«Non più solo stagista, in Carglass finalmente sono cresciuta»: la storia di Alessandra

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Alessandra Burro, 27 anni, oggi assunta a tempo determinato nelle Risorse umane di Carglass, a Milano. Ho 27 anni e sono di Milano. Qui ho frequentato l'istituto tecnico professionale e, nonostante fossi una buona studentessa, dopo il diploma ho preferito cercare subito un lavoro. Ho iniziato nel contact center di Xelion Banca, come assistente telefonico ai promotori finanziari. L'ingresso in un contesto bancario è stato fin da subito affascinante, sia per la conoscenza del mondo finanziario e sia per la retribuzione, che era piuttosto elevata, circa 1.450 euro al mese. Dopo qualche tempo poi sono stata scelta per dare supporto all’ufficio Risorse umane, dove ho iniziato a occuparmi dell’inserimento delle schede anagrafiche dei neo assunti nel gestionale dell’azienda. E dove ho scoperto quanto il mondo HR fosse per me interessante e stimolante.Ha iniziato così a prendere forma l'idea di ricominciare a studiare, per completare la mia formazione e poter aspirare ad una carriera professionale più ambiziosa. A ottobre 2008 quindi mi sono iscritta al corso di laurea in Organizzazione e risorse umane alla Statale di Milano, intervallando costantemente gli studi con diversi lavori a breve termine - addetta call center, commessa, addetta alle pulizie, babysitter - per riuscire a cavarmela economicamente senza pesare sulla mia famiglia. A dicembre 2011 finalmente ho finito gli studi universitari, in corso e con voto 95/110. Ho iniziato a cercare un impiego nell’ambito HR rispondendo ad annunci di lavoro on line e portando di persona il mio curriculum alle agenzie interinali di Milano e hinterland. La ricerca sembrava non dare frutti quando un giorno ecco arrivare una telefonata inaspettata: Everis Italia, gruppo multinazionale di consulenza IT [tra le aziende aderenti al circuito  circuito Ok Stage, ndr], stava cercando un HR Recruiter Junior: avevano ricevuto i miei riferimenti dall'università e mi offrivano uno stage di sei mesi, che accettai di buon grado. In Everis sono stata inserita nell'ufficio Risorse umane con altre tre colleghe: due si occupavano della parte amministrativa e di formazione e l'altra della selezione. Il mio ruolo era quello di supportare quest’ultima nella ricerca di profili IT neolaureati. Tenevo i contatti con le università e convocavo i candidati agli assessment di gruppo. Il rapporto con le mie colleghe e il mio tutor era bellissimo, la mia tutor mi ha trasmesso la sua passione per questo lavoro e lo stage era ben ricompensato, 750 euro netti al mesi più ticket pasto. Lo stage però non era finalizzato all'inserimento in azienda e qualche settimana prima della fine mi sono riattivata nella ricerca di lavoro rispondendo ad annunci on line e annunci pubblicati sulla bacheca dell'università.A fine luglio sono stata contattata dall’agenzia per il lavoro Gi Group e ho sostenuto tre colloqui che, ad agosto 2012, mi hanno portato al mio secondo stage, anch'esso non finalizzato all'assunzione. Questa esperienza è stata per me una grande palestra, dove ho dovuto affrontare molte difficoltà, ma dalla quale ho ricevuto anche molte soddisfazioni. Per sei mesi ho supportato la Recruiter Senior di filiale nella pubblicazione degli annunci, nella convocazione dei candidati e nei colloqui di selezione, all’inizio in affiancamento e, in seguito in autonomia.  Il tutto con un rimborso di 400 euro mensili e buoni pasto. Al termine dello stage, mi sono dedicata ancora una volta alla ricerca di un'occupazione, rendendomi conto che uno dei requisiti fondamentali richiesti dalle aziende era la conoscenza della lingua inglese. A quel punto mi sono posta un nuovo obiettivo: se entro qualche tempo non avessi trovato lavoro nell'ambito delle  risorse umane, sarei partita per l'Inghilterra per migliorare il mio inglese. Grazie alle referenze della mia ex tutor di Gi Group però ho subito trovato lavoro nell'ufficio Amministrazione del personale di Carglass, multinazionale leader nel settore riparazione e sostituzione vetri auto, dove per due mesi ho gestito l'archivio cartaceo di tutti i dipendenti dell'azienda, circa 950. Nonostante questa mansione si discostasse dalla mia formazione e dagli stage precedentemente svolti, non volevo rimanere a casa senza lavoro e volevo mettere da parte qualche risparmio per potermi permettere il viaggio studio in Inghilterra. Prima della scadenza del contratto, a fine maggio 2013, mi è stato proposto di iniziare uno stage a partire da settembre nell'ufficio Selezione, formazione e sviluppo. Ero molto contenta! Potevo continuare il mio percorso professionale nelle risorse umane e allo stesso tempo andare in Inghilterra due mesi, imparare la lingua, tornare e avere di nuovo un lavoro.Dopo l'estate 2013 inizia quindi la mia vera esperienza di lavoro nell’ambito HR di Carglass, prima con uno stage semestrale con un rimborso di 800 euro mensili più buoni pasto da 10,66 euro, poi con un contratto a tempo determinato di un anno con uno stipendio di quasi 1100 euro netti al mese. Questa per me è stata finora l'esperienza professionale più significativa, la più importante in assoluto, la prima in cui mi è stato concesso di crescere sotto il profilo lavorativo, di non essere più considerata come una stagista e di imparare a svolgere nuove mansioni, oltre alla selezione, che rimane comunque la mia passione. Per esempio ho potuto approfondire l'ambito della  formazione e dello sviluppo, di cui non mi ero mai occupata, aggiungendo un'ulteriore competenza al mio bagaglio. Insomma, a distanza di quasi tre anni dal conseguimento della laurea, ho capito veramente cosa voglio fare da grande e ce la metterò tutta per riuscirci anche se la situazione del mercato del lavoro oggi non è delle migliori per i giovani italiani.Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo    

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Sconti e offerte, così le università telematiche provano ad attrarre nuovi iscritti

Un numero degli iscritti in diminuzione, come anche quello dei laureati, una classe docente troppo precaria e poca ricerca: questi i punti critici delle università telematiche individuati da una commissione di studio nominata dal Miur che qualche tempo fa aveva dato il via a un confronto molto acceso tra l’allora ministro dell’istruzione Carrozza e i rettori degli atenei. La Repubblica degli Stagisti se ne era occupata intervistando i diretti interessati e portando alla luce un dato molto discordante tra ministero e università: quello sul numero degli iscritti, secondo viale Trastevere molto più basso rispetto a quanto dichiarato dagli atenei. Se in giro per il mondo le università online stanno esplodendo, tanto ad esempio da far aumentare gli investimenti in questo settore in Nord America, l’Italia sembrerebbe andare invece contro corrente, almeno stando ai dati del ministero che mostrano in un grafico una caduta dei nuovi immatricolati presso le università telematiche: dagli oltre 6mila studenti del 2010 a poco più di 2mila nel 2012. Questi numeri potrebbero in parte spiegare le iniziative che negli ultimi mesi gli atenei online hanno messo in atto per attrarre il maggior numero di iscritti. Avere più studenti significa maggiori introiti e maggiore forza in caso di futuri controlli da parte del ministero. Così ecco che prima in fase di esami di maturità e dopo di ultime scelte per le iscrizioni molti atenei fanno la corsa a regalare iscrizioni, con veri e propri pacchetti omnicomprensivi. La prima è stata l’università Cusano, con