Il libretto formativo del cittadino, questo sconosciuto

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 27 Nov 2017 in Approfondimenti

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Cos'è il libretto formativo del cittadino? Questo strumento in effetti è noto a pochi: si tratta di un libretto personale in cui sono registrate le competenze formali acquisite durante la formazione in contratto di inserimento, la formazione specialistica e la formazione continua, nonché le competenze non formali e informali. Lo strumento raccoglie e documenta informazioni, dati e attestazioni riguardo esperienze maturate in vari ambiti – educativo/formativo, lavorativo, sociale, ricreativo, familiare – al fine di migliorare la leggibilità e spendibilità delle competenze e l’occupabilità delle persone.

E in realtà attualmente questo servizio è attivo solamente in quattro Regioni: Toscana, Puglia, Lazio e Marche.

Eppure la nascita del libretto, corrispettivo italiano dell’Europass, risale a un decreto ministeriale del 2005, emanato in conseguenza degli accordi relativi alla Strategia di Lisbona, un insieme di linee guida europee finalizzate alla standardizzazione dei processi lavorativi, alla trasparenza delle competenze e alla mobilità delle persone. Oltre a questi obiettivi, si intendeva aiutare i cittadini ad acquisire consapevolezza del proprio bagaglio culturale e professionale nonché a dare valore ad esso attraverso il riconoscimento da parte delle istituzioni.

Ancor meno numerosi probabilmente sono quelli che sanno che il libretto è stato integrato nel fascicolo elettronico del lavoratore (articoli 14 e 15 del decreto legislativo n.150/2015), una versione moderna e digitale del libretto formativo del cittadino, che ne raccoglie le medesime informazioni, integrate dalla possibile fruizione di provvidenze pubbliche e versamenti contributivi. In alcune regioni – almeno per il momento – verrà ancora identificato con il libretto formativo del cittadino. Per entrambi l’apertura avviene su volontaria richiesta del cittadino, salvo casi specifici, come quello del Servizio civile nazionale nell’ambito di Garanzia Giovani, che ne ha previsto la compilazione per tutti i volontari.

La procedura di compilazione del fascicolo elettronico dovrebbe però essere molto più semplice e rapida. La gestione della precedente versione del libretto era demandata alle Regioni, che a loro volta individuavano dei soggetti, di solito i centri per l’impiego, responsabili delle pratiche di compilazione e di rilascio dello strumento. Il fascicolo elettronico del lavoratore, invece, non richiederà necessariamente l’autocompilazione assistita, ma potrà essere compilato e scaricato anche da casa attraverso lo Spid (Sistema pubblico di identità digitale) sul portale dell’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro), che è il soggetto individuato per la gestione del fascicolo.

«Le informazioni personali e lavorative saranno recuperate mediante le comunicazioni obbligatorie» spiega Andrea Simoncini, responsabile struttura di ricerca “Monitoraggio e valutazione formazione professionale e Fse” presso l'Anpal «e attraverso il sistema della formazione professionale universitaria, nonché dalla banca dati dell’Inps». 
Per quanto riguarda invece la validazione di certificazioni e competenze, Simoncini aggiunge che «ora le Regioni sono concentrate sulla standardizzazione delle qualificazioni». Un passaggio importante affinché ci possa essere un riconoscimento oggettivo delle potenzialità di ciascun lavoratore. Secondo il ricercatore Anpal «occorre valorizzare la parte non fisica della certificazione e limitare le certificazioni a quando sono strettamente necessarie, ad esempio per essere ammessi a un bando».

Fa riflettere tuttavia che, a dodici anni dalla nascita del libretto formativo del cittadino, ci si trovi ancora in una fase di “start up”. Dal 2007 al 2010 il libretto è stato sperimentato in tredici enti fra regioni e province, coinvolgendo diverse fasce di popolazione: lavoratori in crisi occupazionale, apprendisti, lavoratori immigrati, militari volontari in congedo. La sperimentazione è avvenuta con il supporto dell’Isfol, l’attuale Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche). Un iter non semplice.

