Nuove linee guida per i tirocini, la Conferenza Stato-Regioni buca clamorosamente la deadline

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 13 Lug 2022 in Notizie

conferenza stato-regioni linee guida Rimborso spese tirocinio extracurricolare

Sono passati già quasi due settimane dalla scadenza prevista per il varo di nuove linee guida per i tirocini extracurriculari eppure del testo o di una bozza non c’è ancora traccia. La legge di Bilancio 2022 aveva previsto che la Conferenza delle Regioni approvasse un nuovo testo entro il 30 giugno, chiedendo di circoscriverli alle persone con difficoltà di inclusione sociale. L’intento, in linea teorica, era quello di limitare l’abuso degli stage e favorire la diffusione dell’apprendistato ma nella pratica l’indicazione del Governo è fortemente limitativa per un programma di inserimento lavorativo che, pur con tante ombre, consente a tutti, oggi, di poter fare un primo accesso nel mondo del lavoro.

«Non va bene che la deadline non sia stata rispettata!», si arrabbia Pietro Bussolati,
consigliere regionale PD in Lombardia: «La causa del ritardo è sopratutto il ricorso irresponsabile fatto da Elena Donazzan, assessora al lavoro del Veneto». Il riferimento è alla ricorso per illegittimità costituzionale presentato contro la decisione del governo Draghi di legiferare su un tema di competenza “residuale” (così si dice in gergo tecnico) delle Regioni. Un’invasione di campo non particolarmente apprezzata da molti degli assessori regionali e che ha portato, un po’ a sorpresa, al ricorso autorizzato dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che di fatto ha bloccato il dibattito sul tema, non solo in Conferenza delle Regioni ma anche all’interno dei singoli enti. «Il tema non è un mese in più o in meno» aggiunge però Bussolati: «L’importante è che si vada nella direzione votata da tutti i partiti della maggioranza, compreso quello della Donazzan, e che si arrivi a una definizione il più presto possibile di quanto previsto nella norma finanziaria».

«Qualsiasi deadline che venga sforata non è un segnale positivo», concorda Paolo Romano, segretario metropolitano dei giovani democratici di Milano e responsabile della petizione #LoStageNonèLavoro che ha raccolto nell'ultimo anno
su Change.org oltre 70mila firme. Romano però ricorda come questa «sia una fase estremamente complessa per tutti i ministeri tra la guerra in Ucraina e la pandemia» e rassicura: «Sappiamo che il tema è in discussione nei tavoli preparatori e confidiamo che in tempi brevi si arrivi a una discussione definitiva».

Certo, si parte in salita: «La Conferenza Stato Regioni attuale è politicamente molto avversa a cambiamenti che vadano a tutelare il mercato del lavoro. Parliamo di una prevalenza di partiti di centro destra, con casi come quello veneto che hanno impugnato l’inserimento in legge di bilancio delle restrizioni sui tirocini, con dichiarazioni nelle commissioni consiliari sullo stage in cui si dice che sarebbe “impossibile” dare 300 euro al mese a uno stagista curricolare perché le aziende chiuderebbero. È evidente che davanti a un centro destra che ritiene non sia una priorità la tutela del lavoro giovanile, prendersi più tempo per trovare le mediazioni che consentono di migliorare lo strumento è assolutamente necessario».  

«In attesa di nuove linee guida le Regioni potrebbero definire in autonomia» riprende Bussolati – e arrivare ad approvare dei nuovi testi. La sensazione, però, è che stiano un po’ tutte prendendo tempo per vedere come si pronuncerà la Corte e capire quindi cosa succederà. Nel frattempo, proprio in Lombardia, Bussolati ha presentato una mozione che avrebbe portato la Regione Lombardia a sostenere, in Conferenza Stato-Regioni, «un aumento del contributo minimo previsto per gli stage e una riduzione del raggio di applicabilità dei tirocini extracurriculari solo ai soggetti fragili e alle persone uscite da un percorso di formazione negli ultimi 12 mesi, o anche da più di un anno se disoccupati». Proposta che Bussolati ha presentato anche in Confindustria dove «erano propensi a ragionarci. Il rimborso spese mensile sarebbe aumentato nell’immediato a 650 euro e nel giro di due anni a 800 euro minimo». La mozione, però, non è stata approvata. Non tutto è perduto però: Bussolati in compenso è riuscito «a far creare un gruppo di lavoro con l’obbligo di fare delle audizioni delle parti sociali e dei sindacati a partire da settembre. Poi si voterà un testo: questa mozione, magari con qualche modifica, entro ottobre del 2023».     

Ma almeno uno straccio di bozza di testo di queste nuove linee guida, in Conferenza Stato-Regioni, in questi sei mesi l'han preparato? A Paolo Romano non risulta: «Durante le riunioni hanno discusso nel dettaglio vari elementi che sono quelli che noi chiediamo: entità e limitazione dell’uso. Quindi che il tirocinio sia limitato ai periodi di formazione e all’anno successivo e che il rimborso spese obbligatorio non possa scendere al di sotto di alcune cifre ridicole presenti in alcune regioni. Pensiamo alla Lombardia: un tirocinio qui può essere pagato anche solo 300 euro al mese!». Perché, se è vero che in questa Regione – quella dove si concentra il maggior numero di stage – l'indennità minima mensile fissata per legge è 500 euro, tale indennità inspiegabilmente scende (caso unico in Italia) a 300 se il soggetto ospitante è una pubblica amministrazione.

Sulla situazione attuale, quindi su quali siano le normative da applicare ora, Romano chiarisce: «Le regioni oggi si basano sulle linee guida approvate, quindi fanno fede le leggi regionali basate sulle vecchie linee guida ancora valide. Quando cambieranno, allora cambierà il tema». Il segretario dei GD milanesi calma gli animi sul ritardo accumulato ad oggi. «La legge di bilancio dà tutta una serie di scadenze che in questi anni con la pandemia non sono mai rispettate e sforano sempre di due o tre mesi. Il tema è che si faccia – e se dal 30 giugno si arriva al 30 settembre va benissimo. È normale che scadenze di questo tipo, con una guerra e una pandemia di mezzo, slittino. L’importante è che il dibattito non si fermi e per ora sta andando avanti. Qualora dovessimo sapere che si è arenato ci attiveremo con delle mobilitazioni» promette.

La strategia al momento è quella di mantenere alta l’attenzione sul tema, di seguire gli sviluppi e a settembre ritornare ad alzare la voce per avere delle risposte. Sempre più urgenti visto che proprio gli ultimi dati confermano che quasi un quarto degli italiani lavora con uno stipendio sotto la soglia del reddito di cittadinanza «e a questi vanno aggiunti anche gli stagisti», chiude Romano.

Dare tempo alla politica, quindi, confidando di poter avere entro la fine dell’anno un nuovo testo che guidi le Regioni nel disciplinare meglio il tema dei tirocini extracurricolari. Tutto sta a questo punto a vedere come si posizionerà in questo dibattito la Corte costituzionale.

Marianna Lepore

Foto di apertura:
di Gino Crescoli da Pixabay

Community