Lo strano caso di Controcampus e dei tesserini fantasma

Andrea Curiat

Andrea Curiat

Scritto il 14 Dic 2012 in Help

Un tesserino da giornalista pubblicista sventolato sotto il naso dei collaboratori - ma sempre irraggiungibile, proprio come la proverbiale carota. I lettori della Repubblica degli Stagisti segnalano ancora una volta quello che appare come un caso di comportamento poco corretto da parte di una testata giornalistica. L’oggetto delle critiche è Controcampus.it, portale di informazione via web dedicato al mondo degli studenti universitari.
Il caso è complesso.
Da un lato ci sono le accuse dei collaboratori della testata, che sostengono di essere tenuti in scacco con la promessa di ottenere il tesserino da giornalisti pubblicisti, senza però ricevere alcun compenso o ricevuta per il lavoro prestato. Il pagamento degli articoli, spiegano, sarebbe stato trattenuto per una non meglio definita "quota associativa" il cui importo, però, non è mai stato loro comunicato.
Dall’altro lato c’è la difesa di Mario Di Stasi, direttore di Controcampus.it, che alla Repubblica degli Stagisti giura che le collaborazioni fossero del tutto volontarie e che fosse chiarissimo che non sarebbero state retribuite. Le affermazioni di Di Stasi sono corroborate dalle note che è necessario sottoscrivere per cominciare a collaborare; ma, contemporaneamente, sono contraddette dalle testimonianze dei due ex collaboratori, e da quanto riportato più e più volte in articoli ed editoriali pubblicati sullo stesso portale Controcampus, in cui si afferma che la testata offre proprio la possibilità di ottenere il tesserino da pubblicista.
Per fare chiarezza è opportuno cominciare dalle segnalazioni inviate
al servizio «Help» della Repubblica degli Stagisti. Alessandro [il nome è di fantasia, per proteggere l’anonimato del lettore]  racconta così la propria esperienza: «L'ufficio relazioni di Controcampus prospetta una collaborazione della durata di due anni finalizzata al conseguimento del tesserino da pubblicista. Quando si inviano gli articoli, però, non viene riconosciuto alcun compenso». Già questo sarebbe un fattore anomalo. Per ottenere il tesserino da pubblicista, infatti, è necessario che l’attività giornalistica non sia a titolo gratuito, ma regolarmente retribuita. Il regolamento specifico varia di Ordine in Ordine, a seconda delle Regioni (Controcampus vanta collaboratori su molte città italiane, dal Nord al Sud Italia), ma è sempre richiesto agli aspiranti pubblicisti di presentare le ritenute d’acconto ricevute nel biennio di attività per gli articoli pubblicati.
Come se non bastasse, sembra anche che Controcampus preveda una quota associativa a carico dei collaboratori. Alessandro riferisce così la risposta dell’ufficio relazioni di Controcampus dinanzi a una richiesta di chiarimenti circa il funzionamento della pratica: «Ci hanno risposto via mail in questo modo: “la testata è edita da un’associazione, quest’ultima in quanto tale prevede una quota associativa. La quota associativa è il corrispondente che viene versato per lo stesso socio ai fini della sua pratica, per cui la stessa ritenuta d’acconto viene scalata dalla quota associativa e nulla in tal caso viene inviato all’associazione. Per cui a termine collaborazione le forniremo cud e documentazione valida per testimoniare la sua collaborazione”». Da questo testo contorto e confuso emergono alcuni dettagli: Controcampus prevede una quota associativa; i collaboratori sono tenuti a pagarla; il compenso degli articoli viene destinato a pagare la quota; ma i collaboratori non vedono alcuna ricevuta sino al termine dei due anni ipotetici di collaborazione. «Però non abbiamo mai saputo l'ammontare della quota associativa, né come importo preciso ma neanche in via approssimativa: tutto il sistema è davvero campato per aria», aggiunge Alessandro. Insomma, sembra che dalla redazione nessuno si sia mai preso il disturbo di chiarire ai collaboratori a quanto ammonta la quota associativa cui vengono destinati i compensi "fantasma" degli articoli. Senza tenere conto, poi, del fatto che ogni collaboratore può scrivere un numero variabile di articoli entro un minimo mensile: possibile che la quota associativa vari insieme all'ammontare di lavoro dei ragazzi? Il meccanismo descritto da Alessandro, insomma, è paradossale e privo di senso; sembra lecito pensare che sia stato ideato ad hoc per giustificare, in modo posticcio, il fatto che i ragazzi non ricevano neanche un euro di riconoscimento per il proprio lavoro.
Sempre secondo Alessandro, inoltre, le regole stabilite dalla redazione di Controcampus ai fini della continuità collaborativa sarebbero draconiane: «Bisogna inviare almeno otto articoli al mese, con una media di due a settimana. In più sono richiesti anche appunti personali su approfondimenti e studi universitari che non hanno nulla a che vedere con degli articoli di giornale». Ma la politica più strana è quella della revisione degli articoli... ex post: «Ogni trimestre, un “ufficio relazioni” rivede tutti gli articoli pubblicati dai singoli collaboratori. Può capitare, così, che un pezzo già pubblicato da settimane - e con l’approvazione del caporedattore di riferimento - venga giudicato, a posteriori, non aderente alle regole redazionali, con motivazioni quantomeno vaghe. Il risultato è che il rapporto di collaborazione risulta irregolare e la supposta pratica per il tesserino da pubblicista riparte da zero».