sede a Roma, che ha addirittura istituito un click day il 15 maggio. In pratica in quella data a partire dalle ore 16 era possibile inviare le domande per l’accesso alla «borsa di studio per l’iscrizione a un corso di laurea con percorso plus». Così 600 maturandi di Roma o comuni limitrofi hanno potuto vincere altrettante borse di studio che coprono totalmente i costi per cinque anni. Inclusi nel pacchetto c’erano pure i corsi di lingua inglese e cinese, sempre per cinque anni. Le 600 borse erano suddivise in 175 per la facoltà di economia, altrettante per giurisprudenza, 150 per scienze politiche, 50 per ingegneria industriale e lo stesso numero per ingegneria civile. Per usufruire di una borsa di studio non contava la preparazione o il reddito familiare: l’importante era essere veloci nel cliccare. Considerato che l’iscrizione normalmente costa 2.400 euro l’anno, più la tassa regionale a cui si aggiungono anche le quote per i singoli corsi di lingua, l’università rinuncia quindi a minimo 12mila euro moltiplicati per 600 persone. Leggendo le faq sul click day si scopre che chi si iscrive deve rispettare alcune regole – come laurearsi in tempo e avere una media non inferiore a 24/30 - e osservare alcune attività specifiche: pena il mancato rinnovo della borsa. Tra queste c’è anche la collaborazione con l’ufficio stampa di Ateneo presso la redazione di Radio Manà Manà e quella di Tag24 per la scrittura «di testi e articoli finalizzati all’ottenimento del patentino da pubblicista». Tralasciando il fatto che ormai il mondo del lavoro già straborda di giornalisti in cerca di occupazione, non è chiarissimo perché ad esempio l’università offra questo servizio anche ai cinquanta destinatari del corso in Ingegneria industriale: un po' difficile rintracciare la correlazione con il mondo del giornalismo. L'UniCusano è in buona compagnia: anche molte altre università telematiche cercano attraverso bandi simili e convenzioni particolari di attrarre nuovi iscritti. La Mercatorum, università telematica delle Camere di commercio, ha all’attivo ancora un bando dal nome “Talenti Laureati” per offrire 150 borse di studio, di cui le prime 100 ai diplomati che si iscrivono al primo anno universitario e le altre 50 a chi si iscrive a una specialistica. Le borse di studio non sono una novità, anche le università "tradizionali" ne offrono agli studenti meritevoli, ma di solito vanno rinnovate di anno in anno, con bandi che si modificano e introducono nuove clausole. In questo caso, invece, l’offerta è totale: il bando, che scade a fine luglio specifica, infatti, che «La borsa prevede l’immatricolazione gratuita ai corsi di laurea dell’Ateneo per l’intera durata regolare del percorso di studio». Anche qui però ci sono delle clausole da rispettare: una media di 27/30 e almeno quattro esami superati il primo anno e quattro il secondo. In questo modo sarà possibile conservare la borsa di studio per tutta la durata del corso di laurea. Finite qui le agevolazioni? Non proprio. L’ateneo ha infatti pensato di venire incontro a 100 neo imprenditori che abbiano costituito un’impresa innovativa nel corso degli ultimi due anni. Proprio a loro è data la possibilità di non pagare i 6mila euro totali per i tre anni del corso di laurea ma di usufruire di una particolare agevolazione denominata “100 opportunità per 100 neo imprenditori” grazie alla quale pagheranno solo 2mila euro più la tassa regionale. Anche in questa università sono presenti poi numerose convenzioni: sconti che vanno dal 25 al 35% con enti pubblici, associazioni di categorie, enti camerali, imprese. E che permettono, quindi, un risparmio notevole: non solo a giovani diplomati, ma anche a chi un lavoro già ce l’ha e attraverso percorsi accademici "facilitati" desidera prendere una laurea e poter accedere a scatti di carriera altrimenti impossibili da raggiungere.Un esempio di questa particolare agevolazione arriva anche dall’università telematica internazionale Uninettuno, che offre agli appartenenti all’Arma dei carabinieri o congedati, e ai loro familiari diretti e conviventi, uno sconto del 20% sulla tassa annuale di 2mila euro per laurea triennale e 2.200 per quella magistrale, con la possibilità di sostenere gli esami finali anche all’estero. Stesso sconto anche per una nutrita categoria di associazioni e enti con l’estensione in alcuni casi, come per gli appartenenti alla Guardia di Finanza, anche ai familiari fino al 2° grado. Destinatari privilegiati dell’Unitelma Sapienza sono, invece, i dipendenti di Formez e Sapienza soci al 51%  dell’università telematica, che nell’anno 2013/2014 hanno pagato solo 800 euro per l’iscrizione a un corso di laurea (contro i 2mila standard). L’università ha pensato anche ai giovani con un progetto dedicato agli under 25 per l’anno accademico 2013/14 grazie al quale alcuni giovani hanno pagato la cifra scontata di 800 euro. Previste anche 200 iscrizioni gratuite per giovani tra i 19 e i 23 anni con genitori disoccupati o in cassa integrazione. L’università Giustino Fortunato ha, invece, stipulato un accordo con l’Agenzia delle Entrate della Regione Campania garantendo ai dipendenti uno sconto del 20% sulle tasse annuali (che al momento ammontano a 2.500 euro l’anno). Stesso sconto di cui possono usufruire anche i dipendenti della Banca di credito cooperativo irpina. L’università telematica Pegaso, che ha una retta annuale di 3mila euro, nell’anno 2013/2014 ha istituito 500 borse di studio a favore di disabili e residenti nelle isole minori o in zone disagiate del Paese, e ha a sua volta quasi 300 convenzioni all’attivo con enti di vario tipo, da associazioni a sindacati, comuni e ordini professionali, per i cui dipendenti o iscritti la retta scende a 1.700 euro. Convenzioni che vanno dal 10 fino al 20% di sconto previste anche dall’università E-Campus, che con costi che arrivano a superare i 26mila euro (questa è l’opzione più costosa, con tutor in presenza e due semestri con residenzialità) offre riduzioni dal 10 al 20% a ben 120 tra enti, associazioni e sindacati vari. Molto più contenuta, invece, la lista delle convenzioni dell’Università telematica Leonardo da Vinci, Unidav, che ha attivato solo nove accordi con soggetti cui applicare uno sconto sulla retta di 2mila euro l’anno. Le cifre mostrano come le università telematiche negli ultimi anni abbiano cercato, attraverso particolari sconti e molte borse di studio, di attirare nuovi iscritti, permettendo quindi anche a chi normalmente non avrebbe pensato di iscriversi all’università di riuscire a laurearsi. E andando contro corrente rispetto a molte università statali che - causa tagli ai fondi per il diritto allo studio - hanno invece dovuto ridurre proprio le borse di studio. Resta aperto il dibattito sulla qualità della preparazione offerta agli studenti delle università telematiche rispetto a quelli delle università convenzionali: la relazione dell’Anvur sollevava alcuni dubbi in proposito. Tanto che alcuni considerano questi atenei online dei "creditifici". Ma le università telematiche rispediscono al mittente le critiche e snocciolano dati per dimostrare il valore dei loro moduli formativi. Bisogna a questo punto attendere settembre: solo allora si potrà fare la conta degli immatricolati per l'anno accademico 2014/2015, e capire se le iniziative di attrazione e gli sconti sulla retta hanno avuto l'impatto auspicato, facendo incrementare il numero di iscritti rispetto all'anno scorso.Marianna Lepore

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Garanzia Giovani, già 800 risposte al monitoraggio: ma c'è bisogno di più partner e di passaparola!

