Abolire il valore legale del titolo di studio? Il ministero lancia un sondaggio

Andrea Curiat

Andrea Curiat

Scritto il 04 Apr 2012 in Notizie

Sul tema del valore legale del titolo di studio il dibattito sembra essere giunto a una fase di stallo. C’è chi propone di abolirlo per liberalizzare il mercato del lavoro, e chi ritiene invece opportuno mantenerlo quale garanzia fondamentale del diritto allo studio. stageOgni parte schiera in campo esperti di rilievo con motivazioni complesse e ragionate. Ecco allora che il governo Monti, alla fine di gennaio, ha proposto una soluzione per uscire dall’impasse: indire una consultazione pubblica online che raccolga spunti, opinioni e pareri direttamente dai cittadini. Il sondaggio è composto da quindici quesiti ed è stato avviato il 22 marzo; nel giro dei primi quattro giorni hanno risposto ben 20mila persone.
Prima di partecipare, però, è bene approfondire l’oggetto della consultazione. A partire dalla definizione del valore del titolo legale di studi, come recentemente espressa dal Servizio studi del Senato: si tratta di un istituto giuridico che va «desunto dal complesso di disposizioni che ricollegano un qualche effetto al conseguimento di un certo titolo scolastico o accademico». Cosa vuol dire? Che oggi le lauree e i diplomi hanno una rilevanza giuridica per poter accedere ad alcune professioni, per lavorare nel settore pubblico e per avanzare nella carriera accademica all’interno di scuole e università. Le autorità che possono emettere titoli di studio con valore legale, quindi, sono esclusivamente le amministrazioni pubbliche incaricate dalla legge o gli istituti privati riconosciuti legalmente dal Miur.
I titoli di studio conseguiti all’estero non hanno valore legale a meno che non siano considerati equipollenti a quelli italiani sulla base di convenzioni internazionali o leggi nazionali. A complicare la questione vi è il fatto che il valore legale non è regolato da una normativa unica, ma da un insieme di norme e leggi che si sono andate stratificando nel tempo. La consultazione, comunque, non interesserà gli effetti del valore legale sui percorsi di carriera accademici, ma esclusivamente le ricadute sul mercato del lavoro.
stageQuali sono le principali ragioni di chi è in favore dell'abolizione del valore legale? Sicuramente instaurare una competizione tra le università; ma anche prevenire fenomeni come quello dei dipendenti pubblici (o aspiranti tali) che, per poter partecipare ai concorsi che hanno come prerequisito un determinato titolo di studi, si rivolgono a università private compiacenti che, in cambio della retta, forniscono lauree di dubbia qualità. «La finalità
è bloccare i diplomifici» chiarisce in un intervento Marco Meloni [nella foto], responsabile università del Partito Democratico «che da un lato mortificano il sistema universitario, dall’altro sottraggono impegno al lavoro dei pubblici dipendenti orientandoli verso l’acquisizione di titoli di studio fittizi». Chi è contrario, invece, ritiene che proprio il valore legale del titolo di studio sia una garanzia imprescindibile di uguaglianza per i cittadini, sia in termini di diritto alla formazione, sia in termini di possibilità di accesso al mondo del lavoro. In una lettera aperta ai parlamentari abruzzesi, il rettore dell'università dell'Aquila Ferdinando di Orio commenta: «In un sistema di generale precarizzazione del mondo lavoro, [il valore legale] rappresenta la migliore ed unica garanzia in grado di assicurare reali condizioni di uguaglianza per tutti i cittadini nell’accesso al mondo delle professioni. Il che non esclude che, oltre il titolo di studio, possano essere effettuate le opportune valutazioni sul curriculum dei candidati al concorso e/o alla progressione di carriera»
stage
Alla consultazione online tutti possono partecipare direttamente dal sito web del ministero dell’Istruzione: il termine per rispondere al questionario è il 24 aprile, dopodichè i contributi ricevuti verranno resi pubblici (in forma anonima) e sintetizzati in un documento riepilogativo. I risultati della consultazione saranno oggetto di seminari e soprattutto costituiranno il cuore delle proposte da sottoporre al Consiglio dei Ministri e di tutti i provvedimenti in materia da parte del Miur. Certo, c’è da dire che non si tratta di un vero e proprio sondaggio popolare: già la complessità della tematica e il fatto che la consultazione sia effettuata esclusivamente tramite il canale online esclude dal quadro una buona fetta della popolazione italiana. L’obiettivo del governo, comunque, consiste espressamente nel coinvolgere nel dibattito in particolar modo i giovani, che saranno in fondo i diretti interessati da un’eventuale riforma.

di Andrea Curiat


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