Riqualificazione professionale, dall'Europa quattro miliardi per Gol: come li userà il governo?

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 08 Mag 2023 in Approfondimenti

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Nelle maglie del Pnrr c'è un progetto passato forse un po' sotto traccia: si tratta di Gol, acronimo di 'Garanzia di occupabilità per i lavoratori', inserito nella Missione 5 del piano. Ideato per essere – almeno nelle intenzioni – un punto di svolta nelle politiche attive per il lavoro. Il finanziamento è infatti di quelli che possono fare la differenza: 4,4 miliardi di euro da spendere tra il 2021 e il 2025. Per intendersi, il triplo rispetto ai fondi di Garanzia Giovani (circa un miliardo e mezzo).

Il programma Gol «prevede percorsi di accompagnamento al lavoro, di aggiornamento o riqualificazione professionale» spiega il sito di Anpal, l'agenzia deputata al suo monitoraggio, «nel caso di bisogni complessi, quali quelli di persone con disabilità o con fragilità». Con il meccanismo di sempre in questi casi: presa in carico da parte di centri per l'impiego e stipula di 'patti' per aggiornare le competenze e riqualificarsi.

La formazione dovrebbe consentire a chi è fuori dal mercato del lavoro di reinserirsi. E qui sta il punto centrale: non vi è una categoria in particolare di beneficiari. La platea comprende fasce trasversali che vanno da lavoratori con ammortizzatori sociali a persone con disabilità, over 55, madre single, Neet, percettori del reddito di cittadinanza.
«Nel momento in cui è stato lanciato (il decreto è del novembre 2021, ndr), si è pensato a una riforma strutturale per le politiche attive» spiega alla Repubblica degli Stagisti Cristina Tajani, già direttrice Anpal e consigliera del ministro del Lavoro all'epoca del governo Draghi, oggi docente al Politecnico di Milano: «Voleva essere una misura onnicomprensiva, che ne tenesse dentro altre come Garanzia Giovani ad esempio». Stessa cosa per il reddito di cittadinanza: Gol poteva diventare una spalla di questo, «inserendo i beneficiari come sottocategoria all'interno del programma per gli aspetti legati alla formazione».

Secondo Tajani la direzione intrapresa era quella giusta: «Una misura ombrello per offrire ai più fragili formazione e accompagnamento al lavoro». Una operazione di grande portata da svolgere non solo con le agenzie private («nulla in contrario al loro coinvolgimento, anzi sono favorevole alla complementarietà tra pubblico e privato» sottolinea la docente), ma anche con i centri per l'impiego, nel frattempo a loro volta sottoposti a una riforma per potenziarne le attività. Ai fondi di Gol si abbinano infatti 600 milioni di euro per il rafforzamento dei Centri per l’impiego (di cui 400 già in essere e 200 aggiuntivi). Mentre al governo c'era Mario Draghi «la riforma dei cpi era in corso, al netto delle difficoltà delle varie regioni che non riuscivano a metterla in atto»: in Sicilia per esempio, «dove non si erano ancora attivati per i concorsi». Ma 
«avevamo un monitoraggio, si era arrivati a reclutare poco più di 4mila addetti rispetto a un obiettivo che era di 11mila» ripercorre Tajani.

Il problema è che «di tale avanzamento si sono perse le tracce». Così come «non è chiaro quale sia l'orientamento del governo su Gol. Anche nel decreto Lavoro del primo maggio non si spende una parola sul tema». A mancare secondo Tajani «è un disegno complessivo, restando quindi la grande incognita di come si raccorderanno le riforme intraprese con gli impegni europei già assunti». Perché Gol è di fatto attivo. Anche se con operatività a macchia di leopardo, dovendo essere attuato dalle singole regioni.

Stando all'ultimo monitoraggio, che risale al marzo di quest'anno, «l’annualità 2022 si è conclusa con il conseguimento del target Pnrr concordato con la Commissione europea, relativo al raggiungimento di 300mila beneficiari e pari al 10 per cento del totale previsto per il Programma al termine del 2025». Con differenze però sostanziali tra le regioni: nell’ultimo mese di osservazione, si legge ancora, «il tasso di crescita dello stock dei presi in carico varia da valori minimi per le regioni Lazio (5,4 per cento) e Sardegna (9,5 per cento), a valori superiori al 15 per cento nelle regioni Marche, Sicilia e Veneto, fino a raggiungere il valore massimo per la provincia autonoma di Bolzano (17,8 per cento)».

Dove più dove meno, il piano avanza. Anche perché, si legge sul sito del governo, «elemento costitutivo della riforma, da cui dipendono i finanziamenti Ue, è la definizione di milestone e target». E i primi due sono stati centrati. Il Milestone 1, spiega il documento, consisteva nell'entrata in vigore dei decreti interministeriali per l’approvazione di Gol entro il 2021. Il secondo invece l'adozione di piani regionali e il raggiungimento di almeno il dieci per cento dei beneficiari complessivi entro il 2022.

La sfida saranno i successivi target. Si richiedono almeno tre milioni di beneficiari di Gol entro il 2025, di cui almeno il 75 per cento donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30, lavoratori over 55. Di questi almeno 800mila coinvolti in attività di formazione. Non solo, ma 300mila dovranno essere dentro programmi per il rafforzamento delle competenze digitali. E infine il target 3: almeno l’80 per cento dei cpi in ogni regione che entro il 2025 dovrà rispettare gli standard definiti quali livelli essenziali in Gol. Traguardi ambiziosi, di cui bisognerà mostrarsi all'altezza.

Ilaria Mariotti 

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