Scritto il 21 Apr 2026 in Notizie
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«Il decreto di recepimento della direttiva sulla trasparenza salariale, così com'è scritto adesso, è una gigantesca occasione persa. C'è ancora tempo per raddrizzare la rotta? Siamo agli sgoccioli, ma lo speriamo». Con questa premessa Eleonora Voltolina, fondatrice dell'Osservatorio "Lo stato del lavoro", ha aperto nei giorni scorsi la seconda tappa pubblica di un percorso iniziato mesi fa: la produzione di un discussion paper di analisi sul recepimento in Italia della direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, cui ha fatto seguito il lancio – insieme al think tank Tortuga e all'associazione Pari Merito APS – di un appello ai politici con sette proposte concrete di modifica al decreto, già firmato da oltre 40 organizzazioni.
L'evento, moderato da Rita Querzè del Corriere della Sera nella sede della fondazione EMiT Feltrinelli ETS a Milano, ha messo attorno al tavolo Maurizio Del Conte, giuslavorista dell'università Bocconi e membro del comitato scientifico dell'Osservatorio, e Alessia Cappello, assessora al Lavoro del Comune di Milano, che hanno analizzato, ciascuno dalla sua prospettiva, il testo del decreto individuando criticità strutturali che ne limitano l'efficacia.
Nodi che minano il decreto alla radice
Facendo un'analisi tecnica del testo Del Conte identifica tre problemi principali. Il primo riguarda il parametro di riferimento per misurare le disparità: il decreto rinvia ai livelli retributivi dei contratti collettivi, non alle retribuzioni reali. «Parliamo di gap salariale, non di gap contrattuale» spiega il giuslavorista: «I contratti collettivi non fanno distinzione fra uomini e donne. Il problema che si voleva affrontare è un altro: perché, analizzando le buste paga reali, emerge sistematicamente una differenza a favore degli uomini? Su questo il decreto non risponde».
Il secondo problema è la presunzione di conformità: il decreto stabilisce che il principio di parità «si presume» laddove l'azienda applichi un contratto collettivo, ma poi nei fatti rinvia al «contratto applicato», che è cosa diversa. «Sembra quasi che attraverso questa norma si vogliano favorire i contratti collettivi meno costosi» osserva Del Conte: «Incentivare la concorrenza al ribasso tra contratti collettivi è esattamente il contrario di quello che una norma sulla parità retributiva dovrebbe fare».
Il terzo nodo è l'onere della prova. Già da tempo la legge italiana prevede che, in caso di controversia per discriminazione salariale, sia l'impresa a dover dimostrare di non aver discriminato. «Nel testo del decreto questo principio sembrerebbe invertito» nota Del Conte: «La lettura che ne emerge è che siano la lavoratrice o il lavoratore a dover fornire la prova. Il che è esattamente il contrario di quanto la direttiva europea intendeva ottenere». L'unica via d'uscita nell'immediato, conclude, è che i giudici interpretino la norma alla luce della direttiva europea: «Ma è un'ipotesi residuale. Mi piacerebbe che andasse diversamente».
Alessia Cappello sceglie un'angolatura diversa, partendo dalla domanda su chi crea il gap e perché. «La discrezionalità viene esercitata dai vertici aziendali, che in Italia sono prevalentemente maschili» ragiona l'assessora: «Non ci stupiamo dunque che esista il divario: è la conseguenza quasi meccanica di una struttura di potere ancora sbilanciata». La trasparenza retributiva, argomenta, non serve a penalizzare le aziende ma a renderle più efficienti: «Chi vede colleghi che guadagnano sensibilmente di più senza capirne il motivo si disingaggia. Poi si parla di quiet quitting e clima aziendale pessimo... senza pensare che sono spesso problemi di managerialità».
Cappello critica poi l'esclusione degli apprendisti – oltre 550mila persone tagliate fuori con una riga nel testo del decreto del governo – e conclude con una critica alla narrazione dominante su questi temi: «Non sopporto più la retorica dei convegni in cui si parla sempre di "giovani e donne", come se fossero specie protette da tutelare col WWF. Le donne sono il 50% della popolazione! Iniziamo a fare proposte mettendo al centro la persona e il merito, perché come ci ricorda la Costituzione, genere, età e orientamento sessuale non sono temi di cui discutere in un percorso di carriera»
Le sette proposte e la prospettiva economica
Alessandro Fusari di Tortuga inquadra il paper dell'osservatorio, e in generale l'attivismo di chi perora la causa di un recepimento della direttiva fedele ai principi espressi in essa, in una prospettiva di mercato:
«Alcune frizioni del mercato del lavoro, in questo momento, tendono ad avvantaggiare il datore di lavoro rispetto al lavoratore in cerca di impiego. La trasparenza aumenta la concorrenza tra le aziende per attrarre talenti, e questo si traduce in una pressione al rialzo sui salari». Insomma la direttiva non vuol «dire alle aziende come devono lavorare», ma vuol «provare a rendere il mercato un po' più dinamico e moderno».
Eleonora Voltolina riassume le sette proposte contenute nell'appello promosso dall'osservatorio insieme all'associazione Pari Merito e a Tortuga: includere gli apprendisti nelle tutele; estendere il confronto all'intera retribuzione effettiva compresi superminimi e voci variabili; eliminare la presunzione di conformità legata al contratto collettivo; imporre forbici salariali negli annunci con scarto massimo del 10%; di introdurre la "busta paga 2.0"; estendere il reporting alle imprese tra 50 e 99 dipendenti; e infine inasprire le sanzioni, oggi ferme a 2.500 euro: «quasi una presa in giro, perché non è realmente dissuasiva per nessun datore di lavoro», secondo Voltolina.