Come sta andando la Garanzia Giovani? Da tre settimane è attivo il monitoraggio promosso dalla Repubblica degli Stagisti insieme all'associazione Adapt: un questionario online, veloce e anonimo, che permette a tutti i giovani di dare un giudizio sulla GG, raccontando la propria personale esperienza. Un monitoraggio ovviamente "informale", ma che sta permettendo di raccogliere informazioni preziosissime sui tempi di attesa, sulle risposte che i ragazzi ricevono dai servizi all'impiego, e in generale sul "sentiment" generato da questa iniziativa che nelle intenzioni dovrebbe migliorare l'occupazione e l'occupabilità dei giovani italiani senza impiego, ma che rischia seriamente di trasformarsi in un boomerang se le proposte di attività "garantite" non cominceranno ad arrivare in tempi brevi e in quantità proporzionate alla domanda.Al monitoraggio RdS-Adapt hanno già partecipato ad oggi oltre 800 giovani, di cui circa 600 si sono già iscritti a Garanzia Giovani e dunque sono stati già in grado di raccontare nei dettagli i primi step che stanno effettuando per arrivare all'agognata «presa in carico» con la «proposta di politica attiva». Chi sono questi giovani? E' troppo presto per dirlo. Per ora il lavoro più importante è quello di promuovere l'esistenza del monitoraggio, intercettare gli under 30 e proporre loro di venire a raccontare attraverso questo questionario la propria esperienza. Per questo la Repubblica degli Stagisti e l'Adapt hanno lanciato da subito un appello a tutti coloro che sono interessati all'esito della Garanzia Giovani e più in generale al grande tema dell'occupazione giovanile, affinché ciascuno possa aiutare, attraverso i suoi canali e le sue reti, a arrivare al maggior numero possibile di giovani.Università, associazioni giovanili, sindacati, uffici Informagiovani, testate online e siti web… Tutti possono diventare preziosissimi partner per "passare parola" e spingere avanti il monitoraggio, permettendo di raccogliere una molteplicità di voci. Alcune realtà hanno già scelto di dare il loro sostegno attivo. Ne riportiamo i loghi qui sotto: si tratta per ora di tre organizzazioni sindacali territoriali - la Cisl Lombardia, la Cgil Marche e la Cgil Toscana; dell'ufficio Informagiovani del Comune di Venezia; delle associazioni Amesci (Associazione MEditerranea per la promozione e lo sviluppo del Servizio CIvile), Ugei (Unione Giovani Ebrei d'Italia), Rena (Rete per l'Eccellenza NAzionale) e Giovani Italiani Bruxelles. «La battaglia per l'implementazione ed il monitoraggio dei risultati del progetto Garanzia Giovani, così come altre iniziative per la promozione della "buona" occupazione per la nostra generazione, siamo convinti non possano che vedere il mondo dell'associazionismo giovanile italiano unito, compatto e battagliero» dice il presidente Ugei Simone Disegni: «a tutela di tutti quei coetanei che non intendono arrendersi all'imperativo dell'emigrazione ed aspirano invece in piena legittimità a costruire i propri progetti, di vita e professionali, in questo Paese».E infatti con un'altra associazione che ha risposto all'appello c'è anche un progetto di collaborazione concreta sul proseguio del monitoraggio: l'Amesci collaborerà infatti nelle prossime settimane con la Repubblica degli Stagisti e l'Adapt alla messa a punto di un set di domande che verranno poste a chi racconterà, attraverso il questionario, di aver iniziato un percorso di servizio civile all'interno della GG. «Il servizio civile non è solo un’esperienza di impegno e partecipazione, ma uno strumento per l’occupabilità dei giovani perché permette di maturare le cosiddette ‘soft skills’, quelle competenze trasversali divenute sempre più rilevanti per rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro, che è difficile acquisire durante i percorsi di formazione tradizionali» puntualizza il presidente Amesci Enrico Maria Borrelli: «È per questo motivo che l’Europa ha previsto il servizio civile tra le misure del piano volto al contrasto della disoccupazione dei ragazzi tra i 15 e 29 anni non impegnati in percorsi di istruzione o formazione. La specificità dello strumento richiede una particolare attenzione nei percorsi di selezione del servizio civile: per offrire davvero una ‘garanzia’ ai giovani è necessario che venga impegnato in un progetto che lo appassioni e formi allo stesso tempo».Anche da parte dei sindacati c'è comprensibilmente grande attenzione verso la Garanzia Giovani: «Un importante strumento di modernizzazione del mercato del lavoro che deve dare soprattutto opportunità concrete e servizi ai giovani, a partire da chi è più in difficoltà, per aumentarne l'occupabilità» dice Roberto Benaglia, segretario regionale della Cisl Lombardia: «È uno strumento nuovo per il nostro paese, pertanto va curata l'attuazione, non con l'obiettivo di spendere le risorse ma di creare una rete di servizi al lavoro stabili sia per i Neet che per chi termina un percorso di istruzione. Per Cisl Lombardia una azione di monitoraggio puntuale delle buone pratiche così come delle problematicità è quindi indispensabile, al fine di intervenire su Ministero e Regioni e correggere l'efficacia dello strumento».«Contribuiamo a diffondere l'indagine perché siamo da tempo impegnati a promuovere, sia al nostro interno che nel confronto con Regione Toscana, un processo di valutazione del Progetto Garanzia Giovani su cui manteniamo un giudizio critico» gli fa eco Daniele Quiriconi, responsabile mercato del lavoro della segreteria regionale Cgil Toscana: «La nostra regione è quella che prima delle altre ha iniziato il lavoro di profilazione degli iscritti al portale e i colloqui di orientamento da parte dei centri per l'impiego,  ma ad oggi non risultano particolari manifestazioni d'interesse ai fini delle assunzioni. La quasi totalità delle risorse destinate ai tirocini e al servizio civile è la dimostrazione che non ci si attendono vere e proprie opportunità di lavoro».Perplessità simili vengono espresse anche da Daniela Barbaresi, che all'interno della segreteria regionale della Cgil Marche riveste il ruolo di responsabile delle Politiche del lavoro, e da Carlo Cotichelli suo "omologo" per le Politiche giovanili: «Garanzia Giovani nella sua impostazione originaria rappresentava una reale occasione di potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego e di riattivazione dei Neet» dicono «ma l’eccessivo carico di aspettative ha contribuito a creare, per il momento, un'ulteriore illusione per i giovani coinvolti. I tempi eccessivamente lunghi per l’attuazione del programma - ad esempio le prime misure nelle Marche sono entrate in vigore a settembre - e la pressante attenzione sulle modalità di gestione, a svantaggio di una riflessione concreta sulle risposte concrete a favore dei giovani, hanno contribuito a  sviluppare una misura di gran lunga al di sotto delle aspettative incapace di dare risposte concrete ai bisogni dei giovani». E proprio «per contrastare le numerose segnalazioni negative» giunte nelle ultime settimane alla Cgil delle Marche, «ad esempio imprese che accolgono tirocinanti con Garanzia Giovani anziché assumere personale», Barbaresi e Cotichelli hanno deciso di sostenere il monitoraggio promosso da RdS e Adapt: «Riteniamo fondamentale promuovere ogni opera di monitoraggio e valutazione che possa  dar voce ai ragazzi coinvolti».A livello universitario invece c'è stato per ora solo il sostegno delle università di Catania e di Padova e poi di Soul, il sistema che federa la maggior parte delle università del Lazio promuovendo l'incontro domanda/offerta di stage  e di lavoro. «Ciascuna università ha una mailing list molto nutrita di ex studenti laureati negli anni passati e che adesso, in una situazione di inoccupazione o disoccupazione, con grande probabilità si stanno rivolgendo a Garanzia Giovani. Gli uffici stage e placement di questi atenei ci potrebbero aiutare a intercettarli: per questo speriamo che qualcuno accolga il nostro appello e diventi nostro partner in questa iniziativa» spiega Eleonora Voltolina, direttore della Repubblica degli Stagisti: «L'appello è davvero rivolto a tutte le realtà che abbiano una rete, anche piccola, di giovani che potenzialmente potrebbero essere toccati da Garanzia Giovani. Senza dimenticare che chiunque ci può aiutare anche con gesti piccolissimi, come condividere su Facebook o su Twitter il link al questionario».