Fotocopie gratis grazie alla pubblicità, il successo di una startup per studenti

Restare si può. Anche in Italia, dove il tasso di disoccupazione sfiora il 13%, quasi raddoppiato sul 2008; anche se per i giovani under 25 la situazione continua a peggiorare, con numeri in salita a quota 42%. C'è però chi non si lascia scoraggiare e decide che varcare i confini del proprio paese non è la soluzione. Come i ragazzi di Fotocopiagratis, una startup partita dal nulla, o quasi. E questo perché Andrea Geremicca, di Crotone, classe 1983 e medico mancato, e Giampiero De Paolis, 34enne commercialista di Anagni - founder del marchio - agli inizi della loro avventura hanno pensato di appoggiarsi alle strumentazioni di altri, in questo caso quelle delle tipografie.Tutto nasce da un semplice calcolo: gli studenti – che ancora fotocopiano, nonostante la rivoluzione digitale – spendono annualmente cifre sostanziose per stampare. «Circa 250 euro» spiega Geremicca, intervistato dalla Repubblica degli Stagisti. Da lì l'idea di stipulare convenzioni con le tipografie, con questa proposta: gli studenti possono fotocopiare gratis, a patto di vedersi impresse sul retro dei fogli le pubblicità delle aziende che aderiscono al circuito. «Lo studente si registra sul sito, ritira la sua tessera e può fotocopiare ovunque nei nostri corner» fa sapere. Può decidere di ritirare quando e dove vuole i propri materiali. Il tutto grazie a un algoritmo che, partendo dal pdf che lo studente ha caricato, sceglie la pubblicità perfetta per un determinato brand rispetto a quel cliente. Il vantaggio è che il marchio riesce a raggiungere un target specifico, e non una persona qualsiasi, mentre lo studente risparmia tempo - evitando le file - e soprattutto denaro. Il tutto con l’automatismo di iCloud, dove ognuno di loro può conservare i propri file. Come può venire in mente un’idea simile? «Io sono laureato in medicina. Ero emigrato a New York alla fine del 2012» racconta Geremicca. «Sentivo l’esigenza di assecondare il mio sogno di sempre, che era fare l’imprenditore, o meglio l’innovatore». Con De Paolis c’era una conoscenza tramite amicizie comuni. A legarli è stato il progetto di impresa: «Avevamo le stesse voglie e paure. Io seguivo corsi per startup, e con lui ho cominciato a consultarmi su questo nuovo modo di fare pubblicità che vedevo negli Stati Uniti, per cui si pubblicizzava non direttamente il prodotto, ma qualcosa che con quello creasse un forte legame». L’investimento iniziale è stato minimo, e tutto grazie ai risparmi messi da parte. «Entrambi lavoravamo, così siamo riusciti a sborsare 25mila euro in due» ricorda Geremicca, che ai tempi lavorava part time in una società di innovazione come project manager. Il resto lo avrebbero fatto le tipografie, il cui ritorno economico sarebbe arrivato dall’indotto: la condizione è infatti che siano gratuite le prime 25 pagine di fotocopie, anche «per evitare problemi di diritto d’autore» chiarisce. «Prendere delle macchine in comodato d’uso e allestire noi stessi dei corner avrebbe comportato troppi costi». All’inizio è una scommessa, e i due decidono di darsi quattro mesi di tempo. Siamo nel 2014, Geremicca e De Paolis iniziano con alcune giornate di prova. In un paio di giorni gli studenti che sperimentano il servizio sono 900: «Era un’idea carina, che piaceva». Dopo qualche porta sbattuta in faccia, il coinvolgimento dei primi partner commerciali forti, come Euronics e Banca di credito cooperativo. «E il Campus biomedico, il primo a credere in noi, nonostante fossimo solo due belle facce con un’idea e nessun passato alle spalle».Nasce la società, una srl semplificata, e nel frattempo arrivano proposte per entrare a farne parte. Così si aggiungono due nuovi soci, con quote minori. Il sito sbarca online l’11 ottobre 2014. E le cose cominciano a filare da subito, tanto che il breakeaven si supera dopo appena quattro mesi. In questo primo anno, tutte le entrate «sono state reinvestite», e il team è cresciuto: «Abbiamo con noi dieci persone, assunte con contratti di stage o a progetto, che con il Jobs Act diventeranno indeterminati». Dipendenti che guadagnano tra i 600 e i 1400 euro al mese, in un ufficio a piazza del Popolo con un canone di 2200 euro. Mentre per i due founder nessuno stipendio per ora: Geremicca si occupa full time nel progetto e continua a mantenersi con i miei risparmi, il socio De Paolis prosegue il suo lavoro di commercialista. Ma chissà ancora per quanto, visto che si intuisce che un fatturato cia sia, e ben consistente, nonostante Geremicca non si sbilanci: «Per ora non lo comunichiamo, anche perché siamo in trattative per lanciare il secondo step imprenditoriale, che prevede l'incasso di un primo fondo di investimento. Possiamo solo dire che supera i 300mila euro». Non hanno mai partecipato a bandi, né vinto premi («Non ne abbiamo avuto il tempo né ci crediamo più di tanto»). Eppure il business può considerarsi decollato, tanto che da giugno 2014 gli utenti registrati ammontano a 10mila, e il risparmio di chi partecipa - è stato calcolato - è di 1,5 milioni di euro. Le sedi, dapprima solo a Roma e Napoli, sono già anche a Firenze e Milano. Ma apriranno anche a Bologna, Cagliari, Genova. A cui va sommata una concessionaria pubblicitaria - la Media Place - che gestisce in esclusiva i loro spazi a livello nazionale e rappresenta l’interfaccia commerciale. È la storia di chi - con pochi soldi ma una buona idea - riesce a ritagliarsi uno spazio nel mercato. Ilaria Mariotti 

