Categoria: Storie

«Cercavo il lavoro giusto per me e ho incontrato Nestlé sul mio cammino»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Silvia Innocenti, 24 anni, oggi con un contratto di apprendistato in Nestlé.Sono di Bergamo, città in cui ho continuato a vivere fino a pochi mesi fa, anche mentre facevo l’università a Milano. Nel 2013 mi sono iscritta al corso di laurea triennale in Marketing, comunicazione aziendale e mercati globali in Bicocca. Durante l’ultimo anno della triennale ho deciso di non candidarmi per l’Erasmus ma di cercare uno stage, anche se non era previsto dal piano di studi, per iniziare a inserirmi nel mondo del lavoro e capire meglio le sue dinamiche.Così da febbraio a maggio 2016 ho fatto il mio primo stage extracurriculare, trovato autonomamente, presso l’agenzia di pubblicità e comunicazione Leo Burnett a Milano. Questa esperienza mi ha permesso di sviluppare competenze professionali in ambito di comunicazione e mi ha aiutato a comprendere meglio quale ruolo potesse essere più adeguato alle mie caratteristiche, passioni e aspirazioni. Avevo il ruolo di junior account, con un rimborso spese mensile di 400 euro, e ho supportato il mio tutor nel rilancio di una campagna pubblicitaria di un noto brand. Mi occupavo di svolgere analisi sulla competizione in Italia e all’estero per quanto riguarda piattaforme tradizionali e social, in contatto continuo con il reparto creativo per il riposizionamento del brand sul mercato. È stato un periodo in cui ho lavorato sulle mie soft skills! Finito lo stage ho deciso di continuare gli studi e mi sono iscritta al master in Corporate communication dell’università Cattolica, che mi era stato consigliato proprio dal Ceo dell’agenzia Burnett.Finito il master – il percorso aveva un costo poco superiore a 8mila euro – ho iniziato a fare molti colloqui di lavoro, ho ricevuto alcune proposte, alcuni rifiuti, ma io stessa ho anche detto tante volte di no. Stavo aspettando il lavoro giusto per me, senza compromessi. Volevo seguire la mia passione e trovare un lavoro che mi rendesse felice. Durante questo periodo ho avuto il primo incontro con Nestlé, in un Career day dell’università Cattolica. Un momento davvero unico in cui ci si può mettere alla prova, mostrando le proprie potenzialità. Spesso un foglio di carta non è in grado di rappresentare una persona a pieno, diversamente da un contatto faccia a faccia. Così mi sono presentata all’Hr Nestlé: le ho raccontato le mie passioni e le mie idee, quelle che ogni giorno mi fanno alzare la mattina per portare qualcosa di fresco e nuovo alle persone che stanno con me. Ho cercato di dare il massimo e di trasmettere tutta l’energia che mi caratterizza. E qualche giorno dopo è arrivata la fatidica chiamata! La settimana seguente ho fatto il colloquio con la mia attuale responsabile per l’area digital dell’azienda e all'inizio di novembre del 2017 ho cominciato il mio stage in Nestlé, con un rimborso spese di 700 euro mensili, inclusa la mensa e la palestra del Forum di Assago.È stata un’esperienza davvero unica che mi ha permesso di conoscere numerosi business, interfacciarmi con diverse persone e far crescere le mie passioni nell’area marketing e comunicazione. Ricordo le sensazioni del mio primo giorno di stage: ero felicissima perché dopo tanti sacrifici ero riuscita a conquistarmi una opportunità. I miei colleghi mi hanno subito messa a mio agio, mostrandomi l’azienda e spiegandomi con pazienza le diverse attività che avrei svolto.Qualche mese prima che finisse lo stage mi avevano avvisata che mi sarebbe arrivata la proposta di un contratto di apprendistato di due anni, con una Ral di circa 28mila euro. E, infatti, a maggio di quest’anno ho terminato il mio stage e appena tre giorni dopo sono stata ufficialmente assunta come dipendente. Quando mi hanno dato la notizia della conferma ero davvero felice: era la dimostrazione che se ti impegni tanto e ci credi fino in fondo, i risultati arrivano. Grazie a questo contratto la mia vita è sicuramente cambiata, oggi ho un po’ di stabilità e sono riuscita anche a prendere una casa in affitto a Milano.Lavoro nella divisione Consumer marketing & communication per Nestlé e ricopro il ruolo di community manager e content studio lead. Ci occupiamo della gestione delle pagine social per i nostri brand, delle interazioni one-to-one, effettuiamo “social listening” per valutare i trend del momento e monitoriamo le campagne digital. Inoltre, da quando sono entrata in azienda, mi sono occupata anche della creazione grafica, all’inizio di Real Time Marketing e poi di veri e propri post e video per i piani editoriali social. Un’occasione molto importante per me, poiché ho avuto modo di mettermi alla prova e unire le mie passioni per la fotografia e il videomaking al lavoro.Finito lo stage, quindi, ho continuato con le mie attività di Community manager e in questo momento sto guidando la creazione di un content studio interno per la realizzazione di contenuti digital e social per l’azienda. In un mondo in costante cambiamento, in cui la realizzazione di contenuti deve essere sempre in real-time e bisogna essere in grado di raggiungere il consumatore in maniera personalizzata, abbiamo deciso di arricchire il ruolo del Community manager, che, quindi, è responsabile anche della creazione dei contenuti. In questo modo, Nestlé si sta impegnando per creare all’interno figure che siano pronte a essere dei veri e propri brand manager 2.0. È stato un lungo cammino e sono cresciuta molto in un anno e questo grazie anche alla mia responsabile, Laura, che ha creduto in me e si è fidata nel farmi portare avanti questo progetto a soli 23 anni.Oggi il settore che sento più vicino a me è quello dei “Fast Moving Consumer Goods”, in cui è possibile avere un contatto diretto con i consumatori e i loro bisogni. Mi reputo molto fortunata, perché mi piace il mio lavoro e si capisce subito dall’energia che trasmetto quando ne parlo! La mia prospettiva è riuscire a fare, anche negli anni futuri, un lavoro stimolante, avvincente e vicino alle mie passioni creative, di comunicazione e perché no, visto che sono un’appassionata di sci freeride e di mountan bike, magari anche sportive!Ho scoperto la Repubblica degli Stagisti qui in Nestlé e trovo davvero interessante il lavoro che fa, permettendo ai più giovani di condividere le proprie esperienze e mostrare il proprio percorso di crescita. Oggi in Italia la percezione dello stage è di un periodo di lavoro sottopagato se non addirittura gratuito e caratterizzato talvolta da attività ripetitive che danno poche occasioni di crescere e sviluppare competenze. Il vero problema, poi, è che spesso non porta all’assunzione e costringe lo stagista a trovarsi un’altra opportunità in tempi brevi – opportunità che, spesso, si traduce in un nuovo stage.Forse per questo tanti scappano via: io ho mandato qualche curriculum all’estero, ma onestamente non avevo necessità di andare via dall’Italia. Sentivo e sento che il mio Paese può ancora darmi qualcosa.E ai giovani che come me si apprestano a entrare nel mondo del lavoro consiglio di non smettere mai di lottare, di mettersi alla prova, di sbagliare e rialzarsi in piedi. Prendetevi le vostre responsabilità e imparate dai vostri colleghi, ascoltate i loro consigli e aiutateli quando ne avranno bisogno. Concentratevi sulle vostre passioni e su ciò che fate bene. Non limitatevi a svolgere solo quello che vi viene richiesto, ma andate oltre. Fatevi domande, approfondite e mostratevi curiosi.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

La Storia di Teresa: da Giurisprudenza alla carriera internazionale passando per la Commissione Europea