«Ogni giovane partecipante inoltre può fare la sua parte» aggiunge Francesco Seghezzi, responsabile comunicazione e relazioni esterne dell'Adapt: «Basta condividere sui social network la notizia di aver partecipato al monitoraggio, postando il link al questionario: su Twitter già tanti lo stanno facendo, utilizzando il nostro hashtag #lavostragaranzia».La speranza insomma è  che la rosa dei partner si ingrandisca e che ai primi 800 si aggiungano nelle prossime settimane tanti altri partecipanti: in questo modo il monitoraggio della Garanzia Giovani risulterà davvero incisivo e potrà portare al ministero del Lavoro e alle Regioni un quadro completo di come sta andando questa iniziativa dal punto di vista dei suoi protagonisti: gli utenti.I partner:- Informagiovani Comune di Venezia- Ugei- Amesci- Rena- Giovani Bruxelles- Soul- Cisl Lombardia- Cgil Marche- Cgil Toscana

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Tutte le storie degli Stagisti col Bollino

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Eccole.   - «Non solo colleghi: con lo stage e poi il lavoro in Progetto ED ho trovato dei compagni di viaggio» dalla testimonianza di Francescopaolo: «la cura con cui hanno coltivato la mia crescita mi ha permesso di lanciarmi con estrema facilità nel mondo delle responsabilità professionali e dopo due mesi ho iniziato ad operare in piena autonomia...».- «Meritocrazia, in Elica è la stella polare: parola di un giovane ingegnere» dalla sua testimonianza: «ho trovato un ambiente stimolante e dinamico, in cui il concetto di self improvement la fa da padrona. Una realtà che oggi nel nostro paese potrebbe sembrare mera utopia, ma che esiste, e che auguro a tutti i giovani di trovare...».- - «Mi sento una privilegiata grazie al mio apprendistato in ALD» dalla testimonianza di Silvia: «Dopo lo stage, con l'assunzione è arrivata anche una nuova mansione, più interessante e coerente con i mie studi; e le ore di formazione previste dall'apprendistato, oltre ad essere utilissime nell'immediato, mi forniscono conoscenze altamente spendibili...».- Voglia di diventare grande: e Marco lascia l'università per uno stage col Bollino dalla sua testimonianza: «Avevo seguito tutti i corsi della magistrale sostenuto la metà degli esami, poi un colpo di testa mi ha fatto iniziare a mandare curricula qua e là per sondare le possibilità lavorative nella mia regione. A 25 anni, trovare lavoro e acquisire dipendenza era diventato un pallino e il completamento del corso di laurea è passato in secondo piano, rimanendoci...».- Triplo fischio e vittoria: un eclettico ingegnere dallo stage al contratto in ALD dalla sua testimonianza «alla fine dello stage mi è stato proposto un contratto interinale, poi dopo due mesi l'apprendistato, con uno stipendio maggiore e maggiori responsabilità. A differenza di molti miei amici e colleghi - espatriati chi a Dubai, chi a Londra - all'estero non ci penso proprio...». - Quando i conti tornano: dal tirocinio universitario al tempo indeterminato in Leroy Merlin dalla sua testimonianza: «verso l'ultimo mese di stage, proprio a ridosso della discussione della tesi, con mia grande gioia si è iniziato a parlare di una possibile assunzione e poi... il possibile è diventato reale: concluso il progetto formativo, mi è stato proposto di rimanere in azienda come allievo capo settore Commercio...». - Un albanese in Italia "a tempo indeterminato", come il suo lavoro in Novamont dalla sua testimonianza: «devo dire che sono rimasto stupito quando quando mi hanno chiesto se ero interessato a restare in azienda: non pensavo ci fossero possibilità di assunzione dopo lo stage. Una prova di come questo può essere uno strumento vincente, se utilizzato nel modo corretto...». - «Aziende, dateci la possibilità di metterci in gioco, come ha fatto Ferrero con me» dalla sua testimonianza: «credo che con la volontà e una buona dose di motivazione si possa arrivare ovunque si voglia, a patto di restare onesti. E so che là fuori sono tanti i giovani come me che vogliono mettersi in gioco...».- «Presa per mano e guidata, ora Leroy Merlin è la mia casa», la storia di Giulia, che racconta: «è stata un'esperienza incredibilmente formativa, una vera e propria palestra. Ho avuto la fortuna di trovare persone che mi hanno presa per mano e guidata in questo mondo per me completamente nuovo, avendo la pazienza di spiegarmi tutto da zero. E io cercavo di fare tesoro di tutto...».- Il mio post-laurea: prevedevo lacrime e sangue, invece ho incontrato un'azienda col bollino dalla sua testimonianza: «il giorno dopo la laurea mi sentivo tutt'altro che serena o "arrivata". Per cinque anni avevo vissuto e sentito parlare della crisi, consapevole che i problemi sarebbero iniziati dopo la laurea. Ho rinunciato a qualsiasi viaggio post-laurea e ho iniziato subito a inviare cv ovunque. Trovare lavoro è stato il mio primo lavoro...».- Gaetano, 24 anni e già a tempo indeterminato dalla sua testimonianza: «capita spesso che quella dell'assunzione rimanga solo una promessa, un escamotage per incentivare i ragazzi a dare il massimo per poi scaricarli. Ma per me la promessa è stata mantenuta e a subito dopo lo stage ho firmato il mio primo contratto di lavoro...».- «Il mio stage in ALD? Ogni giorno ho imparato qualcosa di nuovo» dalla sua testimonianza: «ho potuto sperimentare in prima persona come lo spirito di gruppo non sia solo uno slogan aziendale, ma una realtà quotidiana. Passo dopo passo ho visto crescere il mio coinvolgimento nelle attività dell'ufficio...».-  Dalla ricerca universitaria alla consulenza aziendale in PwC: la storia di Francesca dalla sua testimonianza: «durante lo stage svolgevo attività di ricerca, preparavo il materiale e le presentazioni per le riunioni con il cliente, partecipavo a colloqui e interviste. Mi sono sentita coinvolta e ben accolta da subito, e anche il rapporto con il tutor è stato immediatamente collaborativo. Al termine dei sei mesi di stage...».- «In Nestlé ho trovato l'opportunità che cercavo»: da Salerno a Milano sola andata dalla sua testimonianza: «i sei mesi di stage mi sono serviti a imparare un lavoro, a conoscere la realtà aziendale; e naturalmente sono serviti all'azienda per conoscere me. Certo non è stato tutto rose e fiori, il trasferimento da Parma a Milano è stato duro...».- Biagio, 26 anni e già a tempo indeterminato: «Non tutte le aziende ci trattano come kleenex» dalla sua testimonianza: «tante aziende oggi, soprattutto se sei giovane,  ti fanno sentire costantemente in bilico - incerto, precario - e sono in grado di azzerare le tue motivazioni, non accorgendosi forse di danneggiare sè stesse quanto un'intera generazione. Anche io l'ho vissuto in prima persona, però poi con Everis la mia storia ha preso una piega molto diversa...».