Quattro milioni di euro per le idee giovani dei «bollenti spiriti»: riparte in Puglia il bando Principi attivi

Annalisa Di Palo

Annalisa Di Palo

Scritto il 16 Lug 2012 in Notizie

Considerare i giovani risorsa invece che problema, investendo in fiducia prima ancora che in denaro. È il paradigma che da anni sta dietro Bollenti Spiriti, il programma di politiche giovanili che mezza Italia invidia alla Regione Puglia e che ha da poco inaugurato la terza edizione del suo bando Principi attivi, in scadenza il 19 ottobre. La formula è chiara e sempre la stessa: minimo due persone, una buona idea, un anno di tempo per realizzarla e fino a 25mila euro di finanziamento a fondo perduto. Imprenditorialità giovanile? Non proprio.
Si potrebbe definire un'iniziativa di educazione non formale al lavoro, basata sul principio che il modo più efficace di imparare a fare qualcosa è farlo. Un po' come avviene per lo stage, ma questa volta dando progettualità in prima persona alle proprie idee e passioni. L'opportunità è aperta a tutti i residenti in Puglia di età compresa tra i 18 e i 32 anni, costituiti in gruppi informali di almeno due membri (non viene esplicitato invece un limite massimo). Al centro di tutto c'è un'idea, una qualsiasi idea - purché appartenente a una delle tre macroaree indicate: territorio, società e tecnologia - finanziabile fino ad un massimo di 25mila euro (al lordo di eventuali tasse ed oneri) per un anno. Soldi che vengono erogati in due tranche, per il 70% all'inizio e per il resto alla fine del progetto. 
A disposizione ci sono 4 milioni e 100mila euro, provenienti dal Fondo nazionale per le Politiche giovanili istituito nel 2007 dall'ex ministero della Gioventù e sufficienti a finanziare circa 150 progetti. Ovvero quasi un terzo della prima edizione, quella 2008. Ma come spiega alla Repubblica degli Stagisti Annibale D'Elia, coordinatore dello staff Bollenti spiriti, non si tratta necessariamente di un male [leggi qui l'intervista completa].
Una bella novità riguarda poi la procedura di candidatura, che diventa interamente online attraverso un processo affidato all'agenzia regionale Innova Puglia, con cui è stato stipulato un contratto biennale da 200mila euro complessivi. Si potrà accedere al form fino alle ore 12 del 19 ottobre ma, ancora prima, chi ne è sprovvisto dovrà dotarsi di indirizzo Pec, la posta elettronica certificata attraverso cui avvengono tassativamente tutte le comunicazioni. Compreso l'invio, entro il 26 ottobre, della ricevuta finale di domanda, firmata da tutti i membri e scansionata.
Non è obbligatorio ma senz'altro utile invece reperire un buon commercialista e un buon notaio, che aiutino i meno pratici a districarsi tra i tecnicismi della materia - spese ammissibili, fideiussioni, costituzione di nuovi organismi giuridici. E che saranno tanto più utili in caso di vincita, quando il gruppo informale dovrà obbligatoriamente formare  una società, associazione, cooperativa, la forma più idonea di caso in caso, per la realizzazione del progetto. Il Forum, ben curato, può dare una grossa mano; oppure si può chiedere direttamente ai responsabili BS durante uno degli tanti incontri previsti questa estate in giro per la Puglia.
Nel 2008 il primo bando Principi attivi ha finanziato 420 progetti, con un budget complessivo di 10 milioni e mezzo di euro, per il 70% provenienti dallo Stato; la rimanente parte, 3 milioni di euro, provenivano invece dalle casse regionali. Grande disponibilità di risorse insomma, di cui hanno beneficiato quasi 1.300 giovani pugliesi, su un totale di oltre 4mila partecipanti e 1.500 progetti presentati. Ad assumersi l'onere di valutarli uno ad uno, spiega il coordinatore di Bollenti spiriti, è stata una commissione composta tra tre membri dello staff - tra cui lo stesso D'Elia - e una mezza dozzina di esperti esterni alla Regione (quindi pagati a parte) individuati dall'Arti, l'Agenzia regionale per la tecnologia e l'innovazione. Esperti delle più varie materie, ciascuno afferente ad una delle tre macroaree progettuali.
La commissione deve aver scelto bene se tre anni dopo, nel 2011, oltre il 70% degli organismi nati con Principi attivi risultavano pienamente operativi, nei due terzi dei casi sotto forma di associazioni, poi di micro imprese (27%) e cooperative (5%). E gli altri? Un centinaio di realtà si sono sciolte (o pur rimenendo in essere non sono operative) e un numero simile si è riorganizzato in altre forme giuridiche, o ha avviato progetti in continuità con quello finanziato. Il più delle volte utilizzando
risorse aggiuntive personali o - purtroppo molto meno frequentemente - provenienti dai proventi dei progetti. Arte, cultura, territorio e web gli ambiti più gettonati, con ospitalità e ristorazione che invece languono a fondo classifica.
Tutti dati che Bollenti Spiriti pubblica sul suo sito, nel report dedicato. Per il bilancio della seconda edizione di Principi attivi invece si dovrà attendere ancora perché «gran parte di quei progetti, nati nel corso del 2011, sono appena conclusi o ancora in corso», come spiega D'Elia. Di certo c'è che per il secondo bando la Regione Puglia ha fatto da sè: zero finanziamenti statali e 4,8 milioni di euro suoi, provenienti dall'assessorato guidato da Nicola Fratoianni, che nel 2010 ne aveva raccolto l'eredità da Guglielmo Minervini (tra i principali artefici di Bollenti Spiriti e attualmente assessore regionale ai Trasporti; sopra invece Nichi Vendola durante il Bollenti spiriti Camp 2012 di Lecce, in una foto di Paride De Carlo]. Il numero di progetti finanziati, di conseguenza, si è più che dimezzato, scendendo a 190. I candidati 2010 si sono dovuti dare battaglia quindi, soprattutto a fronte di un +37% nel numero domande. Alla fine a farcela sono stati in 530, ugualmente divisi tra maschi e femmine e in genere vicini ai 30 anni.
Il senso di Principi attivi si può riassumere efficacemente utilizzando la metafora di uno dei ragazzi intervistati nell'indagine Cosa Bolle in pentola?: nel nostro Paese se fai un gol l'avversario non cerca di fartene un altro, ma corre dall'arbitro per fartelo annullare. Tutto deve rimanere «zero a zero», perché in questa maniera è più facile sentirsi tutti assolti, giustificare la propria immobilità. Iniziative come queste mirano a scardinare la "logica dello zero a zero": tempo di tornare a giocare lealmente. E magari (ri)scoprire il gusto della competizione.

Annalisa Di Palo

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