Un ponte tra giovani e imprese, il progetto CambiaMente ha cambiato pelle (ma non obiettivi)

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 18 Gen 2023 in Notizie

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È possibile mettere in connessione i giovani della Generazione Z e le Pmi italiane? Da alcuni anni ci prova CambiaMente, progetto nato giusto giusto dieci anni fa, nel 2013, in provincia di Cuneo grazie all’impegno (e al contributo economico!) di Martino Grindatto, ex manager e imprenditore che una volta in pensione, motivato dalla voglia di “restituire”, lo ha lanciato e finanziato per diverse edizioni.

Dal 2021 CambiaMente ha cambiato pelle ed è stato preso in carico da Tacoma, società di consulenza e pmi innovativa che la gestisce tra le sue attività no-profit. L’
ambizioso obiettivo è quello di far comunicare questi due mondi che oggi faticano a comprendersi – le pmi e i giovani – arrivando al paradosso di avere molti laureati e ottime università, ma allo stesso tempo un numero rilevante di imprese che non riescono a trovare le risorse che cercano.

Oggi CambiaMente comincia il nuovo percorso ed esce dal suo territorio abituale, il Piemonte, per approdare in provincia di Como, a Lomazzo. «Il progetto ha tra i suoi obiettivi quello di far esplorare il mondo delle piccole e medie imprese, che sono un grande patrimonio per la nostra economia, ai ragazzi di oggi che le guardano con poco entusiasmo» spiega alla Repubblica degli Stagisti Stefano D’Avanzo, uno dei fondatori di Tacoma: «L’obiettivo è anche far comprendere alle pmi che i ragazzi di talento in giro ce ne sono molti e che la narrativa dei giovani che non hanno voglia di far nulla, comoda per alcuni, non è una fotografia della realtà: però bisogna essere pronti a riceverli».

La ragione dello “sbarco in Lombardia” è presto detta: «Noi andiamo lì dove c’è una grande concentrazione di piccole e medie imprese: e l’obiettivo di CambiaMente per il 2023 è consolidare la nostra presenza in Piemonte e Lombardia. Adesso parte appunto a Lomazzo, poi ci saranno altre due edizioni in Piemonte, una che comincerà il 7 marzo e un’altra ad ottobre. Speriamo di riuscire anche a fare una seconda edizione in Lombardia nel corso del 2023». Ma attenzione: «Questo è un format che nasce per essere replicato, quindi l’obiettivo è trovare il modo per portarlo in sempre più territorialità – italiane e non».

I giovani che sono stati selezionati nei mesi scorsi e che oggi cominciano il percorso sono 12, il doppio di quando tutto è partito – ma non si andrà oltre in futuro, perché «a questi ragazzi vogliamo far fare un percorso molto esperienziale, che li tocchi nel profondo. E non puoi farlo se in aula ci sono più di 15 persone, quindi 12 è un buon balance e teniamo quello. L’obiettivo per il futuro è più quello di aumentare il numero di progetti
», lancia D’Avanzo: «Mi immagino un CambiaMente per edizioni quasi locali».

CambiaMente è aperto a tutti, senza particolari requisiti: una volta pubblicato il bando e diffuso sui social, i giovani interessati devono inviare il curriculum e dare una risposta ad alcune domande che servono per valutarne l’attitudine e la proattività, le due caratteristiche maggiormente ricercate. «Non abbiamo preclusioni sull’università di provenienza o la media dei voti, nemmeno se si è laureati o no, basta che siano abbastanza vicini alla discussione della tesi per poter entrare nel mondo del lavoro», spiega D’Avanzo: «Dopo questo primo screening su carta si fa un colloquio telefonico, poi una video call dove approfondiamo la conoscenza, e chi supera quest’ulteriore step passa al colloquio de visu con noi dell’organizzazione e con due aziende partecipanti. Ripeto: cerchiamo giovani volenterosi che non abbiano perso la speranza che si possa fare qualcosa di buono nel mondo».

«È un percorso con una grandissima potenzialità, perciò cerchiamo persone che abbiano una forte motivazione» rimarca Cristiano Ghibaudo, formatore con una lunga esperienza nell’aiutare i giovani a scoprire e valorizzare il proprio talento, che guida le attività formative e di coaching dalla prima edizione di CambiaMente e ora è anche socio di Tacoma: «Chi partecipa può fare veramente la differenza. Tanto che alcuni imprenditori spesso chiamano per chiedere se c’è qualcuno dei ragazzi che ha partecipato al progetto che sta cercando un lavoro».

E qui è Martino Grindatto, il primo padre del progetto, a intervenire e spiegare che «i riscontri sono tutti positivi e favorevoli. Su circa cinquanta ragazzi che sono passati in queste varie edizioni, il tasso di approdo al mondo del lavoro è stato del 95 percento».

