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Stage gratuito ma valido per il tesserino da giornalista: i lettori della Repubblica degli Stagisti segnalano l'annuncio "impossibile" di una testata giornalistica

Quando uno stage presso un’agenzia di stampa viene definito «gratuito», ma al tempo stesso «valido per il conseguimento del tesserino» da giornalista, qualcosa non torna. Se ne sono accorti alcuni lettori della Repubblica degli Stagisti, che hanno inviato nelle scorse settimane richieste di Help! per chiarire la contraddizione presente negli annunci dell’agenzia Italia Informa.Le prime inserzioni compaiono su Internet già a maggio sul sito "Lavoricreativi" e vengono riproposte sino ai primi di luglio. Vi si legge: «Siamo alla ricerca di giovani stagisti da inserire all’interno della redazione». Contratto: «stage non retribuito». Sin qui, nulla di strano se non l’ennesimo caso di tirocinio privo di rimborso spese, tristemente nella norma. Poi, però, si legge anche: «Lo stage è valido per il conseguimento del tesserino».Chi ha seguito l'inchiesta della Repubblica degli Stagisti sui requisiti per diventare giornalista pubblicista sa bene che fra questi vi è il pagamento di una retribuzione minima ad articolo. E sa anche che non mancano i casi di piccole case editrici, spesso attive solo sul web, pronte a sfruttare i giovani spingendoli a pagarsi da soli i contributi e falsificare le ricevute d’acconto pur di ottenere il tesserino.Una studentessa interessata all’annuncio di Italia Informa, ma insospettita dalla formulazione dell’offerta, ha chiamato l’agenzia stampa per avere maggiori informazioni. Questo è quanto ha riferito alla Repubblica degli Stagisti dopo la conversazione: «Mi hanno spiegato che lo stage può essere a tempo pieno o part-time, a seconda della disponibilità del candidato. Nella fase di inserimento è previsto un affiancamento dello stagista da parte di uno dei giornalisti della redazione. Mi hanno confermato che non c’è un rimborso spese, ma mi hanno anche assicurato che avrebbero pagato le spese per le pratiche per il tesserino da pubblicista. Gli ho fatto presente che, per essere in regola, mi avrebbero dovuto pagare i singoli articoli. Dall’agenzia hanno obiettato che lo stage si fa per imparare un mestiere e per essere formati e che quindi il discorso retribuzione dovrebbe passare in secondo piano».La Repubblica degli Stagisti ha quindi preso contatto con la testata, chiamando la redazione. Non ha risposto il direttore responsabile Marina Bertucci, né un redattore, bensì l’amministratore delegato dell’agenzia e della relativa casa editrice MB Editori, Massimo Criscuoli Tortora. La risposta di Criscuoli è stata brusca: «Siete troppo ben informati, non rispondo a queste chiamate-trappola. Se volete fare domande abbiate il coraggio di farvi vedere in faccia. Anzi, questa telefonata non ha mai avuto luogo».L’invito non è caduto nel vuoto e dopo pochi giorni è seguita una visita in Via Ettore Rolli a Roma, dove si trova la sede unica della casa editrice e dell’agenzia. In un colloquio faccia a faccia, Criscuoli si è dapprima trincerato dietro a un “no comment”. Dopo pochi minuti, però, la conversazione si è fatta più cordiale e il responsabile ha dato una risposta ufficiale ai quesiti dei lettori.«Va bene, forse non possiamo parlare tecnicamente di un contratto di stage gratuito», ha ammesso Criscuoli. «L’abbiamo definito così solo per chiarire ai ragazzi che non sarebbero stati assunti e che non ci sarebbe stato uno stipendio fisso». Ma allora, qual è il contratto? «È un accordo tra le parti con cui i ragazzi si impegnano in un mese, un mese e mezzo a realizzare un tot di articoli. La paga è di 15 euro per un pezzo e 25 per un’intervista. Le stesse tariffe che, a quanto mi risulta, sono applicate dal Corriere della Sera ai suoi collaboratori».L’equivoco non può essere risolto come un semplice qui pro quo linguistico. Chi risponde a un annuncio per uno stage si aspetta un contesto lavorativo strutturato con tutor e durata ben definita. Invece, quello descritto da Criscuoli sembra chiaramente uno stage-non stage, privo anche di convenzione, progetto formativo ed ente promotore. «Ma quando i ragazzi vengono qui gli spieghiamo tutto per filo e per segno», ha aggiunto Criscuoli. «Inoltre seguiamo con attenzione il loro lavoro e cerchiamo di insegnargli il mestiere. Possono lavorare da fuori o dalla redazione, con scrivania e pc. Stipuliamo per ogni ragazzo una polizza di assicurazione privata per la sicurezza sul posto di lavoro. Abbiamo avuto sinora 4 o 5 stagisti, o comunque vogliamo chiamarli, di cui tre poi hanno continuato a lavorare per noi con contratti di collaborazione. Oltre a questi, l’agenzia conta il direttore, un caporedattore e due redattori».Il quadro resta nebuloso, sia dal punto di vista contrattuale sia per l’apparente contraddizione tra i testi degli annunci, le parole dell’ad e le risposte date invece alla studentessa. Ma Criscuoli liquida così ogni ulteriore obiezione:«Bisogna essere costruttivi. Questa è un’azienda giovane che dà lavoro a giovani. Certo, bisogna rispettare le leggi, ma non si può pesare con la stessa misura una piccola realtà come la nostra, con poche risorse a disposizione, e un grande quotidiano come il Corriere della Sera. Ci vuole un po’ di flessibilità».Andrea CuriatPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Costi, remunerazione minima, articoli richiesti: tutti i requisiti per diventare pubblicisti, Ordine per Ordine- L'avvocato Gianfranco Garancini: «Chi falsifica la documentazione pur di entrare nell'albo dei giornalisti pubblicisti commette reati penali»E anche:- Aspiranti giornalisti, attenzione agli annunci di stage a pagamento in Rete: la richiesta di help di tre lettori- Stage al museo con volantinaggio, la richiesta di help di un lettore arrabbiato