L'appello è già stato sottoscritto da oltre quaranta realtà – qui sotto l'elenco aggiornato – e resta tuttora aperto alle sottoscrizioni. «Più persone e realtà di peso firmano, più forse le orecchie della ministra Calderone potranno dimostrarsi attente» chiude Eleonora Voltolina, annunciando che il prossimo lavoro dell'Osservatorio riguarderà il tempo di lavoro – part-time, flessibilità, smart working – con l'obiettivo di produrre un nuovo paper entro sei mesi.
Firmatarə appello per le sette proposte di modifica al decreto sulla trasparenza salariale
– ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca (associazione nazionale che rappresenta i dottorandi
e i dottori di ricerca italiani)
– ALEF APS, Associazione Leadership & Empowerment Femminile (associazione che promuove la
leadership femminile nei contesti professionali)
– Alessandra Cravetto, Founder di Generazione STEM (imprenditrice e formatrice, impegnata nel ridurre il
divario di genere nelle discipline scientifiche e tecnologiche)
– Alessandra Naso, membro del direttivo Women&Tech® ETS (associazione che promuove la
partecipazione delle donne nel settore tecnologico e digitale)
– Alessia Salmaso, co-founder e Presidente di Side by Side (organizzazione che promuove la Diversity &
Inclusion trasformando la diversità in un asset strategico)
– Andrea Catizone, avvocata e presidente della Fondazione Tina Lagostena Bassi (fondata nel 2024 per
promuovere i diritti delle donne)
– Annalisa Monfreda, co-founder di Rame (media e community che vuole rendere accessibile a tutte e tutti il
benessere finanziario)
– Annamaria Simonazzi, economista, Fondazione Giacomo Brodolini (studiosa di economia del lavoro e
delle disuguaglianze di genere)
– Barbara De Micheli, Fondazione Giacomo Brodolini (ricercatrice esperta di mercato del lavoro, politiche
di genere e welfare)
– Barbara Leda Kenny, inGenere.it (giornalista e curatrice di inGenere, il principale sito italiano
sull’economia di genere)
– Barbara Poggio, Vice Rector for Equality and Diversity, Università di Trento (sociologa e accademica
impegnata nella ricerca per l’uguaglianza di genere)
– Carmine Soprano, economista e docente, Università “Tor Vergata” Roma (economista con competenze
in economia del lavoro e politiche salariali)
– Emanuela Mastropietro, Sviluppo Lavoro Italia
– EquALL (associazione che intende contribuire a una società più equa e inclusiva per tutte le persone)
– Fabrizio Lallo, Founder di TechCompenso (fondatore della prima piattaforma italiana dedicata alla
trasparenza retributiva nel settore tech)
– Federico Martelloni, professore ordinario di diritto del lavoro, università di Bologna
– Filippo Saini, Partner di ReteHR, Milano (consulente HR nella progettazione di sistemi retributivi equi e
trasparenti)
– FuoriQuota (organismo no profit che riunisce donne board members di società quotate e in posizioni apicali)
– Gilberto Gini, segretario generale di Smart Workers Union (sindacato dedicato alla tutela dei lavoratori
agili e delle nuove forme di lavoro)
– Ilaria Pitti, professoressa associata di Gender Studies, università di Bologna
– Isabella Lenarduzzi, Founder di JUMP, Solutions for Equity at Work
– La Luna del Grano SB (società benefit a supporto della genitorialità e del rientro al lavoro)
– Luisa Rizzitelli, Presidente di Assist (associazione italiana per lo sport e l’inclusione, impegnata nella
promozione delle pari opportunità)
– Marcella Corsi, coordinatrice di Minerva – Laboratory on Diversity and Gender Inequality, Sapienza
Università di Roma (economista e docente, studiosa delle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro)
– Mariangela Barletta, ricercatrice di diritto internazionale (esperta di diritto internazionale e normative
europee sulla non discriminazione)
– Mariangela Perito, Coordinamento Donne ACLI APS (referente del coordinamento donne delle ACLI)
– Marie-Madeleine Gianni, presidente della Fondazione Bet She Can ETS (fondazione per l’empowerment
femminile)
– NoiD Telecom (associazione che valorizza i talenti femminili nel settore delle telecomunicazioni e ICT)
– Ornella Cappelli, Presidente del CNDI – Consiglio Nazionale Donne Italiane (storica organizzazione
italiana che dal 1903 promuove i diritti delle donne)
– Pangea (organizzazione internazionale per i diritti delle donne attraverso empowerment economico)
– Period Think Tank (think tank femminista intersezionale su advocacy, dati di genere e politiche pubbliche)
– Rete per la Parità APS (associazione nata nel 2010 per la promozione dei diritti e delle pari opportunità)
– Roberta Carlini, giornalista e ricercatrice, European University Institute (esperta di lavoro, welfare e
disuguaglianze di genere)
– Sabrina Bernardi, presidente di APS SconfiniAmo (associazione per l’inclusione e le pari opportunità)
– She Tech ETS (ente del terzo settore per la partecipazione delle donne nel settore tecnologico)
– Sloworking (associazione culturale per il lavoro flessibile e la conciliazione vita-lavoro)
– Sonia Zappitelli, consulente esperta tecnica della certificazione UNI PdR 125 (professionista
specializzata nella certificazione sulla parità di genere)
– Stefania Mancini, cofondatrice di Ecosistema STEM (iniziativa per la promozione delle discipline STEM
tra le ragazze)
– Valeria Fea, Sustainability & DEI expert
– Valeria Manieri, co-founder del media civico Le Contemporanee (media civico su parità di genere, lavoro
e politiche per le donne)
– Winning Women Institute (prima organizzazione italiana per la certificazione della parità di genere nelle
aziende)
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