Certo, CambiaMente oggi è diverso. «Nelle edizioni passate ai partecipanti veniva offerto un tirocinio, mentre adesso si offre un percorso di empowerment. Sulla carta non c’è la matematica certezza di avere un posto di lavoro, ma si crea la situazione per cui alla fine l’offerta arriva», racconta Cristiano Ghibaudo. In pratica si sono  invertite le posizioni, almeno
in parte. «Prima l’idea sviluppata da Martino Grindatto era quella di dare un’opportunità di lavoro ai ragazzi, e quindi di creare l’occasione dialogando con le aziende per costruire dei percorsi di tirocini. Adesso, invece, è una bellissima partnership tra tutti i soggetti coinvolti nel progetto. Le aziende fanno rete e coprono tutti i costi vivi del progetto». L’obiettivo non è più quindi quello di “piazzare” i ragazzi in un buon tirocinio, ma «aumentare la loro consapevolezza di quello che li circonda e come possono dialogare con il mondo attraverso un percorso formativo “booster”, accelerato, di sette settimane».

Un percorso di empowerment che non riguarda solo i giovani ma anche le aziende che partecipano grazie, per esempio, a un workshop interattivo in cui entrambe le parti dialogano su come si possano gettare le basi per comunicare quando si viene da generazioni diverse. «Questa è la prima volta nella storia in cui gli adulti nel formare i giovani non possono usare l’esperienza pura, perché il mondo in cui sono cresciuti non è quello in cui stanno crescendo i giovani» riflette Ghibaudo: «Il cambiamento è stato talmente veloce che l’esercizio della leadership è radicalmente diverso da quello di vent'anni fa». Bisogna a questo punto abbattere gli stereotipi: «i giovani non hanno voglia di lavorare, gli anziani non capiscono niente. Questo genera solo conflitti. CambiaMente è, invece, un luogo privilegiato di cambiamento e dialogo che permette di gettare dei ponti».

C’è quindi una grande differenza rispetto al format originale pensato da Grindatto, che con uno sforzo economico importante aveva sempre sostenuto la spesa legata ai tirocini. «In questa nuova modalità sono le aziende che partecipano al progetto che alla fine dell’esperienza fanno un colloquio ai ragazzi ed eventualmente fanno loro una proposta di tirocinio». Con una probabilità decisamente alta che poi arrivi una proposta di assunzione: «Una partecipante ha finito il programma il 29 novembre; è partita subito dopo con un tirocinio, ma l’azienda dopo un solo mese
ha deciso di interromperlo e assumerla: dal primo gennaio questa ragazza ha un contratto a tempo indeterminato!».

Le aziende che partecipano al progetto sono quindici: Nord Ovest; K Rev; Libellula; Joinfruit; Spintech; Saet emmedi; Banca CRS; Crosa; Trucco Tessile; Ascensori Rossini; Bertola1946; Distribus; Trafficlab; Yeg!; Uomo e ambiente. Finanziano il percorso pagando una fee per partecipare, che cambia a seconda dell’edizione. «Per questa lombarda avevamo qualche spesa viva in più e la fee era sui 3mila euro. Va a copertura dei costi, quindi copre le spese per la formazione, il bootcamp, il noleggio delle sale e location, il materiale formativo. Tacoma ci mette il contributo operativo, di organizzazione, risorse umane. Ed è il nostro modo di esprimere il fatto di essere società benefit» spiega D'Avanzo.

«Sono felicissimo di questa evoluzione del progetto CambiaMente e di vedere che il format ha raggiunto una sua maturità» dice Martino Grindatto, padre del primo progetto. «Mi piace molto che non solo i giovani entrino nell’arena del lavoro, ma che le stesse imprese si connettano tra di loro. Nella mia concezione ospitavano un tirocinante, ma tra loro non si parlavano. Qui, invece, le aziende hanno momenti di incontro in cui si creano sinergie e scambi di riflessione sulle best practices che arricchisce ulteriormente la progettualità di CambiaMente».

In dieci anni è cambiato non solo il mondo esterno ma anche quello imprenditoriale, e Grindatto l’ha notato anche nelle ultime due edizioni di CambiaMente: «Mi ha colpito
innanzitutto la consapevolezza da parte delle imprese  della necessità di uscire da una situazione di solitudine. E poi un’attenzione particolare a tematiche che alcuni anni fa non avvertivo in modo così potente: per esempio ho trovato straordinario il momento in cui, al termine della sessione progettuale, si fa un lavoro con le aziende e con i giovani e si delinea una sorta di contratto per lavorare insieme. E qui vengono fuori le diverse anime che alcuni anni fa io non avevo intercettato: l'attenzione a comprendere le motivazioni delle persone, a conoscerle, a dialogare, ad attivare dei percorsi di matching. Questo sancisce una sorta di nuova imprenditoria, anche perché la Generazione Z è così diversa dalle precedenti: è importantissimo entrare in connessione a capire questi giovani, che hanno un desiderio straordinario di poter partecipare a questa gara della vita».

CambiaMente sta arrivando a un nuovo livello di maturità, per farlo attua delle ricognizioni accurate delle aziende partecipanti, perché «ci sentiamo profondamente responsabili nei confronti dei ragazzi. È un progetto che li può segnare in maniera positiva», aggiunge D’Avanzo, «e non vuol dire dargli un posto in una delle aziende partecipanti al progetto, ma fare uscire i giovani con più consapevolezza che è possibile interpretare il proprio percorso professionale». Un percorso di formazione e soft skills con l’obiettivo di dare alle persone le giuste potenzialità per affrontare il mondo del lavoro.

Marianna Lepore

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