- Non sempre si inizia col lavoro dei sogni: ma poi tutto può cambiare dalla testimonianza di Fabrizio: «ho lavorato nel Customer Care di ALD per un anno e mezzo, fino a quando a marzo 2013 ho partecipato alla selezione interna per IT Project Analyst. E l'ho passata, quindi da poco ho cambiato attività e reparto. E anche contratto, passando all'indeterminato. Questi sono i miei primi giorni...».- «Un'azienda sana riconosce sempre merito e impegno»: la storia di Corrado, da stagista a consulente in PwC dalla sua testimonianza: «già a metà stage l'azienda mi ha chiesto se mi fosse piaciuto continuare la collaborazione con loro, una volta terminati i sei mesi. Ho accettato con gioia, consapevole però che nessuno dà niente per niente: entusiasmo, voglia di fare, impegno verranno sempre riconosciuti in un ambiente di lavoro sano».- Ferrero, stage senza assunzione. Anzi sì: avvio di carriera a sorpresa per Luca dalla sua testimonianza: «sapevo dall'inizio che lo stage non era finalizzato all'assunzione, ma l'ambiente positivo e stimolante mi hanno spinto a dare il meglio di me. E, scaduti i sei mesi, ecco una sorpresa: l'Amministrazione del personale non aveva posti vacanti, ma il Sales Service & Customer Care sì, e ho potuto partecipare subito alle selezioni...».Il primo vero lavoro di Martina? In ALD, grazie alla Repubblica degli Stagisti dalla sua testimonianza: «arrivato il momento di cercare il primo vero impiego, non sapevo bene da dove iniziare. Mi sono iscritta a diverse agenzie di recruiting, ho partecipato ai vari job day ed inviato tanti curricula su internet. Ma è stato grazie alla Repubblica degli Stagisti che sono entrata in contatto con ALD Automotive. Dopo qualche giorno dall'invio del curriculum sono stata contatta dall'ufficio del personale...».- Un buon consiglio, ottimismo e un pizzico di fortuna: così Nino arriva (e rimane) in Nestlé dalla sua testimonianza: «sfido chiunque a beccare al primo colpo un lavoro che non ti faccia pesare il fatto di passare buona parte della tua giornata seduto ad una scrivania. Adesso vorrei fare esperienza all'estero: il piano di sviluppo concordato con il mio line manager prevede nel futuro prossimo un periodo di soggiorno in Europa dai dodici mesi ai tre anni...».- Quando lo spirito di iniziativa premia: dalla tesi al contratto in PwC dalla sua testimonianza: «ho avuto come professore un partner di PricewaterhouseCoopers e, considerato il mio interesse per la sua materia, mi sono proposto per sviluppare con lui la tesi biennale. Ricevendo poi una controproposta: uno stage trimestrale nell'Audit della società...».- Primi sei mesi da dipendente Leaf, la venticinquenne Carlotta: «Non potevo chiedere di meglio» dalla sua testimonianza: «le prime settimane dopo la laurea non sono state facili: tante aspettative ma nessuna chiamata, e soprattutto tante persone che mi ricordavano quanto fosse difficile oggi trovare un lavoro per un laureato, senza essere sfruttato. Ho passato giornate intere davanti al computer a cercare offerte di stage, visitare i siti aziendali, inviare curriculum, senza mai avere una risposta...». - Sulla buona strada, da Afragola a Roma in ALD Automotive dalla sua testimonianza:  «mi ero candidato per uno stage in ALD prima di discutere la tesi e quando è arrivato il sì finale mancava poco più di un mese alla laurea. Per sei mesi ho ricoperto il ruolo di IT Business Analyst, con un rimborso mensile di 750 euro netti. Per il primo periodo ho fatto il pendolare ogni giorno tra Roma e Napoli...».- Esplorando una professione: i primi (sicuri) passi di Roberta in Thun dalla sua testimonianza: «le aziende disposte ad insegnare sono ben poche, è uno dei problemi principali dello stage. Usciti dall’università non si sa quasi nulla del mondo del lavoro, e magari si hanno anche le idee confuse su cosa si vuole fare: lo stage può aiutare molto. Certo va scelto con cura...».- La storia di Anna a Nestlé: dopo la laurea, stage e assunzione dalla sua testimonianza: «i giovani senza alcuna esperienza lavorativa subiscono conseguenze pesantissime dall'attuale situazione economico-finanziaria, che ha congelato il ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Quando potranno cominciare a fare esperienza se nessuno glielo permette?...».- Laura, ingegnere chimico in Chemtex Italia dalla sua testimonianza: «prima di entrare in Chemtex volevo essere al corrente delle reali opportunità di proseguire il lavoro al termine di tale periodo ed informandomi in internet, ho trovato su Repubblica degli Stagisti la testimonianza di una ragazza. Mi sono ritrovata molto nella sua esperienza...».- Da stagista a dipendente, in Ferrero facile come bere un bicchiere di thè dalla sua testimonianza: «per chi vuole fare marketing nella vita, Ferrero è il massimo. Dopo un paio di settimane dalla candidatura sono stato contattato per un primo incontro a Pino Torinese; poi sono tornato per un secondo colloquio con HR e responsabili del brand. Entrato nella stanza, ho visto subito sul tavolo delle confezioni di Estathè e ho subito capito che la posizione ricercata aveva a che fare con uno dei miei prodotti preferiti...». - «Stage? In PwC un investimento che premia i migliori»: la storia di Orazio dalla sua testimonianza: «vale il principio che lo stage rappresenta un'opportunità anche per l'azienda, che può valutare se trattenere la risorsa su cui ha investito. Lo dimostra anche il fatto che, al termine dell'apprendistato, la società garantisce l'assunzione a tempo indeterminato per quanti hanno ricevuto una buona valutazione nel corso dei due anni...».- Un palermitano a Torino: carriera al sapore di Nutella per Guido dalla sua testimonianza: «Ferrero ha persino sostenuto le spese di alloggio per una settimana in un albergo di Torino centro, dandomi aria per trovare casa con più calma. Il sostegno dei miei è stato importante all'inizio, ma una volta decollato lo stage, per la prima volta nella mia vita sono diventato economicamente indipendente...».- In meno di un anno dallo stage al tempo indeterminato: la storia di Alberto in Bip dalla sua testimonianza: «pensando a quando mi sono trasferito da Napoli a Roma per lo stage sono felice di notare la mia crescita nel lavoro, ma soprattutto nella vita; in questo anno sono successe tante belle cose che mi hanno insegnato a prendere le mie responsabilità e a crearmi l’indipendenza che cercavo...».- Stage ergo assunzione: con il Bollino un sogno possibile dalla sua testimonianza: «a fine 2010 avevo un contratto di collaborazione, che però non è stato rinnovato a causa della grave crisi economica. Non mi sono fatto scoraggiare, ho aggiornato il mio curriculum e mi sono rimboccato le maniche: anno nuovo, nuovo posto di lavoro! E sul portale della mia facoltà spesso ho trovato un'offerta di stage molto interessante...».- Pendolare per scelta, da Garlasco alla Nestlè dalla sua testimonianza: «sono così abituato che non mi pesa affatto e non ho per niente in programma un trasferimento a Milano, preferisco un po’ più di calma alla frenesia della città. Questo per ora è il mio pensiero, poi chi può dirlo?...».- Giulia, passi da gigante nel marketing Neomobile: destinazione Londra  dalla sua testimonianza: «dopo quattro mesi mi hanno comunicato che a fine stage sarei stata assunta con un contratto di apprendistato di nove mesi. Puntuale poi, a febbraio 2012, è arrivata l'assunzione a tempo indeterminato, con un piccolo aumento di stipendio, e non solo: mi è stato proposto un trasferimento per sei mesi a Londra, per occuparmi di campagne pubblicitarie e acquisti adv cross-country...».