Tirocinanti della giustizia, arriva la stabilizzazione grazie al Pnrr

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 16 Lug 2022 in Notizie

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Il traguardo atteso dai tirocinanti “precari della giustizia” alla fine è (quasi) arrivato: è stato, infatti, prima approvato in commissioni Affari costituzionali e Istruzione al Senato e poi definitivamente nel decreto Pnrr2 l’emendamento per la stabilizzazione dei “tirocinanti” - tra molte, molte virgolette – che da oltre un decennio affollano tribunali o corti di appello e consentono il funzionamento della macchina della giustizia.

La Repubblica degli Stagisti segue il caso dal 2015 quando per prima raccontò lo scandalo di donne e uomini impiegati dal 2010 all’interno dei tribunali con “contratti” (anche in questo caso le virgolette sono necessarie) di stage per coprire i vuoti di organico e supplire alla mancanza cronica di personale. Prima bandi provinciali, poi regionali, poi bandi “di Stato” con il ministero della Giustizia che si è prestato per anni a prorogare contra legem questi tirocini.

Qualcosa è iniziato a cambiare negli ultimi anni quando, complice la necessità di rimettere in moto la giustizia nei tribunali e la pubblicazione di alcuni bandi, per alcuni tirocinanti è arrivata la firma di un vero contratto di lavoro.
Ma ora il sogno ambito è raggiungibile quasi per tutti grazie all’approvazione di un emendamento al decreto Pnrr2 e ai fondi europei, che determina che «Il Ministero della giustizia [...] può, fino al 31 dicembre 2023, assumere con contratto a tempo indeterminato, in numero non superiore alle 1.200 unità complessive». Tutto questo «al fine di ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato» ma anche per «garantire la piena funzionalità degli uffici giudiziari» e «far fronte alle gravi scoperture di organico.

Le due parole magiche “tempo indeterminato” rincorse per un decennio sembrano quindi essere a portata di mano. All’articolo 2 si precisa che le immissioni partiranno il primo gennaio 2023 nella sede in cui i tirocinanti stanno prestando servizio. Questo significa che per chi si è allontanato da casa non c’è al momento prospettiva di avvicinarsi, ma anche che si eviterà di cambiare nuovamente città e procura e ricominciare tutto da capo. Le assunzioni saranno anche in sovrannumero riassorbibili con le successive carenze di personale. Per coprire le spese conseguenti a queste nuove assunzioni, pari a circa 43milioni 190mila euro annui a partire dal 2023 si provvede grazie alle risorse del fondo di previsione del Ministero dell’economia e finanze di quasi 300milioni.

Per essere assunti è necessario avere tutti i seguenti requisiti: essere in servizio alla data del 30 maggio con contratto a tempo determinato presso l’amministrazione giudiziaria come operatore giudiziario ed essere stato reclutato con procedure selettive pubbliche; aver maturato sempre alle dipendenze dell’amministrazione giudiziaria almeno tre anni di servizio anche non continuativi negli ultimi dieci anni.

Per quanti, però, abbiano maturato almeno 12 mesi alle dipendenze dell’amministrazione giudiziaria, sono equiparati a tale servizio i periodi di perfezionamento relativi all’articolo 37 del decreto legge 98/2011; quelli di perfezionamento presso l’Ufficio per il processo relativi al 2014; quelli di proseguimento nel 2017 e nel 2018 degli stage presso l’ufficio per il processo per quanti avessero completato l’anno precedente lo stage formativo nello stesso ufficio; le attività di tirocinio e collaborazione presso gli uffici giudiziari non rientranti nei punti precedenti e attestate dai Capi degli uffici. In pratica quasi tutti gli stage svolti nel settore giustizia nell’ultimo decennio, indipendentemente da cosa si facesse dunque al 30 maggio.

Per fare in modo che tutti i tirocinanti, anche quelli che hanno avuto le ultime proroghe l’anno passato, riescano ad avere almeno i 12 mesi alle dipendenze dell’amministrazione della giustizia – quindi con un contratto di lavoro vero e non solo un tirocinio – per poter accedere al concorso, l’emendamento prevede anche che siano prorogati fino al 31 dicembre di quest’anno tutti i contratti a tempo determinato del personale assunto come operatore giudiziario nel corso del 2021. Per finanziare la copertura di queste ulteriori spese si autorizza la spesa di oltre 4 milioni 500mila euro per l’anno corrente attraverso la riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto nel bilancio triennale 2022-2024 relativo al Ministero della giustizia.