La Commissione Europea offre ogni anno 1.300 posti per stagisti europei laureati in ogni disciplina, con un buon rimborso spese: più di 1000 euro mensili, pubblicando ogni anno due bandi. L'avvio degli stage per chi farà domanda entro il 4 fabbraio, e verrà selezionato, è previsto per ottobre 2019. Teresa Caterino 28 anni, ha partecipato al progetto da ottobre 2018 a febbraio 2019 e ha raccontato alla Repubblica degli Stagisti la sua esperienza.Sono nata nel 1991. Dopo il liceo classico nella mia città, in in provincia di Varese, ho deciso di iscrivermi a Giurisprudenza, con il sogno di diventare magistrato, possibilmente antimafia. Ho scelto l’università di Trento attratta non solo dall’ottima fama ma anche dall’approccio internazionale e comparatistico, e non sono stata delusa: già dal 2010 ho respirato un’aria internazionale, fino a scegliere poi di trascorrere il mio quarto anno all’Università di Amburgo, in Germania, nel quadro del programma Erasmus. Quest’esperienza è stata molto utile per farmi capire che in realtà il diritto non era la materia di cui avrei voluto occuparmi per il resto della vita. Tornata in Italia, dopo la laurea nel 2016 ho  deciso di iscrivermi al Master in Cooperazione Internazionale all'Ispi puntando a una carriera come project manager per il no profit.Proprio in seguito al master, attraverso l'Ispi, ho svolto uno stage curriculare come assistente Program manager di quattro mesi con Oxfam Italia nei Territori Palestinesi Occupati: come gran parte degli stage curriculari questo non prevedeva un compenso, ma percepivo un rimborso spese mensile di circa 300 dollari per la copertura parziale delle spese di alloggio. Questo stage è stato utilissimo: la mia tutor è stata paziente nello spiegarmi tutti i tecnicismi del lavoro, affidandomi anche mansioni di responsabilità e credendo sempre nelle mie capacità. Dopo la fine dello stage mi ha proposto un rinnovo dello stesso alle medesime condizioni, ma purtroppo economicamente non sarebbe stato per me sostenibile.Tornata in Italia, dopo due mesi di ricerca quotidiana e frustrante, sono stata assunta come apprendista da una ong torinese come progettista. La retribuzione era di circa 1200 euro netti al mese; si tratta di una forma contrattuale a tempo indeterminato che prevede una parte di formazione. Il posto di lavoro era caratterizzato da un clima molto informale, e il rapporto con i colleghi era buono, anche se la tensione tra il reparto cooperazione allo sviluppo e gli altri reparti si faceva talvolta sentire. Dopo riflessioni e dilemmi personali, tuttavia, ho deciso di interrompere il rapporto di lavoro e di trasferirmi all’estero, accettando una posizione in una azienda che si occupa di traduzioni legali, sempre da project manager e con lo stesso contratto di apprendistato. Ho quindi iniziato a lavorare da Barcellona nella gestione e pianificazione di progetti di traduzioni di medie e grandi dimensioni, in un ambiente molto esigente, veloce e stressante. Le condizioni retributive erano leggermente migliori, ma il rapporto con i colleghi risentiva del carico di lavoro sbilanciato e degli orari impegnativi (ogni giorno erano da mettere in conto un paio di ore di straordinario, non retribuite). Di conseguenza, quando a metà luglio 2018 ho ricevuto l’offerta di stage alla Commissione Europea ho deciso di fare questo salto nel vuoto lasciando il lavoro e ricominciando dalla gavetta.Avevo fatto domanda per la posizione da stagista per la seconda volta già a gennaio 2018. Era stata l’università a farci conoscere tale possibilità, ma la mia prima candidatura, immediatamente dopo il master, aveva avuto esito negativo. Invece questa volta sono stata chiamata da Easme, l’agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese: nonostante non fosse tra le mie scelte preferite (che sarebbero state le DG più in linea con la mia formazione umanitaria), mi è sembrata un’agenzia interessante e che mi avrebbe permesso di acquisire competenze a tutto tondo nell’ambito della gestione di progetti. Mi sono trasferita a Bruxelles lo scorso settembre, e dal primo ottobre 2018 ho iniziato lo stage nel dipartimento monitoraggio e valutazione di EASME, con il compito di assistere i project advisor nel monitoraggio quotidiano di budget e progetti e la responsabilità di gestire autonomamente i database del network. Ho quindi acquisito competenze più specifiche in un campo che in precedenza mi era ignoto, nello specifico progetti europei di sviluppo economico e più in generale il MAE (monitoring and evaluation).Fin da subito è stata un’esperienza molto positiva, sia per il contesto lavorativo (accoglienza organizzata nei minimi dettagli, creazione fin da subito di una comunità di trainee, team di lavoro molto aperto e accogliente, presenza di subcomitati autogestiti per varie attività di volontariato extracurriculari…) sia per il contesto privato e abitativo: avevo già un’amica qui, e per le prime settimane sono stata da lei, prima di trasferirmi in una casa condivisa con altri tre stagisti in varie organizzazioni. Certo l’affitto a Bruxelles è caro (500/600 euro sono la norma per una stanza singola), ma il rimborso spese della Commissione, di circa 1200 euro è sufficiente per mantenersi autonomamente.Durante lo stage ho conosciuto persone di background diversi, stringendo rapporti di amicizia molto intensi considerato il tempo limitato a disposizione. Credo sia un’ottima opportunità per entrare in contatto con persone che hanno intrapreso percorsi professionali eterogenei e imparare moltissimo. Allo stesso tempo, un rapporto di stima mi lega a molti membri del mio team, con cui spero di mantenere i contatti anche dopo che la mia parentesi belga/alla Commissione sarà terminata.Infatti, mi piacerebbe, ora che ho acquisito uno sguardo più profondo e competenze più sfaccettate, tornare nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, idealmente con delle missioni sul campo, in Africa subsahariana o in Medioriente – anche se non mi dispiacerebbe rimanere nell’ambito delle istituzioni europee o quantomeno della gestione di progetti finanziati dall’UE. Credo di essere all’inizio di un percorso professionale lungo e faticoso, e sono disposta ad accettare altre posizioni di stage in quanto sento che posso imparare ancora molto, ma allo stesso tempo so di avere qualifiche e competenze uniche, grazie anche a questo stage.Per il momento, dietro proposta del mio head of sector, ho rinunciato all’ultimo mese di stage – febbraio – per iniziare a lavorare nel reparto in cui ero stagista con contratto ad interim. Continuerò a mantenermi completamente da sola, e resterò nella casa in cui ho abitato finora. Sono molto soddisfatta del mio tenore di vita e del mio percorso professionale finora, che se anche tortuoso mi ha permesso di acquisire esperienza e capacità, nonché di essere economicamente indipendente da quasi un anno. Spero comunque di riuscire a tornare sul campo in tempi brevi: sarebbe una sfida sotto ogni punto di vista.Non considero probabile il mio rientro in Italia sul breve-medio periodo, perché le opportunità professionali per il mio settore sono in prevalenza non retribuite, e perché sono in qualche modo affezionata al dinamismo e all’aria internazionale che si respira all’estero – ho vissuto in Palestina, Spagna e Belgio nell’ultimo anno e mezzo, e credo che si impari e si cresca anche dall’abbandonare i contesti più familiari. La prevalenza dei miei amici e colleghi di università, tuttavia, è rimasta in Italia ed è felice: pur dovendo faticare molto per veder riconosciuti i propri meriti, e pur percependo spesso stipendi irrisori, hanno scelto di rimanere vicini ai propri affetti. Ovviamente ci sono le eccezioni però!Credo che il problema principale degli stage in Italia oggi sia da un lato l’aspetto finanziario – anche se con le ultime norme di legge, che prevedono un rimborso obbligatorio almeno per gli extracurricolari, sono stati fatti dei passi avanti. Dall’altro lato c’è ancora la errata percezione dello stage come fonte di lavoro qualificato a basso costo. Manca sovente qualsiasi aspetto di formazione e inserimento nel vivo del lavoro: questo è deleterio per noi stagisti, avviliti da offerte di stage che non prevedono rimborsi e chiedono anni di esperienza, ma anche per i datori di lavoro, che non approfittano di uno sguardo magari ancora inesperto ma proprio per questo potenzialmente innovativo.Conosco la Repubblica degli Stagisti solo da alcuni mesi, dopo averne sentito parlare per caso in un programma di radio radicale, e ancora credo di non aver sfruttato appieno la potenzialità di informazione e, talvolta, consolazione che offre, ma intanto colgo l’occasione di ringraziare tutto il team per l’impegno e la coscienza critica!Per chi oggi si appresti ad entrare nel settore della gestione di progetti di cooperazione internazionale, il mio consiglio è: non demordete! Abbiate fiducia e fede in voi stessi, continuate a formarvi, non scoraggiatevi. Cogliete ogni opportunità, siate coraggiosi e sappiate quali sacrifici siete disposti a compiere, così ogni scelta sarà un po’ più semplice.Testimonianza raccolta da Giulio Monga

“Difficile trovare di meglio in Italia”, tre giovani ingegneri raccontano il loro Talent Program in Bosch

