Due di denari, ogni mercoledì Radio 24 racconta dov'è - e com'è cambiato - il lavoro in Italia

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 28 Feb 2019 in Approfondimenti

cambiare il mondo del lavoro orientamento radio

Se c'è un buon motivo per parlare di lavoro in radio «è approfondire e, se necessario, sfatare qualche luogo comune». Ne è convinta Debora Rosciani, al timone insieme a Mauro Meazza di Due di denari, programma di Radio 24 in onda tutti i giorni alle 11 e dedicato ai temi 'quotidiani' dell'economia: «una legge che cambia, un rovescio di borsa, una richiesta incomprensibile del fisco» esemplifica il sito.

Giocoforza che anche il lavoro sia al centro del dibattito, tanto da far spuntare una rubrica fissa del mercoledì, dal titolo 'Dov'è il nuovo lavoro'. «Si è voluto dare un ulteriore appuntamento agli ascoltatori, puntando soprattutto sulle informazioni di servizio» sintetizza Rosciani. Lo spirito è quello di «spiegare il meglio possibile questioni che interessano al pubblico e novità che vanno capite», attraverso le risposte degli esperti che partecipano al programma in qualità di ospiti, e che sono quasi sempre addetti ai lavori (e quasi mai politici).

Ogni volta si sceglie una professione e «di questa si esplorano le necessità formative, le possibilità di trovare occupazione e le retribuzioni». Si parla di tutti i profili, dal commercialista al panettiere e allo stilista. Ultimo caso analizzato il metalmeccanico, molto cambiato da quello di un tempo, spiega la giornalista: «Non è più come prima, non ti devi immergere nell'acido o stare lì con il tornio: il metalmeccanico 4.0 è oggi un operaio che guida i macchinari da remoto». Lo stesso vale per il panettiere: «Ormai è tutto automatizzato» prosegue Rosciani, «non bisogna impastare tutta la notte». Resta «il nodo dell'orario notturno», motivo che – come salito alle cronache di recente con la vicenda del panettiere del padovano che sostiene di non riuscire a trovare dipendenti – spiega il no di tanti alle offerte di lavoro nel settore. Proprio per questo però il tema del lavoro deve essere affrontato dai media perché «molte delle attività, anche e soprattutto le più tradizionali, stanno evolvendo rapidamente ed è utile saperlo».

Le storie che arrivano in redazione dagli ascoltatori – con cui il contatto è costante, «via mail, whatsapp o telefono»
sono tutte diverse tra loro e aiutano a farsi un'idea a 360 gradi delle questioni al di là delle singole circostanze personali: «C'è chi chiama e racconta che non vuole far studiare il figlio per farlo poi finire operaio» racconta la conduttrice «ma anche chi ha portato la testimonianza opposta di un ragazzo che ha fatto lo stage e poi è passato a dirigente di cantiere grazie a un'azienda che lo ha fatto crescere e ha investito sulle sue capacità». Di tirocini tra l'altro si parla spesso, intesi «come canali primari di accesso: noi andiamo a indagare come li fanno e con quali ricadute interne».

Altro motivo di fondo alla base di trasmissioni come Due di denari è il bisogno di «indirizzare i giovani e i genitori verso i percorsi formativi più promettenti e adatti alle capacità individuali». A fare in sostanza orientamento, perché «se brancoli nel buio devono insegnarti a scovare la tua attitudine».

A farsi vivi sono quasi sempre non i diretti interessati
– i giovani in cerca di lavoro – bensì le loro famiglie, quelle che una posizione ce l'hanno già. Un paradosso riscontrato anche in altre trasmissioni dedicate al lavoro. Nel caso di Due di denari, ragiona Rosciani, «dipende anche dalla messa in onda, alle 11, che è quando i ragazzi stanno a scuola ed è difficile interagire con loro». Ci sono però i podcast, che vanno a «intercettare, dal sito di Radio 24 o dai social network, anche i giovani». Ma non solo: la giornalista racconta di come ci siano diversi giovani lavoratori che li contattano per chiedere un parere agli ospiti sui loro dubbi, perché la trasmissione non si ferma dopo la messa in onda, ma va avanti con una sorta di bottega pomeridiana, una specie di sportello lavoro che fa un servizio di consulenza a chi scrive.

Certo, «l'approfondimento è faticoso», sottolinea la giornalista, che prepara il programma in coppia con Meazza, senza il supporto di una redazione numerosa. Ed è per questo che sono tutto sommato pochi gli spazi sui media dedicati al lavoro, o comunque «non sufficienti». E poi «non tutti i mezzi si prestano allo stesso modo: la radio ha il vantaggio di poter sviluppare il discorso con maggiore profondità rispetto alla televisione». Vero anche che sul gruppo editoriale di Radio 24 «abbiamo sempre dato la massima attenzione ai temi del lavoro e questo forse ci rende anche più credibili». Del resto, come radio di Confindustria, l'emittente può contare su una platea di ascoltatori composta in larga parte anche da imprenditori e professionisti, su cui il tema del lavoro fa certamente più presa. 

Gli ascolti sembrano confermare: «Non abbiamo ancora il dato sul nostro segmento, ma Radio 24 ha registrato nel secondo semestre 2018 il record storico di 2 milioni e 350mila ascoltatori, con una crescita del 3% sull'anno precedente» [mentre la quasi totalità delle altre emittenti è in calo, ndr].

Anche il linguaggio verso il pubblico va tarato nel modo giusto, deve «aiutare a uscire dai pregiudizi e dagli stereotipi». Perché la realtà va raccontata per quella che è: «Che il lavoro non si trovi facilmente è un dato di fatto, ma che domanda e offerta di lavoro non si incontrino è un altro dato di fatto» argomenta.


Qualcosa però si può fare. Basta non essere troppo esigenti. Il che non significa che «non si debba seguire una vocazione, perché chi ce l'ha molto chiara spesso persegue anc
he con ostinazione degli obiettivi e li raggiunge». Ma il consiglio ai giovani in cerca della loro strada è di essere «curiosi, perché ogni lavoro ha dei lati interessanti». E poi disponibili, «anche a svolgere mansioni che non siano esattamente in linea con quelle assegnate, senza arroccarsi sulle proprie posizioni». E infine «essere pazienti, perché non si impara e non si guadagna tutto subito».

Ilaria Mariotti 

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