L’anno in corso e il prossimo potrebbero quindi finalmente diventare l’anno di svolta per questi ormai ex tirocinanti: non necessariamente neolaureati, ma per la gran parte soggetti over 40 fuoriusciti dal mercato del lavoro, a cui prima le regioni e poi lo Stato hanno promesso per un decennio una soluzione e nel frattempo propinato anni di tirocini essenziali per il settore giustizia.

Il percorso verso questo traguardo era iniziato poco meno di tre anni fa, con il bando del 4 ottobre 2019 con cui il Ministero della giustizia aveva indetto una procedura di assunzione attraverso i centri per l’impiego di 616 operatori giudiziari a tempo indeterminato dislocati sul territorio nazionale. Per questa selezione, una volta formate le graduatorie, l’articolo 5 del bando prevedeva un punteggio aggiuntivo per quanti avessero maturato i titoli previsti dal decreto legge numero 90 del 2014. All’epoca, infatti, era stato istituito il cosiddetto “ufficio per il processo” per (tentare di...) velocizzare i tempi della giustizia e al suo interno erano stati reclutati i tirocinanti degli uffici giudiziari a cui attraverso questo ennesimo prolungamento di stage si attribuiva titolo di preferenza a parità di merito nei concorsi della pubblica amministrazione. Le assunzioni per questa selezione sono state nel marzo dell’anno scorso e hanno segnato per alcuni dei tirocinanti, vincitori della selezione, la firma del contratto a tempo indeterminato.

Dal 2020 però le cose sono cambiate: nel decreto Rilancio è stato previsto un concorso a tempo determinato mediante colloquio e titoli dedicato ai soli partecipanti ad attività di formazione e tirocinio presso l’amministrazione giudiziaria.  Il bando 2020 quindi, era riservato e dalla pubblicazione a settembre di quell’anno si arriva alla firma del contratto di 24 mesi per i primi 950 ex tirocinanti nel febbraio 2021, con l’inizio vero e proprio del lavoro a marzo.  A maggio dello stesso anno sono stati resi disponibili altri 84 posti sempre per due anni di cui solo 77 soggetti hanno accettato.

A questo punto la storia cambia con i contratti seguenti, visto che a giugno ad altri 290 ex stagisti viene proposta un'assunzione – firmeranno in 270 – ma questa volta il contratto è per solo un anno. Nuova immissione in ruolo di 240 soggetti anche in chiusura di 2021, di cui 214 prenderanno servizio a novembre, mentre in 550 – di cui 442 accetterano l’incarico - cominceranno il lavoro a gennaio di quest’anno. Questa lunga spiegazione di date, numeri e prese di servizio serve per capire quanto sia vasta e variegata la platea di destinazione, visto che negli anni per strada si sono perse molte persone, che hanno preferito non accettare un contratto lontano da casa e famiglia – o magari, si spera per loro, hanno trovato offerte migliori. E per spiegare a chi è destinata la “deroga” dei tre anni di contratto a tempo determinato previsti tra i requisiti del bando.  

L’emendamento con cui si concluderà, per alcuni, questo tortuoso cammino è stato ben accolto da Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia: «abbiamo lavorato affinché la professionalità degli operatori giudiziari trovasse un giusto riconoscimento», ha commentato: «Con queste assunzioni otterremo il duplice, positivo risultato di valorizzare la professionalità acquisita dal personale e di garantire la piena funzionalità degli uffici giudiziari». Anche la Fp Cgil ha applaudito all’emendamento affermando in una nota che «dopo 13 lunghi anni di vertenza, presidi e manifestazioni, è arrivato il risultato».

Resta l’amaro per i dieci anni trascorsi senza riuscire prima a “valorizzare” questa professionalità acquisita e per la scellerata usanza – l’abuso di un tirocinio in un ente pubblico –che a questo punto potrebbe, complice anche il tardivo “esito positivo”, essere copiata anche da altri uffici.

Marianna Lepore

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