- «Non voglio fuggire all'estero, ma realizzarmi professionalmente qui in Italia» dalla sua testimonianza: «ho vissuto all’estero per un po' ed è stato sufficiente per riconoscerne le potenzialità, l’estrema apertura al «giovane» e la forte dinamicità economica. Io però mi sento italiana e pur criticando duramente l’eccessiva burocrazia, il clientelismo e la rigidità economica, sociale e di pensiero, non sono ancora stanca nè rassegnata e non credo ancora che l'Italia non abbia più speranze e non offra futuro...».- «Nell'azienda delle caramelle della mia infanzia sono diventata grande» dalla sua testimonianza: «qui la Sperlari è un'istituzione: da piccola ci passavo davanti in macchina e mia mamma mi diceva: "Guarda Valery, questa è la casa delle caramelle!". I più bei ricordi d'infanzia sono legati ai prodotti di questa azienda. Non mi sembrava vero poter iniziare qui uno stage così vantaggioso...».- Isabella e il lavoro in Medtronic: «Ma che fatica mantenersi a Milano» dalla sua testimonianza: «durante tutto il periodo universitario ho condiviso un appartamento con altri tre o quattro studenti perché i prezzi a Milano sono altissimi e questo è l'unico modo per risparmiare. Ho sempre contato sull'aiuto dei miei genitori, ma allo stesso tempo per non pesare troppo sulle loro spalle ho contribuito a pagare affitto e le spese quotidiane. L'unico periodo in cui non ho svolto alcun tipo di lavoro è stato l'Erasmus...».- Stage con rimborso top e poi un contratto: in Ferrero col vento in poppa dalla sua testimonianza: «i tre mesi di tirocinio sono stati per me la chiave di ingresso nel mondo del lavoro: il giorno dopo la mia laurea ho contattato uno dei capi, esprimendo il mio desiderio di tornare in Ferrero. Dopo qualche giorno mi ha chiamato: c'era una posizione nel marketing... »- Esperienza e determinazione: così Valentina è arrivata all'inserimento dalla sua testimonianza: «quando ho letto la job description della posizione offerta da Ceva Logistics sulla bacheca dell’università di Pavia non mi sembrava vero: uno stage in ufficio marketing&communications a 600 euro  al mese più buoni pasto. Non ho esitato a mandare il curriculum e sono stata chiamata per il colloquio nella sede centrale di Assago...».- Dal sogno della diplomazia alla realtà HR di Neomobile: grazie a «OK Stage» dalla sua testimonianza: «sono una persona molto indipendente e ho sempre svolto dei lavori part time, ma trovare un lavoro e una carriera è un'altra cosa. È qui che mi è venuta in aiuto la Repubblica degli Stagisti e sono felice di testimoniare che quelle aderenti al «Bollino OK Stage» sono effettivamente delle aziende virtuose. I principi della Carta dei diritti dello stagista non rimangono solo parole...».- Dal master di Tor Vergata a un contratto a progetto in Novamont dalla sua testimonianza: «ciò che preferisco di questa azienda è che mi permette di sfruttare le conoscenze acquisite durante l’università e il master. A Novara poi sto bene: Crotone è il mio paese d’origine e un po' mi manca, ma non credo ci tornerò a vivere perché purtroppo la zona non offre opportunità professionali. Roma? Ho imparato ad amare i vantaggi delle piccole realtà...».- A 26 anni il lusso di scegliere tra due offerte di contratto a tempo indeterminato dalla sua testimonianza: «il colloquio per lo stage è stato fantastico, addirittura divertente, e una volta uscito dalla sede ho fatto in tempo a fare cento metri a piedi e mi è arrivata la telefonata: ero stato scelto! Il mio rimborso spese era di 700 euro e dopo soli cinque mesi sono passato al tempo indeterminato. Nel frattempo però ero stato avvicinato da una società di consulenza finanziaria...».- Una giurista nell'ufficio risorse umane: il percorso di Mariangela in Parmalat dalla sua testimonianza: «al rientro dai giorni di permesso per la laurea sono stata convocata per un colloquio e mi è stata annunciata la volontà di assumermi. Ed eccomi assunta a tempo determinato presso una delle aziende che ha fatto la storia italiana e che oggi assicura anche ai giovani, come la sottoscritta, la possibilità di iniziare a lavorare e crescere professionalmente...».- «In Nestlé il dovere è piacere», anche perché ben contrattualizzato e ben pagato dalla testimonianza: «alla fine dello stage ho iniziato un nuovo iter di selezione, e due mesi dopo ho avuto la fortuna di firmare un contratto di apprendistato della durata di due anni. Ormai un anno lavoro nel marketing della divisione dolciaria, in un team affiatato in cui la collaborazione è la base del rapporto lavorativo...».- A 26 anni manager di un team di otto persone: in Procter&Gamble dalla sua testimonianza: «sono otto fantastiche persone, tutte più grandi di me ma con cui ho creato un rapporto collaborativo al massimo. Una sfida vera: per me perché avere un ruolo delicato con persone che ti riportano fin dal primo incarico non è un gioco da ragazzi; per l'azienda che ha deciso di investire sul mio talento nonostante fossi un "esordiente’"...».- «La mia crescita professionale in Philips, cominciata con uno stage» dalla sua testimonianza: «dopo un anno l'azienda mi ha assunta per sei mesi con contratto a progetto e dopo altri sei mesi mi ha proposto un contratto di inserimento di un anno e mezzo, che ho accettato con grande entusiasmo. Il mio stipendio è salito molto e, considerando che divido le spese d'alloggio con un'altra persona, non ho alcun problema a mantenermi....».- Quando un contratto ti riporta a casa: viaggio al contrario targato «Ok Stage» dalla testimonianza: «ero in stage in un'altra azienda quando è arrivata un'offerta per me irrinunciabile da Chiesi Farmaceutici: avrei ricoperto un ruolo migliore, con buone prospettive di crescita e la possibilità di avere un vero contratto di lavoro. E sarei tornato nella mia città natale. Quindi ho sostenuto i due colloqui di selezione...».- «Non molliamo: in Italia c'è spazio anche per i laureati!» dalla testimonianza: «tra i miei amici ed ex compagni di università il contratto a tempo indeterminato è una rarità, a differenza di quanto succede ai miei amici diplomati: secondo me hanno 5 anni "di vantaggio"! Però, anche se ora come ora l'impegno nello studio spesso non viene ripagato, non bisogna mollare...».- «Non solo bamboccioni: i giovani hanno voglia di riscatto» dalla testimonianza: «non escludo di fare un'esperienza all’estero ma il mio futuro lo vedo in Italia: anzi un domani vorrei tornare nella mia Puglia! Quello che noto parlando con i miei amici è che la mia generazione ha davvero voglia di fare, ha voglia di imparare e di realizzarsi. Ha voglia di riscatto...».- «Vai Monti, dai un futuro a questa povera Italia!» la testimonianza di un ex stagista di P&G dal testo: «la situazione dei giovani italiani è molto grave. E allora io dico: liberalizziamo il mondo del lavoro completamente, permettiamo alle persone capaci e volenterose di lavorare e a quelle incapaci di poter essere mandate a casa dal datore di lavoro. Se io un giorno mi rendessi conto di non esser produttivo, di non essere capace e utile nel mio lavoro, mi alzerei e me ne andrei...».- Un master al posto della specialistica: poi lo stage in Philips è diventato un contratto di lavoro dalla sua testimonianza: «credo sia uno degli stage meglio retribuiti nell’area di Milano perché ho avuto modo di parlare con miei ex compagni di master che prendono 200 o 300 euro. Dopo cinque mesi di stage ho ricevuto un feedback molto positivo dal mio capo e mi è stata fatta una proposta di assunzione con contratto di inserimento...».