Approvata definitivamente la normativa sui tirocini in Sardegna: “ignominia vergognosa” secondo la Cgil

Irene Dominioni

Irene Dominioni

Scritto il 09 Ago 2018 in Notizie

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Finalmente lo stallo informatico che bloccava l’approvazione della nuova normativa sui tirocini in Regione Sardegna è giunto ad una fine, e il 3 luglio, con la delibera 34/7, la giunta regionale ha approvato definitivamente le sue nuove linee guida, che entreranno in vigore a partire dal 1° ottobre 2018. I contenuti sono stati interamente confermati dal testo provvisorio già diffuso in precedenza, di cui la Repubblica degli Stagisti ha parlato a più riprese: tra i punti fondamentali, 12 mesi di durata massima e 400 euro di rimborso spese mensile, appena superiore ai 300 euro individuati dalle linee guida nazionali.

Una legislazione controversa, che da tempo in Sardegna ha lasciato spazio a potenziali abusi di ogni genere e offerte di tirocini per profili molto bassi, pubblicizzati e attivati senza troppi scrupoli dall’Aspal, l’agenzia regionale sarda per il lavoro. Lo sdegno del sindacato Cgil, che già si era fortemente espresso condannando l’operato e le dichiarazioni dell’assessora Virginia Mura contenute in un articolo della Repubblica degli Stagisti, non si è fatto aspettare.

«Io quello che provo è ribrezzo e vergogna, Michele Carrusperché dopo aver segnalato l’ignominia di una normativa così fatta, ce la siamo vista confermata, quindi sono stati sordi ai richiami dettati dal buon senso, scomparsi nella delibera finale» sbotta Michele Carrus, segretario generale della Cgil Sardegna, alla Repubblica degli Stagisti.

Gli aspetti più controversi della normativa, che non solo la Cgil ma anche il gruppo di ragazzi della rete “Cambiamo le regole sui tirocini - Sardegna” avevano aspramente criticato, non riguardano soltanto l’offerta di tirocini di scarso livello per posizioni come il cameriere, il lavapiatti o il receptionist, ma anche la mancanza di monitoraggi seri e di un meccanismo sanzionatorio efficace, che lasciano così proliferare il numero di stage che assomigliano più a lavori veri e propri che non a percorsi formativi. Si tratta insomma di «una legittimazione di un orribile sfruttamento che è sotto gli occhi di tutti», accusa Carrus. «Avendo l’ardire di fare una normativa di questo genere, ipotizzano un monitoraggio in cui di fatto non c’è vigilanza, perché affidata agli stessi promotori dei tirocini, e cioè i violatori».

È infatti in primo luogo l'Aspal, insieme ad una serie di altri attori, molti dei quali agenzie formative pubbliche e private accreditate (le quali, sottolinea Carrus, spesso sono «controllate dalle imprese, dai consulenti di impresa o dalle società di somministrazione») che pur essendo incaricate di presiedere alla qualità dell’esperienza di tirocinio, segnalando l’eventuale mancato rispetto degli obiettivi contenuti nel progetto formativo e contribuendo al monitoraggio territoriale, in primis promuovono l’offerta di posizioni dalle cui premesse si intuisce già il potenziale di abuso. Perdipiù consentendo che l’utilizzo di quella che rischia di essere manodopera a basso costo si prolunghi per periodi che arrivano fino a un anno, compensati con poche centinaia di euro al mese e senza la certezza (a maggior ragione per i tirocini stagionali) di essere poi assunti.

Gli incentivi alle assunzioni di under 35 che la Regione Sardegna ha messo in campo (4mila euro per chi assume a tempo indeterminato, 3mila euro per chi assume a tempo determinato) attraverso il nuovo piano regionale LavoRas, infatti, rischiano di costituire un premio immeritato per quei soggetti ospitanti cui è stato concesso di disporre di una persona per mansioni per cui sarebbe bastato un periodo di prova di qualche settimana, invece che un tirocinio di un anno. «Io sarei contento di sapere che una Regione seria che eroga tanti contributi, quando si trova a pescare degli imprenditori che usano i ragazzi per fare i lavapiatti o i camerieri a 12 ore al giorno, revocasse loro tutti gli affidamenti concessi», prosegue Carrus. «Invece vengono solo redarguiti affinché non lo facciano più, impedendo per una manciata di mesi di attivare altri tirocini». Una pena troppo lieve secondo il sindacalista: secondo la nuova normativa regionale, infatti, in base alla gravità della violazione da parte del soggetto (promotore o ospitante), le misure correttive si limitano alla «intimazione della cessazione del tirocinio e l'interdizione per 12 mesi dall'attivazione di nuovi tirocini», elevabile fino a 18 o 24 mesi in casi di violazioni ripetute. Non esiste però la possibilità (come del resto nelle linee guida nazionali di maggio 2017) di impedire permanentemente l’accesso ai tirocini da parte di soggetti recidivi.