Normativa sugli stage, la Repubblica degli Stagisti vigila: un caso di illegalità «sventato» grazie alla segnalazione di un lettore

Nella giungla degli stage uno degli aspetti più importanti è il rispetto della normativa. E la Repubblica degli Stagisti è sempre all'erta. L'ultimo caso sventato è quello di una piccola impresa che stava per prendere due stagisti dall'università Bicocca di Milano, senza però avere nessun dipendente a tempo indeterminato. E questo, secondo il decreto ministeriale 142/1998 che regola la materia, non è consentito.Ma facciamo un passo indietro e raccontiamo la storia dal principio. Un paio di settimane fa il lettore Marquis, sempre molto attivo sul Forum di questo sito, pubblica un post dal titolo «Zoover, 100 euro al mese... ma vi sembra possibile???», riportando il testo di un annuncio trovato sul web. L'offerta: due stage di sei mesi con un rimborso di 100 euro al mese, a partire da settembre, per fare esperienza come content marketing executive in un sito di recensioni di viaggi. Marquis è – giustamente – scandalizzato dall'esiguità dell'emolumento, anche se purtroppo non c'è molto di nuovo: gli stage gratuiti in Italia sono perfettamente legali.Ma se sul fronte del rimborso spese nulla si può rimproverare all'azienda, l'occhio attento della Repubblica degli Stagisti cade su un altro particolare dell'annuncio: la frase «Zoover Italia srl è una start-up lanciata a settembre 2008 con sede a Monza». E la domanda nasce spontanea: sarà possibile che una start-up nata da meno di due anni abbia già i sei dipendenti a tempo indeterminato che sono necessari per poter ospitare due stagisti contemporaneamente? E decide di chiederlo direttamente all'azienda [nell'immagine a sinistra, l'homepage del sito]. A rispondere con prontezza e – bisogna dirlo – grande disponibilità è il country manager di Zoover, Michele Aggiato, che subito ammette: «Non abbiamo nessun dipendente a tempo indeterminato». E specifica: «Non sapevamo che ci fosse questo paletto: abbiamo stabilito da poco una convenzione con l'università Bicocca, compilando tutta una serie di moduli e dichiarando il fatto di avere zero dipendenti, e nessuno ci ha mai detto che fintanto che non ne avessimo avuti non avremmo potuto ospitare stagisti. Tra l'altro in risposta al nostro annuncio abbiamo già ricevuto proprio in questi giorni i primi cinque-sei cv». E per confermare la propria buona fede, chiede di inviargli il testo della normativa e assicura: «Se le cose stanno davvero così, annulleremo questi stage». Poche ore dopo Aggiato interviene direttamente sul Forum della Repubblica degli Stagisti: «Abbiamo cancellato lo stage in quanto non soddisfiamo i criteri stabiliti dal decreto ministeriale del 25/3/98 n. 142».A questo punto la Repubblica degli Stagisti si rivolge alla Bicocca, chiedendo quale sia la posizione rispetto agli stage in aziende senza dipendenti e come sia potuto succedere che sul portale di ateneo sia apparso un annuncio per ben due posizioni di stage presso un'azienda di questo tipo. Mara Bonaldo, responsabile dell'ufficio Stage e tutoraggio dell'università, risponde così: «Non abbiamo adottato un criterio di selezione di aziende per numero di dipendenti, cioè non è mai stato messo in atto un controllo su questo dato, fermo restando che comunque abbiamo sempre  informato aziende e stagisti dell'esistenza di questo vincolo legislativo». In sostanza, spiega Bonaldo, dato che il decreto è citato nelle convenzioni sottoscritte con le aziende, è implicito che i vincoli che esso pone debbano essere rispettati: ignorantia non excusat. E conclude ricordando che i soggetti che promuovono gli stage, tra cui appunto le università, non hanno obblighi o responsabilità in merito al fatto che questi vengano svolti nel rispetto della normativa: «È stato chiarito più volte, su più tavoli istituzionali, che le università non devono avere funzioni di controllo, che sono di pertinenza della Direzione provinciale del lavoro. Il compito degli atenei è quello di comunicare l'avvio di ogni stage agli enti competenti». Insomma, nessun controllo a monte, ma solo a valle… tranne quando la Repubblica degli Stagisti si arrampica sulla montagna per vedere se tutto è a posto. E riesce a farlo con l'aiuto delle preziose segnalazioni dei lettori, per esempio questa di Marquis: quindi è anche grazie a lui che in questo caso si è sventato l'avvio di due stage illegali.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Aziende senza dipendenti: è possibile lo stage? Regione (e provincia) che vai, risposta che trovi- Quanti stagisti può prendere un'azienda? Tanti, anzi: troppi- «Non abbiamo ispettori da mandare nelle aziende»: parla il responsabile dell'ufficio stage dell'università Cattolica- Intervista a Paolo Weber: «Gli ispettori a Milano vigilano anche sugli stage, ma quanto è difficile»- I controlli degli ispettori del lavoro sull’utilizzo dello stage nelle imprese – i risultati dell'inchiesta