Archon Droninstics, la startup italiana che fa volare i droni (da soli)

Quello che fa Francesca Lorenzoni in Italia è (ancora) illegale. La sua startup si chiama Archon Dronistics sta sviluppando un software per permettere ai droni di volare da soli, senza un pilota a terra che li controlli. Archon Droninistics è una startup ad alto tasso di innovazione, nasce dalla competenza e dall’intraprendenza di una ragazze che con la matematica ci sa fare. Per la sua idea Francesca  è stata inserita nella lista Girls in Tech 2014, l’associazione internazionale che riunisce tutte le donne che hanno fondato startup con una forte componente tecnologica.Francesca Lorenzoni ha 27 anni e una laurea in matematica applicata all’università di Ferrara. Archon Drones nasce dopo un viaggio nella terra dove fioriscono le idee: la Silicon Valley, in California. «Sono stata a San Francisco, ho visitato l’università di Stanford, i laboratori della Nasa e una volta che tocchi con mano quella realtà ti rendi conto della differenza che c’è fra quei posti e l’Italia: lì hai la sensazione che niente sia impossibile» racconta alla Repubblica degli Stagisti. L'idea nasce proprio in California da Davide Ghezzi e Davide Venturelli, due 31enni, il secondo con un posto di lavoro alla Nasa. Da un'idea diventa un progetto e Francesca, che ha la passione dei droni fin da bambina sale a bordo con un unico obiettivo: inventare un sistema per far volare i droni da soli. Insieme a loro c'è anche Matteo Ruina, il più grande del gruppo con i suoi 40 anni.«La startup ci è costata circa mille euro, ne servono altri 5mila all'anno per gestirla e a parte fondi personali abbiamo ricevuto finanziamenti dalla regione Emilia Romagna attraverso i programmi Spinner ed Emilia Romagna Startup e da Horizon 2020» racconta Francesca «per adesso non abbiamo un ufficio anche perché i componenti del team vivono fra Ferrara, Milano, Lugano e la Silicon Valley».   Ma cosa farsene di un drone che vola da solo? La risposta della giovane startupper è svelta: «Sorveglianza, pattugliamento, monitoraggio senza bisogno dell’intervento umano. Basti un esempio che è stato un altro finanziamento importante per la nostra azienda: Startup Cile, è un programma governativo che mette a disposizione 40mila dollari [circa 36mila euro, ndr] per lo sviluppo delle nuove aziende. Dopo che ci siamo iscritti al programma siamo stati subito selezionati. In Cile ci sono molte miniere a cielo aperto che vanno monitorate costantemente perché c’è il rischio che al loro interno si formino dei piccoli vulcani. Oggi l’attività di controllo è svolta dagli uomini e in alcuni casi è molto pericolosa. Con un drone si può sorvegliare la miniera e tutte le procedure potrebbero essere automatizzate. E proprio in Cile Francesca Lorenzoni e la sua Archon hanno fatto la prima vera esperienza sul campo. «Sono stata in Sudamerica otto mesi e in cambio di conferenze ed eventi dove abbiamo presentato il nostro progetto ai giovani studenti cileni abbiamo ricevuto sostegno per lo sviluppo della nostra startup. Quello che sta facendo il governo cileno è semplice: vuole far crescere una mentalità imprenditoriale nei suoi cittadini più giovani e per attrarre startupper da tutto il mondo offre loro risorse». Non potendo entrare sul mercato per i vincoli di legge - i droni senza pilota sono illegali in tutta Europa e in molti altri paesi del mondo; in Cile è stato avviato un programma di sperimentazione - l’attività prevalente di Archon è la ricerca: «Ne esistono di vari tipi» spiega la startupper superesperta di droni: «noi ci stiamo concentrando sui multicotteri, la “specie” più leggera e versatile. Il compito più difficile e quello che richiede un grande lavoro è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale che permetta al mezzo di essere “autonomo”». Insomma algoritmi e matematica, tanta matematica. Obiettivi a lunga scadenza? «Vorremmo già essere pronti per andare sul mercato quando i paesi adegueranno la legislazione. E non ci dispiacerebbe, un giorno, entrare a far parte dei progetti della Nasa». Si punta nientemeno che a Washington, insomma.

