«Tanti stage e contratti con poche prospettive: poi è arrivata la buona occasione in Giappichelli»

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 13 Ott 2021 in Storie

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Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Valerio Vigino, 30 anni, oggi con un contratto di apprendistato in Giappichelli.

Sono della provincia di Torino e dopo aver frequentato il liceo linguistico Einstein nel capoluogo piemontese ho avuto qualche dubbio sulla facoltà universitaria da scegliere. Mi hanno sempre appassionato le lingue e pensavo che studiarle fosse la mia strada, ma avevo tanti interessi diversi tra loro e alla fine ho scelto la facoltà di storia. Pensavo poi di cercare in futuro lavoro all’estero, possibilmente in Inghilterra, visto che avevo già fatto due settimane di studio a Londra nell’estate 2007 e mi ero trovato molto bene.


Entrato alla facoltà di Storia a Torino nel settembre 2009 mi sono però trovato in difficoltà.
Ho iniziato a riflettere su cosa mi piacesse realmente e per non rimanere senza fare nulla ho cominciato a dare ripetizioni di inglese, francese, italiano e storia in modo da mettere da parte anche qualche risparmio. Nel frattempo mi sono reso conto che mi interessava molto il settore turistico e dell’accoglienza e a settembre 2010 mi sono iscritto a Lingue e culture per il turismo, sempre a Torino.

Durante l’ultimo anno della laurea triennale ho fatto un tirocinio curriculare di due mesi presso la biblioteca Malchiorri della Facoltà di Lingue, da febbraio ad aprile 2014: mi occupavo di front office, assistenza utenti, segreteria e gestione deposito e catalogo libri. Era uno stage curriculare, quindi nessun rimborso spese.

Finita la laurea triennale ho frequentato un master di promozione e organizzazione turistico culturale del territorio perché mi sarebbe piaciuto lavorare in quell’ambito. Aveva una durata annuale, da gennaio a dicembre del 2015. Purtroppo non è andata così: le offerte turistiche a Torino non erano molte e il settore era parecchio saturo. Sono stato molto fortunato, perché i miei genitori hanno sempre potuto pagarmi gli studi e io ho continuato con le ripetizioni private, guadagnando circa 20 euro a lezione, due volte alla settimana, per avere una certa indipendenza. Cosa che ho potuto fare finché il carico di studio e i tirocini curriculari me lo hanno permesso.

Ad aprile 2015, mentre frequentavo il master, ho cominciato a fare volontariato presso l’Ufficio del turismo di Torino per approfondire le mie esperienze in quell’ambito. Ero assegnato all’ufficio informazioni ma mi sono anche occupato di promozione dei prodotti turistici durante il Salone del Libro di Torino o all’Expo a Milano. In tutto sono stato lì un anno, ricevendo come compenso dei buoni pasto del valore di sei euro al giorno. La mia era un’attività part-time: lavoravo 4 ore al giorno, di mattina o pomeriggio, in base ai turni che venivano stabiliti settimanalmente.

Nell'autunno del 2015, sempre mentre frequentavo il master, ho fatto un tirocinio di due mesi presso l’Associazione Ylda, che ogni anno organizza Paratissima, una manifestazione artistica nata come spin-off di Artissima. Mi occupavo di accoglienza, logistica e assistenza degli ospiti stranieri, ma era sempre un tirocinio curriculare quindi non avevo alcun rimborso spese. Finito lo stage mi è stato proposto di proseguire la collaborazione con Paratissima, andata avanti fino ad aprile 2016, con alcune traduzioni dall’italiano all’inglese per il sito ufficiale della manifestazione. Per questo lavoro ho ricevuto un compenso forfettario, più o meno 500 euro per tutte le traduzioni.