Aspiranti giornalisti, attenzione agli annunci di stage a pagamento in Rete: la richiesta di help di tre lettori

Nuovo caso di “stage” a pagamento: la richiesta di Help arriva stavolta addirittura da tre lettori diversi nel giro di due giorni. Alessandro, Ilaria e Simona si imbattono in alcune inserzioni un po’ strane, e tutti e tre  – insospettiti – pensano la stessa cosa: questo è un caso da segnalare alla Repubblica degli Stagisti. Negli annunci viene proposto uno stage di tre mesi, sottolineando la possibilità di una successiva assunzione, e però poi si scopre che per questo stage non solo gli stagisti non prenderebbero un euro, ma dovrebbero anche pagare loro un rimborso spese di 100 euro al mese.  Proprio questo ha fatto drizzare le antenne a Simona: «Non sarebbe stato più corretto scrivere che l'annuncio era per un corso per redattori, che poi magari saranno sfruttati gratuitamente, con la promessa di un posto in redazione, e non uno stage?».Il settore è quello, già di per sé molto difficile, del giornalismo. L’azienda a caccia di giovani talenti è la Globalpress Italia, service editoriale della Kronoplanet Editore [qui l'articolo con l'approfondimento su chi sono queste società]. Alessandro, Ilaria e Simona hanno trovato gli annunci a fine gennaio, navigando sui siti Bakeca, Studenti.it, Primaonline e altri. Lo stage proposto ha durata trimestrale e – si legge nel testo dell'inserzione – prevede la possibilità «per i tre migliori allievi di essere inseriti in redazione con un contratto di collaborazione o un’assunzione per l’allievo piu meritevole». L’inghippo? Innanzitutto per fare questo stage non solo i ragazzi non riceverebbero un rimborso spese, ma dovrebbero addirittura pagare di tasca loro: «lo stage è gratuito, prevede però il solo rimborso spese delle lezioni da parte dell’allievo». In altre parole: «Le lezioni trimestrali unite allo stage da casa e in redazione hanno un costo di 300 euro totali, diviso in tre rate». Cioè la Globalpress – Kronoplanet, considerando che alla fine di febbraio già cento ragazzi avevano scritto per candidarsi, intascherebbe da questa operazione di “stage-corso” almeno 30mila euro.In secondo luogo, stando a questi primi annunci (pubblicati tra gennaio e febbraio) i tirocinanti dovrebbero lavorare da casa per cinque giorni alla settimana, restando in contatto con i redattori per via telematica, per poi recarsi in redazione «un giorno a settimana, con diversi turni», divisi in piccoli gruppi, per seguire delle «vere e proprie lezioni in redazione con professionisti del settore» formati dai componenti dello staff Globalpress [il sito web è risultato non funzionante dalla metà di gennaio alla metà di marzo, come dimostra l'immagine qui a fianco, ndr]. Ma ha senso pagare per fare uno stage, per giunta da casa propria, per giunta senza sapere nemmeno chi saranno i docenti?Per chiarire la commistione tra stage e corso a pagamento che si deduce dagli annunci (e che non sembra affatto riconducibile alla fattispecie dei tirocini formativi come definita dal DM 142/1998), a febbraio la Repubblica degli Stagisti ha interpellato il responsabile del progetto Alfredo Iannaccone, scoprendo che le caratteristiche dello “stage” sarebbero state ben diverse anche da quanto indicato nell’inserzione.«La parola stage è stata usata erroneamente», ha ammesso subito Iannaccone. «Non abbiamo mai preso stagisti in passato, stiamo formando persone per le nostre future esigenze di redazione. Inizialmente l’idea era di organizzare uno stage di sei mesi che non fosse legato a un corso, poi abbiamo modificato l’annuncio: adesso pensiamo a un percorso che si articoli in tre passi, con una formazione iniziale a pagamento, uno step successivo di ulteriore collaborazione riservato a una rosa ristretta di candidati e infine l’inserimento dei giornalisti migliori con una qualche forma di contratto ancora da definire ma che porti al conseguimento del tesserino da pubblicista».Niente stage, insomma, ma solo un corso iniziale a pagamento senza le garanzie di assunzione descritte nell’annuncio. «Di questi tempi tutti aspirano a un contratto», ha affermato Iannaccone, «ma non si diventa giornalisti dopo tre mesi. Non escludiamo di effettuare assunzioni, ma dipenderà dalle nostre esigenze future e dalla bravura dei tirocinanti». Per quanti ragazzi e con che tipo di contratto? «Al momento non possiamo ancora definirlo. Il service è nato nel 2007, è la prima volta che facciamo questo tipo di selezione e ci stiamo prendendo il tempo di organizzarci. I colloqui si terranno a fine marzo e il corso inizierà probabilmente ai primi di aprile. Inizialmente pensavamo di aprirlo a una quarantina di persone, ma abbiamo ricevuto moltissime richieste e credo quindi che prenderemo inizialmente 100 ragazzi. Con un numero così grande non possiamo organizzare lezioni in redazione, quindi i corsi si effettueranno esclusivamente a distanza» [nel frattempo è tutto slittato di circa un mese, e adesso l'inizio del corso è previsto per i primi di maggio, ndr].Viene modificato quindi in corsa il contenuto dell’offerta: mentre l’inserzione a cui i cento hanno risposto prospettava «Durante i tre mesi lo stagista lavorerà tutti i giorni da casa partecipando ai nostri progetti editoriali e una volta a settimana prenderà parte a vere e proprie lezioni in redazione [...] riunioni, interviste, stesure di articoli di