«Solo mansioni secondarie agli stagisti? Per fortuna in Sic non è così!»

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 16 Giu 2019 in Storie

Bollino OK Stage buone opportunità Informatica Sic Servizi Integrati & Consulenze storie di stage

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Federico Parravicini, 24 anni, oggi con un contratto a tempo indeterminato in Sic.

Mi sono diplomato al liceo scientifico nel 2013 e subito dopo ho lavorato per un anno come artigiano presso l’azienda di famiglia. Avevo già in mente, però, di intraprendere un percorso di studi legato all’ambito della tecnologia, vista la mia passione per il mondo informatico. E, infatti, l’anno seguente mi sono iscritto alla facoltà di Informatica all’università Bicocca, a Milano. Mi sembrava un corso attinente ai miei interessi e, soprattutto, ho considerato il fatto che il settore tecnologico informatico è in continuo sviluppo, motivo per cui ho pensato poteva essere l’ambito giusto per intraprendere una futura carriera lavorativa. Il mio corso di laurea era triennale: un periodo di cui ho dei bei ricordi perché, nonostante lo studio fosse intenso, era meno pesante e stressante rispetto alle scuole superiori. Probabilmente perché gli esami universitari avevano cadenze mensili e il tempo a disposizione per prepararsi è maggiore.

Il mio incontro con il mondo degli stage è iniziato poco prima di laurearmi. Una settimana prima della seduta di laurea, infatti, sono entrato in contatto con Sic grazie ad un conoscente e preso appuntamento per un colloquio, svolto nel mese di luglio dell’anno scorso, solo tre giorni prima della discussione della tesi! Il mio colloquio è stato per lo più conoscitivo, mi hanno fatto domande di natura tecnica, per esempio su argomenti informatici in generale, per verificare le mie effettive conoscenze. L’azienda mi ha fatto capire subito che era interessata al mio profilo e, infatti, nel giro di una sola settimana sono stato contattato per la proposta di stage che ho accettato.

Ho cominciato il tirocinio a metà settembre 2018: sei mesi con un rimborso spese di 800 euro mensili. Ricordo ancora il mio primo giorno di stage: mi sentivo spaesato dall’ambiente nuovo e, confesso, in parte annoiato perché non mi è stato affidato subito un incarico visto che dovevo prima prendere confidenza con i software che avrei dovuto utilizzare. Con il passare dei giorni mi sono stati affidati sviluppi piccoli sotto la supervisione del mio tutor, che mi ha seguito con costanza e dedizione durante tutto il percorso di stage.

Non avendo fatto precedentemente altri tirocini, ero convinto che gli stagisti svolgessero per lo più mansioni secondarie. Ma in Sic non è così. Dopo qualche settimana di pratica con l’ambiente di sviluppo dell’azienda mi sono stati affidati sviluppi importanti, sempre sotto la supervisione del tutor che è stato fondamentale per la mia crescita come sviluppatore. Per questo oggi posso dirmi soddisfatto della mia prima e unica esperienza di stage! Quattro mesi dopo l’inizio del tirocinio ho fatto il punto della situazione lavorativa con il mio tutor e in quel contesto mi è stato detto che la società stava pensando a un prolungamento del rapporto lavorativo. Non sapevo ancora, però, con quale modalità di contratto. Poi due settimane prima del termine mi è stata fatta la proposta di un contratto a tempo indeterminato, con una Ral di 23mila euro circa più buoni pasto da 7,50 euro al giorno. Mi aspettavo sì un prolungamento, ma ammetto che non pensavo a un contratto indeterminato subito! Per questo quando me lo hanno comunicato sono stato felice e ho accettato subito senza esitazione.

Oggi in Sic sono sviluppatore software: un ruolo che mi consente di lavorare su progetti diversi permettendomi di apprendere in continuazione, accrescendo la mia esperienza di sviluppatore e la conoscenza dei molti strumenti usati da chi svolge questo lavoro. Sono contento di lavorare qui e spero di rimanere in azienda il più a lungo possibile, visto che il settore a cui faccio riferimento per la mia carriera lavorativa è proprio quello informatico.

Sono stato fortunato perché ho svolto un solo stage: ho trovato un ambiente ottimale per il mio percorso, cosa che non è successa ad esempio a molti miei amici. Credo che il problema principale degli stage in Italia, oggi, sia lo sfruttamento degli stagisti per mansioni marginali. Spesso i tirocinanti sono trattati come lavoratori usa e getta: presi per svolgere lavori poco formativi che nessun altro vuole fare e poi lasciati a casa. Per questo si è creata tra i giovani una sorta di malcontento verso il lavoro che fa crescere la voglia di esperienze all’estero.

L’argomento stage non è semplice da trattare perché varia a seconda del settore lavorativo e della Regione: credo che mettere a disposizione di tutti informazioni ma, soprattutto, le esperienze di chi ha vissuto precedentemente la stessa situazione, come fa la Repubblica degli Stagisti, sia molto utile. Ho letto la Carta dei diritti dello stagista e penso che rispecchi appieno ciò che un tirocinante dovrebbe ottenere nel suo percorso. Durante il mio stage in Sic quei diritti sono stati rispettati, ma sfortunatamente so che per molti giovani non è lo stesso!

Oggi vivo in provincia di Monza con la mia famiglia e non ho in programma a breve di vivere per conto mio, visto anche che la mia assunzione a tempo indeterminato è avvenuta da poco. Il lavoro non ha impedito o limitato in alcun modo la mia vita sociale o represso le mie passioni e, infatti, pratico calcio due volte a settimana. A chi, oggi, si appresta a entrare nel mondo del lavoro consiglio di non abbattersi ai primi accenni di difficoltà: spesso chi ha studiato a lungo senza mai avere esperienze lavorative fa fatica ad ambientarsi in un mondo totalmente diverso da quello scolastico. Ma con un po’ di pazienza e dedizione ci si abitua in fretta!


 Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

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