Mi trovavo bene, ma le traduzioni erano solo occasionali e avevo ancora voglia di cercare lavoro nell’ambito turistico culturale, così all'inizio del 2016 mi sono candidato spontaneamente presso un'associazione culturale torinese e nel giro di un mese ho cominciato uno stage con un rimborso spese di 300 euro. L’offerta era per un tirocinio di un mese a cui è seguito poi un contratto di apprendistato part time: mi occupavo principalmente di attività di segreteria e biglietteria, di comunicazioni e social media management, gestione e aggiornamento del sito dell’associazione, ufficio stampa, coordinamento attività dei volontari. Ufficialmente era un contratto part-time, ma alla fine rimanevo in ufficio molte più ore – e ricevevo solo 450 euro al mese.

Purtroppo non è andata come speravo: il contratto prevedeva un aumento graduale della retribuzione, ma invece non solo lo stipendio in quasi un anno e mezzo non è mai aumentato, ma in più a volte tardava anche ad essermi pagato... dunque a un certo punto ho dato le dimissioni. I soldi, infatti, erano troppo pochi e visti gli orari irregolari – a volte anche la notte o nei week end – sono stato costretto a prendere questa scelta anche perché volevo andare a vivere per conto mio e con quella retribuzione non era possibile.

Per fortuna, lo stesso mese sono entrato in contatto con la responsabile dell’accoglienza ospiti del Lovers Film Festival di Torino, che mi ha proposto un contratto di prestazione occasionale per tutta la settimana dell’evento. Mi occupavo della gestione di arrivi e partenze degli ospiti internazionali, dell’accoglienza e assistenza ospiti e degli incontri nell’ambito del festival. Alla fine ho ricevuto 500 euro pagati con ritenuta d’acconto. Mi era stato detto da subito che la collaborazione non sarebbe potuta proseguire, ma l’esperienza è stata molto bella e i miei rapporti con colleghi e superiori ottimi.

A quel punto ho iniziato a cercare di nuovo lavoro nell’ambito turistico culturale, ma ho capito che le possibilità erano davvero ridotte. E ho realizzato che il lavoro di segreteria e assistenza clienti mi piaceva molto, soprattutto se abbinato alle lingue straniere. Sapevo già che quell’autunno sarei andato a convivere, quindi mi serviva un impiego che mi permettesse di mantenermi. Dopo aver cercato a lungo senza trovare nulla ho accettato una proposta di un contratto a somministrazione presso un’azienda di pratiche auto, Carta Bianca. Era un lavoro principalmente di data entry, con un orario full time e una paga molto buona, 1.300 euro al mese. Mi sono trovato bene con colleghi e capi ma dall’inizio mi era stato detto che gli impiegati presi in somministrazione non venivano tenuti di solito più di tre o quattro mesi. E infatti anche la mia collaborazione è durata solo da settembre a dicembre 2017.

Ormai già convivevo e per non rimanere senza nulla ho cercato lavoro nell’ambito della segreteria e assistenza clienti e tramite passaparola trovato un impiego presso Appen, una compagnia internazionale che si occupa di migliorare le prestazioni dei siti web. Mi occupavo di valutare e analizzare i risultati delle ricerche web e i contenuti di determinate pagine. Era abbastanza lontano dal settore che mi interessava, ma l’esperienza è stata utilissima per approfondire ulteriormente la mia conoscenza dell’inglese, visto che la ditta ha sede a Seattle e tutte le comunicazioni erano in lingua inglese. Avevo un contratto da collaboratore indipendente e venivo pagato a ore, riuscendo a guadagnare alla fine del mese circa 1.100 euro.

Dopo circa un anno e mezzo ho saputo che Giappichelli stava cercando una persona per la segreteria editoriale. La mia fidanzata conosceva, infatti, una dipendente dell’azienda e le ha consegnato il mio curriculum. Poco dopo, nell’aprile 2019, sono stato chiamato per un colloquio con il responsabile commerciale e la direttrice di produzione. A questo è seguito dopo circa due settimane un secondo colloquio che ha avuto un esito positivo. Così ho interrotto la collaborazione con Appen: non ero più in grado di lavorare per le ore richieste!