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Fattelo!, la start-up sostenibile nata dalle donazioni online

Costruire oggetti di design da materiali di scarto, ricercare finanziamenti attraverso il crowdfunding e utilizzare i social network per diffondere l’idea. C’è tutto questodentro Fattelo! una delle prime start-up italiane nata dalle donazioni volontarie degli utenti del web. Loro sono quattro designer – tre di 28 anni e uno di 29 - che hanno coniugato sostenibilità, innovazione e manualità nella 01 Lamp, una lampada realizzata con il cartone della pizza ripiegato e dotato di luce a Led. Un team formato da Mattia Compagnucci un graphic designer e direttore artistico di uno studio grafico milanese, Antonio Scribano un esperto di web laureato all’Isia di Firenze (Istituto Superiore Industrie Artistiche) e Daniele Schinaia, product designer presso un’azienda che produce cucine. Ad avere l’idea è Federico Trucchia che da Londra, dove frequenta il Royal Collage Art of  London dopo aver chiuso a Firenze uno studio di modellazione professionale aperto con un altro giovane socio, contatta i tre amici – colleghi. A Daniele, Mattia e Antonio il prodotto piace, così a Ottobre 2011 iniziano a studiare diversi modelli di lampade. Un lavoro di squadra reso possibile dalle videochiamate via Skype che abbattono i 2mila chilometri di distanza (vivono tuttora in città diverse: Londra, Milano, Firenze e Ancona). Una volta sviluppata la versione definitiva della lampada, «Dopo aver mangiato una quantità industriale di pizza», racconta Antonio Scribano da Firenze, lanciano il loro progetto su Eppela, la piattaforma di crowdfunding che offre gratuitamente la possibilità di far conoscere la propria idea in rete, con uno scopo preciso: chiedere al popolo del web 5mila euro per dare vita alla loro una start–up. «Abbiamo chiesto un aiuto concreto per la nascita di Fattelo!» chiarisce Antonio «non avevamo capitale iniziale da investire e volevamo effettivamente capire se ci fosse qualcuno interessato a sostenere un progetto del genere, cercavamo una risposta dal mercato». Grazie a 94 donatori, in 42 giorni i quattro design hanno superato di mille euro il budget previsto. Il 7 Dicembre 2012 hanno raccolto 6mila euro e, pochi giorni dopo, il 21, hanno registrato una srls, la società a responsabilità limitata semplificata. «Raggiungere la cifra è stata una conferma ma allo stesso tempo una sorpresa», perché il crowndfunding è in Italia un fenomeno poco conosciuto. La scelta che offrono i ragazzi di Fattelo! è duplice: si può acquistare la lampada online per 35 euro e ricevere a casa il cartone già fustellato in una versione compatta per risparmiare sugli ingombri di spedizione, o scaricare gratuitamente dal sito le istruzioni per montare a casa l’oggetto. La seconda opzione utilizza la modalità di pagamento «Pay-with-a-tweet», cioè dopo il download della sagoma della lampada si autorizza l’invio di un tweet (“Oggi costruirò la mia lampada…”) o un “mi piace” sulla pagina Facebook del prodotto. Anche questo un sistema poco utilizzato nel nostro paese che Mattia, l’esperto di comunicazione del team che vive a Milano, ha importato dai paesi anglosassoni per polverizzare i costi della pubblicità. Convincere la gente a costruire la lampada è una parte fondamentale del progetto perché Fattelo! fa della partecipazione e del «Do it yourself» il suo motto. Su questo binario si svilupperà il futuro dell’appena nata start-up in una logica che invita al riutilizzo creativo di materiali che normalmente buttiamo. Un’idea che ha avuto già molto successo, i fratelli Freitag hanno costruito un mito con le borse ricavate da teloni di camion, camere d’aria di biciclette, cinture di sicurezza e airbag. Tutto  rigorosamente già usato. I finanziamenti del popolo del web sono stati tutti investiti: 996 euro di capitale sociale, i costi dell’apertura del conto in banca, l’iscrizione al registro delle imprese e le spese di produzione e spedizione delle lampade. Il tutto non è stato complicato: «la digitalizzazione della burocrazia e l’esenzione dei costi notarili per questo tipo di società ci hanno aiutato molto», spiegano. Conoscono, però, i problemi che dovranno affrontare, prima di tutto la «pressione fiscale e la difficoltà di accesso al credito», per questo nel loro futuro il crowdfunding e la partecipazione degli utenti continueranno ad essere determinanti. L’intenzione dei giovani designer è quella di continuare a vendere prodotti creati da materialidiriutilizzati e di creare una piattaforma open soruce in cui designer e utenti possano contribuire allo sviluppo e al miglioramento di prodotti eco-design. Le idee più apprezzate dalla comunità virtuale saranno messe in vendita in un marketplace con una maggiorazione del prezzo che sarà il guadagno dell’ideatore. Fattelo! per ora si occupa dell’assemblaggio e spedizione della lampada prodotta da un’impresa di cartotecnica ma il team punta a diventare produttore di cartoni della pizza già fustellati «così il cliente dopo cena può costruire la lampada!». «Abbiamo tante idee e facciamo fatica a seguire tutto anche perché ognuno di noi ha il suo lavoro e in questa fase iniziale non possiamo ancora lasciare», chiarisce Antonio: «per il momento nessuno di noi ha guadagnato un euro». La sera e nel week end lavorano alla progettazione di un altro oggetto di design di cui non possono anticipare nulla se non che «sarà ricavato da un altro tipo di cartone che normalmente buttiamo via», ancora una volta finanziato dal crowdfunding. «Abbiamo raccolto le donazioni puntando sulla sfida “Aiutaci a costruire un’azienda innovativa” e anche per questo nuovo prodotto dobbiamo utilizzare un tema forte per supportare la campagna che, questa volta, pensiamo di allargare al contesto europeo». La raccolta fondi online è la loro soluzione alla difficoltà di accesso al credito per i giovani, conoscono le potenzialità ma anche le difficoltà di questo nuovo strumento. «Non basta una buona idea per avere successo con il crowdfunding ma è necessario un progetto che unisca strategia comunicativa, conoscenza del web e design». Il lancio del secondo prodotto sarà la prova del nove e il popolo del web detterà il futuro della loro avventura.Annalisa AusilioPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Mirko Pallera di Ninja Marketing: «Startupper, contagiate la rete con le vostre idee»Vuoi conoscere altre storie di star-up?- La ssrls convince gli startupper, fondate 3mila in quattro mesi- Milano capitale delle start-up grazie a Polihub e Tag Milano- Dalla Romania a Torino per diventare startupper. E italiano- Tiny Bull studios, la start-up che guarda al futuro dei mobile game  