agenzia e carta stampata, possibilità di essere inviati in esterna per seguire eventi, corsi di grafica impaginazione...» già a metà febbraio Iannaccone diceva che, siccome erano diventati troppi, i ragazzi in redazione non avrebbero potuto metterci piede nemmeno una volta a settimana.Così però vengono anche a cadere i costi legati all'organizzazione delle lezioni in redazione, aveva fatto notare a Iannaccone la Repubblica degli Stagisti: a fronte di questo cambiamento di programma, la quota di 100 euro al mese sarebbe diminuita? Assolutamente no.Pochi giorni dopo questa telefonata, la Globalpress aveva pubblicato un nuovo annuncio su Bakeca.it, in cui la parola stage era bandita: si parlava esclusivamente di un corso di giornalismo (pomposamente intitolato al grande giornalista Indro Montanelli). E il sito internet era stato ripristinato.Tutto risolto allora? Purtroppo no. Negli ultimi giorni (tra la fine di marzo e l'altroieri, vedi qui) Globalpress e Kronoplanet sono tornate alla carica sul web (sempre su Bakeca.it, Primaonline.it etc): evidentemente i cento partecipanti non bastavano, o forse non tutti hanno confermato il loro interesse a partecipare, una volta scoperto che si trattava di un corso e non di uno stage. In questa nuova infornata di annunci torna, nei titoli, il termine stage insieme a paroloni come «diventa professionista», «l'occasione della vita» e «assunzione». E in alcuni Globalpress (che si definisce un "social network" del giornalismo) promette anche di portare i migliori studenti a lavorare per tre mesi in «un grande giornale italiano in Nordamerica». Non solo: in un altro annuncio l'offerta addirittura viene sdoppiata: «Inviaci il tuo curriculum e noi vaglieremo il tuo percorso per te. Se farti prendere parte al corso o decidere di farti fare direttamente il tirocinio con il nostro staff. Il tirocinio prevede dai 3 ai 6 mesi di formazione-lavoro, un percorso da cronista vero, quotidiano, al termine del quale inizierà il periodo da praticante per l'albo nazionale». Un'ulteriore promessa che certamente farà gola a molti, speranzosi di essere selezionati non per il corso ma per lo stage: ma Globalpress sarà in grado di mantenerla? Per poter accogliere uno stagista secondo tutti i crismi della legge in Lazio bisogna avere almeno un dipendente assunto a tempo indeterminato: la Kronoplanet srl ce l'ha? E ancor più impegnativa appare la seconda promessa: assumere un giornalista praticante (art. 35 del contratto di lavoro giornalistico) vuol dire pagargli per 18 mesi uno stipendio di circa mille euro al mese e mettergli a disposizione un giornalista già iscritto all'albo che giorno dopo giorno in redazione gli insegni il mestiere. Sarà davvero così? E se sì, perchè poche settimane fa il direttore responsabile della testata, Vito Bruschini [vedi l'intervista] aveva negato con forza alla Repubblica degli Stagisti che vi fossero promesse di assunzione nelle loro offerte?Andrea CuriatEleonora Della RattaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Globalpress, Kronoplanet, Servicepress: radiografia delle società e cronologia degli annunci in Rete- Vito Bruschini, direttore e amministratore di Kronoplanet: «Nessuna promessa di assunzione. I 300 euro che chiediamo ai ragazzi? Soltanto un rimborso spese»- La richiesta di aiuto di Alessandro: «Da Globalpress vaghe promesse e la certezza di dover pagare per un lavoro»E anche:- Stage a pagamento: un lettore chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti- Stage al museo con volantinaggio, la richiesta di help di un lettore arrabbiato

Stage al museo con volantinaggio, la richiesta di help di un lettore arrabbiato

Qualche mese fa la Repubblica degli Stagisti ha ricevuto una richiesta d'aiuto. Denis [nome di fantasia: il lettore preferisce che il suo vero nome non appaia] brillante neolaureato, era molto arrabbiato: nella sua mail  all'indirizzo di posta elettronica help[chiocciola]repubblicadeglistagisti.it raccontava di essere finito a distribuire volantini per un museo, il Macro di Roma. Mandato lì attraverso l’ufficio stage della sua università in qualità di tirocinante: «Nel progetto formativo c'era scritto un pò di tutto: del resto ogni job description di stage che si rispetti è sempre molto vaga, così da farvi rientrare qualsiasi mansione. Però quella di distribuire volantini e attaccare locandine, nel caldo torrido di luglio, era davvero inaccettabile». E infatti Denis non accetta: si rivolge in prima battuta alla sua università, che però non fa altro che dirgli che se vuole può interrompere il tirocinio, e poi scrive alla Repubblica degli Stagisti.