- Dallo stage al tempo indeterminato? In Tetra Pak si può: la testimonianza di Veronica Venturi dal testo: «durante il colloquio di selezione più mi si parlava del mondo Tetra Pak e più avrei voluto essere scelta. È una grande multinazionale, attenta non solo al suo core business ma anche all’impatto ambientale che le sue attività producono e al benessere e alla crescita professionale dei suoi dipendenti...».- Laurea a tutta velocità, stage col Bollino e ora apprendistato da 1600 euro: a soli 23 anni dalla sua testimonianza: «proprio rispondendo a un annuncio su Repubblica degli Stagisti sono stato contattato per un possibile inserimento in stage nella funzione marketing di Wincor Nixdorf, un'azienda che a quell'epoca non conoscevo ma che aveva pubblicato un'offerta molto interessante. A fine giugno 2011 ha finalmente preso il via la mia esperienza di tirocinio...».- Dalla chimica farmaceutica al lavoro con uno stage in Chiesi: quando il successo è targato  "seconde generazioni" dalla sua testimonianza: «Chiesi Farmaceutici da sempre rappresentava la mia massima aspirazione. Avevo avuto un primo approccio con l'azienda durante una giornata di visita agli impianti di Parma, organizzata dalla facoltà. Mi sono candidata sul sito aziendale per uno stage in Assicurazione qualità e solo poche ore dopo il secondo colloquio ecco la conferma: la mia selezione era andata a buon fine!...».- «Assunta nella mia azienda preferita dopo uno stage col Bollino»: Francesca Sabatucci, ingegnere in Tetra Pak dalla sua testimonianza: «da subito ho avuto la sensazione di essere parte di una squadra. Senza contare che condividevo l'ufficio con ragazzi svedesi, polacchi, cinesi: una scoperta ogni giorno. A febbraio 2011 sono anche partita per la Svezia, dove ho lavorato in temporary assignment per sei mesi, completamente spesata dall'azienda...».- Fabrizio Bria Berter, uno stage pagato a ridosso della laurea e poi subito un contratto: «In A&G oggi ho tutto quello che voglio da un lavoro» dalla sua testimonianza: «sono stato coinvolto nei progetti dal primo giorno nel giro di pochi mesi ho maturato delle conoscenze ed un metodo di lavoro che forse non avrei potuto sviluppare in altre aziende. Ciò che mi ha colpito di più è stata la disponibilità dei colleghi, anche di quelli più anziani...».- Davide Palano, revisore in PwC: dalla laurea al tempo indeterminato senza incertezze. Grazie a stage e apprendistato di qualità dalla sua testimonianza: «l'iter di selezione in questo settore di solito prevede un primo colloquio di gruppo, più un test psicoattitudinale; poi un secondo colloquio individuale e un incontro finale con uno dei dirigenti. Questa è la trafila che ho fatto anche in PricewaterhouseCoopers, dove da febbraio a maggio 2008 ho fatto il mio stage curriculare. Ed è stato davvero uno strumento per prepararmi e poi inserirmi nel al mondo del lavoro...».- Marco Rudi, da reclutato a recruiter: «In Tetra Pak grande attenzione per le persone, a partire dagli stagisti» dalla sua testimonianza: «in azienda ho trovato persone aperte e disponibili, che mi hanno insegnato un mestiere; in particolare ho affiancato le colleghe più esperte nei colloqui di selezione e nelle attività di employer branding. E finito lo stage mi è stato offerto un contratto: ora continuo ad occuparmi di selezione, reclutamento e di reputazione d'azienda; ho un orario flessibile, che da febbraio a luglio mi ha permesso anche di frequentare un breve master in Risorse umane...».- Ilaria Grassi: «Tra gli stand del career day non nutrivo molte speranze. E invece festeggio il mio primo anno di apprendistato in Nestlé» dalla sua testimonianza: «nell’ottobre del 2009, mentre si avvicinava il Synesis Career Day della Cattolica, ho pensato che ormai ero prossima alla laurea ed era il caso che iniziassi a darmi da fare. Il mondo del lavoro non aspetta me, mi è sempre stato detto. Così mi sono presentata e ho distribuito il mio curriculum tra gli stand. Non nutrivo molte speranze, ma a fine novembre ho ricevuto la chiamata...».- «Gli stage gratuiti andrebbero aboliti per legge»: parla Luca Vettorato, ex stagista e oggi dipendente di A&G dalla sua testimonianza: «alzerei la soglia minima di assunzioni garantite al termine dello stage dal 30 al 50%. Ed eliminerei del tutto gli stage gratuiti: ogni attività lavorativa deve essere pagata. La questione non è tanto "Perché le aziende italiane sfruttano gli stage per risparmiare sul costo del personale?" bensì: “Perché la normativa italiana lo permette?"...».- Apprendistato all'aroma di caffè: Alice Pozzetti racconta come uno stage le ha aperto le porte nel marketing Nestlé dalla sua testimonianza: «alla fine dei sei mesi di stage non c'erano posizioni aperte e il rapporto di si è interrotto con la promessa di essere ricontattata non appena possibile. Ed è successo solo due settimane dopo! Nestlé non è di quelle azienda che preferiscono avere un alto turnover di stagisti, più economici di qualunque dipendente...».- Stagisti col Bollino / Valeria Cardillo, laureanda in psicologia: «In Leroy Merlin finalmente un'esperienza di stage professionalizzante» dalla sua testimonianza: «il mondo universitario mi sembra già lontano, anche se credo che potrei completare la mia formazione con un master. Intorno a me vedo realtà che mi scoraggiano, e prima dell'opportunità in Leroy ho pensato qualche volta di abbandonare l'Italia...».- Francesco Armentano, assistant auditor in PricewaterhouseCoopers: «In quattro mesi di stage ho imparato più che in tre anni di università» dalla sua testimonianza: «in pochi hanno capito l'importanza dello strumento stage: per il giovane, che scopre se quel lavoro può davvero fare al suo caso, e per le imprese, che si assicurano assunzioni di qualità. A me con PwC è andata bene...».- «A 26 anni ho lasciato un lavoro per uno stage in Thun, e oggi ho un contratto vero»: la storia di Manuela Pucher dalla sua testimonianza: «a luglio 2010 la discussione della tesi specialistica in marketing territoriale e a settembre subito un lavoro nell’azienda per il turismo di Rovereto, dove mi occupavo di front office per circa 1050 euro al mese. Dopo un mese però l'ho lasciato...».- Normal 0 14 false false false IT ZH-TW HE Un olimpionico dell'informatica racconta il suo stage e il suo apprendistato in Sic: la storia di Davide Locatelli dalla sua testimonianza: «la mia scuola superiore condivideva con varie aziende dei settori tecnici l'elenco dei propri studenti degli ultimi anni, per facilitarne l'ingresso nel mondo lavoro una volta diplomati. Era proprio la nostra insegnante di informatica a gestire i contatti. Io sono stato contattato da SIC...» .- Flavio Pallotti, da Milano al Messico in due anni: «In Neomobile il merito conta» dalla sua testimonianza: «da un mese in più c'è stata una svolta: mi sono trasferito a Città del Messico, dove per Neomobile curerò lo sviluppo di nuovi mercati nel sud America. Il progetto è di un anno, ma probabilmente mi fermerò di più: le cose da fare sono tante e stimolanti. Del resto il mio futuro lo vedo all'estero - magari in Spagna, Inghilterra o Stati Uniti...».- Filippo Villa: stage ben pagato poi subito apprendistato. E il sogno di lavorare in Nestlé si è avverato dopo un mese dalla laurea dalla sua testimonianza: «due mesi prima della laurea avevo letto di un open day alla Cattolica a cui partecipava anche l'azienda italiana leader del settore alimentare, quella in cui più avrei voluto lavorare, Nestlé, sempre assente negli incontri organizzati dalla mia università. Non mi sono lasciato sfuggire l'occasione: mi sono presentato e ho lasciato il mio curriculum...».