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Grape, la start-up che rende il vino più buono

C'è anche la scienza dietro a un buon vino. Lo sanno bene Simona Campolongo (30 anni), Chiara Pagliarini (31) e Fabrizio Torchio (33), tre dottorandi di ricerca della facoltà di Agraria di Torino che hanno dato vita a Grape, una start-up che si occupa di analisi microbiologiche di vitigni e cantine. «Il nome è una sigla che sta per Gruppo ricerche avanzate per l'enologia. Solo in un secondo momento ci siamo resi conto che significa anche 'uva' in inglese», racconta Campolongo. Microbiologa come Pagliarini - mentre Torchio è un enologo - ha conosciuto i suoi soci in università. Uno spazio che per questa azienda è centrale: «Prima di partire, ci siamo confrontati a lungo con i nostri docenti. Siamo nati come uno spin-off universitario, incubati all'intero di 2i3T. Ancora oggi abbiamo sede nella facoltà di Agraria: paghiamo un affitto per i locali e abbiamo una convenzione per l'utilizzo dei macchinari. Alcuni di quelli presenti nel laboratorio sono di nostra proprietà».Il business plan è stato scritto tra il 2010 ed il 2011 poi, quando tutti e tre hanno completato la tesi di dottorato, si è passati alla fase operativa. Così è nata una srl, che lo scorso anno si è iscritta nel registro delle start-up innovative. In totale i soci sono sette, quattro sono professori dell'università di Torino che sono entrati con quote molto piccole nel capitale sociale da 15mila euro. Il grosso l'hanno messo i tre giovani startupper, attingendo dai loro risparmi. Ma che cosa fa, di preciso, Grape? «La nostra azienda è articolata in tre dipartimenti che si interfacciano tra loro», spiega la microbiologa. Il primo si occupa dei lieviti utilizzati nella produzione del vino: «eseguiamo dei campionamenti sul campo, caratterizziamo questi microrganismi per via genetica e verifichiamo se siano candidati o meno per la vinificazione». Il secondo “visita” i vitigni per controllare se le piante presentino sintomi di alcune patologie. Il terzo «quantifica gli antociani e i flavonoidi». In altre parole, «effettua un'analisi degli aromi». Ma perché un'azienda dovrebbe avere bisogno di questi servizi? «Perché noi permettiamo di migliorare la qualità finale dei vini».Il lavoro, specie in una regione come il Piemonte, non manca. E la concorrenza non è così agguerrita: «In Italia ci sono pochi laboratori come il nostro e non tutti offrono un'assistenza completa, dal campo alla bottiglia, come facciamo noi». Oltre ai propri risparmi, i tre startupper hanno ottenuto 8mila euro grazie a un bando regionale che sostiene le start-up. Ora cercano nuovi finanziatori. «Siamo stati ad alcuni incontri con fondi di venture capital, ma ci siamo resi conto che fanno fatica a guardare all'agricoltura. Diciamo che il nostro non è un settore che “tira”, come succede invece per il farmaceutico». Fortunatamente per l'azienda, però, «siamo in grado di sostenere da soli gli investimenti necessari». Anche perché già dal primo anno l'azienda ha cominciato ad avere utili, con un fatturato che nel 2013 ha toccato i 200mila euro. Nonostante questo, Simona Campolongo è l'unica dei tre soci ad essere stipendiata, mentre gli altri due vivono grazie ad un assegno di ricerca. «Abbiamo già preso una persona, con un contratto a progetto, che si occupa delle analisi», aggiunge: perché non bisogna dimenticare che le startup, nel loro piccolo, creano anche nuovi posti di lavoro.Intanto, lo scorso ottobre, Grape è stata l'unica azienda italiana invitata alla Biotech Week, fiera europea delle biotecnologie. «È stata un'esperienza positiva, ci ha dato la possibilità di aprire il nostro laboratorio ai curiosi», spiega la startupper: «Il nostro è un campo ostico, è stato carino spiegare quello che facciamo». Un'attività che non si limita ad aiutare i viticoltori piemontesi a migliorare la qualità del vino. Ma che, con l'associazione Innuva, studia anche come utilizzare i prodotti di scarto della vendemmia, ricchi di polifenoli. Due i progetti che coinvolgono la start-up torinese: il primo riguarda lo sviluppo di prodotti per la cosmesi, l'altro paste riempitive dentali. E se evita di produrre rifiuti, il vino diventa ancora più buono.Riccardo Saporitistartupper@repubblicadeglistagisti.it 