«Volantinare gratis è un’attività che io posso fare o per soldi o per motivi politici, non per uno stage. Quindi mi sono fatto fotografare da un amico mentre facevo queste attività, per avere una documentazione inoppugnabile di quel che stava succedendo». Denis lascia il museo e per formalizzare il reclamo manda all’ufficio stage dell’università anche un fax, in cui si legge: «Considero molto grave che gli stagisti debbano fare lavori di hostess e volantinaggio, a meno che queste non rientrino espressamente nelle attività descritte nel progetto formativo, perché tali mansioni non sono né formative né edificanti. È mio desiderio fare presente queste irregolarità al fine di migliorare il servizio di orientamento e collocazione professionale. È avvilente trovarsi a che fare con chi ha solo voglia di sfruttare le potenzialità degli stagisti senza poi aver la minima intenzione di formarli per inserirli nel proprio staff. La segnalazione è finalizzata ad evitare ad altri miei colleghi universitari di ritrovarsi nelle mie stesse condizioni». Il passo successivo però, cioè portare il suo reclamo e le foto alla DPL di Roma, Denis non se la sente di compierlo: « Il mio nome sarebbe saltato fuori, avrei dovuto parlarne con gli altri stagisti, e non so come avrebbero reagito. Quando si dice fra di noi che le cose non vanno bene si è sempre tutti d'accordo, ma quando si deve andare a denunciare si rimane soli». Denis è frenato dal timore di «bruciarsi» nell’ambiente dei musei italiani: « Non me la sento di fare grandi rivoluzioni. All'inizio ero partito in quarta, facendomi fare anche le foto; poi ho temuto che un’azione frontale, come far venire gli ispettori, mi avrebbe potuto portare più danni che benefici. E ho lasciato perdere: ho avuto paura di non riuscire poi a trovare lavoro in altri musei, di subire ritorsioni».Dal canto loro, l'ufficio stage dell'università e il museo scelgono di minimizzare l'accaduto. «Non siamo intervenuti» spiega alla Repubblica degli Stagisti Roberto Reggiani, responsabile dell’ufficio stage dell'università Cattolica «perché non vogliamo fare maternage ai nostri stagisti. Una persona maggiorenne ha il diritto e il dovere di gestire i rapporti con l’ente ospitante in completa autonomia»  [leggi l'intera intervista]. Non che Reggiani consideri il volantinaggio una mansione appropriata  a uno stagista laureato: « È evidente che non è il massimo: ma il controllo non può passare attraverso l’università. Qui siamo in sette, di cui due part-time, a gestire 6mila tirocini». E conclude: «Il ragazzo ha fatto benissimo a interrompere lo stage, una mansione come il volantinaggio non era certo finalizzata all'acquisizione di ulteriori competenze».Di diverso avviso Luca Massimo Barbero, direttore del Macro [leggi l'intera intervista]: «Io stesso sono andato in giro per la città a portare manifesti, lo faccio abbastanza spesso e sono anche laureato: lo facciamo tutti».  I ragazzi, precisa, non vengono obbligati a farlo: «Non le definiamo mansioni: lo chiediamo e chi vuole lo fa». E fa una promessa alla Repubblica degli Stagisti: «Non manderemo più stagisti a fare volantinaggio».Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- «Non abbiamo ispettori da mandare nelle aziende»: parla il responsabile dell'ufficio stage dell'università Cattolica- «E’ vero, abbiamo mandato i nostri stagisti a volantinare: ma eravamo in buona fede. E non lo faremo più». La replica del direttore del Macro di RomaE anche:- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»

Stage a pagamento: un lettore chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti

Li chiamano "stage di formazione", ma di stage hanno ben poco: si tratta a tutti gli effetti di corsi a pagamento, di durata ridotta (solitamente pochi giorni, per un totale di qualche decina di ore) e nessuna attività lavorativa prevista per i partecipanti. Uno di essi è stato segnalato alla rubrica «Help» (help [chiocciola] repubblicadeglistagisti.it) da un lettore, in dubbio se aderire o meno all’offerta del Centro sperimentale di ricerca formazione e documentazione per gli studi umanistici "Gertrude Margaret Lowthian Bell" di Viterbo: 20 posizioni aperte per 25/30 ore di lezioni teoriche e di esercitazioni didattiche in museologia e didattica museale, da svolgere nel corso di cinque giornate presso il museo di Palazzo Braschi di Roma al costo di 420 euro iva inclusa. Lo “stage di formazione” è aperto a tutti i laureati provenienti da determinate facoltà (storia, filosofia, scienze politiche e altre ancora), senza limiti di età e di cittadinanza; il sito web del G.M.L. Bell specifica espressamente che «è finalizzato unicamente alla formazione dei partecipanti e non implica in alcun modo un rapporto di lavoro con il Museo stesso o con il Centro Studi». La Rete pullula di offerte simili, con corsi di ogni genere denominati stage: solitamente si tratta di corsi di formazione nell'ambito dell'arte, dello spettacolo o dello sport (stage di kung-fu, di skateboard, di teatro, di hip-hop...). Attenzione, però: la normativa italiana (il decreto ministeriale 142 del 1998) stabilisce criteri ben precisi e procedure standard sulla base di cui si può parlare di tirocini formativi, riepilogati qui in un articolo di approfondimento. Criteri e procedure che non vengono riprodotti in questo caso. Per capire allora l’inquadramento esatto dell’offerta del Centro G.M.L. Bell, la Repubblica degli Stagisti si è rivolta alla responsabile Caterina Pisu, che ha spiegato: «Esiste una differenza tra gli stage aziendali, tanto di moda ai nostri giorni, e gli stage/seminario, come quello da noi organizzato, che sono invece propri di determinati settori di studio e ricerca, e che sono destinati a una nicchia di persone che desiderano approfondire  le proprie conoscenze in una data materia». Quello che loro organizzano sarebbe quindi uno «stage seminariale, equivalente ad un corso di perfezionamento post-lauream ma con modalità particolari: l'essere ospitati presso la sede museale, l'incentrare le lezioni di tipo seminariale sulle attività e sul funzionamento della sede ospitante, le esercitazioni attinenti le collezioni proprie di quel