Stage alla Commissione Ue, il bando è aperto e gli italiani accorrono: «Un'esperienza che aumenta le possibilità di trovare lavoro»

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 14 Gen 2016 in Notizie

buone opportunitàstage all'estero

Ancora boom di partecipazione degli italiani agli stage presso la più importante istituzione della Ue, la Commissione europea di Bruxelles. «Negli ultimi dieci anni le loro candidature sono state le più alte di tutti i paesi Ue»: a confermarlo alla Repubblica degli Stagisti è Florencia van Houdt, responsabile alla direzione Youth programme, outreach tools and traineeships all'organo di governo dell'Unione. «Il programma di tirocini ha sempre attratto una grande quantità di giovani fin dalla sua creazione nel 1960» prosegue «e le statistiche dimostrano che chi fa questa esperienza ha più chance di trovare un lavoro in seguito, molto spesso legato alle politiche europee».

Quella riga prestigiosa in più sul cv, sopratutto considerando il contesto del mercato del lavoro italiano che rispetto all'occupazione giovanile è messo piuttosto male, spiega insomma le 2.730 candidature arrivate dal Belpaese solamente nella sessione di ottobre 2015.
Su un totale di circa 24mila domande pervenute per quella sessione noi siamo davanti a tutti gli altri (la Spagna è seconda con 2.300,gli altri Paesi si attestano molto al di sotto delle mille unità). Anche se si rileva un lieve calo, perché negli anni precendenti si era andati oltre le 4mila application dall'Italia per la sessione di ottobre.

Il richiamo insomma è sempre forte, anche perché le condizioni di stage sono tra le migliori in circolazione: 1.120 euro di rimborso mensile, con copertura aggiuntiva delle spese di viaggio di andata e ritorno (l'assicurazione sanitaria è invece a parte), per cinque mesi. Chi si iscrive adesso, se supera le selezioni, è ammesso alla tranche di tirocini
– ogni anno ce ne sono due – che va dal primo marzo al primo ottobre 2016. Ci si candida attraverso il web, a questo link, entro il 29 gennaio a mezzogiorno.

I posti disponibili sono molti, circa 650 a sessione, e gli italiani ammessi a ottobre scorso sono stati più di 50. Può farsi avanti chiunque abbia conseguito una laurea, anche triennale, e abbia un'ottima conoscenza dell'inglese, del francese o del tedesco e di una seconda lingua europea: come specificato sul sito non si deve trattare di soggetti madrelingua, il punteggio è assegnato infatti sulla sola base del merito. Escluso dalla corsa chi abbia partecipato a stage rimborsati o abbia lavorato presso le istituzioni Ue per sei settimane consecutive.


Il processo di selezione prevede poi alcune particolarità. Dopo la prima scrematura dei cv – nell'application non serve inviare documentazione, che sarà invece richiesta in caso di superamento della prima fase – si finisce nel cosiddetto Blue Book. «Ci sono due valutatori» specifica la van Houdt, «viene assegnato un punteggio, anche in base alla nazionalità di provenienza» nel senso che si cerca di garantire un equilibrio tra i diversi paesi di origine. I migliori finiscono appunto nel Blue Book, una shortlist di circa 3mila persone, attraverso «un meccanismo procedurale» spiega, a cui è associata la richiesta dell'invio della documentazione ufficiale: certificati, diplomi e altro.

Da questa lista attingano le varie direzioni della Commissione a seconda delle loro esigenze.
Chiamare o insistere per la propria selezione è da evitare, spiega la responsabile, «perché sono le direzioni generali a contattare i diversi candidati in caso ne abbiano necessità»: ma su questo i pareri sono discordanti e alcuni ex eurotirocinanti, tra cui
uno che aveva condiviso tempo fa la sua esperienza proprio con la Repubblica degli Stagisti, raccontano invece di essere riusciti a entrare proprio dimostrandosi proattivi e prendendo contatti diretti con le Direzioni.  Attenzione comunque a non illudersi in caso si riceva una telefonata "esplorativa": un'intervista telefonica non significa che si sia stati presi, e l'ufficialità è data solo dall'invio della convenzione da sottoscrivere.

Quanto alle mansioni, possono essere le più disparate e «abbracciano tutti i settori di competenza della Ue: risorse umane, legal, ambiente, formazione» snocciola
Florencia van Houdt. La tipica giornata dello stagista Ue prevede «l'assistenza a meeting, gruppi di lavoro, ricerca di documentazione, partecipazione a progetti in corso». C'è molto da aspettarsi da un'esperienza simile anche al di là dei compiti affidati nella quotidianità. Si passa attraverso un periodo di approfondimento delle politiche della Ue, «con l'opportunità di vedere cosa succede giorno per giorno e di trasferire le conoscenze accademiche nella pratica». I reclutatori della Commissione cercano nei candidati «apertura verso le problematiche europee, proattività, desiderio di imparare e contribuire con la freschezza del proprio background». Per chi se la sente, come detto le selezioni sono aperte fino al 29 gennaio: gli italiani in lizza al momento sono già più di 2.200. 

Ilaria Mariotti 

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