Ingegneri meccanici, del software, meccatronici, elettrici: sono alcune delle diciotto figure che stanno per concludere il primo biennio di alto apprendistato con il Bosch Industry 4.0 Talent Program. Giovani ingegneri brillanti, che si dicono entusiasti dell’esperienza e che la consigliano ai neo laureati appassionati di Industry 4.0.«Probabilmente non sarei riuscito a trovare niente di meglio in Italia» racconta alla Repubblica degli Stagisti Stefano Palmieri, 26 anni, napoletano, ingegnere meccatronico, che sta svolgendo l’apprendistato presso la sede commerciale Bosch di Torino: «Perché il Talent è un’opportunità unica nel suo genere. Ti permette di crescere professionalmente e di conoscere le persone giuste per futuri progetti mentre continui ad apprendere nuove cose. E in più di vivere un’esperienza all’estero e di imparare una nuova lingua, tutte cose per niente scontate nel mondo del lavoro di oggi». «Il Talent è un’esperienza molto varia di lavoro e di formazione a 360 gradi» conferma Luca Vendramin, 26 anni, fiorentino, ingegnere elettrico e dell’automazione, oggi presso il reparto di ingegneria di produzione del plant Bosch di Nonantola, specializzato nell’oliodinamica: «Dagli aspetti più tecnici alla vista sui processi nel loro insieme acquisita nei plant fino alle attività meno collegate alla linea di produzione, come organizzare presentazioni per i membri del management. Il tutto con l’obiettivo di portare la digitalizzazione nell’industria, realizzando progetti pratici per usare le conoscenze acquisite all’interno dei siti produttivi e commerciali». Nel team 4.0 c'è anche una (sola) donna, testimonianza di quanti passi si debbano ancora fare prima di raggiungere la parità nelle materie Stem: le candidature di donne sono state enormemente meno numerose di quelle di uomini. «Grazie ai miei colleghi mi sono integrata perfettamente all'interno del team e non ho mai avvertito discriminazione» racconta Eliana Bove, ingegnera informatica trentenne di Corato, oggi presso la sede Bosch di Bari: «Ma non nego che avrei preferito una maggiore presenza femminile, anche per i momenti più ludici». Tra i punti di forza del programma Bosch c’è il network. «Ho apprezzato particolarmente l’aspetto relazionale, ovvero la possibilità di interagire con figure Bosch da varie parti del mondo e di lavorare a temi simili con diciassette persone con formazioni diverse» aggiunge Vendramin «ma tutte motivate e capaci. In più i nuovi arrivati avranno la possibilità di confrontarsi anche con noi e di vedere implementati i feedback da noi forniti, valore aggiunto della seconda edizione del progetto».Gli apprendisti sono distribuiti tra gli stabilimenti produttivi e le sedi commerciali del Gruppo Bosch. «Grazie al programma mi sono avvicinato a un mondo che non conoscevo», racconta Palmieri, «quello commerciale e del rapporto con i clienti. Un lato di solito sottovalutato dagli ingegneri e invece molto importante, anche perché la figura commerciale oggi si sta trasformando e, oltre a non aver paura di interfacciarsi con i clienti, deve avere sempre di più competenze tecniche per risolvere i loro problemi». «Essere selezionato per me è stata una sorpresa» aggiunge «perché avevo già fatto in precedenza un colloquio in Bosch per un’altra posizione e mi avevano scartato perché avevo “un carattere troppo aperto”. Poi finalmente hanno trovato il ruolo più adatto a me». Eliana Bove, Stefano Palmieri, Luca Vendramin e i loro colleghi sono stati scelti tra circa un migliaio di candidati. Tutti i giovani ingegneri, spiegano dai recruiter Bosch, riceveranno una proposta per restare nel gruppo, anche se non necessariamente nella stessa sede e/o posizione. «Non c'è ancora nulla di ufficiale e ben definito» specifica Bove «ma la proposta nel mio caso dovrebbe essere quella di proseguire il progetto startato durante il periodo a Stoccarda presso il Dipartimento Logistics Innovation, IT Systems and Processes, e improntato su nuove soluzioni tecnologiche in ambito logistico, su cui Bosch sta investendo molto».«Il Talent è un investimento importante per l’azienda: figure come le nostre sono difficili da trovare sul mercato, per questo sono considerate alte e sono supportate. Inoltre Bosch è una realtà talmente grande che un’opportunità sfidante la trovi sempre» assicura Palmieri. Ma qual è l’iter per superare la selezione? «Dopo aver inviato il mio curriculum vitae, sono stato contattato dalle risorse umane di Bosch per un primo colloquio via Skype» racconta Vendramin: «Mi hanno chiesto del mio percorso e hanno verificato la mia conoscenza della lingua inglese, quindi c’è stata la fase di selezione in presenza, consistente nella presentazione di un lavoro di gruppo, nella simulazione della preparazione e del lancio di un nuovo prodotto e in un colloquio individuale. Ultimo step è stato l’Hackathon di Milano, in cui ci è stato chiesto di sviluppare, a gruppi di quattro o cinque persone, il demo di un progetto di controllo a livello industriale».Il segreto per essere selezionati? Secondo Vendramin il gruppo Bosch, oltre che brillanti ingegneri, ricerca «persone proattive, pragmatiche, volenterose di proporre le proprie idee, capaci di apprendere e adattarsi e di pensare soluzioni applicabili alla realtà in cui si trovano». Chi sente di possedere queste caratteristiche, può farsi avanti attraverso il sito Bosch o l’offerta LinkedIn dedicata.Rossella Nocca 

Girl Power, l'informatica è un mondo felice dal punto di vista della stabilità dei contratti

La scienza è sempre più donna. E c’è un’ampia serie di ragioni per le quali oggi, per una ragazza, può essere conveniente scegliere un percorso di studi in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). La Repubblica degli Stagisti ha deciso di raccontarle una ad una attraverso una rubrica, Girl Power, che ha la voce di tante donne innamorate della scienza e fortemente convinte che, in campo scientifico più che altrove, di fronte al merito non ci sia pregiudizio che tenga. La testimonianza di oggi è quella di Fabiana Lanotte, 31 anni, data scientist per Prometeia, azienda di consulenza, sviluppo software e ricerca economica che fa parte dell'RdS network.  Sono di Barletta e ho studiato al liceo scientifico. Mi piaceva la matematica, così ho iniziato ad analizzare potenziali percorsi correlati. Ho scelto l'informatica anche sull'esempio familiare: mio padre voleva fare il programmatore e mia zia è una informatica... cosa che non capita tutti i giorni! Anche mio fratello ha scelto lo stesso percorso di studi e ora sta preparando la tesi. Mi sono laureata prima alla triennale e poi alla specialistica all’università di Bari. I primi mesi sono stati duri: non sapevo nulla di programmazione mentre quasi tutti venivano dall'industriale e l'avevano studiata. Io non avevo le basi, ma poi mi sono impegnata e ho superato il gap.Sempre a Bari ho fatto un dottorato di tre anni in machine learning, metodo di analisi di dati con cui si creano degli algoritmi che permettono alle macchine di automatizzare lavori, come ad esempio indirizzare la posta elettronica indesiderata in spam. Ho trascorso otto mesi negli Stati Uniti presso l'università dell'Illinois a Urbana - Champaign. Le più grandi scoperte di computer science vengono dall'America, così ho scelto di confrontarmi con quel contesto. Il mio gruppo di ricerca KDDE ha sponsorizzato la mia borsa, altrimenti andare in America non sarebbe stato nelle mie possibilità. Mi sento fortunata perché l'ambiente intorno mi ha aiutato, ci sono invece donne in gamba che l'ambiente reprime. Alla triennale il numero di donne era bassissimo: eravamo quindici su duecento, e solo tre o quattro sono effettivamente arrivate alla laurea. Il tasso di abbandono lì è altissimo. Tuttavia al dipartimento di Informatica di Bari paradossalmente vigeva una sorta di “matriarcato” e anche tra i direttori ci sono state diverse donne. Alcune figure, come la professoressa Floriana Esposito, fanno da mentore: anche senza saperlo, con il loro modo di comportarsi e di reagire ai problemi sono state punto di riferimento e catalizzatrici per tutte le donne che sono passate dal dipartimento.Quando sono tornata dagli Stati Uniti mi sono trasferita a Milano per lavorare in un'azienda di consulenza strategica che si occupa di ottimizzare le performance secondo le metriche che un'azienda considera prioritarie. Lavoravo come data scientist in un ruolo "jolly", sia come esperta in programmazione che in machine learning. Poi l'allora presidente del consiglio Matteo Renzi due anni fa decise di accelerare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e chiese a Diego Piacentini, senior vice president international di Amazon, di venire in Italia come commissario straordinario per l'attuazione della cosiddetta “Agenda Digitale”. Piacentini accettò, a patto di creare una squadra da zero. La squadra era formata da designer, sviluppatori, data scientist: una ventina di persone, di cui il 15-20 per cento donne, soprattutto nei ruoli amministrativi (indicativamente una metà). Io, anche se in molti si stupiscono, avevo banalmente inviato il mio cv, ho fatto i colloqui e mi hanno presa. Mi occupavo del progetto "Data analytics framework", per la creazione di una piattaforma nazionale di analisi dati. L'obiettivo era portare l'interoperabilità e l'analisi dati nella Pa come c'era già nel privato, eravamo in quattro o cinque a lavorarci. Altro progetto importante era l' “Anagrafe nazionale popolazione residente”, che conta solo il 10 per cento della popolazione italiana. La maggior parte dei comuni, infatti, conserva i dati dei residenti su un unico server: se si rompe vanno persi. Nel team di Piacentini abbiamo lavorato anche a un prototipo utilizzabile per Anac, che ha degli open data per la descrizione di appalti e bandi di gara per la trasparenza. Ho analizzato i dati per scoprire quali erano i bisogni che le pubbliche amministazioni avevano o verificare zone d'ombra nelle gare a cui partecipano sempre gli stessi. Un sistema automatico che permette di aggregare i dati, che sono tantissimi, i tantissimi campi, permette di salvaguardare il bene comune e il benessere delle persone. Ho lavorato in Team Digitale dal 2016 fino a settembre 2018, poi sono entrata in Prometeia. Avevo conosciuto Maddalena Amoruso, che oggi è diventata la mia prima “capa” donna, e lei mi aveva detto che c'erano delle posizioni aperte in azienda. Quando mi ha presentato il suo gruppo me ne sono innamorata. Sin dall'università ho imparato che deve piacermi l'ambiente prima che il lavoro.Anche in Prometeia sono data scientist e il mio ruolo è creare prototipi utilizzabili. Ho già un contratto a tempo indeterminato: l'informatica è un mondo felice da questo punto di vista. Siamo in venticinque: metà figure tecniche metà "business translator", mediatori tra chi parla "informatichese" e chi ha un linguaggio business. Su venticinque siamo cinque ragazze, di cui un paio informatiche. In ambienti in cui sono tutti informatici e sviluppatori la discriminazione di genere si respira, mentre in ambienti eterogenei no, perché lì la gente è abituata da tempo a collaborare con figure femminili. In passato mi sono accorta di un gender pay gap e ne ho parlato. Lo stereotipo c'è, è da stupidi ignorarlo. Credo sia sbagliato sia dire che non esiste sia pensare che il problema siamo noi donne. Bisogna avere la consapevolezza che, se c'è davanti un muro di gomma, è meglio circumnavigarlo che andarci a sbattere. Come donna informatica non ho paura di fare un figlio perché il settore è uno dei pochi in cui la domanda supera l'offerta, quindi è stupido per un'azienda rinunciare a una persona che non potrà rimpiazzare facilmente. Io sono contenta di quello che sto facendo e mi piacerebbe rimanere dove sono, e in particolare in questo ambito. L'azienda è fatta dalle persone e se le persone sono interessanti e intelligenti non c'è bisogno di andare via. Molti pensano che l'informatica sia solo programmare videogiochi o fare siti web, invece è cugina di primo grado della matematica e della fisica. Oggi gli sbocchi sono tantissimi: cybersecurity, analisi dati, intelligenza artificiale e così via. Un mondo nuovo e inesplorato. L'informatica peraltro è una delle poche discipline che ti consentono di fare davvero quello hai studiato. Nella consulenza poi si ha la possibilità di vedere cose molto diverse tra di loro: non ci si annoia mai!Ai ragazzi e alle ragazze dico di non scoraggiarsi. Quando sei ai piedi della montagna, la vedi così alta, poi inizi a camminare e ti accorgi che arrivi alla cima e la superi. L'importante è avere il coraggio di buttarsi e prendere il buono da quel che viene!Testimonianza raccolta da Rossella Nocca

