Cv europeo, le avventure di un (quasi) ventenne tra i cambiamenti del mercato del lavoro

Chiara Del Priore

Chiara Del Priore

Scritto il 16 Lug 2018 in Approfondimenti

Ha quasi vent'anni ma, per tutte le evoluzioni che ha attraversato e tuttora vive, sembra più «grande» della sua età. Stiamo parlando del cv europeo, ora chiamato Europass, sin dall’anno della sua introduzione, il 1999, espressione della volontà di creare uno strumento comune per la condivisione di conoscenze e competenze nei paesi Ue. Come è cambiato da allora, e soprattutto: oggi è in declino?

«Il cv Europass è un’evoluzione del già noto cv europeo, che dalla fine degli anni Novanta aveva rappresentato il tentativo di standardizzare, attraverso uno strumento comune a tutti i paesi UE, il modo di presentare le proprie abilità, conoscenze e competenze» racconta Alessandra Biancolini dell’Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, in cui rientra il Centro Nazionale Europass, che coordina tutte le attività relative ai documenti Europass «Nel 2002 il cv europeo entra a fare parte di una più ampia strategia per ampliare la trasparenza dell'istruzione e della formazione professionale attraverso l’uso di strumenti e di reti di informazione e viene inserito nel portafoglio Europass. Il formato viene leggermente rivisto, vengono mantenute le linee generali della sua struttura ma al posto del logo con la bandiera UE c’è il logo dell’iniziativa omonima, Europass» .

Nel 2012, altro importante step nell’evoluzione del cv europeo: «Durante la presidenza lussemburghese viene deciso di dare nuovo impulso all’iniziativa Europass ed anche il cv ne beneficia, con un nuovo formato, che comprende un editor online con diverse innovazioni, tra cui un’interfaccia più accessibile con una visualizzazione immediata dell'impaginazione finale del documento, nuovi campi e nuova identità grafica per una maggiore leggibilità» spiega Biancolini: «Il cv viene essenzialmente diffuso e veicolato attraverso la piattaforma europea dedicata, accessibile al link Europass, e tramite la rete europea costituita dai Punti di Contatto nazionali, cioè Centri Nazionali Europass».


Da un punto di vista tecnico «il cv Europass può essere compilato direttamente online sul portale europeo e postato ai motori di ricerca di lavoro, quali Monster o Xing, indicati nell’editor
» specifica Biancolini: «In alternativa, può essere scaricato in word e compilato con le istruzioni alla mano. Sul sito sono presenti anche dei modelli precompilati in tutte le lingue ufficiali UE ma è intenzione della Commissione UE, viste le recenti evoluzioni, eliminare il modello in word ed offrire esclusivamente la compilazione online tramite l’editor.

E per quanto riguarda l'utilizzo in Italia? Le statistiche europee più recenti indicano un declino, nelle ultime due annualità, del numero di download del documento in word, passato da oltre 4 milioni e 900mila download del 2016 a circa 1 milione 127mila del 2018. Inoltre, proprio per modernizzare l’infrastruttura tecnologica di accesso al cv Europass e avvicinarsi maggiormente al target dei giovanissimi, è disponibile da quest’anno un applicativo di compilazione guidata per smartphone con interfaccia».


Negli anni l’uso del cv Europass è cambiato per una serie di motivazioni, tra cui proprio l’avvento delle
piattaforme online di recruitment, gestite direttamente dalle aziende, anche se non necessariamente a svantaggio del cv europeo: «Non parlerei di declino in senso assoluto. I dati gestiti dal portale europeo mostrano un trend decrescente in termini di download del template, il modello word, che però vanno opportunamente comparati con il numero dei cv creati online tramite l’editor» spiega ancora Biancolini: «Dalle statistiche europee si evidenza che nel periodo compreso tra il 2005 ed il 2017 sono stati oltre 100 milioni i cv Europass creati online, a cui vanno aggiunti i 60 milioni di download del template del cv. In Italia la cifra è di circa 24 milioni per i cv creati online, oltre 29 milioni per quelli scaricati, nello stesso periodo di riferimento. Le recenti iniziative che anche in Italia hanno portato all’affacciarsi di nuovi formati unitamente ad appositi siti ed app sono il frutto di un’evoluzione naturale dei sistemi di gestione del web da parte delle persone per ogni aspetto della propria vita, in primis per la ricerca di lavoro», sostiene la Biancolini.

