Stage per rifare i letti e pulire bagni, le distorsioni del lavoro stagionale e il silenzio delle catene alberghiere

Rossella Nocca

Rossella Nocca

Scritto il 16 Ago 2019 in Approfondimenti

alberghiero hotel sfruttamento tirocini per mansioni di basso profilo tirocinio

"Siamo alla ricerca di una tirocinante. Il lavoro consiste nel rifacimento e pulizia delle camere, presso case vacanze, ville e alberghi". È uno degli sconcertanti annunci raccolti dal gruppo Facebook "Cambiamo le regole sui tirocini - Sardegna", nato con l'intento di migliorare le condizioni dei tirocini nella regione sarda. 

Durante la stagione estiva, più che mai, gli operatori del settore ricettivo tendono a ricercare dalle risorse impiegate il massimo rendimento con il minimo investimento economico. E il tirocinio rappresenta per loro un'ottima soluzione per risparmiare sui costi di assunzione di un lavoratore stagionale. Così, anche per mansioni a bassa e bassissima complessità come quella di addetta alle pulizie, si propone l'"esperienza formativa" dello stage.   

La Repubblica degli Stagisti, un mese fa, ha contattato via mail le prime dieci catene alberghiere italiane secondo la classifica Horwath (Starhotels, Blu Hotels, Parc Hotels Italia, Th Resorts, Bluserena, Aeroviaggi, JSH Hotels Collection, Delphina Hotels, Gruppo Una e Iti Hotels) per chiedere loro se si servissero o meno di stagisti per mansioni di pulizia stanze. Ebbene, nove su dieci hanno opposto un muro di silenzio di fronte al nostro quesito diretto. L'unica a rispondere è stata la catena Parc Hotels Italia. Un addetto alle risorse umane ha precisato: «Accettiamo ragazzi/e in stage, ma non per il riassetto delle camere in quanto è un servizio in appalto». Niente stagisti per rifare i letti, insomma, anche se non è detto che ciò valga anche per le aziende cui Parc Hotels ha appaltato questo servizio.

«Le segnalazioni continuano, ma continua a non esserci nessuna risposta da parte delle istituzioni» denuncia Marco Contu, tra i rappresentanti della rete "Cambiamo le regole dei tirocini - Sardegna" e di "Telefono Rosso" o "Telèfonu Ruju", iniziativa congiunta del movimento Caminera Noa e dell’Unione sindacale di base (Usb) «Quest'anno stiamo riscontrando una diminuzione dei tirocini rispetto al precedente, ma solo per la mancata attivazione dei tirocini co-finanziati dall'Unione europea − in cui al soggetto ospitante spetta solo una parte del rimborso spese − che tuttavia a partire dal 20 giugno sono stati riattivati».  

La rete sarda ha intenzione di presentare una serie di proposte per scoraggiare i datori di lavoro all'utilizzo improprio dello stage. «La prima idea è quella di scrivere un elenco delle mansioni a priori non compatibili con il tirocinio a bassa complessità» chiarisce Contu «in quanto il primo principio del tirocinio è proprio che non deve essere utilizzato per lavori per i quali non sia necessario un periodo formativo. Anche perché si crea una discriminazione costituzionale data dal diverso trattamento economico a parità di mansioni».   

Inoltre, per disincentivare l'abuso della formula del tirocinio, occorrerebbe secondo Contu cambiarne alcune regole: «Ad esempio in Sardegna chiediamo che il tirocinio torni a un massimo di sei mesi e che l'indennità minima salga a 800 euro al mese così, anche con i co-finanziamenti, gli imprenditori dovrebbero spendere almeno 400 euro».  

Un'altra denuncia rispetto all'utilizzo dei tirocinanti in sostituzione di lavoratori stagionali a contratto è arrivata qualche giorno fa dai sindacati marchigiani Cgil e Filcams. «Abbiamo raccolto centinaia di segnalazioni di uso improprio del tirocinio, ma anche dell'alternanza scuola lavoro, in ambito turismo e ristorazione» spiega Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche «e abbiamo aperto numerose vertenze territoriali per rivendicare la richiesta di un rapporto di lavoro. Vogliamo ribadire per l'ennesima volta la necessità di un confronto con la Regione e con l'Ispettorato su questo tema». 

A livello regionale nel recepimento delle linee guida in materia di tirocini extracurriculari era stato fatto un importante passo avanti, rimasto tuttavia solo sulla carta. «Di comune accordo con la Regione, avevamo stabilito un sistema di comunicazioni in base al quale le parti sindacali avrebbero dovuto ricevere una comunicazione all'attivazione di ciascun tirocinio, in modo da verificare e attenzionare i fenomeni anomali. Ma questa parte della normativa non è mai stata realizzata e l'impressione è che, a parte le organizzazioni sindacali, nessuno abbia interesse a farlo», denuncia il sindacalista. 

Il colmo è che, per denunciare questi fenomeni all'Ispettorato, dalle Marche bisogna arrivare fino a Venezia. Il punto di riferimento delle Marche è infatti la Direzione interregionale del lavoro che comprende anche Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Emblema della distanza fra il potere centrale e i singoli territori. 

«Solo nel 2018 sono stati 12.500 i tirocini utilizzati nella regione» precisa Santarelli «praticamente pari alla metà dei contratti a tempo indeterminato avviati in tutto il territorio regionale. E uno dei settori che risulta essere quello con la percentuale più bassa di assunzioni dopo il periodo di tirocinio è proprio quello del turismo e della ristorazione, con appena l’11% di assunzioni sul totale di tirocini attivati, anche per via della stagionalità. Senza contare che nel settore ricettivo c'è un continuo ricambio di nome e ragione sociale delle imprese, quindi è ancora più complicato isolare certi fenomeni». 

Ma cosa ne pensa l'Ispettorato nazionale del lavoro di queste distorsioni? «L’Inl è al corrente del fenomeno» dichiara il direttore Leonardo Alestra «tanto che tra le violazioni in materia esemplificate nella circolare 8 del 2018, redatta anche alla luce delle linee guida approvate in Conferenza permanente Stato Regioni il 25 maggio 2017, vi sono quelle riferite al tirocinio attivato in relazione ad attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo, in quanto attività del tutto elementari e ripetitive e al tirocinio attivato per sostituire lavoratori subordinati nei periodi di picco delle attività e personale in malattia, maternità o ferie. Tuttavia non disponiamo di dati disaggregati relativi a questi casi».

Insomma, il problema viene riconosciuto e categorizzato ma non quantificato e i territori, al momento, sembrano piuttosto isolati nelle loro battaglie. 

Rossella Nocca

 

Community