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«Stagista meritevole? Ti assumo anche prima della laurea»: la filosofia PwC raccontata da Sara

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa del Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Sara Panizzi, oggi dipendente di PricewaterhouseCoopers a Milano nel settore revisione contabile.   Ho 24 anni e sono nata e cresciuta a Parma. Mi sono diplomata al liceo classico nel 2009 e poi ho scelto di iscrivermi alla facoltà di Economia alla Bocconi, trasferendomi quindi a Milano, che poi è stata la mia casa per cinque anni. Qui ho frequentato sia il triennio che il biennio, laureandomi alla magistrale in Management nel dicembre 2014.  In tutto questo periodo ho vissuto con la mia gemella, Marta, studentessa di architettura al Politecnico, in un piccolo appartamento che i nostri genitori hanno comprato quando ci siamo trasferite. All’università non ho fatto esperienze all’estero, ma senza rimpianti; ho comunque avuto modo di studiare tedesco e inglese sul campo: a ad esempio 17 anni sono stata un mese a Berlino e nel 2012, prima della laurea triennale, ho frequentato la summer school organizzata dalla London School of Economics. Verso la fine magistrale, pur disponendo di molti canali universitari di job placement, mi sono autocandidata sul sito di varie aziende per svolgere il tirocinio curriculare previsto. Tra queste c’era PricewaterhouseCoopers, da cui poi sono stata contattata per un colloquio di gruppo e un test di inglese – incontro preceduto da un test di logica e uno di matematica svolti da casa. Superata la prima fase, sono stata convocata per il colloquio individuale con un senior manager, durante il quale mi è stata fatta qualche domanda tecnica, in inglese, e qualche domanda per sondare la mia motivazione. Tutto si è svolto in maniera rapida e mi ha subito dato l’idea di una società seria e organizzata.Ho superato le selezioni e a febbraio 2014 ho iniziato il mio tirocinio di dodici settimane in revisione contabile, per il quale ho affiancato il team stabile nell’assistenza a due società, assumendomi da subito piccole responsabilità e compiti precisi e ricevendo un compenso di 800 euro lordi al mese, più buoni pasto giornalieri da 5 euro. Al termine dello stage ho ricevuto una buona valutazione e, nonostante non fossi ancora laureata al biennio, mi è stato proposto un contratto di apprendistato, in avvio dopo l’estate. Ebbene sì, grazie allo stage ho avuto la fortuna di ottenere un lavoro che mi piaceva ancora prima di laurearmi. Quindi dal primo ottobre 2014 sono dipendente PwC, con un apprendistato biennale da quasi 24mila euro lordi all’anno, suddivisi in 14 mensilità, più i consueti buoni pasto. Vivo sempre nella casa comprata dai miei genitori, anche se sola, visto che la mia gemella oggi studia in Olanda.  Avere una casa di proprietà è di sicuro un vantaggio, mi permette di mettere anche qualcosa da parte, e non posso certo lamentarmi del mio tenore di vita. Il mio lavoro mi piace molto e mi permette di imparare ogni giorno, la mia ambizione mi porterà ad impegnarmi per costruirmi una bella carriera, visto che me ne è stata data l'opportunità.Conosco persone che iniziano stage con la sicurezza che, anche se verranno giudicati bravi, non potranno contare su una successiva assunzione. Questo vuol dire che per mesi una persona investe tempo e sforzi per imparare come funziona una realtà lavorativa e poi si ritrova punto e a capo, con niente in mano se non un paragrafo in più sul proprio cv. Poi per assumere le aziende chiedono già esperienze lavorative solide, e allora io mi chiedo: come si fa ad averne se si passa da uno stage all’altro?E conosco anche persone alle quali alla fine dello stage viene proposta una proroga, che suona un po’ come una presa in giro perché di fatto è un modo per trattenere una persona che si apprezza ma senza darle alcuna sicurezza, continuando a pagarla poco – quando va bene. Lo trovo ingiusto e umiliante. Da questo punto di vista non ho che da lodare la società per cui lavoro perché effettivamente tutte le persone considerate meritevoli ricevono una proposta di assunzione al termine dello stage, e questo è chiaro fin dall’inizio.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo    