Dallo snowboard ai pullman, subito dopo lo stage un contratto a tempo indeterminato con Flixbus per Ruggero

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Ruggero Naccari Carlizzi, 27 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Flixbus.Sono nato in provincia di Pavia, ma sono cresciuto in giro per il mondo. Durante gli anni del liceo, infatti, ero nella squadra nazionale italiana di snowboard freestyle, quindi gareggiavo e mi allenavo tutto l’anno spostandomi di continuo. Non era facile portare avanti parallelamente liceo e carriera sportiva e ammetto che il mio impegno era prevalentemente dedicato allo sport. Finita la mia carriera da atleta, nel 2011 ho iniziato il corso di laurea in comunicazione e marketing alla Iulm di Milano, in contrasto con mio padre che per me sperava una continuazione degli studi classici. Avevo vent’anni e sognavo di diventare marketing manager come i team manager dei miei sponsor di una volta, e un corso in marketing sembrava la soluzione più mirata per realizzare questa ambizione: alcuni dei miei vecchi team manager provenivano dalla Iulm!Il mio obiettivo era quello di accedere a qualche tech-company fuori dall’Italia. Così nell’ottobre del 2014, quando ero ancora iscritto all’università, ho fatto application per uno stage in business development presso Stylight, azienda di Monaco di Baviera focalizzata sull’ecommerce moda. La responsabile con cui feci l’intervista, mi disse però che l’azienda stava disinvestendo dal mercato italiano, settore per cui avrei dovuto lavorare, e mi parlò di Flixbus, e in particolare di Andrea Incondi che stava iniziando a sviluppare il mercato italiano come country manager. Così girai il mio curriculum anche a Flixbus e dopo una settimana avevo già fatto un colloquio nella hall di un albergo vicino alla stazione centrale di Milano, durante il quale Andrea mi chiese in quanto tempo sarei stato pronto a trasferirmi in Germania.La mia risposta fu: subito! Così a novembre ho iniziato il mio stage di tre mesi a Monaco di Baviera, con un rimborso spese di 500 euro netti più le spese di accomodation. Non conoscevo il tedesco e non ero nemmeno particolarmente attratto dalla cultura locale, ma mi affascinava il modello di business particolarmente innovativo e tecnologico. Nel primo periodo ho vissuto a casa di amici di amici che mi hanno ospitato gratuitamente. In seguito ho trovato casa insieme ad un ragazzo francese che lavorava in un’altra azienda. Durante lo stage, FlixBus Italia stava finalmente nascendo e servivano sempre più risorse per sviluppare il business italiano. Così dopo essermi laureato, nel marzo 2015, mi hanno proposto un apprendistato di tre anni con il ruolo di Junior operations manager. Contratto che è poi terminato e a cui ha fatto seguito un contratto a tempo indeterminato: oggi sono un Travel experience manager e ho una ral di 33mila euro.Certo, sono stato fortunato, perché prima di Flixbus non ho fatto nessun altro stage e quando sono partito per Monaco non avevo nemmeno terminato la laurea triennale! Prima di allora avevo solo firmato contratti con gli sponsor, nel periodo in cui ancora ero uno snowboarder, contratti annuali che consideravano una parte di stipendio fisso e una variabile come rimborsi spese per viaggi. Questo mi ha permesso di avere molta autonomia: ero l’unico tra i miei coetanei dell’epoca ad avere uno stipendio! Pensavo sarebbe stato il lavoro della mia vita, ma per fortuna ho deciso di aprirmi anche altre strade.Non ho però totalmente abbandonato lo sport: tutt’ora nei weekend mi diverto a fare il maestro di snowboard - per fortuna durante l’università ho ascoltato il consiglio dei miei genitori e fatto il corso maestri. È sicuramente la mia soluzione prediletta per scappare dalla città e immergermi nella natura, facendo ciò che amo e guadagnano qualcosina. Nell’ultimo anno, poi, ho aperto con altri quattro soci un marketplace di prodotti enogastronomici, Qualimenti.com, che opera a livello B2C sia in Italia sia in Europa. L’idea ci venne proprio perché volevamo riproporre un modello di intermediazione come quello di Flixbus, ma nel settore della logistica alimentare, composta da migliaia di piccoli operatori e produttori che, purtroppo, non hanno particolare forza per commerciare e promuovere i loro prodotti online.Da un paio d’anni Flixbus ha aperto in Italia e io ora lavoro nell’ufficio di Milano: all’interno del team Operations mi occupo di coordinare le forniture tecnologiche presenti a bordo della flotta FlixBus Italia, dal wifi ai sistemi di navigazione di webfleet e tomtom. Coordino, inoltre, i team di installatori tecnologici esterni e il roll-out di diversi progetti che puntano ad aumentare la user experience o migliorare la nostra cost efficiency operativa.In futuro mi piacerebbe lavorare nel settore della logistica e sono convinto che ci siano diversi segmenti che possono essere migliorati in termini di efficientamento e digitalizzazione. Le mie aspirazioni sono di vedere crescere un’azienda mia e portare innovazione lì dove manca, semplificando processi quotidiani per imprese e utenti privati. Penso di essere in una fase in cui ho ancora molto da imparare. Ma credo che in generale non si smetta mai di farlo! E non escludo, in futuro, se il progetto Qualimenti.com dovesse continuare a crescere, potrei decidere di dedicarmi totalmente solo a quello.Al contrario di altri l’esperienza di lavoro all’estero l’ho già fatta: penso possa dare dei vantaggi anche rilevanti a livello di retribuzione, ma per ora mi trovo bene in Italia e sono contento della mia situazione.Sono stato fortunato con gli stage, so che non capita a molti e credo che il problema derivi dalla struttura di molte aziende italiane. Da noi sono spesso piene di persone con molta “seniority” e poca voglia di fare. Così diventa difficile in ambienti di questo tipo imparare ed è quasi impossibile fare carriera. Perciò gli stagisti si trovano spesso a fare lavori molto manuali e decontestualizzati, spesso poco formativi. Fortunatamente ci sono anche realtà come FlixBus che permettono ai giovani di formarsi e di mettersi in gioco fin da subito!I principi espressi nella Carta dei diritti dello stagista della Repubblica degli Stagisti? Li condivido naturalmente, ma temo siano un po’ … “utopici”, per colpa delle aziende e delle università. Gli universitari all’estero fanno esperienza in diverse aziende, con modalità differenti, prima di arrivare a quella che si tramuterà in un vero e proprio lavoro. In Italia questo non è previsto o richiesto da parte delle università, e i giovani si trovano spiazzati il giorno in cui finalmente devono inserirsi nel mondo del lavoro. Il mio consiglio è di non avere paura, soprattutto in questa prima fase professionale. L’obiettivo non è arrivare all’assunzione con il primo stage. Più realtà si riescono ad esplorare, più ricca diventa la nostra esperienza nel mondo del lavoro e di conseguenza diventa più facile capire in che settori o aziende si vuol dedicare gran parte della propria vita.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

