Aspi, Miniaspi e una tantum: come sono usciti dal Senato gll ammortizzatori per chi perde il lavoro

Andrea Curiat

Andrea Curiat

Scritto il 22 Giu 2012 in Approfondimenti

In attesa del via libero definitivo della Camera, gli emendamenti approvati dal Senato al ddl Fornero introducono novità rilevanti in tema di ammortizzatori sociali. A conti fatti, secondo stime della Banca d'Italia, la riforma del lavoro dovrebbe estendere la platea di beneficiari del 16%, dal 50 al 66% circa dei lavoratori disoccupati. stage lavoroUn passo avanti, certo, ma non ancora una riforma a vantaggio di tutti, nonostante il principio di universalismo cui si rifà la stessa Fornero. Resta infatti escluso un 34% di professionisti che, pur essendo privi di lavoro, non rientrano nei requisiti minimi previsti per accedere ai nuovi ammortizzatori in vigore già a partire dal 2013. E che devono ancora fare affidamento (quando possibile) sul sostegno della famiglia. 
Tra le novità introdotte dal Senato, in via sperimentale per il triennio 2013-2015, i lavoratori che abbiano diritto all’Assicurazione sociale per l'impiego (Aspi) possono chiederne la liquidazione in un’unica soluzione di tutte le mensilità non ancora percepite, a patto però che si accingano a intraprendere un’attività di lavoro autonomo, avviare un’impresa o associarsi in cooperativa. In pratica, l’Aspi diventa così una sorta di “liquidazione” che può essere sfruttata per mettersi in proprio. Questa misura, potenzialmente utile per sostenere il tessuto micro-imprenditoriale italiano, incontra però un importante limite dettato dallo stesso emendamento che la introduce (al comma 19 dell’art. 2): le risorse a disposizione sono pari ad appena 20 milioni di euro. Una volta distribuito tale importo, quindi, non sarà più possibile richiedere la liquidazione dell’Aspi in un’unica soluzione.
Il testo approvato dal Senato specifica che sarà il ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, ad emanare un decreto entro 180 giorni dall’entra in vigore della riforma, per regolare le modalità, i limiti e le condizioni per l’attuazione delle disposizioni. Ad oggi, però, sembra lecito sospettare che, come per altre misure che prevedono un tetto alle risorse disponibili, prima fra tutte la stessa indennità una-tantum per i cococo e cocopro, varrà il principio in base al quale i primi arrivati potranno usufruire dell’Aspi in versione liquidazione; raggiunta la soglia dei 20 milioni, semplicemente, verranno chiusi i rubinetti e anche gli aspiranti imprenditori dovranno accontentarsi di ricevere l’ammortizzatore in comode rate mensili, senza poter usare la liquidità come leva per ottenere finanziamenti e avviare le attività.
Sempre in tema Aspi ci sono poi altre novità di minore importanza. In particolare, il contributo addizionale pari all’1,4% della retribuzione, che normalmente grava sui datori di lavoro per i rapporti non a tempo indeterminato, era prima escluso solo per i lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali fissate dal decreto 1.525 del 7 ottobre 1963 (qui il testo con l’elenco completo)
. Il pacchetto emendamenti estende l’esclusione, per i periodi contributivi che vanno dal 2013 al 2015, anche alle attività stagionali che non sono specificate dal decreto del presidente della Repubblica, ma che vengono definite dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati entro il 2011. Ci saranno quindi tre anni di adeguamento per i datori di lavoro che utilizzano contratti a tempo determinato per attività di tipo stagionale, prima che il contributo aggiuntivo gravi anche su di loro. L’emendamento determinerà una riduzione delle entrate pari a 7 milioni l’anno per tutto il triennio.
Sul fronte della Miniaspi, sparisce dall'art. 20 ogni riferimento al mancato raggiungimento delle 52 settimane di contribuzione (richieste per accedere all’Aspi). L’unico requisito rimasto nel testo approvato dal Senato è che i lavoratori possano far valere almeno 13 settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi 12 mesi, per la quale siano stati versati o siano dovuti i contributi dell’assicurazione obbligatoria. Ovviamente, resta implicito che i lavoratori con 52 settimane di contribuzione accedano all’Aspi: la modifica, quindi, sembra più che altro formale.
Gli emendamenti approvati dal Senato, dunque, non vanno nella direzione indicata dal relatore della Commissione lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd), il quale aveva suggerito di rimandare l'entrata in vigore dell'Aspi di un anno a causa del prolungarsi della crisi economica ben oltre il 2012. Il timore, secondo Damiano, è che le aziende possano aumentare i processi di ristrutturazione e di mobilità creando un picco di disoccupazione socialmente inaccettabile. Uno scenario simile mal si concilia con i nuovi ammortizzatori, che proteggono i lavoratori per periodi più brevi, senza peraltro essere universali.

L’indennità una-tantum per i collaboratori coordinati e continuativi disoccupati, infine, sarà sottoposta a un periodo di prova negli anni 2013, 2014 e 2015. In questo triennio la misura sarà di fatto potenziata: prima di tutto, il requisito relativo alle mensilità accreditate presso la Gestione separata dell’Inps è ridotto da 4 a 3, aumentando la platea potenziale di interessati. Inoltre l’importo dell’indennità è aumentato dal 5 al 7 per cento del minimale annuo (da moltiplicare per il minor numero tra le mensilità accreditate l’anno precedente e quelle non coperte da contribuzione). Infine, le risorse disponibili per l’erogazione delle indennità sono integrate da un contributo straordinario di 60 milioni di euro l’anno, che va a sommarsi ai 54 milioni di euro l'anno destinati dal Fondo per l'occupazione previsto dalla legge 2 del 2009. Cosa accadrà nel 2016? Tutto dipende dalle valutazioni sul funzionamento dell’indennità nei prossimi tre anni. Se la misura dimostrerà effettivamente di rispondere alle esigenze di sostegno ai cococo e cocopro in misura proporzionale all’onere per lo Stato (ovvero: se il gioco varrà la candela), l’indennità una-tantum potrebbe restare in forma normale o, eventualmente, potenziata da nuove disposizioni normative. In caso contrario, potrebbe essere sostituita del tutto dalla mini-Aspi, come suggerisce sin d’ora l’emendamento approvato dal Senato.

di Andrea Curiat


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