I "500 giovani per la cultura" ora chiedono un percorso di stabilizzazione: ma «si rischia la guerra tra poveri»

Sara Grattoggi

Sara Grattoggi

Scritto il 31 Ott 2015 in Notizie

Archeologia Beni culturali

Hanno risposto a un bando uscito ormai quasi due anni fa, nel dicembre del 2013. E dopo un lungo processo di selezione (e un complesso iter burocratico scandito da decine di atti amministrativi), da fine maggio di quest'anno hanno cominciato il loro programma formativo. Al termine delle 100 ore di lezione in aula, dal 1° settembre hanno iniziato la seconda fase, che li vedrà impegnati fino a giugno 2016 in attività di catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale presso Poli museali, soprintendenze, biblioteche e archivi di Stato facenti capo al ministero dei Beni culturali. Sono i “500 giovani per la cultura”, i laureati selezionati dal Mibact per svolgere un “programma straordinario di formazione” della durata di 12 mesi, che già dall’uscita del bando aveva suscitato aspre polemiche, seguite con attenzione dalla Repubblica degli Stagisti, per le condizioni proposte (5 mila euro di rimborso spese complessivo per un anno).

Ora i ragazzi hanno dato vita al “Comitato nazionale 500 giovani”, con l’obiettivo di chiedere al ministero di essere inseriti, alla fine dell’esperienza, in un «percorso di stabilizzazione».
Nonostante nel bando del 2013 si specificasse che “il rilascio dell’ attestato di partecipazione non comporta alcun obbligo di assunzione da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”.

A riaccendere le speranze dei ragazzi (ragazzi per modo di dire, dato che il bando permetteva di candidarsi a chi avesse meno di 35 anni) è stato l’annuncio di “un concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di 500 professionisti del patrimonio culturale” fatto dal ministro, Dario Franceschini, lo scorso 15 ottobre. Un concorso per “funzionari dei beni culturali selezionati tra antropologi, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, esperti di promozione e comunicazione, restauratori e storici dell’arte”. «Profili che coincidono, almeno in parte, con quelli dei 500 giovani» spiegano dal Comitato, chiedendo al Mibact di «dare un futuro - se non per forza con il concorso per funzionari, con future iniziative ad hoc – anche ai giovani professionisti che sta formando, impiegando tra l’altro ingenti risorse economiche».

«Siamo stati selezionati attraverso una procedura concorsuale con criteri alquanto rigidi: la prima scrematura è avvenuta sulla base dei titoli documentati, ove le attività che contavano di più erano proprio le collaborazioni, i lavori e gli stage svolti per la pubblica amministrazione. A questa prima fase di cernita è seguita una prova scritta che affrontava varie tematiche: storia, Codice di Tutela dei Beni Culturali, logica e informatica» spiega Marta Laureanti del Comitato.  

«La selezione ha dato vita ad una graduatoria con tanto di atti consultabili» prosegue «sono stati individuati dei vincitori di bando pubblico per un “programma di formazione straordinario” che di fatto non hanno un contratto di lavoro, ma non sarebbero nemmeno tirocinanti (come spiega la circolare n. 62/2015)». E che sono oggi impegnati
«in progetti ambiziosi e complessi, che necessitano di continuità». In quest’ottica, sostengono i ragazzi in un comunicato pubblicato sul loro sito, "vorremmo adesso avere la speranza che l'impegno ministeriale e personale non si perda nel vuoto, ma anzi sia convertito in possibilità e opportunità concrete per le future e necessarie assunzioni e regolarizzazioni all'interno del Ministero, con un concreto riconoscimento del programma di formazione straordinario fino ad ora intrapreso”.

Una richiesta che rischia di innescare una «guerra fra poveri» secondo Salvo Barrano [nella foto a sinistra], presidente dell’Associazione nazionale archeologi. «È giusto che ogni esperienza, come un tirocinio o il programma di formazione a cui hanno partecipato i “500 giovani”, sia ben valorizzata e “pesata” in sede di concorso attribuendole un congruo punteggio, l’importante però è che non diventi discriminante» avverte Barrano. «Non può essere, in questo caso, un titolo preferenziale perché ci sono moltissimi professionisti dalla consolidata esperienza che non hanno potuto partecipare a quel bando perché si prevedeva un’età massima di 35 anni o che non hanno voluto, viste le condizioni che il Mibact offriva, ma che hanno tutti i titoli per partecipare al futuro concorso per l’assunzione di 500 funzionari, con cui il ministro Dario Franceschini ha dimostrato di tenere fede agli impegni presi».

Se Barrano plaude all’ultimo annuncio del ministro, si dice però critico nei confronti della scelta del Mibact di continuare a bandire selezioni per tirocini formativi. Dopo il bando per il programma annuale dei “500 giovani”, infatti, nel 2014 ne è seguito un altro (con limite di età a 29 anni, durata semestrale e rimborso spese aumentato a mille euro lordi al mese) per 150 laureati, che hanno già effettuato i 6 mesi di tirocinio previsti da febbraio a agosto 2015. E un mese e mezzo fa è stato pubblicato un altro avviso di selezione, con relativi bandi, sempre per tirocini formativi semestrali (e sempre con limite d’età a 29 anni e rimborso spese di mille euro lordi al mese) che coinvolgerà altri 130 laureati in progetti finalizzati a sostenere attività di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale.
«Questi tirocini in passato sono serviti al ministero per tappare i buchi» spiega Barrano «ma la via d’accesso per entrare nell’amministrazione pubblica deve essere esclusivamente quella dei concorsi pubblici».

Anche perché è possibile che anche questi 150 + 130 ragazzi si vadano a unire, una volta terminato il tirocinio, ai 500 predecessori, bussando al Mibact per chiedere una stabilizzazione.

Sara Grattoggi

Community