Amare le materie umanistiche non esclude un talento per quelle scientifiche: “Ecco come convivono le mie due anime”

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 26 Mag 2023 in Storie

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La scienza è sempre più donna. E c’è un’ampia serie di ragioni per le quali oggi, per una ragazza, può essere conveniente scegliere un percorso di studi in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). La Repubblica degli Stagisti racconta questo mondo in questa rubrica, Girl Power, attraverso la voce di donne innamorate della scienza e fortemente convinte che, in campo scientifico ancor più che altrove, di fronte al merito non ci sia pregiudizio che tenga. La storia di oggi è quella di Daniela Senatore, Data scientist per Booster Box, società di marketing digitale che fa parte dell'RdS network.

Non credo di aver mai avuto un unico sogno nel cassetto. Mi immaginavo
nelle vesti di avvocata o di giornalista, altre volte di astronoma. Queste aspirazioni così diverse hanno reso
tormentata la mia scelta universitaria! Prima Beni culturali all’università di Salerno, che mi sembrava la naturale prosecuzione degli studi liceali. Poi Scienze della comunicazione. Mi attraevano il giornalismo e l'editoria, ma anche la comunicazione pubblica di cui avevo sentito parlare. Niente lasciava presagire però quello che sarebbe successo, e cioè che sarei invece diventata una Data scientist!

Sono nata nel 1987 a Cava de’ Tirreni, a pochi chilometri dalla costiera amalfitana, e sono cresciuta sicura che la matematica non facesse per me. Avevamo una casa piena di libri, e forse questo mi ha influenzato. Mi sentivo più sicura con le materie umanistiche, e così avevo fatto al liceo classico. In effetti ero brava in italiano e mi piaceva epica, mentre tentennavo di più nelle materie scientifiche. Fatto sta che alla fine mi sono laureata alla triennale in Scienze della comunicazione, per poi iscrivermi alla magistrale in Comunicazione pubblica e d’impresa.

Mentre ero alla triennale, ho svolto il servizio civile presso l’ufficio stampa della Provincia di Salerno. Ho imparato tanto di comunicazione istituzionale con un gruppo con cui ho condiviso lavoro e risate, e a cui sono ancora legata. E poi prendere il treno e ammirare il mare dall’alto della ferrovia era un sogno. Alla magistrale invece ho collaborato con un Osservatorio di ricerca sulle politiche giovanili all’università di Salerno tramite una borsa di ricerca. Mi sono avvicinata ai temi dell’e-governance e dell’e-partecipation, quei processi di governo e decisionali fondati sul coinvolgimento di tutte le parti in causa.

Ma il vero punto di svolta è arrivato con la tesi magistrale, quando mi hanno proposto di analizzare la comunicazione social, in particolare su Twitter, di alcuni ministeri. Erano gli anni di discussione sui big data e sulla nascente figura del Data scientist. Più andavo avanti, più mi rendevo conto che mi sarebbe piaciuto occuparmi di social network analysis da una prospettiva tecnica oltre che sociologica.

Quando mi sono laureata – con il massimo dei voti e menzione, nel 2015 – quel pensiero del Data scientist, con il suo mix di competenze, mi incuriosiva sempre di più. E spaventava al tempo stesso: come potevo col mio background umanistico affrontare una sfida così lontana da me? Ho scoperto che all’università di Pisa si teneva per il secondo anno il master di II livello in Big Data Analytics & Social Mining e la cosa che mi aveva stupito era che il master era aperto a tutte le lauree. È la mia occasione, ho pensato.

Mi sono approcciata lì per la prima volta alle famigerate materie Stem: algoritmica, statistica, machine learning, sentiment analysis e così via. La classe era eterogenea sia per genere che per provenienza di studi e durante il tirocinio per la tesi ho esplorato le tematiche prettamente tecniche del web semantico, Linked Open Data, Dbpedia italiana e Wikidata. Tante volte non mi ero sentita all'altezza ma mi sono infine resa conto che senza i miei studi precedenti di semiotica, linguistica e analisi testuale, non avrei compreso la tematica a 360 gradi.

Dopo il master mi si è presentata l’occasione di Booster Box, azienda di marketing digitale di Pietrasanta che era in cerca di un Data scientist. Sono stata assunta nel 2017, e il contratto a tempo indeterminato è arrivato dopo pochi mesi. Il mio primo progetto consisteva nell’automatizzare la creazione delle campagne su Google Ads spazzando via ore e ore di lavoro su Google Sheets. Mi sentivo ancora acerba. Il gruppo di lavoro era di sole quattro persone, ero l’unica del team tech e anche l’unica donna. Ma non ho sofferto la differenza di genere con i miei colleghi. Sono riuscita a lavorarci bene, e con il tempo abbiamo imparato a rispettare i nostri difetti e pregi. Viaggiamo su binari paralleli, ma ci sono tratte in cui i binari si incrociano e ciò ci consente di collaborare. Ora il team tech è di cinque persone e la sensazione a sei anni di distanza è sempre di un ambiente dove circolano costantemente nuove idee e energie.

Contestualmente, qualcosa è successo anche nella mia vita privata. Nel 2019 mi sono sposata e nel 2021 sono diventata mamma! Si può dire che in Booster Box io sia diventata adulta. Mi sono assentata dal lavoro quasi un anno. Non un anno qualunque, bensì quello in cui l’azienda ha attraversato una vera e propria trasformazione raddoppiando il numero dei dipendenti. Appena rientrata mi sono sentita spaesata, ma i miei colleghi mi hanno messo nelle condizioni di metabolizzare il tutto e di recuperare velocemente.

Al contempo, dovevo gestire le mie nuove esigenze personali. Con lo smart working e la flessibilità che l’azienda mi ha garantito, ho capito quali strade seguire per gestire il quotidiano e i progetti di cui ero responsabile. Dopo poco l’ingranaggio ha iniziato a girare e anzi, l’essere diventata mamma ha avuto un impatto positivo sulla mia produttività e sulla mia capacità di risolvere problemi. Da parte dell'azienda inoltre non c'è mai stato nessun tipo di freno.

Adesso trascorro le mie giornate lavorative a programmare e scrivere codici. Mi piace la logica modulare di scomposizione del problema in tante componenti più piccole, così come mi piace ancora scrivere testi
e perdermi in ragionamenti più speculativi. Queste due mie anime hanno fatto pace l’una con l’altra e convivono pacificamente. A volte prevale una e a volte l’altra. La ritengo una grande ricchezza perché adesso vedo il mondo da più punti di vista. E poi i miei studi umanistici mi aiutano quando devo comprendere le esigenze altrui per poi tradurle in requisito tecnico.

Quello che mi sento di consigliare ai ragazzi è di non ancorarsi a rigide definizioni di se stessi e delle proprie attitudini, ma di mettersi in discussione e sperimentare strade nuove. A me piacevano le materie umanistiche, ma non era detto che non potessi essere brava anche in quelle scientifiche. È così facendo che si aprono altri scenari per esprimere al meglio il proprio potenziale.

Testo raccolto da Ilaria Mariotti 

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