Calo degli stage, sorpresa: il Covid ha fatto più danni al Centro-Nord che al Sud

Scritto il 16 Apr 2021 in Approfondimenti

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I numeri ufficiali relativi alla situazione dello stage in Italia – secondo i dati inediti del ministero del Lavoro pubblicati qui sulla Repubblica degli Stagisti sono stati 234.513 i tirocini extracurricolari attivati in Italia nel 2020, un terzo in meno dei quasi 356mila che erano partiti nel 2019 – sono interessanti da analizzare anche secondo la variabile geografica, per scoprire in quali Regioni si è verificato un calo maggiore o minore.

Il Covid ha avuto chiaramente un impatto importante sul mondo dello stage; facendo un confronto tra il 2019, ultimo anno Covid-free, e il 2020, si scopre che le opportunità si sono ridotte del 34%. Ma questo è un dato medio; non dappertutto le cose sono andate proprio così.

stage lavoroE se è vero che nessun posto è rimasto immune dalla bastosta del Covid, guardando i dati spacchettati Regione per Regione si trovano delle sorprese. La più macroscopica è che il Covid ha impattato molto di più sulle Regioni “ricche” d’Italia, quelle con mercati del lavoro più vivaci, dove le opportunità sono calate molto più della media. Mentre le Regioni del Mezzogiorno – quelle dove di solito il lavoro è più difficile da trovare e i tassi di disoccupazione giovanile e femminile sono molto alti e tanti giovani fuggono… – sono state quelle che hanno registrato l’impatto minore.

L’esempio più eclatante è la Calabria. La Regione più povera d’Italia è anche quella dove i tirocini sono calati di meno in assoluto: si sono ridotti solo del 20%, con poco meno di 10mila tirocini extracurricolari attivati nel 2020 contro i quasi 12.500 che erano partiti nel 2019. Un impatto quindi di ben quattordici punti percentuali più “tenue” di quello registrato in media in tutta Italia.

E poi, a seguire, Sicilia con -23% (poco più di 10.500 nel 2020 contro i 13.681 dell'anno precedente) e Basilicata con -26% (appena al di sotto dei 2.500, nel 2019 erano stati 3.286). L’unico territorio del Nord Italia in cui si ritrovano risultati simili è la Provincia autonoma di Bolzano, in Trentino Alto Adige, con un calo pari al 26% comparando i poco più di 2mila tirocini partiti nel 2020 con i quasi 3mila del 2019. L’Abruzzo chiude il 2020 con un -27% (poco meno di 5mila stage nel 2020, nel 2019 il numero aveva sfiorato i 7mila); la Campania con un -28: qui le attivazioni di tirocini sono state appena sopra 17mila nel 2020 quando l’anno prima erano state 23.736.

Sono entrambe al centro Italia le due Regioni che invece hanno patito di più in assoluto l’impatto del Covid sul mondo dello stage registrando un -42%, ben otto punti percentuali più della media nazionale. Si tratta della Toscana, dove nel 2020 sono partiti solo poco meno di 9mila tirocini extracurricolari rispetto ai quasi 15.500 che erano stati avviati nel 2020, e l’Umbria con numeri un po’ più contenuti – 3.278 contro 5.670 – ma il medesimo risultato percentuale.

Vi sono poi altri tre territori, tutti al Nord, che hanno registrato cali significativamente più importanti della media; si tratta della Valle D’Aosta, della Provincia autonoma di Trento e del Friuli Venezia Giulia. In particolare, pur con numeri microscopici, nella piccola Regione a statuto speciale posta all’estremo nord ovest dell’Italia, al confine con Francia e Svizzera, il calo del numero di tirocini extracurricolari attivati è stato del 41%; 277 stage avviati nel 2020 contro i poco meno di 500 che avevano preso il via nel 2019. Poi la Provincia autonoma di Trento, in Trentino Alto Adige, con un -40%; un risultato ben diverso rispetto alla “sorella” Bolzano, dato che a Trento gli stage sono passati dai 2.228 del 2019 ai 1.343 del 2020. E poi il Friuli Venezia Giulia con -39%: 2.701 stage nel 2020 contro i circa 4.500 del 2019.

Lazio e Puglia si attestano su un calo del 38%, dunque quattro punti percentuali più della media: in Lazio sono stati attivati nel 2020 21.299 tirocini, quando nel 2019 erano stati un po’ al di sopra dei di 34.500; in Puglia poco più di 14mila contro 22.721.

Due punti percentuali in più della media (-36%) anche per altre due Regioni del Nord, Piemonte e Lombardia. In Piemonte sono partiti circa 21.500 quando ne erano stati avviati quasi 33.500 nel 2019. E in Lombardia, da sempre la “capitale” degli stagisti italiani – sul suo territorio si svolge mediamente un quinto degli stage di tutta Italia – i percorsi extracurricolari attivati sono stati circa 47.500 nel 2020, quando l’anno prima erano stati 74.380.

L’unica regione che che si pone perfettamente nella media è il Veneto – altro territorio numericamente importantissimo nell’ “universo stage” italiano – dove nel 2020 gli stage attivati sono stati 25.245 contro i circa 38.500 del 2019. Ma qui si possono citare anche il Molise con un punto percentuale in più (-35%, poco più di mille contro oltre 1.500) e Marche e Sardegna con un punto percentuale in meno, dunque -33%. In particolare nelle Marche i tirocini avviati nel 2020 sono stati 6.809, mentre erano stati un po’ più di 10mila nel 2019; in Sardegna appena sopra 5mila contro i circa 7.500 del 2019.

Liguria ed Emilia Romagna restano invece un poco sotto la media, entrambe con un -32% (in Liguria 7.588 stage nel 2020 contro i poco più di 11mila del 2019, in Emilia-Romagna 20.705 contro 30.665).

A questo punto la domanda chiave è una: com’è possibile che “l’effetto Covid” sui tirocini, con conseguente calo delle opportunità, si senta più nelle Regioni che economicamente stanno meglio? Dove sono stati mandati gli stagisti in Calabria, Sicilia, Basilicata? C’erano davvero aziende che stavano così bene da aprire le braccia agli stagisti, come se il Covid non avesse creato problemi o quasi? O forse sono stati inseriti, come spesso è accaduto in passato, in maxi-programmi di stage negli enti pubblici, pagati dallo Stato e con scarse prospettive di inserimento lavorativo successivo? Come si spiegano questi dati?

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