museo». Secondo la responsabile «in alcuni casi la denominazione "stage" viene data anche a seminari e workshop aventi carattere di apprendimento. I partecipanti, pertanto, sono studiosi che desiderano approfondire le proprie conoscenze su specifici temi inerenti la museologia e la didattica museale. Lo dimostra anche l'età dei richiedenti che varia dai 25 ai 40 anni, quindi si tratta anche di persone che chiaramente non hanno necessità di un inserimento lavorativo ma hanno solo finalità di studio». Il rischio di fare confusione, però, è dietro l'angolo. Innanzitutto c'è la parola stage; poi c'è l'aggettivo "di formazione", infine il riferimento a un "tutor" e a un "ente promotore". Una terminologia mutuata dalla normativa, che potrebbe generare errori di comprensione. Nel caso specifico, lo "stage" presso il museo di Palazzo Braschi sarebbe rivolto a studiosi più che a giovani in cerca di lavoro (in effetti, una durata di appena cinque giorni renderebbe poco probabile l’inserimento di un tirocinante all’interno di una qualsiasi struttura). Alla luce di queste considerazioni, il suggerimento è quello di sforzarsi sempre di distinguere in maniera netta i tirocini come definiti dalla lettera e dalla ratio della legge, e questo tipo di “stage formativi” che per caratteristiche e svolgimento (prima di tutto, la presenza di una tassa di partecipazione) sono più assimilabili a corsi di formazione specialistica. «È vero» riconosce Maria Elisa Tittoni, direttore del museo di Palazzo Braschi: «la parola stage è oggi usata in un gran numero di situazioni, a volte a sproposito». E aggiunge che «l'accordo del museo con il Centro non rientra infatti nella convenzione prevista dal decreto 142. Forse sarebbe meglio parlare di offerte didattiche». Per evitare il rischio, aggiunge la Repubblica degli Stagisti, di creare confusione tra l’uno e l’altro modello, e di generare magari false speranze nei giovani in cerca di un’occasione per entrare nel mondo del lavoro.     Andrea Curiat Eleonora Della RattaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Cosa costituisce tirocinio formativo e cosa no (secondo la legge italiana)- Lo "stage-seminario" si fa al museo, ma i partecipanti pagano il Centro- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»- Stage deludente dopo un master da 11mila euro: una lettrice chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti

Stage deludente dopo il master, la replica dell'Upa e le testimonianze positive e negative di altri ex allievi

Torniamo sul caso della segnalazione della lettrice Sara T., allieva del master in comunicazione d’azienda Mca di Upa - Ca’ Foscari e stagista presso la Hangar  Design Group, di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi con l’articolo «Stage deludente dopo un master da 11mila euro: una lettrice chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti».Alla Repubblica degli Stagisti, che fin dall'inizio aveva ritenuto importante dare conto anche delle versioni del master e dell’azienda, è arrivata la replica dei dirigenti dell'Mca, che si dichiarano prima di tutto «costernati per il racconto di Sara ed anche dispiaciuti per la reazione incomprensibile e ostile di un’allieva nei confronti della quale sono state usate le stesse cure ed attenzioni che abbiamo sempre rivolto ai nostri allievi». La lettera mette in luce che Sara ha avuto una scelta “ristretta” rispetto a dove andare a fare lo stage perché lei stessa aveva richiesto che il suo curriculum non venisse proposto ad aziende distanti dalla sua residenza; e che nonostante questo l’allieva ha potuto sostenere tre colloqui, ma «in due casi a Sara sono state preferite altre candidate». Le mansioni svolte durante lo stage, dalla lettrice considerate poco qualificanti, secondo l’Upa «sono tutte attività che rientrano nella normale operatività dell’ufficio stampa»; viene inoltre ribadito «con fermezza di non aver mai garantito un rimborso spese né a Sara né agli altri allievi di questa o delle passate edizioni». Nella lettera non si fa cenno ad alcuni aspetti sollevati dalla lettrice: la mancanza di un progetto in azienda su cui si sarebbe dovuta basare la tesina finale; la circostanza riguardante i fogli sulle norme di comportamento firmati prima che gli stage venissero assegnati; la conclusione anticipata del tirocinio e la  promessa che sarebbe stato cercato un altro stage. A questo link pubblichiamo il testo integrale della lettera. In alcuni punti poi le due versioni sono diametralmente opposte. Per quanto riguarda il rimborso spese, per esempio, la versione di Sara è che la tutor del master avesse riferito più volte di avere avuto indicazioni dall’azienda che ci sarebbe stato un rimborso spese. La Repubblica degli Stagisti  non può che partire dal presupposto di buona fede da entrambe le parti; per  stimolare un dibattito e capire se la denuncia della lettrice è condivisa da altri, oppure se si tratta di un caso isolato, ha rintracciato altri ex allievi chiedendo loro di raccontare il loro punto di vista, con l’obiettivo di fornire un quadro più completo e realistico del contesto. Il primo a rispondere all’appello è stato Daniele M.: «Non ho nulla da ridire nei confronti del periodo formativo in aula, durante il quale abbiamo avuto la possibilità di seguire lezioni di altissimo livello con docenti dalla preparazione eccelsa e con testimonial d'azienda altrettanto validi e