"La biologia è vita e la vita è donna", le biologhe contro i pregiudizi di genere

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 27 Dic 2017 in Approfondimenti

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Se nelle materie della cosiddetta area Stem (Scienze, Technology, Engineering and Mathematics) le donne sono tendenzialmente in minoranza, la biologia rappresenta una delle eccezioni alla regola. Le ragazze che scelgono di studiare questa materia, infatti, sono molto più numerose dei ragazzi. Secondo l’Anagrafe nazionale studenti (Ans), nell’anno accademico 2016/2017 le immatricolazioni “in rosa” al corso di studi in Scienze biologiche sono state il 70,3% del totale. E la predominanza femminile è ormai consolidata, se si pensa che già dieci anni fa le donne immatricolate erano state il 69,6% del totale.

Di conseguenza, anche l’Ordine Nazionale dei Biologi (Onb) per il 70% è donna. Ma essere in maggioranza numerica non mette al riparo l’universo femminile dalla discriminazione di genere. Nel settembre scorso ha fatto scalpore l’esternazione dell’allora candidato e oggi attuale presidente dell’Ordine professionale, Vincenzo D’Anna, che, nel commentare i casi di violenza di Rimini e Firenze, invitava le donne «a essere più caute perché il loro corpo potrebbe essere preda dell’istinto primordiale e ancestrale del maschio».

Da quelle parole giudicate “sessiste” è nata una protesta virale, attraverso il gruppo privato Facebook “Le biologhe solidali alle vittime di stupro”, l’hashtag #fuoridallordine e un comunicato stampa. «Il principio base della biologia è proprio l’evoluzione della specie: noi dobbiamo affidare il nostro Ordine a una persona che si professa moderna e innovativa ma favorisce il miglioramento della donna in tal modo?», dichiarava una delle promotrici della protesta, la biologa Chiara Zanichelli. Che tuttavia – intervistata dalla Repubblica degli Stagisti – riconosce il recente risultato delle votazioni: «Gli iscritti hanno espresso un voto democratico, quindi auguriamo al neo presidente un buon lavoro». Lavoro che – al di là delle polemiche – si auspica possa migliorare la condizione lavorativa dei biologi e delle biologhe, che rappresentano la maggioranza della categoria.

«Ho scelto di diventare biologa quando avevo dodici anni, perché amavo il mare, l’ambiente e la mia città, Napoli. Da 25 anni sono anche una subacquea, mi piace definirmi un “pesce fuor d’acqua”, si racconta la Zanichelli. Che aggiunge: «Mi sono occupata di ambiente anche come valutatore di sistemi di gestione, e poi di qualità e sicurezza alimentare. Mi sono avvicinata alla nutrizione come completamento, occupandomi dell’effetto dell’alimento sull’essere umano, attraverso un approccio innovativo e sostenibile. Mi piace insegnare alle persone come fare della nutrizione un modo per rispettare l’ambiente. Collaboro con pubbliche amministrazioni, enti di ricerca e sono presidente di un’associazione, Demetra, che organizza iniziative volte a sensibilizzare il singolo e la collettività su alimentazione, ambiente e salute». Settori su cui conviene puntare oggi: «I finanziamenti per i giovani sono quasi tutti legati alla salvaguardia dell’ambiente, in quanto l’impatto antropico è il male del secolo», spiega la biologa napoletana.

Le “sorprese” della vita non hanno cambiato la sua prospettiva: «Sono diventata madre a vent’anni e a mio figlio cantavo la tavola periodica al posto della ninna nanna, lo portavo con me all’università, ho lavorato fino all’ottavo mese di gravidanza». Certo le responsabilità arrivate così presto hanno condizionato inevitabilmente le sue scelte: «Ho rinunciato al dottorato senza borsa, non retribuito, alla carriera accademica perché essendo madre non potevo “aspettare ancora” a guadagnare. Ma oggi gli occhi di mio figlio, fiero di me anche se sono più fuori che dentro casa, sono la mia linfa vitale». L’appoggio della famiglia per fortuna non le è mancato: «Mio padre e mia madre mi hanno sempre motivato a studiare e lavorare. Mia madre è cresciuta in collegio, dove ha avuto un’educazione rigida, ma era molto moderna, mi diceva di investire su me stessa ed essere indipendente, pur senza trascurare la famiglia e gli affetti».

Ma perché le ragazze dovrebbero avere tutto l’interesse a scegliere la biologia? Secondo la Zanichelli «questa materia è sicuramente più affine al mondo femminile, che ha una naturale predisposizione per l’approccio a studiare la vita, che è donna. La sensibilità e la determinazione, quando si fondono con la competenza, sono doti notoriamente vincenti per l’universo femminile. Inoltre oggi prevalgono i biologi liberi professionisti, e «proprio perché le opportunità sono tante in campo biologico, noi donne, mamme dobbiamo puntare anche verso questo profilo professionale, che troppo spesso ancora spaventa. Siamo agevolate perché c’è la possibilità di gestire meglio il lavoro e di confrontarsi con meccanismi in cui abbiamo una marcia in più, come le public relations e il multitasking, in una libera professione che è sempre più tutelata, grazie a un welfare che si sta riqualificando». Anche grazie all’impegno delle donne stesse.

«Da quando sono stata eletta presidentessa dell’Enpab, l’Ente di previdenza e assistenza a favore dei biologi, ho cercato di avviare una “femminilizzazione” degli organi consiliari» racconta alla Repubblica degli Stagisti Tiziana Stallone, la seconda donna a presiedere una cassa di previdenza «visto che prima di rinnovarsi c’era una sola donna. E le donne riportano all’umanità dell’istituzione». Oggi le biologhe possono contare su una serie di tutele: «Le nostre iscritte hanno la possibilità di scaricare fino a 2.000 euro per tutte le visite che sostengono. Inoltre l’Enpab considera la gravidanza a rischio come inabilità al lavoro, riconoscendo un’indennità giornaliera», spiega la presidentessa. Che poi aggiunge: «Nelle borse di studio riserviamo dei posti alle neo mamme, per facilitarne l’integrazione dopo lo stop della gravidanza, e a coloro che hanno avuto un abbattimento del reddito del 30% nell’attività professionale, che quasi sempre sono donne che sono dovute fermare per i figli o per i genitori anziani».

Tiziana Stallone, che è biologa nutrizionista, sperimenta in prima persona le difficoltà di essere donna e professionista: «Lavoro sette giorni su sette, e nel fine settimana sono sempre in viaggio. Per fortuna ho la comprensione e il supporto di mio marito, che fa lo psichiatra e lavora con me in uno studio associato». Ma, nonostante la posizione che riveste, deve ancora fare i conti con i pregiudizi di genere: «Mi continua a stupire come una donna venga accolta in certi contesti. L’altro giorno mi hanno detto “Noto con stupore che lei non ha timore reverenziale”. La volontà dell’altra persona, che sia uomo o donna, sarà sempre quella di minare le nostre capacità. E allora noi dobbiamo credere ancora di più in noi stesse».

Rossella Nocca

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