Le piattaforme online gestite dalle aziende possiedono tuttavia caratteristiche ben precise, che possono influenzare la modalità di realizzazione del cv da parte del candidato, aggiunge Dario Franzosi,
direttore area recruiting di Jobmeeting, una delle più importanti fiere del lavoro italiane: «Alcuni software sono in grado di leggere i cv allegati. Per questo quando si prepara il proprio è necessario ragionare per tag e parole chiave e chiedersi “con che tag o parola voglio essere trovato?” “Per questa specifica offerta di lavoro è meglio mettere in evidenza alcune parole?” È fondamentale inoltre inserire tutte le info importanti per la specifica candidatura nella prima pagina del cv».

Nel tempo, quindi, la scelta dei candidati è stata da una parte condizionata dalle piattaforme gestite direttamente dalle aziende, dall’altra ha iniziato a ricadere su altre tipologie di cv più «creative» e meno vincolanti rispetto al formato europeo:
«Sono abbastanza conosciute le critiche più ricorrenti al cv modello Europass, come formato troppo strutturato che porta all’elaborazione di un documento estremamente lungo o comunque superiore alle due pagine nella maggior parte dei casi» riflette Franzosi, che ha a che fare tutti i giorni con i cv dei tanti frequentatori di Job Meeting e si è fatto una sua opinione sul cv europeo: «Le aziende che richiedevano il cv europeo da un po’ di anni hanno smesso di farlo. Le ultime a mollare sono state le aziende dalla pubblica amministrazione. Personalmente credo che il cv europeo non sia lo strumento migliore di presentazione di un candidato: in un contesto in cui abbiamo deciso di sottostare in pieno alle regole del libero mercato non possiamo pensare di incasellare e limitare troppo le informazioni e la modalità di comunicazione dei candidati. Chi cerca lavoro, infatti, è invitato a mettere in atto ogni strategia possibile per emergere in ambiti sempre più competitivi dove stanno tornando ad acquisire valore doti come creatività e immaginazione».

Allargando lo sguardo all’estero, si notano ulteriori differenze, come racconta Elettra Bertucco, consulente del Cosp (il Comitato provinciale per l’Orientamento Scolastico e Professionale) di Verona ed esperta di orientamento. «Molti studenti rimangono stupiti nello scoprire che ad esempio negli Stati Uniti non deve essere indicato alcun dato personale che possa esser discriminante, come data di nascita, data di laurea, qualsiasi informazione che suggerisca sesso, età, orientamento religioso» dice Bertucco, che oggi vive e lavora nella sua città natale – Verona, appunto – ma ha alle spalle un’esperienza negli Stati Uniti che le ha permesso di acquisire un’esperienza significativa in ambito risorse umane.

Franzosi evidenzia differenti tendenze: «In ogni paese ci sono diversità di tipo culturale e di approccio che si riflettono anche nel modo in cui si cerca lavoro e ci si presenta. Riassumendo molto possiamo dire che un formato come quello europeo, utilizzato ovviamente solo in Europa, in altri paesi extra Ue viene generalmente considerato troppo lungo. Quasi sempre è preferibile cercare di sintetizzare tutto non andando oltre le due pagine. Dagli Usa, invece, nasce la tendenza che si sta espandendo molto del formato “skilled-based” che mette in rilievo le proprie competenze e che mette in secondo piano studi e formazione». Chi intende dunque tentare un’esperienza internazionale deve quindi essere ben informato sulle diversità relative alle candidature e alle modalità di ricerca del lavoro.

Ma in fondo il problema è davvero nella forma? Secondo Biancolini no: «Mi sembra che la vera differenza la faccia il contenuto, e non il formato in
cui quest’ultimo è espresso. Al di là degli ambiti in cui i veri “creativi” hanno bisogno di un loro formato originale, io non direi che il mancato successo di un CV sia da attribuire al formato, quanto invece alla modalità di presentazione di se stessi, del proprio “bilancio di competenze” in senso ampio nonché dalla capacità di sfruttare giusti canali di promozione ed accesso alle informazioni utili».

Per Elettra Bertucco «Spesso mancano proprio le basi: scrivere in italiano corretto, saper sintetizzare se il cv risulta troppo lungo e approfondire se necessario. Saper scremare le esperienze da mettere in risalto e aver chiaro il proprio pubblico: a chi sto mandando il cv e per quale posizione?». «Avere il cv europeo non è di per sé un elemento negativo
» è la conclusione di Franzosi «ma è molto importante pensare prima di tutto al suo contenuto, saper condensare in poco spazio quello che conta davvero senza dilungarsi su cose inutili e cercare per quanto possibile di far emergere il proprio valore e le proprie competenze».

Tirando le somme, è ancora presto per affermare che il cv europeo sia tramontato. Piuttosto è necessario un cambio di prospettiva: passare dall’attenzione al formato al lavoro sulla costruzione di un racconto, quanto più flessibile e creativo, di sé e del proprio percorso professionale.

Chiara Del Priore

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