«Un'azienda sana riconosce sempre merito e impegno»: la storia di Corrado, da stagista a consulente in PwC

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Corrado Scola, consulente fiscale in ambito finanziario per PwC Tax & Legal Services (TLS) a Milano. Sono Corrado, ho 24 anni e vengo da Civate, un piccolo paese in provincia di Lecco, dove ho frequentato il liceo scientifico. Durante le superiori mi sono dedicato molto agli sport - sono un appassionato di calcio - oltre che allo studio, e non è rimasto molto tempo per eventuali lavoretti. A settembre 2007 mi sono iscritto ad Economia alla Bocconi e, nonostante la distanza da casa non fosse molta, mi sono trasferito a Milano, inizialmente con mia sorella e poi con un compagno di università. Il terzo anno è stato particolarmente intenso, perché per metà l'ho frequentato all'università di Birmingham con una borsa Erasmus: una scelta che si è rilevata vincente sia per l'esperienza in sè, bellissima, sia per il vantaggio di migliorare l'inglese e arricchire il curriculum con un'esperienza universitaria all'estero, secondo me utile per quando fosse giunto il momento di affrontare seriamente il mondo del lavoro. A febbraio del 2010 sono tornato in Italia e mi sono concentrato sugli ultimi esami e sulla tesi, che ho discusso il settembre successivo. Poi sono rimasto in Bocconi, iscrivendomi alla specialistica in Amministrazione, finanza e controllo. Al secondo anno della laurea specialistica - era dicembre 2011 - un collega di università mi ha fatto presente che lo studio Tax & Legal Services di PwC di Milano, dove lui era in stage, cercava un'altra risorsa da inserire, con rimborso. Ho deciso di candidarmi: il mio compagno di corso mi aveva parlato molto bene dell'ambiente di lavoro e la posizione richiedeva delle competenze che ricalcavano con precisione il mio percorso accademico. Lo studio in particolare cercava uno stagista in grado di occuparsi di  transfer pricing, con ottime conoscenze di contabilità e valutazione d'azienda. Quindi ho compilato il form online sul sito aziendale e poco dopo sono stato contattato per sostenere il colloquio, prima conoscitivo poi tecnico. Il riscontro è stato positivo e a febbraio 2012 ho iniziato il mio stage semestrale full time, pagato 900 euro lordi al mese. Come ho detto era il mio secondo anno di specialistica e avevo ancora degli esami da fare, perciò l'azienda ha acconsentito a posticipare di un mese l'inizio dello stage, permettendomi di finire gli esami nella sessione di gennaio. La stessa flessibilità mi è stata garantita anche a fine stage, proprio in concomitanza con lo scadere dei termini per la consegna della tesi, e lo studio mi ha concesso un mese di pausa per concentrarmi sulla scrittura. Così a settembre ho consegnato il mio lavoro e lo scorso marzo ho conseguito la laurea specialistica. Durante i sei mesi dello stage il rapporto con i tutor aziendali e i colleghi è sempre stato ottimo; da subito si sono dimostrati subito gentili e disponibili. Il mio impegno poi è stato sempre riconosciuto e premiato, tant'è che già a metà stage lo studio mi ha chiesto se mi fosse piaciuto continuare la collaborazione con loro, una volta terminati i sei mesi. Ho accettato con gioia, consapevole però che nessuno dà niente per niente: entusiasmo, voglia di fare, impegno verranno sempre riconosciuti in un ambiente di lavoro sano, come è appunto quello di PwC. I termini dell'offerta lavorativa per me erano piuttosto allettanti: l'azienda aveva tenuto conto della mia performance durante lo stage e mi ha riconosciuto un'anzianità superiore al primo ingresso:  24mila e 500 euro annui a partita Iva con un contratto annuale a rinnovo tacito. Adesso quindi sono consulente fiscale in materia di transfer pricing, un lavoro che mi piace molto perché mi permette di sfruttare - anche se non completamente per ora - le competenze di valutazione d'azienda e di contabilità. Il compenso che percepisco mi permette di mantenermi completamente da solo, ma fortunatamente ho anche una famiglia alle spalle a cui posso fare ancora riferimento. Ora vivo in affitto con un mio amico dell'università e si sa che il costo della vita a Milano è alto. Penso che la mia sia stata un'esperienza fortunata: ho trovato uno stage durante l'università e mi è stata fatta una proposta di lavoro significativa ancora prima della laurea, quindi non ho incontrato grossi problemi. Tra i miei amici di sempre e gli amici di università invece vedo stage senza futuro e lavori non adeguatamente remunerati - il famoso sfruttamento, in sostanza. Fin qui sono molto soddisfatto della mia esperienza lavorativa e vorrei solo avere la possibilità di crescere professionalmente nello studio. Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