«In realtà il libretto esiste sì dal 2005,
ma la normativa sul sistema validazione e certificazione che ha reso il servizio agibile risale al 2013 e la normativa sulle regioni al 2015» ammette Elisabetta Perulli, ricercatrice Inapp: «Le riforme per la valorizzazione delle competenze sono state molto faticose e frutto di un lavoro di negoziazione con i vari soggetti coinvolti: università, scuola, Regioni che rilasciano qualifiche professionali, ordini professionali e professioni regolamentate». Tra gli scogli più duri c’è stato il mondo universitario: «La principale difficoltà è stata quella di rendere esercitabili i crediti di esperienza lavorativa nel settore per dare sconti su quote parti di esami».

L’Inapp oggi fornisce assistenza tecnica alle istituzioni e cura studi e indagini sul tema. Dalla sua attività di ricerca è nato l’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, che rientra nel disegno di inserire in una stessa cornice qualificazioni rilasciate in diversi ambiti quali scuola, università, istruzione e formazione professionale di primo livello e superiore, qualificazioni regionali, qualificazioni acquisite mediante un contratto di apprendistato e professioni normate a vari livelli e in diversi contesti. Questo risultato è stato istituzionalizzato con il decreto interministeriale del 30 giugno 2015 (intitolato “Definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze, nell'ambito del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali”). Parallelamente l’Inapp ha messo a disposizione un portale interamente dedicato al libretto, che si chiama Va.Li.Co. (Validazione Libretto Competenze) ed è rivolto agli amministratori e agli operatori italiani che vogliano condividere informazioni e risorse per progettare e realizzare pratiche coerenti con la cornice europea e nazionale.

Ma come funziona il fascicolo elettronico? Una volta creato il form, si avvia la procedura di validazione delle competenze. «La pesatura delle esperienze è fatta prima attraverso un’indagine narrativa», spiega Perulli, «poi attraverso la richiesta alla persona di produrre una documentazione tipo portfolio con contributi multimediali, documenti cartacei e altri prodotti realizzati durante l’esperienza. A questo punto il dossier viene chiuso e passato a un valutatore». In questa procedura possono intervenire tre figure: un tutor che aiuta a compilare il dossier, che può essere un libero professionista o un dipendente del soggetto deputato; un esperto valutatore che valuta il dossier e che - se non ha abbastanza strumenti per farlo – può allestire una prova (es. un colloquio con l’interessato) o chiamare in causa un esperto di settore; e appunto l’esperto di settore.

Le regole per la compilazione variano di regione in regione. Recentemente nel forum della Repubblica degli Stagisti un giovane tirocinante ha chiesto delucidazioni sulla registrazione della sua esperienza formativa nel libretto: «non esiste un monte ore minimo universalmente valido per la registrazione dell’esperienza formativa sul libretto» risponde Elisabetta Perulli «ma la soglia è definita all’interno delle singole regioni e di solito coincide con le regole dei contratti, ad esempio per i tirocini Garanzia Giovani ammonta al 75% del totale».

Ma come mai il possibile utilizzo dello strumento resta ancora sconosciuto ai più? Sicuramente perché non è stato comunicato a livello istituzionale, come conferma Perulli: «Non ci sono state ancora campagne di comunicazione in quanto ci sono regioni che non sono ancora in grado di offrire il servizio, anche se gli impianti normativi sono già in piedi. Prima di diffondere l’informazione stiamo cercando di assistere le regioni che stanno ancora indietro, ad esempio con la formazione degli operatori. Le Regioni in cui ad oggi è possibile richiedere lo strumento sono: Toscana, Puglia, Lazio e Marche».

Alla situazione attuale, non è ancora possibile fare una stima dei possessori del libretto e/o del fascicolo. «A breve avvieremo un programma di monitoraggio, ma siamo sicuri che i numeri non sono ancora elevatissimi. La conoscenza da parte dei datori di lavoro è ancora molto scarsa e – laddove è conosciuto – lo è come adempimento reso noto dal consulente del lavoro», spiega la ricercatrice: «Quello che conta è che cresca nei cittadini una consapevolezza del diritto al riconoscimento di tutti gli apprendimenti e le competenze ovunque maturate, e che loro stessi siano soggetti attivi di pressione verso le istituzioni affinché questi diritti siano esercitabili ed esigibili».

Chi volesse saperne di più sullo stato di implementazione e di agibilità del libretto formativo del cittadino nel proprio territorio deve rivolgersi alla Regione di appartenenza o al centro per l’impiego di riferimento.

Rossella Nocca

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