Primarie, confronto su Sky: troppo poco spazio a giovani e lavoro, bisogna rimediare

redazione

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Scritto il 13 Nov 2012 in Notizie

Ieri sera su Sky è andato in onda il confronto tra i cinque candidati alle primarie del centro sinistra: Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Matteo Renzi, Laura Puppato e Bruno Tabacci. Uno spettacolo televisivo mutuato dagli Stati Uniti, piuttosto atipico per l'Italia: domande secche uguali per tutti, un cronometro per regolare il tempo degli interventi, un giornalista a incalzare le risposte.
Solo due domande però sono state dedicate al tema dei giovani e dell'occupazione giovanile. Anzi, tecnicamente solo una: quella su cosa ogni candidato avrebbe detto a un giovane che ha appena finito di studiare e che è alla ricerca della prima occupazione. E poi, in maniera indiretta, quella sul giudizio sulla riforma Fornero.
I candidati qualcosa l'hanno detto. Il governatore Vendola ha esordito denunciando che «Le giovani generazioni vivono in una scuola che è stata dequalificata» e incitandoli a «ribellarsi, prima di tutto alla precarietà che è il buco nero che ha risucchiato un'intera generazione». Suggerendo poi il modello della Regione che amministra da sei anni: «Vedere cosa abbiamo fatto in Puglia, come abbiamo usato fino in fondo i fondi europei, come ci siamo aperti all'industria creativa e abbiamo inventato lavoro»
Il segretario Bersani ha incentrato invece la prima parte del suo intervento sulla necessità di rilanciare l'istruzione universitaria: «Se fa parte di quei 17-18mila in meno che non si iscrivono all'università, direi a quel giovane "aspetta un attimo, che un po' di soldi in piu sul diritto allo studio dobbiamo metterli: perché altrimenti torna il classismo». Ammettendo subito dopo: «È evidente che non si può promettere niente ai giovani se si perdono posti di lavoro» e dunque invocando «più innovazione, tecnologia, efficienza energetica nello sviluppo industriale». E la meritocrazia? Per Bersani è prioritaria, «purché sia coniugata al concetto di uguaglianza».
Bruno Tabacci, parlamentare Udc e assessore al bilancio del comune di Milano all'interno della giunta Pisapia, ha preferito mantenersi sul generico premettendo che «le occasioni di lavoro non si generano per decreto» e dunque che se fosse premier si impegnerebbe per «creare le condizioni per allargare la base produttiva». Come? Agendo «sul costo del danaro e dell'energia» per recuperare produttività «anche abbattendo le barriere burocratiche».
Laura Puppato, capogruppo del Pd al consiglio regionale del Veneto, ha rievocato la sua esperienza da primo cittadino di Montebelluna, in provincia di Treviso: «Da sindaco ho messo in campo le case per i giovani», perchè «con 600-800 euro al mese non si riesce ad arrivare all'autonomia». La soluzione è «investire in ricerca e innovazione, istruzione» e dal punto di vista lavorativo «concedere alle aziende un contratto di lavoro a tutele progressive che favorisca le aziende che assumono giovani e donne».
Matteo Renzi è invece partito citando l'articolo 1 della Costituzione, «ma in realtà il nostro Paese è fondato sulla rendita». Allargando poi subito la platea di potenziali "insoddisfatti": «Un ragazzo under 25 ha difficoltà pazzesche, ma anche il 52/53enne espulso dal mercato del lavoro ne ha». La sua promessa dunque, al giovane ma anche all'adulto, è: «cambiamo il paese, semplifichiamo la burocrazia, velocizziamo la giustizia, incentiviamo il lavoro femminile». Auspicando di poter dire a un ragazzo «non tanto di non essere bamboccione, quanto "potrai trovare un lavoro perché conosci qualcosa, non perché conosci qualcuno"».
E la riforma Fornero? Secondo Bersani «è da ritoccare perché sulla precarietà non ha risolto abbastanza, così come sugli ammortizzatori. E sulle politiche attive del lavoro non ha detto nulla». Concordando però con Tabacci sul fatto che che «con le regole si risolve poco se non si aumenta la produttività». E quindi bisogna «scrostare, rinnovare» e sopratutto «stare con chi bussa alla porta e non con chi la tiene chiusa». Secondo Tabacci, grande sostenitore del governo Monti, bisogna augurarsi di «poter andare oltre la riforma», ma lo si potrà fare solo se l'Italia ricomincerà a crescere e conditio sine qua non della crescita è «allargare la base produttiva e creare occasioni». Fornero bocciata senza appello invece da Laura Puppato: «si è creata una grave ingiustizia nel Paese». L'unica candidata donna in realtà vede la questione sopratutto dal punto di vista degli anziani: «Tante persone sono state lasciate senza lavoro e senza pensione, siamo il paese che ha il numero maggiore di anni di lavoro necessari per andare in pensione, bisogna rivederne le modalità». Per il lavoro dei giovani la Puppato in chiusura fa un riferimento alla green economy e a uno studio di Confindustria che riporta le proiezioni delle migliaia di nuovi posti di lavoro che questo settore aprirebbe. Di parere diametralmente opposto rispetto alla riforma pensioni si dichiara Matteo Renzi: «È stata giusta,
vivendo di più bisogna lavorare un po' di più». Il sindaco di Firenze si dice però deluso da quella sul lavoro: «Noi proponiamo un codice del lavoro in 59 articoli, quello di Pietro Ichino, per un contratto unico a tutele progressive, traducibile in inglese». Ancor più netto ovviamente Vendola: «La riforma Fornero ha comportato uno sfregio. La riforma baratta il diritto al reintegro per una manciata di soldi».
Ma è troppo poco. Per questo la Repubblica degli Stagisti vuole realizzare un approfondimento di questo confronto, tutto concentrato sui temi dell'occupazione giovanile, dello stage, della precarietà, delle retribuzioni, della meritocrazia e del ricambio generazionale. La redazione ha già contattato nei giorni scorsi gli staff di tutti i candidati, e ha già pronte le domande da sottoporre ai cinque. La speranza è quella di riuscire a realizzare nei prossimi giorni queste interviste: perché gli elettori, sopratutto quelli più giovani, hanno il diritto di conoscere quali politiche i candidati, se arrivassero a palazzo Chigi, attuerebbero sulla loro pelle.

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