«La crisi c'è, ma esistono ancora aziende che vogliono investire sui giovani», come Sic con Giulia

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Giulia Labarile, 28 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Sic. Sono di Bari, città con cui ho un rapporto di odio e amore. Un conflitto che nasce dalle scarse possibilità lavorative che offre la mia regione, con la conseguenza di un sempre più diffuso sentimento di rassegnazione tra i giovani – che finiscono per accettare qualsiasi lavoro gli venga offerto, spesso sottopagato o in nero, convinti che le cose ormai non possano più essere cambiate. È un circolo vizioso: il lavoro è visto come una forma di ricatto sociale, spesso sostenuto dalla classe politica che quasi spinge i propri ragazzi ad andare via o accettare il sistema così com’è senza provare a cambiarlo. Una volta presa la maturità scientifica, nel 2009, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Scienze della comunicazione, indirizzo marketing e mercati internazionali presso l’università di Bari “Aldo Moro”. Un indirizzo scelto perché in stretta collaborazione con la facoltà di economia e perché mi permetteva di acquisire conoscenze in ambito comunicativo, pubblicitario ma anche commerciale ed economico. Presa la laurea di primo livello ho deciso di completare i miei studi con qualcosa che mi desse conoscenze più concrete. Così nel 2012 mi sono iscritta al master in Marketing della Fondazione Istud, un percorso di sei mesi, da ottobre a marzo 2013 orientato all’acquisizione di competenze di tipo economico e commerciale.Un’esperienza che è stata tra le più belle e pregnanti della mia vita: ho stretto legami di amicizia molto forti e vissuto per la prima volta lontano da casa, imparando a condividere spazi e abitudini. Il master ha sede sul lago Maggiore, a Baveno vicino a Stresa, dove vivevo in un residence convenzionato insieme ai miei compagni di corso. Il costo è stato sicuramente alto, 12mila euro, e non sarei mai riuscita a iscrivermi senza l’aiuto dei miei genitori. Per me il master è stato un’esperienza che ripeterei, ma è fondamentale informarsi molto bene prima di iscriversi e verificare che il percorso scelto abbia una serie di accreditamenti, come quello Asfor, che certificano la qualità e serietà dell’università o ente scelto.Grazie al master ho iniziato nel maggio 2013 uno stage nella multinazionale del settore alberghiero Accor. Ero assegnata al dipartimento marketing e affiancavo il brand manager per gli hotel della fascia economica del gruppo, con un rimborso spese di 700 euro più mensa aziendale. Mi occupavo di sviluppare i materiali di comunicazione degli hotel e di seguire le attività di pubbliche relazioni e fornivo supporto alle attività di marketing operativo. L’azienda ha sede a Milano e, quindi, ho dovuto cercare casa lì e trasferirmi. Gli affitti in città sono molto cari e non sarei riuscita ad affrontare il costo con il solo rimborso spese dello stage, senza l’aiuto dei miei genitori. Sapevo fin dall’inizio che quel tirocinio non era finalizzato all’assunzione. Per me, però, non era rilevante perché era la mia prima esperienza lavorativa e la stabilità del contratto era in secondo piano: contava di più l’aspetto formativo e la possibilità di lavorare in una grande azienda. L’esperienza in Accor si è conclusa a maggio 2014 al termine del secondo rinnovo dello stage e a settembre dello stesso anno ho iniziato un nuovo stage di sei mesi in Mcbride, una multinazionale nel campo chimico per prodotti per la cura della persona e della casa, con sede a Bergamo. Qui avevo un rimborso spese di 800 euro più ticket da 8,50 euro al giorno. L’offerta di stage mi era stata segnalata dall’ufficio placement del master. Ho avuto un primo colloquio con il responsabile delle risorse umane e un secondo con il mio direttore responsabile: la selezione è stata veloce e dopo pochi giorni sono stata confermata. Così ho deciso di trasferirmi a Bergamo, dove avrei lavorato, e di cercare una nuova casa! Adattarsi a questa nuova città è stato semplice e immediato, anche grazie ai nuovi colleghi che mi hanno subito accolta. In Mcbride affiancavo il category manager nella creazione di reportistiche per la misurazione dei dati di vendita e dei conseguenti impatti su fatturati e margini oltre alla preparazione di presentazioni per il commerciale. Finito lo stage, a febbraio 2015, mi è stato proposto un contratto di sei mesi a tempo determinato con ottime prospettive di conferma e una retribuzione di 1.400 euro. Purtroppo una riorganizzazione aziendale unita a un periodo di generale crisi hanno portato all’impossibilità di confermarmi a tempo indeterminato e così, al termine del contratto, nel settembre 2015 si è conclusa la mia seconda esperienza lavorativa.Quella in Sic, invece, è cominciata a maggio del 2016, quando ho risposto a un annuncio online in uno dei tanti siti di offerte di lavoro. Si cercava una persona che si occupasse di segreteria tecnica per una software house del settore Oil & Gas a Milano, zona piazzale Loreto. Il ruolo consisteva nell’organizzare e smistare le attività di assistenza e supportare gli sviluppatori. Il processo di selezione è stato abbastanza rapido: dopo un primo colloquio sono stata contattata per un incontro in azienda, per lo più conoscitivo e motivazionale. Il secondo e ultimo colloquio, invece, è stato più tecnico: mi è stata spiegata nel dettaglio la posizione e ho avuto l’opportunità di affiancare una collega che mi ha mostrato concretamente cosa avrei fatto. È andato bene e il giorno stesso mi è stato proposto uno stage di sei mesi con un rimborso spese di 800 euro più buoni pasto da 7,50 euro. Prima di fare il colloquio avevo letto sulla Repubblica degli Stagisti alcune informazioni su Sic – prima di presentarmi ai colloqui sono, infatti, abituata a cercare notizie sulle aziende dove vado – e certo non era la prima volta! Conoscevo da tempo questa testata e spesso mi sono candidata a posizioni pubblicate sulla vostra pagina, riuscendo anche a ottenere colloqui con aziende importanti. Leggevo costantemente il sito per tenermi informata sulle novità nel panorama stage e per conoscere le aziende virtuose. E penso che il lavoro e lo sforzo fatto per pretendere rispetto e chiarezza sull’utilizzo degli stage sia molto importante e andrebbe sostenuto da tutte le realtà aziendali!Mi sono quindi presentata al colloquio in Sic e resa subito conto che in azienda c’era un clima informale e di collaborazione. Un’ottima impressione confermata durante lo stage, con un buon rapporto con colleghi e tutor che mi hanno fatto sentire parte integrante dell’azienda. I mesi di stage sono scivolati via avendo sempre più responsabilità, fiducia e progetti nel mio lavoro.Finito lo stage, a gennaio 2017 mi è stato proposto un contratto a tempo indeterminato con una retribuzione mensile di 1.300 euro più buoni pasto. Una grande sorpresa: l’azienda mi ha dato fiducia e ha creduto nelle mie potenzialità e oggi sento moltissimo la responsabilità di non deludere i miei colleghi. Mi sento fortunata ad aver trovato un’azienda seria come Sic in un momento in cui molte altre attraversano periodi di crisi e le uniche logiche vigenti sono di contenimento dei costi.Appena entrata in Sic ho iniziato a occuparmi della gestione delle richieste di assistenza attraverso un portale specifico di un cliente molto importante per la società. Prendevo in carico i ticket e mi assicuravo che tutto il processo avvenisse nei tempi prestabiliti. Mi occupavo anche della stesura dei report che valutavano e quantificavano il numero e la tipologia di richieste ricevute. E poco alla volta ho iniziato a coadiuvare la stesura di tutta la documentazione sulle attività e i progetti seguiti. Poi ho cominciato a occuparmi della gestione e smistamento delle richieste di assistenza di altri clienti attraverso un portale interno aziendale, e della formazione di alcuni colleghi sull’utilizzo di questo nuovo sistema. Non ho una giornata standard: molto dipende dalle urgenze e dalle priorità. La capacità di gestire le prime e lo sviluppo di attitudini alla relazione con il cliente sono i due aspetti principali del mio lavoro in Sic. Sono ancora all’inizio del mio percorso professionale e gli spazi di miglioramento sono enormi. Non amo molto pensare a cosa voglio diventare in futuro per non precludermi alcuna strada. So perfettamente che si può iniziare la carriera in un ambito e poi cambiare del tutto! Spero solo di mantenere sempre vivo l’entusiasmo per quello che faccio, magari un domani con un’esperienza all’estero, forse in Germania: ho visto Berlino e mi è sembrata una città giovane, accogliente, con un sentimento di positività rispetto al futuro che porta molti giovani ad avere il desiderio di progettare la propria vita. Quello che manca in Italia dove c’è un forte immobilismo lavorativo e si avverte forte la paura del cambiamento e del fallimento.Se davvero la politica italiana volesse porre un rimedio alla cosiddetta fuga dei cervelli dovrebbe farlo con mezzi concreti: aumentare il controllo sulle aziende che attivano stage anche con leggi più stringenti che tutelino i ragazzi. Gran parte dei problemi sono dovuti a leggi ambigue che consentono lo sfruttamento, a volte lo incentivano, garantendo alle aziende manodopera a bassissimo costo. Per fortuna non è stato il mio caso. E oggi se dovessi dare un consiglio a un giovane che si appresta a entrare nel mio settore professionale, gli direi che è molto importante informarsi sulle aziende e agire proattivamente. E ricordarsi che, nonostante la crisi, in Italia esistono ancora realtà serie che hanno realmente voglia di investire sui giovani. Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