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Garanzia Giovani incontra Google e Unioncamere: 3mila opportunità di "Crescere in digitale" con uno stage

I tirocini di Garanzia Giovani avranno anche una veste "digital". La versione italiana del programma europeo contro la disoccupazione giovanile ha messo in cantiere una nuova iniziativa, in collaborazione con Google e Unioncamere, per scommettere sulle competenze legate alla gestione delle nuove tecnologie. Sul sito creato ad hoc si possono leggere le informazioni preliminari che riguardano il progetto, che si chiama appunto "Crescere in digitale".  C’è uno spazio per le aziende, che possono già aderire, e un altro riservato ai ragazzi, che vengono invitati a iscriversi a Garanzia Giovani. Per tutti quelli che partecipano al programma europeo contro la disoccupazione e desiderano avvicinarsi al mondo imprenditoriale ci sarà un’opportunità di formazione in più. Si tratta di 50 ore di corso online che permetteranno  di acquisire competenze di base in web marketing e nuove tecnologie. «A curare i contenuti del corso sarà un comitato scientifico composto da manager di Unioncamere e Google Italia, giornalisti e docenti universitari» spiega alla Repubblica degli Stagisti Claudio Monteverde dell’ufficio stampa di Google Italia: «Noi metteremo a disposizione la piattaforma digitale, che sarà accessibile a tutti gli iscritti di Garanzia Giovani entro luglio». Ma la formazione online costituirà solo la prima fase del progetto. Terminate le 50 ore, i ragazzi  potranno partecipare a un test selettivo, attraverso il quale verranno scelti i partecipanti ai 120 laboratori nazionali, organizzati su base tematico-settoriale o territoriale. Ogni laboratorio sarà costituito da massimo  50 persone  e lo scopo è avviare i giovani formati e selezionati verso un tirocinio o un’attività imprenditoriale. Ai laboratori parteciperanno anche le associazioni d’imprese e i rappresentanti delle Camere di commercio.Per quanto riguarda l’argomento croce e delizia di Garanzia Giovani - i tirocini - Crescere in digitale ne promette 3mila in tutta Italia, mentre sull’autoimprenditorialità non si ipotizzano cifre. Sui finanziamenti di queste esperienze digitali Monteverde precisa: «Google e Unioncamere si occuperanno della formazione e della piattaforma digitale,  nonché di assistere e supportare i tirocinanti nelle loro attività, ma i fondi per questi tirocini sono quelli già previsti per Garanzia Giovani». Infatti anche le esperienze formative  nelle aziende con Crescere in digitale dureranno un semestre e saranno ricompensate con 500 euro al mese. Nessun costo ricadrà sulle imprese ospitanti, che anzi riceveranno un bonus fino a 6mila euro in caso assumano il giovane dopo il tirocinio.A fine aprile alla presentazione di Crescere in Digitale c'era Giorgia Abeltino, responsabile delle Relazioni istituzionali e degli affari regolamentari di Google in Italia.  «Da tempo siamo impegnati in progetti che favoriscano la digitalizzazione delle imprese tradizionali del Made in Italy e siamo convinti che i giovani siano gli abilitatori naturali di questa transizione» aveva affermato la manager in quell'occasione: «Di recente, a Bruxelles, abbiamo confermato il nostro impegno a formare 1 milione di cittadini europei sulle competenze digitali entro il 2016». Era presente anche il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti che aveva  descritto Crescere in Digitale come «un esempio positivo di collaborazione tra istituzioni e soggetti privati, fondamentale per rendere più agevole l’accesso dei giovani al mercato del lavoro. Rappresenta un esempio significativo delle azioni che stiamo portando avanti per rafforzare e qualificare il programma Garanzia Giovani, nel segno dell’innovazione e di un ampliamento delle opportunità che vogliamo offrire ai ragazzi che si registrano».Sempre nel corso della presentazione del progetto, il ministro aveva sottolineato: «Siamo convinti che un intervento formativo di qualità, che punti a far acquisire ai giovani competenze digitali anche attraverso tirocini nelle imprese, costituisca una leva essenziale per migliorare la loro occupabilità, obiettivo della Garanzia Giovani». E a un mese dall'avvio, qualcuno si è già attivato. Le aziende. Conferma Claudio Monteverde: «Nella piattaforma abbiamo predisposto anche uno spazio a loro riservato, alla voce Hai un'impresa? E ci sono centinaia di adesioni da tutta Italia. L'obiettivo è essere in grado di offrire almeno 3mila tirocini».Silvia Colangeli