preparati. Quello che, però, non mi è assolutamente piaciuto è stata la gestione dei colloqui per gli stage aziendali dopo il periodo di formazione in aula». E aggiunge che la scelta del tirocinio, per lui, si è limitata ad una sola possibilità: «L'unico colloquio che ho fatto è stato, dopo un mese e mezzo di silenzi angoscianti, per una pseudo agenzia di product placement cinematografico in fase di avvio, una realtà che è puntualmente fallita dopo due mesi». Durante i quali Daniele racconta di aver fatto il tuttofare: «Due mesi passati in uno primo momento a lavorare a casa dei due fondatori e poi a trasportare mobili e materiale cartaceo presso la sede, da poco affittata, dell'agenzia. Una sorta di stage-truffa che nulla aveva a che fare con le competenze acquisite durante il periodo di formazione in aula e che i responsabili del master avrebbero potuto fare a meno di propinarmi con tanta leggerezza». Anche Daniele, come Sara, racconta che gli organizzatori del master all’indomani della consegna del diploma gli avevano assicurato «che avrebbero fatto di tutto per assicurarmi la possibilità di accedere ad un altro stage in un'azienda o in un'agenzia di prestigio che potesse realmente offrirmi un'esperienza formativa e professionale di alto livello» ma che la promessa non è stata mantenuta: «A un anno esatto dall'inizio di un percorso formativo mi ritrovo esattamente al punto di partenza, e cioè senza uno straccio di lavoro e costretto a mandare curriculum in Italia ed in Inghilterra senza il supporto, che ci era stato garantito, del master che ho frequentato».Un po’ diverso il punto di vista di un’altra ex allieva, che preferisce restare anonima: «Io non la penso come Sara, anche se devo ammettere che in diverse occasioni non mi sono trovata d'accordo con il modo in cui sono state gestite determinate situazioni. Credo in ogni caso che accontentare tutti sia impossibile e si trova sempre qualcuno più o meno d'accordo con il management». Secondo la ragazza, la brutta esperienza di tirocinio della sua collega «non dipende dal master, ma dalla Hangar Design stessa. Io ho trovato da sola lo stage, nel settore marketing operativo, e sinceramente mi trovo veramente bene, sebbene anche io non sia retribuita!». Anche un altro ex allievo, Riccardo G., imputa le difficoltà e la scarsa qualità formativa degli stage non alla direzione del master, ma all’esterno – al mercato del lavoro stesso: «Anch'io ho finito il master con uno stage indegno. Ma almeno la metà dei miei compagni, invece, ha avuto trattamenti in aziende e posizioni ben diversi. E adesso, molti di loro ricoprono cariche di alto livello. Le lamentele di Sara T. sono sacrosante, ma uno stage di 3 mesi è l'ultima cosa che importa di un corso post-laurea. A meno che uno non creda veramente che sia il prezzo da pagare per avere un lavoro... ma questo sarebbe stupido e triste». Riccardo, come Daniele, separa nettamente la qualità del master in aula dalla qualità dello stage di fine  master: «La mia esperienza d'aula è stata positiva al 100%. Un corso ben organizzato, professori all'altezza, testimonianze d'alto profilo. Quello che non è stato all'altezza l’ho trovato fuori da Ca’ Foscari ed è il mondo delle aziende e agenzie italiane». E conclude con amarezza: «Che sia chiara una cosa: lo "stage" è per definizione lavoro del più basso livello non pagato. Tutti noi abbiamo fatto fotocopie e poco altro».Una quarta voce, quella di Fabio R., critica direttamente la Hangar Design Group, raccontando che pochi mesi fa, con un cv strepitoso – 27 anni, laurea e master Mca già alle spalle, due stage all'attivo per un totale di quasi due anni di esperienza "sul campo" – andò proprio in quell’azienda a fare un colloquio al termine del quale lo informarono che «per politica aziendale, così mi dissero testualmente, non retribuivano mai gli stage». Il racconto di Fabio si conclude con uno sguardo  «più che eloquente» all'esaminatrice: «Non commentai, ma sono convinto che avesse capito benissimo cosa mi stava passando per la mente: e vantatevene pure, bravi, applausi. Semplicemente, mi alzai e me ne andai: l'offerta era davvero troppo al ribasso».La voce più positiva arriva alla Repubblica degli Stagisti da Simone P.: «Ho frequentato il master Upa nel '95-'96, e feci lo stage in una nota agenzia di pubblicità con aspettative di scuoladivita, non di inserimento professionale o "carriera"» racconta: «Ora lavoro da 13 anni in azienda e nel mondo della comunicazione e posso garantirvi che il master di Venezia è uno dei più apprezzati e professionalmente "formanti". Durante questi anni ho fatto da tutor interno a diversi masterini, accogliendoli in azienda come colleghi per i tre mesi di esperienza e personalmente penso che lo stage sia una finestra sul mondo del lavoro, che i più fortunati possono (anche "pagando profumatamente") aprire e vivere, conoscendo anche l'umiliazione della fotocopia o della telefonata al fornitore, perchè molto spesso anche noi "manager" oltre che pianificare e gestire i massimi sistemi, facciamo anche quello, perchè fa semplicemente parte del nostro lavoro».Fabrizio PattiEleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Il testo integrale della replica degli organizzatori del master Mca Upa - Ca' Foscari- Stage deludente dopo un master da 11mila euro: una lettrice chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»