In Giappichelli ho cominciato con uno stage: ricevevo 500 euro mensili, e dopo due mesi il rimborso spese è salito a 750 euro al mese. Ero affiancato da una collega e mi occupavo di mansioni di segreteria, gestione dell’archivio, supporto al reparto editoriale e gestione dei rapporto con case editrici straniere. Nel frattempo a novembre del 2019 mi sono sposato: era già nei nostri programmi, ma molto dipendeva dalla situazione lavorativa. E sapere di avere in quel momento una posizione più sicura in un posto che mi piaceva è stato determinante per fare questa scelta.

Poi, prima delle vacanze di Natale, quando ormai il mio tirocinio volgeva al termine, mi è stato proposto un contratto di apprendistato di durata triennale con una retribuzione pari a quasi 1.100 euro al mese. Sono una persona cauta per natura quindi non davo per scontata l’assunzione, ecco perché ho dato sempre del mio meglio sul lavoro. Le mie mansioni in Giappichelli oggi sono in parte le stesse avute durante lo stage a cui si aggiunge la cura del processo di pubblicazione di volumi in collaborazione con le case editrici straniere, le ricerche di mercato, l’assistenza clienti e il supporto alla promozione dei prodotti della casa editrice. La mia giornata lavorativa comincia alle 9 del mattino e va avanti fino alle 18.45 con due ore di pausa pranzo, dalle 13 alle 15. Il mio lavoro mi permette di sviluppare l’utilizzo delle lingue straniere, anche in ambiti specialistici come l’editoria e il commercio, di migliorare il rapporto con i clienti e la gestione e organizzazione delle attività di supporto alla produzione editoriale.

Quando è scoppiato il Covid per i primi tempi abbiamo continuato ad andare in ufficio, mettendo in pratica tutte le misure previste dai regolamenti. Con il peggiorare della situazione contagi, però, siamo stati messi tutti in smartworking, da marzo a maggio 2020. Per fortuna nei mesi precedenti mi erano state insegnate parecchie cose quindi ho potuto lavorare in maniera abbastanza autonoma. L’esperienza di smartworking non è stata la prima, già quando collaboravo con Appen ero abituato ad autodisciplinarmi e a non perdere di vista il confine tra la giornata di lavoro e il resto del tempo. Proprio in quel periodo avevo studiato diverse offerte di lavoro in ambito segreteria e turismo all’estero, in particolare Inghilterra e Repubbliche Baltiche, pensando di trasferirmi per un periodo lì. Ma in tutti i casi era richiesta la residenza in loco, e non mi sentivo di compiere un passo così definitivo. Per ora sto bene in Italia e con il mio attuale lavoro, ma se le cose dovessero all’improvviso cambiare in peggio tornerei senza dubbio a prendere in considerazione l’espatrio, anche perché mia moglie lavora da freelance e sarebbe in grado di spostarsi.

Al mome
nto, però, non lo prendo in considerazione perché mi trovo molto bene in Giappichelli: più vado avanti più mi rendo conto di quanto mi stimoli utilizzare le lingue nel lavoro e occuparmi dell’assistenza clienti e del supporto ai colleghi. Quindi spero di poter continuare qui anche dopo la fine dell’apprendistato.

Guardando indietro al mio percorso professionale e ai tirocini fatti, penso che lo stage possa essere molto utile se fatto come si deve e davvero finalizzato all’assunzione. Purtroppo, però, è spesso usato come metodo tappabuchi per far svolgere qualche lavoro, noioso, a persone giovani che possono essere pagate poco. Per fortuna non è andata così in Giappichelli!

Credo che la modalità più valida sia l’abbinamento del tirocinio all’apprendistato
: così la persona ha tempo di acclimatarsi e capire bene i vari compiti e il funzionamento del posto di lavoro. Magari in alcuni casi accorciando il tirocinio da sei a tre mesi. Il vero problema è che sul mercato c’è una grande richiesta di tirocinanti che nella grande maggioranza dei casi al termine dell’esperienza non sono assunti; e molte persone si trovano a cominciare un lavoro, all’inizio sotto forma di stage, anche ben oltre i trent’anni.

Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

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