«Durante lo stage in Spindox ho avuto anche una preziosa opportunità: quella di sbagliare»

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Federica Broglio, 24 anni, oggi con un contratto di apprendistato in Spindox.Sono una neolaureata in Scienze della comunicazione dell'università di Pavia. Ho scelto questo corso perché ero entusiasta di poter svolgere un percorso interdisciplinare, e mi intrigava in particolare l’idea di studiare materie completamente diverse tra loro, da economia politica a letteratura, dal web design al diritto d’autore. E così è stato! Il mio percorso universitario si è concluso con una tesi sui sistemi di visualizzazione dell’informazione, ovvero sulle potenzialità e i vantaggi della comunicazione visiva.Durante uno degli ultimi colloqui prima della seduta di laurea, a febbraio di quest’anno, il mio relatore mi ha raccontato di un progetto che la sua azienda, la società di consulenza informatica Spindox, stava avviando e mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere coinvolgermi. A quel punto sono stata contattata dall’ufficio del personale di Spindox per avviare le pratiche relative allo stage. Rispetto a quello che leggevo e sentivo di altre realtà, questa opportunità sembrava un sogno! La proposta per lo stage di sei mesi comprendeva pc, buoni pasto e una indennità di 800 euro al mese. Il primo giorno di tirocinio ero agitatissima, avevo paura di sbagliare. E invece è andato tutto bene e tutti i colleghi si sono mostrati disponibili e gentili. E dopo qualche giorno mi sono resa conto che c’era molto di più dell’aspetto economico: sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’ambiente e dalle persone con cui collaboro. Fin da subito mi sono sentita a mio agio e messa nelle condizioni di poter, davvero, imparare.Durante lo stage ho svolto diverse attività: scrittura di articoli, attività di copywriting, pubblicazione di contenuti su canali social, ricerche e tanto altro. Alcune cose le ho fatte bene, tante le ho anche sbagliate. Ma avere l’opportunità di sbagliare e capirne il perché, credo sia una delle cose più belle e da cui poter imparare ancora di più.Prima dello stage in Spindox ho avevo svolto solo un tirocinio curricolare trimestrale  in un centro media, trovato grazie a una mia compagna di corso. L’esperienza non è era stata positiva rispetto alle mie aspettative. Ho avuto poche possibilità di apprendere e migliorarmi, perché non ricevevo feedback rispetto al mio lavoro e quindi non capivo se stavo andando nella direzione corretta. Avevo dei compiti molto vaghi: principalmente realizzavo power point per clienti, fornendo suggerimenti su come potevano migliorare il loro sito web.In Spindox la situazione è stata decisamente differente! Mi sono sentita libera di domandare sempre e di migliorarmi quando sbagliavo. Certo, non ho altri mezzi di paragone, in quanto queste sono le uniche esperienze lavorative che ho svolto. Ma sono davvero soddisfatta e contenta di aver cominciato questo percorso ad aprile di quest’anno.Poi ad agosto è arrivata una sorpresa: mi è stata proposta l’interruzione anticipata dello stage e il passaggio a contratto di apprendistato. Non ci ho pensato due volte! Sono in un posto dove mi piace quello che faccio, dove ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e soprattutto dove sto bene.Ho iniziato lo stage come Project office jr e ora il mio job title ufficiale è quello di “brand reporter” di uno dei nuovi sotto brand di Spindox, Blackdee, nato proprio nel periodo in cui ho iniziato la mia esperienza in questa azienda. Attualmente la mia retribuzione si aggira sui 23mila euro annui. Continuo a vivere a Lodi, ma sto iniziando a prendere in considerazione la possibilità di trasferirmi a Milano, anche se ora resta solo un’ipotesi. Il mio ruolo di Brand reporter di Blackdee consiste nel curare la comunicazione interna ed esterna. Mi occupo perciò tanto delle relazioni interne, con il gruppo, tanto delle attività di comunicazione per quanto riguarda la cura e pubblicazione di contenuti sui vari canali. Inoltre supporto il mio team in alcune fasi di progetti, per esempio le attività di workshop.Sicuramente oggi ho una routine giornaliera totalmente diversa da quella che avevo fino a poco tempo fa e decisamente non mi aspettavo nulla del genere: oggi non solo al contrario di molti miei coetanei ho un contratto, ma ce l’ho per giunto in un posto dove mi trovo veramente bene. E questa per me è la cosa più importante! Vorrei che tutte le aziende che intendono offrire percorsi di stage prendessero bene visione della vostra Carta dei diritti degli stagisti, perché contiene tutti i punti necessari a guidare verso un buono stage, come quello che ho fatto io in Spindox!Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

In pochi mesi dalla Puglia a Milano: con uno stage in Magneti Marelli la mia vita è cambiata

