Altro che contributi, agli stage serve una norma sui curriculari

Eleonora Voltolina

Eleonora Voltolina

Scritto il 08 Nov 2013 in Editoriali

Timeo Danaos et dona ferentes. Questa massima, reminiscenza degli anni del liceo, insegna a diffidare dei regali: in età adulta si scopre di poterla applicare spesso alla sfera professionale. Perché non è raro che dietro un apparente supporto si celi un tentativo di sabotaggio.
stage lavoro michele tiraboschiÈ quel che mi è venuto in mente leggendo ieri sul Sole 24 Ore "Tirocini senza previdenza" del giuslavorista Michele Tiraboschi e della funzionaria Inps Luisa Tadini, sua dottoranda all’università di Bergamo. Tiraboschi è un professore brillante e attivo; è stato il consigliere e in pratica l'ideologo di tutte le decisioni in materia di lavoro prese da Maurizio Sacconi quando era ministro, ed è oggi anche il coordinatore del comitato scientifico dell'Adapt, l'associazione fondata da Marco Biagi - di cui Tiraboschi era un allievo - pochi anni prima di essere assassinato per promuovere studi e ricerche nell'ambito delle relazioni industriali e di lavoro. 
Il fulcro dell’articolo apparso ieri sul Sole è che gli stage non danno diritto a contributi previdenziali. Si tratta di una non-notizia: non essendo contratti di lavoro, fin da quando esistono ("formalizzati" dal Pacchetto Treu) essi non hanno mai dato diritto né a contribuzione né a retribuzione. Ma nel corso dell'articolo viene citata come «novità più problematica» la (parziale) riforma degli stage avviata dalla riforma Fornero, facendo balenare l'idea che che agli stagisti potrebbero essere concessi anche i contributi, per migliorare un po' le «fragili prospettive previdenziali» dei giovani. Un lettore distratto potrebbe dire: «Gli autori vogliono introdurre una tutela aggiuntiva per gli stagisti, sarebbe giusto valorizzare gli anni di stage a livello di contributi previdenziali».
Non è così: anzi direi che è l'esatto opposto. Innanzitutto il tentativo sembra piuttosto mirato a sollevare nelle aziende un moto di indignazione: «Ma come, anche i contributi adesso, già che ci costringono a dare la congrua indennità, eppure gli stagisti non sono lavoratori!». Poi si tenta di creare un nesso logico consequenziale che in realtà non esiste, tra questa (inconsistente) ipotesi di contribuzione sullo stage e la norma (questa sì esistente, appena introdotta) sull'indennità a favore degli stagisti. Attenzione: indennità, non retribuzione. Sono cose ben diverse e gli autori lo sanno. Ciò non li scoraggia dal fare un altro paragone azzardato, quello tra stage con rimborso e tra lavoro occasionale retribuito attraverso voucher.
La sensazione è che il fine ultimo di Tiraboschi sia, ancora una volta, quello di mettere in dubbio la correttezza di questa innovazione normativa. Il professore è sempre stato contro gli stage con compenso: già nel 2009 dichiarava alla Repubblica degli Stagisti di sognare una regolamentazione che rendesse tutti gli stage obbligatoriamente gratuiti. Per onestà intellettuale bisogna specificare che nell'ideale di Tiraboschi gli stage dovrebbero essere solo curriculari, di pura formazione, senza intento di inserimento lavorativo, riservati agli studenti. Per dovere di cronaca occorre però aggiungere anche che nei cinque anni in cui è stato consigliere del ministro Sacconi per i temi del lavoro avrebbe potuto fare lui questa riforma, vietando per legge gli stage extracurriculari. O quantomeno perorarla mettendo le Regioni intorno a un tavolo e avanzando questa proposta. E invece non l'ha fatto.
Il tentativo nell'ultimo paragrafo dell’articolo viene esplicitamente dichiarato: il professore e la dottoranda invitano a «riflettere sulla portata della "congrua indennità" riconosciuta al tirocinante», lasciando intendere poche righe dopo che essa avrà come conseguenza la contrazione dei contratti di apprendistato.
Invece l'introduzione dell'obbligo di corrispondere un minimo di indennità ai tirocinanti è sacrosanta. Non comporterà un peggioramento dell'utilizzo dei contratti di apprendistato semplicemente perché questo utilizzo è già pessimo da dieci anni. Lo stage è un concorrente sleale dell'apprendistato? Certo, noi sulla Repubblica degli Stagisti lo affermiamo da anni. Con la riforma lo sarà di più? Non vi è alcun dato oggettivo che lo possa lasciar supporre. Anzi. La congrua indennità riduce il gap di convenienza. Tra pagare uno stagista zero e un apprendista mille, il 90% delle aziende sceglierà ad occhi chiusi la prima opzione. Ma tra pagarlo 400-500 euro come stagista (senza poter pretendere nulla da lui in termini di prestazioni, costanza, straordinari etc) e pagarlo mille come apprendista, istituendo un rapporto di lavoro che comporta anche per l'azienda  dei diritti, la scelta non è più così scontata.
Attraverso l'articolo si instilla nel lettore il dubbio che la «congrua indennità» per i tirocini extracurriculari istituita in questi mesi sia controproducente. Quando invece è una conquista importantissima, che premia i giovani, valorizza il tempo che dedicano allo stage, e permette anche ai meno abbienti di potervi accedere (gli stage gratuiti hanno infatti il difetto di essere classisti, accessibili solo a chi ha famiglie abbienti). E che responsabilizza le aziende incentivandole a investire sui propri tirocinanti.
Su una cosa concordo con Tiraboschi e Tadini: le nuove leggi regionali contrarranno un po' il numero dei tirocini extracurriculari e alcuni soggetti ospitanti "migreranno" verso quelli curriculari, pescando da università e scuole professionali. Ma chi migrerà? Con tutta probabilità quelli più tirchi, interessati a non dover sottostare ai criteri di qualità fissati dalle Regioni e a non dover erogare ai propri stagisti l’indennità minima (peraltro modestissima, tra 300 e 600 euro).
Come si ferma il rischio di migrazione? Facendo al più presto una normativa ugualmente rigorosa per gli stage curriculari, attualmente in vacatio legis, istituendo - questo è l'auspicio della Repubblica degli Stagisti - anche per questa tipologia una indennità (magari un po' più bassa) per tutti i percorsi di durata superiore alle 150-200 ore. Il ministero dell'Istruzione dovrà agire il più in fretta possibile: questa è la vera emergenza. Parlare di contributi per gli stagisti appare invece come un'arma di distrazione di massa, che crea confusione e purtroppo anche false aspettative in qualche giovane.

Eleonora Voltolina

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
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