Per ovviare alla possibilità di violazioni, la delibera di approvazione delle nuove misure si limita a indirizzare ad un protocollo d’intesa sottoscritto con l’Ispettorato interregionale del lavoro a dicembre 2017 e alla futura attivazione di un sistema di monitoraggio presso il Servizio Lavoro dell’Assessorato. Intanto, però, la Cgil riporta già di aver «intavolato vertenze finalizzate al riconoscimento di quella che a tutti gli effetti era una prestazione lavorativa, senza contenuto formativo». 

Piero Comandini Per la Seconda Commissione del Consiglio regionale (quella dedicata a lavoro, cultura e formazione professionale), che aveva espresso parere favorevole rispetto al testo della normativa già a febbraio, però, finora va tutto bene. «Con la legge di costituzione dell’Aspal, abbiamo centralizzato tutte le politiche del lavoro in un’unica agenzia, che nella gestione dei tirocini svolge un’azione a 360 gradi. Contro gli abusi c’è monitoraggio e un controllo costante a livello territoriale», assicura alla Repubblica degli Stagisti Giampietro Comandini, neo presidente PD della  Commissione (di cui era già stato membro tra il 2014 e il 2015). «Se il soggetto ospitante va al di fuori dei confini e c’è uno sfruttamento, noi come Regione interveniamo con il recesso del finanziamento». Per quanto riguarda le scelte politiche intervenute nella redazione della normativa, invece, il consigliere non  nega il fatto che «vanno incontro alla richiesta delle organizzazioni industriali e artigianali», ma rimanda all’inizio del 2019 (quando avverrà una prima valutazione degli effetti della nuova normativa e del programma LavoRas) per vedere  quanto gli interventi svolti si trasformeranno in lavoro a tempo indeterminato. Ma i sindacati, ammette, avrebbero dovuto essere più coinvolti: non averlo fatto è stato «un errore».

Nell’attesa di vedere gli effetti delle nuove misure, però, ci sono già indizi che parlano chiaro:  nell’ultimo anno i tirocini in Sardegna sono quasi raddoppiati rispetto al 2016. Tant’è che con l’inizio della stagione estiva e del periodo “di fuoco” dei tirocini e dei lavori stagionali, dove il rischio di abusi è notoriamente alto, alcuni attori hanno deciso di non rimanere con le mani in mano. Così è nata la campagna del “Telefono Rosso - Telèfonu Ruju” per iniziativa di Caminera Noa, neo soggetto politico indipendentista sardo, della USB, Unione Sindacale di Base e della rete “Cambiamo le regole sui tirocini”; uno sportello telematico attivo 24 ore su 24, a cui tirocinanti e lavoratori possono rivolgersi per segnalare casi di sfruttamento. La Repubblica degli Stagisti ne ha parlato in questo articolo.

Perché il problema fondamentale dello sfruttamento è che indirettamente, per mancanza di alternative, lo stagista può ritrovarsi ad essere complice dello stato delle cose. «Il ricatto occupazionale si sente eccome. Si ha timore di rinunciare, perché si ha bisogno dei 400 euro ma anche della promessa che si trasformino in un lavoro», conclude amaramente Carrus. «Noi conosciamo la realtà di cui parliamo e non mancheremo di esercitare l’attività di monitoraggio e vigilanza. Siamo a disposizione dei lavoratori, dei ragazzi, di coloro che ci vengono a trovare per raccontarci quello che è uno sfruttamento mascherato di legalità. Che non temano di rivolgersi al sindacato per prendere tutte le misure necessarie». Se il panorama dell’offerta è desolante, rassegnarsi ad accettare la realtà così com’è non può essere una soluzione. Ne è convinto anche Marco Contu, giovane portavoce della rete “Cambiamo i tirocini”: «È importante che lo stagista impiegato come un lavoratore si rivolga a chi lo può tutelare e che denunci le situazioni di abuso. Si accettano tante condizioni negative, ma gli strumenti per risolverle ci sono».

Irene Dominioni

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