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Pasquale Innato, 26 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Magneti Marelli.Sono nato e cresciuto a Taranto, la città dei due mari, dove ho vissuto praticamente per tutti i miei ventisei anni. Ho fatto il liceo scientifico tecnologico e nel 2010 mi sono iscritto ad Ingegneria Elettronica nella sede di Taranto del Politecnico di Bari, assecondando la mia inclinazione alla progettualità e alla tecnologia.Dopo la laurea triennale nel 2014, ho proseguito con quella magistrale direttamente in sede centrale, a Taranto, dove mi sono laureato nel luglio 2017 con 110 e lode. Tre anni in cui ho fatto il pendolare da Bari: quasi quattro ore al giorno di viaggio in autobus, tra chiacchiere, letture di libri e dormite scomode!A differenza di molti amici e compagni di corso, non ho fatto esperienze Erasmus per non compromettere le tempistiche di laurea, ma ho svolto per circa tre mesi, a partire dal maggio 2016, un tirocinio formativo come previsto dal mio piano accademico presso Bionica, una nano-azienda tarantina del settore biomedicale. Durante lo stage mi sono occupato della progettazione di un dispositivo di diagnostica medica a basso costo, grazie al quale ho messo in pratica diversi concetti teorici e ho cominciato a relazionarmi con i professionisti del settore.Quattro mesi prima della seduta di laurea, con l’ultimo esame ancora da sostenere, vengo a sapere dell’opportunità di un Graduate Program in Magneti Marelli nella sede di Corbetta. Sei mesi di stage con un rimborso spese di mille euro mensili più la mensa aziendale, con job rotation nei dipartimenti R&D, Purchasing e Supplier Quality Assurance della divisione Electronics.È stato in questa fase in cui cercavo informazioni sullo stage in Magneti Marelli che ho scoperto la Repubblica degli Stagisti. Ho apprezzato subito l’atteggiamento pragmatico della testata, che considera lo stage come strumento di inserimento e ne promuove un utilizzo costruttivo, segnalando le aziende affidabili. Come quella a cui ero interessato!L’iter di selezione si è sviluppato in varie fasi: prima una conversazione telefonica, poi un colloquio via Skype, un test di inglese e uno logico online ed, infine, un colloquio di gruppo ed uno individuale in sede. A maggio vengo contattato ed informato del fatto che dopo aver concluso il mio percorso universitario sarei partito con lo stage in Magneti Marelli. Così il 28 agosto comincio il mio primo giorno di tirocinio come Display Engineer.La mia vita è cambiata completamente in pochi mesi, con un trasferimento a Milano, città che amo, e con l’inizio della mia prima esperienza lavorativa. Entrare in una multinazionale dell’elettronica era una mia ambizione, ma ero pronto anche all’idea di iniziare una carriera in consulenza, dove molti dei miei compagni di università avevano trovato impiego prima di me e che oggi rappresenta per molti ingegneri un approdo spontaneo.Durante lo stage sono sempre stato affiancato da diversi colleghi: come Display Engineer ho avuto un tutor che mi ha seguito in ogni momento, vista la natura molto tecnica del ruolo, mentre negli altri dipartimenti ho avuto molta autonomia, ma sempre con assistenza on-demand. Tutti sono stati estremamente disponibili a supportarmi in ogni momento: ho fatto così tante domande a chiunque che oggi conosco moltissimi colleghi in svariati dipartimenti!Inserirmi a Milano non è stato difficile. Ho la fortuna di avere amici tarantini che frequento quotidianamente ed anche grazie a loro il trasferimento è stato senza contraccolpi. Persino una numerosa comunità di colleghi pendolari ed il mio stesso team di lavoro compongono un nutrito gruppo con cui mi incontro spesso per cene e aperitivi. Milano è una città che offre una grande varietà di servizi e svaghi, dove è possibile trovare la propria dimensione: l’importante è essere aperti, senza pregiudizi.Qualche settimana prima della fine dello stage l’azienda mi ha comunicato la volontà di assumermi con un contratto a tempo indeterminato ed una RAL di 28mila euro, assecondando anche la mia preferenza sul dipartimento di destinazione: così a marzo sono stato assunto come Project Buyer, nel team di Acquisti - Sviluppo Prodotto. Non è stata una grande sorpresa, perché fin dal primo contatto la finalità dello stage era l’assunzione a tempo indeterminato, anche se non era definito a priori e per quale posizione. Ma quando mi è stata assicurata la notizia e soprattutto quando mi hanno confermato che avrei lavorato nel dipartimento che avevo indicato come preferenza, quello è stato sì un momento di grande soddisfazione.Oggi, come Project Buyer sono responsabile dell’acquisto dei componenti elettronici e meccanici di un progetto, nello specifico dei quadri di bordo, a partire dalla fase di offerta al cliente fino alla messa in produzione di massa, curando le relazioni tra Engineering e fornitori, seguendo tempistiche, scelte economiche e negoziazioni per il progetto. Un ruolo che prima non conoscevo e che mi ha attratto fin da subito, che mette alla prova sia le skill tecniche sia quelle relazionali e gestionali.Lo stage mi ha dato la possibilità di crescere fin da subito, in una realtà grande e profondamente strutturata; se fatto bene, è uno strumento per assecondare e sviluppare attitudini personali che durante gli studi restano inesplorate. Io stesso, da ingegnere, non avrei mai pensato di poter entrare in un dipartimento come gli Acquisti e ricoprire un ruolo molto commerciale e gestionale; ruolo che ho scoperto e apprezzato vivendo l’esperienza dello stage.Il mio consiglio per chi si appresta ad iniziare un’esperienza di stage è quello di cogliere e tentare tutte le opportunità e le funzioni a cui si può accedere, ad esempio preferendo le job rotation, e non avere pregiudizi sulle mansioni che vengono offerte: si scoprono inclinazioni che non si immaginava di avere!Il mio legame con Taranto, oggi, è di affetto malinconico. È la città che mi ha allevato e di cui ricordo ogni scorcio, ma che ha smesso di offrire a me e a molti dei miei amici le opportunità di crescita che invece troviamo spesso nell’Italia settentrionale, anche se non mancano idee, energie o iniziative. Per ora io sento che il mio futuro lavorativo è qui a Milano. Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Appassionato del “lato umanistico dell'informatica”, per Pietro il primo stage in Noovle è stato la porta verso il mondo del lavoro

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Pietro Diliberto, 24 anni, oggi con un contratto di apprendistato in Noovle.Sono nato a Milano, qui ho frequentato il liceo scientifico Piero Bottoni e, in seguito, mi sono iscritto nel 2014 alla Statale al corso di laurea in Informatica per la comunicazione digitale. Non è stata una scelta facile quella dell’università: ma frutto di una riflessione lunga tre anni e durante la quale ho cambiato idea diverse volte. All’inizio volevo seguire un percorso di studi legato all’architettura e al design, idea nata dall’interesse e abilità maturati in disegno tecnico durante le scuole medie e il liceo. Poi mi sono orientato verso gli studi umanistici, in particolare storia e filosofia, interesse derivante da una passione che tutt’ora coltivo e che nasce da una formazione ricevuta in famiglia più “classica” che scientifica. Durante l’ultimo anno di liceo ho però avuto modo di riflettere su ciò che mi piaceva fare nel tempo libero e su cui avevo raggiunto una certa abilità come autodidatta: così ho deciso di seguire un corso di Informatica. Ho però scelto una facoltà orientata verso la comunicazione tra uomo e macchina, l’interazione e l’esperienza utente, proprio per non perdere il lato “umano” e “umanistico”, ma anzi valorizzarlo e utilizzarlo come mio personale approccio alla disciplina. Non mi sono pentito della mia decisione, che mi ha permesso di porre delle solide basi in informatica e, allo stesso tempo, di identificare uno specifico settore di interesse, studio e ricerca.Durante le scuole superiori ho lavorato come collaboratore o consulente esterno per privati e realtà di medio-piccole dimensioni, come scuole private, aziende, imprese ricettive, nel ruolo di “tecnico informatico” – svolgendo assistenza hardware e software, creando piccole reti e siti web aziendali e supportando la digitalizzazione dei processi - e di “content creator” – per la definizione di strategie editoriali e di comunicazione, la gestione di siti web e social media, la formazione. Applicavo una tariffa oraria variabile a seconda della complessità del lavoro richiesto, di solito nell’ordine dei 20 euro all’ora, saldata tramite ritenuta d’acconto. Negli anni ho consolidato e formalizzato maggiormente tali ruoli e tutt’ora collaboro con alcune realtà, compatibilmente agli attuali impegni lavorativi.Sono entrato in contatto con Noovle attraverso un professore universitario che poi è diventato il mio relatore di tesi triennale e che aveva già collaborato con l’azienda. Così tramite Almalaurea da ottobre 2017 ho iniziato un tirocinio curricolare finalizzato alla realizzazione del progetto di tesi, durante il quale mi è stata anche data la possibilità di lavorare su progetti reali all’interno dell’azienda che mi hanno introdotto alle tecnologie e alle metodologie di lavoro. Lo stage è terminato il 12 gennaio 2018 e a quel punto Noovle mi ha offerto un altro stage extracurriculare di sei mesi, con un rimborso spese di 600 euro al mese più ticket pasto giornaliero. Non potevo certo dire di no, visto che questa era stata la mia prima esperienza di stage in assoluto. In entrambi i percorsi di stage sono stato seguito dal medesimo tutor aziendale che mi ha introdotto nell’ambiente, presentato le principali tecnologie e progetti oltre che avermi supportato nella suddivisione e organizzazione del lavoro di tesi e nella stesura della stessa.Nel frattempo ho continuato con il lavoro sulla tesi e ad aprile 2018 mi sono laureato. Poi, una volta finito il tirocinio, Noovle mi ha offerto un contratto di apprendistato con una Ral di 25mila euro oltre i ticket pasto e un inquadramento finale al terzo livello del CCNL: proposta che ho subito accettato, così a metà luglio di quest'anno ho firmato il nuovo contratto. La proposta è stata inaspettata, e la gestione di orari e impegni lavorativi ha reso necessaria una mia riorganizzazione delle attività di studio, di svago, delle relazioni personali. Anche se la mia vita non è cambiata in modo sostanziale: vivo ancora con i miei genitori ma considero quest’esperienza lavorativa la base del mio futuro personale e professionale.Credo di essere stato fortunato perché ancora prima di finire l’università sono entrato in una realtà aziendale che mi ha subito permesso di lavorare nella mia area di interesse. Il mio obiettivo, ora, è quello di continuare ad apprendere sia in un contesto accademico sia lavorativo, due dimensioni che a mio avviso dovrebbero sempre essere legate durante il percorso scolastico e formativo di ciascuno.Così il primo ottobre mi sono iscritto al corso di laurea magistrale in Teoria e tecnologia della comunicazione del dipartimento di informatica dell’università Bicocca di Milano. L’azienda cerca sempre di sostenere chi vuole proseguire il percorso formativo e di studio, comprendendone il valore. E grazie a questa loro visione stiamo tramutando il mio contratto in un part time verticale che mi permetterà di frequentare due giorni alla settimana le lezioni in università. Spero di riuscire a raggiungere un livello di conoscenza e abilità nel campo della user experience e dell’interazione uomo-macchina il più ampio e differenziato possibile.Attualmente in Noovle svolgo il ruolo di Conversational UX Design e mi occupo di seguire tutti i progetti relativi ai chatbot e agli assistenti virtuali, dalla definizione dei requisiti con i clienti alla messa in produzione, con particolare focus sulla definizione dell’esperienza utente e dell’interazione tra utente e agente virtuale. Nel mio ruolo è necessaria e fondamentale la collaborazione e l’interazione con team differenti, il che mi permette di apprendere competenze e abilità non per forza legate alle mie mansioni abituali.A chi volesse seguire un corso di informatica oggi direi: ottima scelta, questo mondo offre innumerevoli opportunità e sbocchi professionali. Ma attenzione, è in continua evoluzione e innovazione; perciò è fondamentale essere consapevoli che la formazione e lo studio personale non possono fermarsi al termine degli studi universitari, ma devono essere costanti – parte integrante del percorso professionale e lavorativo di ciascuno.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