Stage deludente dopo un master da 11mila euro: una lettrice chiede «help» alla Repubblica degli Stagisti

Mansioni non coerenti con il master frequentato, promesse di rimborso spese non mantenute e altre stranezze, come un foglio di stage firmato in bianco mesi prima. La prima lettrice a segnalare una situazione difficile alla Repubblica degli Stagisti attraverso il nuovo servizio help [chiocciola] repubblicadeglistagisti.it è Sara T., 29enne laureata in Lingue di Padova, delusa da un tirocinio presso la società Hangar Design Group di Mogliano Veneto previsto come conclusione del master in Comunicazione d’azienda MCA promosso da Upa e ospitato da Ca’ Foscari – che prevede sei mesi e mezzo di lezioni in aula e tre mesi di stage, per un costo di 11mila euro.Il racconto di Sara. Le “incomprensioni” cominciano prima ancora dello stage. La tutor interna del master assicura che l'azienda dove la manderanno erogherà un rimborso spese e le assegnerà mansioni interessanti, nel settore organizzazione eventi e ufficio stampa, in particolare nel contesto del Salone del mobile di Milano. A una settimana dall’inizio dello stage, però, la tutor non è ancora in grado di quantificare l'entità del rimborso spese, e dice a Sara che sarà lei stessa a concordarla con l'azienda. Peccato però che il primo giorno arrivi subito la doccia fredda: in azienda dicono alla neostagista che non hanno mai previsto un rimborso spese e che anzi si meravigliano della richiesta. Sara si rassegna a fare lo stage senza percepire un euro. Ma ancor più che il mancato rimborso spese sono le attività da svolgere la vera delusione. «Le mie mansioni» racconta alla Repubblica degli Stagisti «erano inserire dati al computer, fare fotocopie o scansioni, inviare mail di servizio, effettuare recall telefonici, riordinare l’archivio dei giornali, talvolta persino andare in edicola a ritirare i quotidiani. Attività non in linea con quanto previsto dal master». E su questo punto, che riguarda espressamente la qualità formativa dello stage, Sara decide di non rassegnarsi: «Avvisai tempestivamente il master. Dapprima mi rassicurarono dicendo che avrebbero cercato di sostituire questo stage con uno appropriato. Mi dissero però che comunque fino a tale momento avrei dovuto starmene buona in quell’azienda ed accettarne le condizioni. Dopo una settimana, effettuai un colloquio di presentazione presso un'altra azienda, di cui tra l'altro non ho mai saputo l’esito. Nei giorni seguenti il master mi comunicò che dovevo adattarmi alla situazione se volevo avere il diploma, negando di aver mai detto di volermi spostare da dov’ero».Anche fare la relazione di un progetto seguito durante lo stage diventa un problema. Non avendo potuto seguire alcun progetto, Sara ricontatta il master per capire su cosa dovrà scrivere la tesina.  «Le tutor mi assicurarono che il direttore del corso, un professore di marketing di Ca’ Foscari, avrebbe provveduto a risolvere la situazione e mi avrebbe telefonato, cosa che non è mai avvenuta» racconta. «Alla fine non cambiò nulla e il master mi impose di stendere e  presentare una tesina di tipo libresco, traendo le informazioni da internet e ovviamente ricavandone un lavoro inutile. Inoltre, il 10 giugno fui invitata da un giorno all'altro dall'azienda a terminare anticipatamente lo stage, che avrebbe dovuto chiudersi il 19 dello stesso mese, perchè non avevano più niente da farmi fare». Il diploma viene consegnato comunque, anche se non sono stati completamente svolti i tre mesi previsti. «Quando presentai la tesina terminata» ricorda la ragazza «la tutor mi si avvicinò ammettendo che avevo dovuto sopportare una situazione insostenibile e che avrebbero provveduto a farmi fare subito dei colloqui per trovarmi uno stage serio. Sono passati quasi tre mesi e nessuno si è fatto vivo».«Ho speso soldi e passato un anno della mia vita, in cui speravo di acquisire competenze che con la mia laurea non erano sufficienti ad entrare nel mondo del lavoro, tra le false promesse di chi se ne approfitta di noi giovani» è l'amara conclusione di Sara «Altri miei compagni di corso hanno vissuto situazioni spiacevoli e stage fasulli, a tutti noi durante il master era stato fatto firmare un foglio in cui non c’erano i dati di nessuna azienda ma solo l’accettazione di norme di buon comportamento, addirittura alcuni si sono trovati lo stage per conto proprio. Ma la mia esperienza è stata di gran lunga la peggiore, visto anche come sono stata ignorata da chi è stato pagato profumatamente per un servizio che non ha erogato».Fabrizio PattiPer scrivere questo articolo, la Repubblica degli Stagisti ha contattato l'azienda e il master che vengono citati dalla lettrice nel suo racconto. I responsabili del master in Comunicazione d'azienda MCA Upa - Ca' Foscari hanno preferito per il momento non replicare. La Hangar Design Group  aveva inizialmente assicurato che avrebbe fornito la sua versione dei fatti, ma non ha più dato sue notizie. La Repubblica degli Stagisti resta a disposizione per raccogliere le repliche degli interessati.Per saperne di più sul servizio «Help», leggi anche gli articoli- Stage deludente dopo il master, la replica dell'Upa e le testimonianze positive e negative di altri ex allievi- Il testo integrale della replica degli organizzatori del master Mca Upa - Ca' Foscari- La Repubblica degli Stagisti al servizio dei lettori: al via la nuova rubrica «Help»