Tacatì: un milione di euro per l'e-commerce a km zero

Riccardo Saporiti

Riccardo Saporiti

Scritto il 14 Ago 2013 in Approfondimenti

Avevano avuto la stessa idea. Ed entrambi avevano pensato di presentarla alla Coldiretti di Asti, a pochi giorni l'una dall'altro.Stagisti «Alla fine sono stati loro a metterci in contatto». A raccontarlo alla Repubblica degli Stagisti è Giulia Valente, 28 anni, fondatrice insieme al 34enne Stefano Cravero di Tacatì, una start-up che si occupa di fornire una piattaforma e-commerce a piccoli negozi «che aderiscono alla nostra filosofia del chilometro zero, vendendo prodotti locali ed artigianali». E che ha appena ricevuto un finanziamento da un milione di euro da Principia-Sgr.
Un progetto che oggi coinvolge alcune zone del Piemonte, regione alla quale l'azienda deve il suo nome. «Volevamo che ricordasse la vicinanza, anche per via del fatto che consegnamo la spesa a domicilio. E nel nostro dialetto vicino si dice "taca a tì"». Anche se la sede legale è molto lontana da Langhe e Monferrato. «Si trova a Cagliari, dove ha sede il nostro sviluppo tecnologico. Il capoluogo sardo è ottimo se si cercano competenze informatiche e sviluppatori». A livello operativo, però, Tacatì ha trovato casa a Torino all'interno di I3P, l'incubatore d'impresa del Politecnico di Torino.
Qui i due startupper sono arrivati dopo aver girato il mondo. «Io ho studiato Economia prendendo la doppia laurea alla Bocconi di Milano e alla Hec di Parigi, poi ho fatto uno stage alla Comunità europea a Bruxelles nel 2009» snocciola Valente: «Fino al 2011 ho lavorato a Madrid, ma alla fine sono tornata: mi mancava l'Italia». Cravero invece dopo la laurea in Economia all'università di Torino ha lavorato per otto anni nel settore della finanza, muovendosi tra Lussemburgo, Irlanda e Berlino. Quindi ha cambiato vita, si è trasferito in Bangladesh ed ha lavorato per un anno con Muhammad Yunus, inventore del microcredito e premio Nobel per la Pace 2006.Stagisti Quando ha deciso di tornare in Italia, lo ha fatto con l'idea di lavorare a qualcosa che avesse un impatto sociale positivo.
Un'assunzione di responsabilità che si traduce nella valorizzazione della filiera corta. «Abbiamo individuato delle piccole botteghe alimentari che sono nostre partner. A loro mettiamo a disposizione uno spazio e-commerce sulla nostra piattaforma e predisponiamo una rete di punti di consegna sul territorio». In altre parole, offrono a queste botteghe un canale di comunicazione dedicato che permette loro di farsi conoscere. Magari sfidando anche la grande distribuzione. «L'idea è nata facendo delle prove: abbiamo iniziato con un'e-commerce puro, pensavamo di acquistare dai produttori per poi rivendere ai clienti. Abbiamo anche raccolto i primi ordini la scorsa estate, ma ci siamo resi conto che era un sistema difficile da gestire». Fino a che non sono entrati in contatto con “Il Buon senso”, negozio di prodotti alimentari sfusi di Asti.
«Inizialmente ci ha dato uno spazio nel suo magazzino. Poi ci siamo resi conto che con lui si lavorava bene e abbiamo pensato che potesse essere direttamente lui a vendere sul sito: perché gestire noi la parte di selezione dei prodotti e della logistica quando ci sono già delle figure professionali che se ne occupano?». Nata nel maggio 2012 come srl, con un capitale sociale di 10mila euro versato grazie ai risparmi messi da parte lavorando, a febbraio di quest'anno Tacatì si è iscritta nel registro delle start-up innovative. «Il nostro piano di sviluppo pervede l'assunzione di nuove risorse ed essere una isrl dà la possibilità di incentivare queste persone con un piano di stock option». Ovvero cedendo una piccola quota della società. Inoltre «volendo approcciare dei fondi di venture capital per cercare degli investimenti, questo è un requisito importante». Una ricerca andata a buon fine con Principia: l'accordo prevede l'ingresso come presidente di Tacatì di Michele Costabile, ordinario di Marketing alla Luiss di Roma  enumero due del fondo. E si pone l'obiettivo di arrivare a coinvolgere entro cinque anni oltre mille botteghe in tutto il territorio nazionale.
Il passaggio da srl a start-up innovativa non è stato complesso, «il commercialista ci ha aiutato molto. In realtà è stato molto difficile fondare una srl, visto che non sapevamo come inquadrare la nostra attività in Camera di Commercio».Stagisti Più semplice è stato convincere l'ecosistema della bontà del progetto. «Abbiamo partecipato a StartCup Piemonte nel 2012 e abbiamo vinto 8mila euro, soldi che abbiamo usato per realizzare il sito». Nello stesso anno i due startupper hanno preso parte al Barcamper promosso da Gianluca Dettori: «Siamo arrivati secondi, ci hanno premiato con 5mila euro. Ma al di là del premio in sé, è stato un bel momento perché prima della gara c'è stata una settimana di full immersione con dPixel per capire come si scrivono un business plan ed un piano finanziario e come si cercano - e convincono - gli investitori». Mentre poche settimane fa Valente è stata inserita nella lista delle 50 startupper donna stilata da GirlsInTech.
Oggi, pagando una retta di 50 euro al mese, Tacatì è incubata in I3P, un'esperienza «fondamentale per i servizi che offre e per la rete di professionisti con i quali ti mette in contatto». E insegue un break-even, che dovrebbe arrivare il prossimo anno. «L'anno scorso abbiamo fatturato poche decine di migliaia di euro. Siamo in fase di test e ancora non prendiamo uno stipendio. Diciamo che abbiamo ancora qualche risparmio e ci arrangiamo». Un quadro che potrebbe conoscere una rapida evoluzione grazie al finanziamento da un milione di euro che Principia-Sgr ha deciso di concedere a Valente e Cravero. «Stiamo già lavorando alla nuova piattaforma, che pensiamo di mettere online in autunno. Inoltre intendiamo potenziare la nostra presenza in Piemonte ed estenderla anche in altre regioni. Infine, vogliamo investire molto nella comunicazione, sia sul territorio che in rete». Del resto, i fondi per investire in tutti questi campi non mancano.

Riccardo Saporiti 
startupper@repubblicadeglistagisti.it


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