Un solo stage, in Sic, e dopo nemmeno un anno già un contratto a tempo indeterminato

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Federico Ferrari, 25 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Sic.Sono nato a Milano, ma da bambino mi sono trasferito a Corsico dove ho poi frequentato la scuola superiore, l’Itis Augusto Righi. Tra i due percorsi formativi offerti, informatico ed elettronico, ho scelto il primo perché ho sempre avuto una grande passione per i computer e il loro funzionamento, ed ero molto motivato ad approfondire il mondo della programmazione e tutti i linguaggi che ne derivano.A partire dal terzo anno della scuola superiore ho iniziato a studiare informatica e in particolare la programmazione base in C++, per poi passare alla gestione di database con SQL e alla creazione di siti web con Html e Php. Penso di aver avuto una buona formazione dal punto di vista sistemistico, soprattutto sui componenti software e hardware di un computer. Durante il quarto anno ci è stato offerto un tirocinio che però ho dovuto rifiutare perché ero indietro con gli studi.Terminate le superiori, nel luglio 2013, ho deciso di non iscrivermi all’università perché preferivo entrare subito nel mondo del lavoro: pensavo mi desse più soddisfazione mettermi alla prova e fare unicamente ciò per cui sono appassionato. Oggi sono soddisfatto della mia scelta: tornando indietro cercherei di applicarmi di più, ma sceglierei esattamente la stessa strada! Finite le scuole superiori ho dunque cominciato ad aiutare mio padre, che fa l’elettricista, un paio di giorni alla settimana. Poi nel 2016 ho cominciato a lavorare come cameriere per lo più durante i fine settimana presso un catering che organizzava feste matrimoniali, con un contratto a chiamata pagato in voucher da dieci euro l’ora, da gennaio a ottobre 2016. Ovviamente questo lavoro non rispettava la mia formazione pregressa, ma è stata un’esperienza utile perché ho imparato a gestire il cliente e soprattutto mi ha insegnato a stare in mezzo a molte persone senza sentirmi a disagio. Non era un lavoro che offriva grandi prospettive di carriera, ma ho accettato di farlo per mettere da parte un po’ di soldi.Nel frattempo, già dopo la maturità, ho cominciato a cercare su internet annunci di lavoro per programmatore o informatico ed è stato proprio su un sito di annunci di stage che ho trovato quello in Sic. Dall’invio del curriculum è passata circa una settimana prima di essere chiamato per un colloquio, dopo il quale mi hanno offerto uno stage di sei mesi a 650 euro mensili più ticket restaurant da 7,50 euro. Ho accettato e sono entrato in Sic il 15 marzo 2017. Ricordo quel giorno, ero abbastanza agitato e non sapevo cosa aspettarmi, ma è stata una bella sensazione: sono stati tutti molto gentili e disponibili, anche se a causa della mia timidezza ci ho messo un po’ a prendere confidenza. Ho conosciuto il mio tutor, mi hanno mostrato la mia postazione e spiegato cosa avrei dovuto fare nei successivi sei mesi. Le prime mansioni che mi sono state affidate sono state principalmente sviluppi e modifiche di report. Mi sono trovato molto bene sul posto di lavoro e con il tutor che mi ha insegnato e seguito molto.Finito lo stage mi è stato offerto un contratto di collaborazione di tre mesi retribuiti 1.280 euro mensili, da inizio ottobre fino a fine dicembre, sempre con gli stessi ticket restaurant. Non è stata una cosa inaspettata, perché durante lo stage mi avevano già anticipato questa notizia. Le mie mansioni in questi tre mesi non sono cambiate, e ho continuato a occuparmi delle stesse cose fatte durante il tirocinio.La vera sorpresa è arrivata dopo, quando mi hanno offerto un contratto a tempo indeterminato! Ero felice e sorpreso, di solito passano tutti per qualche anno di apprendistato: aver saltato quesl passaggio mi ha dato subito maggiore sicurezza. Ho cominciato con questo nuovo inquadramento a gennaio di quest’anno: la retribuzione è rimasta la stessa del contratto di collaborazione con i ticket restaurant. In aggiunta l’azienda al momento ci sta offrendo anche l’iscrizione in una palestra della zona. Per ora vivo ancora in casa con mia madre però, certo, la mia vita è cambiata perché sono totalmente indipendente economicamente. E sto anche pensando di andare a vivere per conto mio.Oggi all’interno di Sic sono un programmatore e gestisco, insieme al mio gruppo di lavoro, un software gestionale chiamato Mago. Mi occupo principalmente di modificare o aggiungere nuove funzionalità al programma in base alle necessità del cliente, di modificare o creare report e fornire assistenza per quanto riguarda lo sviluppo. Fino ad oggi ho sicuramente sviluppato competenze di programmazione, sviluppo in C++ e interrogazione di database tramite SQL. Ultimamente ho introdotto nuovi linguaggi come Json e Java e sto sviluppando anche competenze contabili di base. Mi piacerebbe continuare a fare il programmatore: per ora vorrei imparare il più possibile, ma aspiro a diventare un team leader e a gestire un gruppo di programmatori e vari progetti innovativi. Certo, sono ancora agli inizi, quindi ho molto da imparare.La mia esperienza con il mondo dello stage è stata positiva, ma ho sentito vari racconti negativi in questo senso: tirocini con rimborsi spese molto bassi o con reali mansioni diverse da quelle proposte. Il problema, forse sono certe aziende che se ne approfittano, magari solo per trarre vantaggi. Sono convinto che lo stage possa essere un’ottima esperienza per permettere all’azienda di conoscere il futuro dipendente e al giovane di capire se un determinato lavoro fa al caso suo o no. In questo senso il lavoro che fa la Repubblica degli Stagisti può aiutare entrambi i protagonisti. Perché le aziende leggendo i commenti, anche negativi, fatti da qualche ex stagista potrebbero migliorarsi, mentre un futuro tirocinante si fa un’idea dell’azienda in cui sta per entrare già prima e affronta il tirocinio con maggiore sicurezza.A chi volesse fare il programmatore suggerisco di non farsi spaventare dal primo impatto che si ha in azienda: normalmente lì si usano programmi o metodi non approfonditi a scuola. Bisogna apprendere tutto ciò che un’azienda ha da offrire, porsi nuovi traguardi e non fermarsi alla prima difficoltà. E poi consiglierei di non frequentare solo le superiori, ma iscriversi all’università o seguire qualche corso specifico post maturità: il mondo della programmazione informatica, infatti, è sempre in evoluzione. E purtroppo nelle scuole superiori si studiano tecniche ormai vecchie. Un consiglio, quello di approfondire gli studi, che in futuro seguirò anche’io, per tenermi aggiornato sui nuovi ambienti legati al mondo informatico.Testimonianza raccolta da Marianna Lepore