Contemporaneamente anche un’altra collaboratrice di Controcampus, Alessia [anche qui il nome è di fantasia], si fa avanti e contatta la Repubblica degli Stagisti attraverso Facebook: «Anche io sono vittima della scorrettezza di Controcampus... addirittura azzerano gli articoli. Perchè non li correggono subito? Perchè non dicono subito che non sono idonei alla rubrica? No, lo fanno dopo molto tempo per farti ricominciare daccapo. È un’ingiustizia».
È evidente che il meccanismo descritto da Alessandro e Alessia, se effettivamente applicato nei termini descritti dalle testimonianze e in assenza di ricevute, permetterebbe a un qualsiasi editore di far lavorare gratuitamente i collaboratori dinanzi al miraggio del tesserino. Sarebbe sufficiente, ogni trimestre, affermare che alcuni degli articoli pubblicati non siano “validi”, per trasformare il lavoro dei ragazzi in una vera e propria fatica di Sisifo.
Nel migliore dei casi ci si trova dinanzi a un regolamento oscuro e contraddittorio, in grado di esasperare anche il più volenteroso dei collaboratori e comunque non aderente alle regole degli Ordini in materia di pubblicisti. Nel peggiore dei casi, si potrebbe pensare a un vero e proprio meccanismo messo in piedi per attrarre i collaboratori con la chimera del tesserino.
La Repubblica degli Stagisti ha quindi contattato il direttore di Controcampus, Mario Di Stasi, per una serie di chiarimenti. Di Stasi si rifiuta di rispondere a buona parte delle domande, sostenendo di non voler creare polemiche e mettendo in dubbio le motivazioni che hanno spinto Alessandro ed Alessia ad avanzare le accuse: «Supponiamo per intenderci il caso di un qualche collaboratore allontanato dalla nostra realtà perché più volte segnalato come autore di pubblicazioni non originali o comunque non realizzate secondo il proprio ingegno o attraverso i mezzi che il giornalismo richiama, quali interviste e raccolta fonti certe. Ancora supponiamo il caso di chi in passato nonostante l'espressa nostra indicazione scritta in note sulla scheda di collaborazione circa la gratuita e volontarietà abbia preteso determinati oneri».
Di Stasi infatti ribadisce più volte via mail che la collaborazione con Controcampus è «gratuita e volontaria», come indicato nella scheda note ed informazioni pubbliche
che deve essere accettata al momento di sottoporre la candidatura per la collaborazione. Ed effettivamente nella scheda è scritto testualmente (seppure in piccolo) e molto chiaramente: «La collaborazione a questo giornale telematico è da considerarsi assolutamente gratuita, esente da qualsiasi forma di rimborso o compenso anche futuro. La collaborazione del sottoscritto equivale solo per soddisfare gratificazione e ambizione personale. Per la collaborazione, gli articoli e per tutto il materiale pubblicato, non riceverai alcun compenso in termini economici. In nessun caso ti sarà dovuto un compenso economico per il materiale da te inviato a Controcampus».
Caso chiuso in favore del direttore? Non proprio, perchè questa stessa nota sembra in contrasto non solo con le comunicazioni che Alessandro riferisce di aver ricevuto da Controcampus via mail e tramite Facebook, ma anche con le affermazioni pubbliche della redazione in numerose altre pagine del sito.
In un editoriale del maggio 2011, a firma Domenico Lanzara e intitolato “Tirocinio: esperienza professionale, crediti formativi e tesserino da pubblicista”, si legge infatti testualmente: «Controcampus sta lavorando, in questi giorni, per accreditarsi presso il maggior numero di Atenei con Facoltà umanistiche che prevedono il tirocinio obbligatorio/facoltativo anche presso testate giornalistiche» e poco dopo: «L’esperienza formativa offerta non si ridurrà ad una semplice accrescimento delle competenze in materie giornalistiche; Controcampus sa quanto sia importante collegare effettivamente la formazione personale ad una futura carriera, in questo caso, in campo giornalistico ed è per questo che consente ai suoi articolisti di acquisire il tesserino da pubblicista».
L’articolo dunque contraddice apertamente la politica della collaborazione gratuita: perché il tesserino da pubblicista non si ottiene in seguito a un semplice stage o tirocinio formativo, nè con collaborazioni gratuite.
Forse l’articolo è vecchio e nel frattempo qualcosa è cambiato? No: nel marzo 2012 la redazione rincara la dose. E in un articolo si legge addirittura: «In questa selva oscura molti sono pure gli sciacalli che speculano sui sogni dei ragazzi, chiedendo di scrivere per qualche fatto con le false promesse di un futuro posto in redazione o di certificare gli articoli per raggiungere l’ambito traguardo dell’iscrizione all’albo dei pubblicisti. [...] Poi esistono siti come Controcampus che danno l’opportunità di ottenere il tesserino di pubblicista». 
Più chiaro di così. Insomma, paradossalmente Controcampus finisce per puntare l’indice contro gli “sciacalli” dell’editoria... per poi comportarsi a sua volta in maniera impropria.
Per chiudere una volta per tutte la questione, la Repubblica degli Stagisti ha contattato un’ultima volta Di Stasi con una domanda secca: è mai stata prospettata ai collaboratori la possibilità di ottenere il tesserino da pubblicista? Ma l’unica risposta, stavolta, è stata il silenzio.

di Andrea Curiat


Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
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