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Dalla ricerca universitaria alla consulenza aziendale in PwC: la storia di Francesca

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Francesca Pozzi, consultant in PwC, a Milano, con contratto di apprendistato.   Vivo a Seregno, in provincia di Monza Brianza, e sono nata a Como 27 anni fa. Ho frequentato Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, facoltà [oggi dipartimento, ndr] scelta sulla base delle mie attitudini personali e delle mie aspirazioni lavorative. Durante gli anni del liceo e dell'università ho lavorato come cameriera in un bar e ho fatto altri lavoretti occasionali come hostess ad eventi e come commessa, il che mi permetteva di sostenere almeno parzialmente le spese universitarie e di finanziare i miei hobby. Dopo la laurea specialistica, a dicembre 2009, il professore che mi ha seguito per la tesi mi ha proposto di collaborare con il dipartimento di Ingegneria con un assegno di ricerca. L'offerta era interessante - l'assegno ammontava a 1.500 euro al mese - e la qualità del gruppo di ricerca alto, di profilo internazionale, quindi ho accettato volentieri. In sostanza ho proseguito e ampliato il mio lavoro di tesi, che rientrava all'interno di un progetto europeo per l'applicazione dei principi del lean manufacturing ["produzione snella": politica industriale finalizzata a minimizzare gli sprechi, ndr] nello sviluppo di nuovi prodotti.   Dopo un anno al dipartimento ho deciso di intraprendere la via della consulenza, che da sempre mi attirava. Ho partecipato alla settimana della consulenza organizzata dal Career Service del Politecnico, ho inserito il cv nel sistema di job placement e dopo qualche giorno sono stata contattata da PwC Advisory per un colloquio. L'iter di selezione è avvenuto in due step: un primo incontro conoscitivo e motivazionale con un director e un secondo incontro tecnico con il senior manager, che sarebbe poi diventato il mio tutor. Onestamente, vista l'esperienza maturata al Politecnico, mi aspettavo di ricevere subito un'offerta di lavoro - invece mi è stato proposto uno stage: sei mesi a 800 euro lordi al mese, più buoni pasto e rimborso spese per eventuali trasferte, e la prospettiva di una successiva assunzione. Alla fine ho accettato: le condizioni di stage offerte da PwC effettivamente sono ottime rispetto alla media. Durante lo stage mi è stato affidata la preparazione di documenti per un progetto in collaborazione con l'ufficio Affari legali e fiscali e ho supportato una collega su un progetto di piano di sviluppo. Svolgevo quindi attività di ricerca, preparavo il materiale e le presentazioni per le riunioni con il cliente, partecipavo a colloqui e interviste. Mi sono sentita coinvolta e ben accolta da subito, e anche il rapporto con il tutor è stato immediatamente collaborativo. Al termine dei sei mesi di stage, come anticipato durante le selezioni, mi è stato proposto un contratto di apprendistato di due anni con una retribuzione annua lorda di circa 22mila euro, più rimborso spese trasferte e buoni pasto, che ho firmato ad agosto 2011. Da quando ho iniziato a percepire un vero stipendio non nascondo che mi sarebbe piaciuto prendere casa a Milano, ma gli affitti sono troppo alti; quindi al momento vivo ancora a casa con la mia famiglia, ma sto meditando di prendere casa da sola, rimanendo comunque in provincia di Monza. Nel mio futuro lavorativo spero ci sia la possibilità di offrire consulenza alle aziende del settore design e arredamento, per il quale nutro da sempre particolare interesse, ma ad oggi sento di dover imparare ancora molte cose prima di essere una brava manager. Anche fare un'esperienza lavorativa è un obiettivo nella mia whish list lavorativa. Anzi, è proprio uno dei motivi per cui ho scelto PwC: trattandosi di una società affermata anche in ambito internazionale, spero di riuscire a sfruttare qualche buona occasione di lavoro fuori dall'Italia. Ho diversi amici e compagni di università che sono andati all'estero: guadagnano di più e hanno un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Testo raccolto da Annalisa Di PaloLeggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

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