Assegno di maternità per le freelance, cosa offrono le casse professionali

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 30 Nov 2018 in Approfondimenti

lavoro femminile maternità

In caso di maternità le professioniste freelance iscritte a un albo possono richiedere un'indennità a copertura dei mesi di gravidanza al proprio ente previdenziale specifico. In Italia, secondo l'elenco stilato dal ministero del Lavoro, se ne contano 19, per un totale di circa 540mila donne iscritte, il 36% della platea totale della previdenza privata composta da 1,5 milione di persone (i dati sono di Adepp, l'associazione che riunisce le casse private). Tutti, a eccezione di un paio che contano uno scarso o nullo numero di iscritte in età fertile, hanno un fondo apposito destinato alle future madri. Con una differenza sostanziale a seconda che la cassa sia composta da soli freelance o da una categoria composita a cui afferiscono sia lavoratrici autonome sia dipendenti subordinate.

Per queste ultime infatti, le casse scelgono di ridurre l'indennità di maternità – o di non prevederla proprio – quando l'interessata sia già beneficiaria della stessa tutela approntata però dall'Inps, magari perché dipendente part time e freelance per il resto del tempo.
E talvolta la riduzione o la soppressione del sussidio si verificano anche quando la freelance in gravidanza ha una doppia cassa di riferimento, di cui una è la Gestione separata Inps: se è quest'ultima a concedere l'indennità, la cassa professionale di solito non eroga nulla.

Esiste però un meccanismo di base che accomuna più o meno tutte le casse, con qualche eccezione, ed è la modalità di calcolo del sussidio. Alle iscritte spetta infatti un assegno tarato sul «solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo nel secondo anno antecedente alla data dell’evento (parto, ovvero, aborto successivo al sesto mese, oppure data di ingresso del bambino nel nucleo familiare in caso di affidamento o adozione), purché nel periodo considerato l’istante risulti iscritto» recita ad esempio la Cassa nazionale del notariato. «Abbiamo grande attenzione verso la maternità» sottolinea il presidente dell'ente Mario Mistretta. «Sosteniamo le iscritte anche con un assegno integrativo qualora non si raggiungano le condizioni del reddito minimo e con le coperture della polizza sanitaria in cui rientrano il parto e le visite specialistiche». 

Funziona così in uno degli enti più ricchi, dove la percentuale di donne è del 34 per cento e le maternità richieste nel 2015 ammontavano a 50 per una spesa totale di 822mila euro: vale a dire circa 16mila euro di media. Ma anche per gli altri enti: per la Cassa forense degli avvocati, con un 47 per cento di presenze femminili e un numero altissimo di iscritti: ben 223mila. Per Inarcassa, previdenza di Ingegneri e Architetti, 27 per cento di quote rosa; per l'Enpaf dei farmacisti (69 per cento), per la Cassa ragionieri (33 per cento), per le oltre 8mila iscritte alla cassa Cipag dei geometri (un risicato 6 per cento del totale). E per tutte le altre casse dedicate ai professionisti, dai giornalisti agli psicologi, dai medici ai veterinari, a cui però – oltre a questa misura base – si aggiungono tutele parallele. Enti che si distinguono in sostanza per generosità e di cui la Repubblica degli Stagisti si è occupata con un approfondimento a parte. 

Come si calcola invece l'importo a cui si ha diritto? A stabilirlo è la legge 26 marzo 2001 numero 151, all'articolo 70, che così recita: «Alle libere professioniste, iscritte a una cassa di previdenza e assistenza è corrisposta un'indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa». L'importo è pari «all'80 per cento di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello della domanda». 

Questo significa che se si presenta la richiesta di indennità di maternità per una nascita avvenuta nell’anno 2018, «il calcolo sarà effettuato sul reddito netto professionale prodotto nel 2016 e dichiarato nel 2017», chiarisce il sito dell'Enpap, la cassa degli psicologi. Uno degli enti che assicura anche «l'accesso gratuito alle cure mediche e psicologiche in gravidanza e post parto», come sottolinea il vicepresidente Federico Zanon in un comunicato: «Un fatto di grande valore sociale considerata la composizione di genere degli psicologi, all'83% al femminile».

Per l'Enpap e gli altri enti il sussidio deve però rientrare entro due soglie, che per l'anno 2018 sono fissate in 5.012,80 euro come tetto minimo e 25.064,00 euro come massimo. Da specificare poi che a questa cifra andrà sottratta la quota Irpef. Questo perché «l’indennità di maternità è sostitutiva del reddito professionale, quindi è tassata e sottoposta a ritenuta d’acconto del 20 per cento» chiarisce ancora il sito Enpap. Per fare domanda poi le scadenze sono ristrette: «Dopo il compimento del sesto mese di gravidanza o entro il termine perentorio di 180 giorni dal parto» precisa il sito dell'Enpacl, previdenza dei consulenti del lavoro, con un 46 per cento di donne e un numero di indennità in calo: «Nel 2017 circa il 3% rispetto all'anno prima, per un totale di 276 prestazioni» fa sapere il direttore generale Fabio Faretra. «Un calo che si è riflettutto anche sull'importo medio del sussidio, attorno agli 8300 euro».  


A fare eccezione alla regola sancita dalla legge del 2001 è solo la cassa Enasarco dei rappresentanti, dove le iscritte sono 30mila, solo il 12 per cento del totale. Dall'ente, a cui spetta il primato di cassa più spilorcia, vengono concessi 2.500 euro per il primo figlio, 2mila euro per il secondo e 1.500 euro per il terzo, a cui si aggiunge un contributo nascita pari rispettivamente a 750 euro, 650 e 500 euro. In aggiunta esiste un aiuto per l'asilo nido fino a mille euro. Ma le condizioni per accedere al beneficio sono piuttosto rigide, essendo necessario avere un Isee non superiore a 31.898,81 euro. E aver versato un minimo di contributi, per la precisione «avere un saldo attivo al 31/12/17 di almeno 1.881 euro» è scritto, con un’anzianità contributiva complessiva di almeno tre anni. Per la verità su questo punto quasi tutte le casse si mostrano più elastiche, non richiedendo particolari requisiti di accesso per beneficiare dell'assegno, se non il fatto di aver partorito (o anche adottato o avuto in affido un bambino). E concedendo l'importo minimo anche a chi non vanta guadagni sostanziosi, né negandolo viceversa a chi possiede un Isee di media entità.

La giustificazione dell'Enasarco è che «si è scelto di non disperdere le risorse finanziarie supportando nuclei familiari che avrebbero avuto poco sollievo dal contributo erogato» è la spiegazione che l'ufficio stampa dell'ente, Gabriele Manu, affida alla Repubblica degli Stagisti: «Ci siamo invece concentrati sulla fascia di reddito medio bassa, usando un indicatore Isee pari a tre volte la prima fascia Inps, un valore ritenuto congruo per identificare la fascia di reddito medio dell'iscritto Enasarco». Per il futuro c'è speranza che le maglie si allarghino: «Questi istituti sono al momento oggetto di revisione, e per il 2019 gli uffici stanno valutando la possibilità di superare la distinzione tra primo figlio e successivi e rimodulare gli importi Isee».


Ilaria Mariotti 

 

Community