega Sabrina Castellan, direttrice Training Recruiting and Development di Bosch [nell'immagine]: «Con questo laboratorio andiamo in un certo senso ad aggiungere con la robotica quel pezzettino che all’epoca mancava a Leonardo. Attraverso la programmazione faremo muovere l’Ermellino della Dama con l’ermellino!» L’opera è stata scelta sopratutto perché gli organizzatori pensavano che un piccolo animale potesse essere attraente per le bambine. «Mentre le ragazzine della scuola media hanno già un’idea molto stereotipata, le bambine di scuola primaria hanno un’apertura mentale sicuramente più ampia» riflette ancora Borando: «Questo progetto ha la finalità di insegnare loro che possono fare quello che vogliono. Sono coinvolti anche una ventina di studenti della classe quarta del corso di meccanica e meccatronica del nostro istituto tecnico professionale, e due di loro sono ragazze!»  il che si traduce in un role model per le bambine, «una testimonianza autentica da parte di queste studentesse per le nostre piccole studentesse di meccanica».Già dall’estate Bosch è stata impegnata nel progetto con la fase di formazione dei giovani “tutor”. Poi con l’inizio dell’anno scolastico sono cominciati i laboratori con le bambine, che provengono da tre plessi diversi (quattro partecipanti per ogni plesso) di uno stesso istituto comprensivo. Da notare che uno dei tre plessi è il famoso “Paravia”, una scuola molto difficile del territorio milanese, con un’utenza quasi esclusivamente straniera e molti problemi legati all’integrazione di bambini e famiglie. Le dodici bimbe hanno «lavorato nel nostro laboratorio di Meccanica insieme ai ragazzi. I ragazzi sono tutor delle bambine, si sono divisi in gruppi quindi ogni bambina ha come riferimento uno o due studenti, e hanno iniziato a lavorare sul coding, per programmare a livello informatico già realizzando delle storie animate alcune di altissimo profilo, ambientate a New York, a Milano, nel futuro, quindi hanno una fantasia straordinaria, e hanno imparato a usare il programma Scratch. Si sono integrate bene nel contesto, lavorano tanto».«I ragazzi si sono messi alla prova, hanno studiato insieme a noi il programma, e quello che ci ha colpito è stato l’entusiasmo che abbiamo visto nei genitori, nelle bambine – di sicuro frutto di chi ci crede e mette tanta passione nella propria attività» dice ancora Sabrina Castellan di Bosch: «Abbiamo ricevuto già richieste di replicare questo progetto in altre scuole, in altre città dove Bosch è presente, e il nostro obiettivo è che diventi un progetto italiano. Il Miur ci ha patrocinato questa iniziativa: è una goccia nell’oceano del discorso della diversity, però di sicuro è un punto di inizio e un contributo concreto».La presentazione finale del progetto, intitolata “Stop agli stereotipi”, avrà luogo a Milano domani, giovedì 5 dicembre, a partire dalle 17:30 presso l’Auditorium Robert Bosch, in via Marco Antonio Colonna 35. Per partecipare all’evento ci si può iscrivere direttamente dal sito di Bosch.