- Giorgio Mantovani: quando uno stage (inaspettato) diventa un lavoro appassionante. «Con Leroy Merlin sono partito subito bene» dalla sua testimonianza: «a ottobre 2010, finito lo stage, è arrivato il contratto di apprendistato professionalizzante di quattro anni. Ricevo mille euro netti al mese e stando con i miei a Caponago, in provincia di Monza, ho poche spese e posso gestire lo stipendio come preferisco…».- Andrea Pellegrino, sviluppatore in SIC: dallo stage all'apprendistato con un diploma in tasca dalla sua testimonianza: «a maggio 2008 ho fatto il mio primo colloquio in Leroy Merlin per la posizione di allievo capo settore commercio con contratto di inserimento di 15 mesi e finalità di assunzione a tempo indeterminato. Dall'altra parte della scrivania c'era una mia quasi coetanea, con una formazione identica alla mia...». - Quando lo stage per fare la tesi si trasforma a sorpresa in contratto: l'esperienza di Elisabetta Balbi in Ferrero dalla sua testimonianza: «inserii il mio curriculum nella primavera del 2007, a quattro esami dalla laurea, soprattutto con l’obiettivo di trovare un’opportunità all’estero. Invece poche settimane dopo fui contattata dall’ufficio Risorse umane di Ferrero per un primo colloquio nel settore della Supply chain a Pino Torinese. Ovviamente accettai...».- Enrico Florio, da stagista a "scienziato in azienda" in Dompé Farmaceutici dalla sua testimonianza: «una volta fuori dall’università ho rivolto lo sguardo alle aziende farmaceutiche e medico-scientifiche. Non avendo però alcuna esperienza, ho cercato informazioni su master specifici e alla fine ne ho trovato uno che faceva al caso mio: “Scienziati in azienda”, organizzato dalla Fondazione Istud...».- Jessica Nazzari, studentessa lavoratrice: «Il primo stage a diciott'anni, il secondo a ventitré: e poi subito un lavoro» dalla sua testimonianza: «essere una studentessa lavoratrice non è stato facile. Ogni momento libero era dedicato allo studio, dalla pausa pranzo ai viaggi in treno. Ma tornando indietro rifarei questa scelta, e anzi la consiglierei anche ai più giovani...».- Valentina Rossi, dallo stage al lavoro in Ferrero il passo (di danza) è stato breve dalla sua testimonianza: «Mi hanno comunicato che ero stata presa e che di lì a tre giorni avrei iniziato il master, con la retta interamente pagata dalla Ferrero. Beh… Fantastico no?»- Davide Villa: «Sfruttare gli stagisti non conviene a nessuno: Dompé e le altre aziende del Bollino lo hanno capito» dalla sua testimonianza: «Le aziende “non virtuose” che usano lo stage come uno strumento di turnover non hanno una visione di lungo periodo: è vero che c’è un risparmio nel sottopagare una persona proponendole uno stage anziché un contratto, ma in realtà questo saving è solo apparente»- Francesca Gerli: «Che fortuna: subito dopo la laurea ho trovato in Dompé uno stage da 700 euro al mese, e poi sono stata assunta» dalla sua testimonianza: «Una volta laureata mi sono subito iscritta alla newsletter della Repubblica degli Stagisti e al gruppo su Facebook. Credo sia un ottimo mezzo di comunicazione e di supporto per approcciare il mondo del lavoro ed evitare le fregature.»- Biagio Bove: «In piena crisi, uno stage per crescere e ripartire. E oggi alla M&G ho un contratto da 24mila euro all'anno» dalla sua testimonianza: «Per un giovane il fatto di poter leggere storie di altre persone già inserite nel mondo del lavoro è davvero importante. Insomma: condivido a pieno i principi della Carta dei diritti dello stagista!»- Francesco Giordano: «Da subito avevo intuito che quello in Everis sarebbe stato uno stage diverso. E così è stato» dalla sua testimonianza: «Ho scelto Everis perché può consentirmi di crescere come poche nel campo informatico e perché mi ha offerto un contratto a tempo indeterminato, che per molti neolaureati è un miraggio in questo periodo.»- Chiara Chino: «Tre giorni dopo la laurea ho cominciato lo stage in Ferrero. E tre giorni dopo la fine dello stage sono stata assunta» dalla sua testimonianza: «In Ferrero ho finalmente compreso cosa significa fare uno percorso formativo: da subito mi hanno coinvolto operativamente in diversi progetti concedendomi anche autonomia decisionale. E poi finalmente un rimborso spese degno di questo nome e una concreta prospettiva di inserimento lavorativo!»- Cristina Cervio: «A sei mesi dalla fine dello stage Kellogg mi ha richiamato per assumermi» dalla sua testimonianza: «Il rimborso spese era ottimo, 850 euro più i buoni pasto, così come il rapporto con la mia tutor e i colleghi. Al termine dei primi sei mesi sono stata riconfermata: per la seconda parte dello stage il rimborso spese è aumentato di cento euro, arrivando a 950. Una cifra che tanti stagisti non osano neanche sognare!»- Luca Bonecchi: ieri tirocinante in Giochi Preziosi, oggi assunto a tempo indeterminato dalla sua testimonianza: «Fin dall'inizio l’esperienza in Giochi Preziosi mi è sembrata proiettata oltre i tre mesi di stage: ho cominciato a gennaio 2008 e ad aprile la promessa del contratto di inserimento è stata mantenuta»- Mariella Mulè, ingegnere chimico tra Sicilia e Piemonte (passando due volte per M&G) dalla sua testimonianza: «La laurea triennale è arrivata nel novembre 2006, la specialistica, col massimo dei voti, nel novembre 2008: credevo a quel punto che trovare lavoro non sarebbe stato difficile, che sarebbe bastato mandare qualche curriculum vitae e fare qualche colloquio. In realtà non è stato così semplice»- Sara Cestrilli: «Al Jobmeeting volevo un campioncino di Nutella, ho trovato uno stage da mille euro al mese e poi un lavoro» dalla sua testimonianza: «Gli stage sono uno strumento meraviglioso: per noi giovani rappresentano un approccio immediato al lavoro, e per aziende ed enti pubblici un modo economico per valutare e trovare nuove risorse; ma lavorare senza percepire soldi e avere la certezza che nessuno, dopo, potrà offrirti una possibilità debilita il giovane e le sue prospettive»- Alberto Riva: «Laurea, master e sei mesi di stage: ecco il mio percorso per arrivare al contratto in M&G» dalla sua testimonianza: «Secondo me agli stagisti, perlomeno a quelli che già hanno terminato gli studi, dovrebbero essere riconosciuti sia un rimborso spese sia i contributi come agli altri dipendenti… Ma questo richiederebbe una grande riforma!»- Laura Pagani: «Durante il primo stage lavoravo tantissimo e non prendevo un euro. Ho ritentato e sono stata più fortunata: in Nestlé mi hanno anche assunto!» dalla sua testimonianza: «Il caso ha voluto che oggi sia proprio io ad occuparmi del Bollino, dato che Nestlé fa parte di questa iniziativa ormai da più di un anno, ed ha appena rinnovato l’adesione!»E adesso... Scopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!

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Centro per l'impiego di Prato, l'isola felice che teme di affondare

Otto utenti su dieci che si rivolgono al Centro per l’impiego di Prato dicono di essere soddisfatti del servizio. Una percentuale sorprendente, che spiazza. Anche perché l’erede del vecchio collocamento non è proprio da annoverare fra gli uffici più amati dagli italiani, anzi. In molti lamentano code infinite, lungaggini burocratiche e, soprattutto, enormi difficoltà nel fare incontrare domanda e offerta di lavoro. Eppure al cpi di Prato, che copre un territorio provinciale di 246mila abitanti, le cose sembrano andare nel verso giusto. Attualmente l’ufficio è controllato da una società strumentale della Provincia di Prato, la Fil (Formazione, innovazione, lavoro), che fino al 2010 ha avuto un’esperienza di gestione di natura partecipata pubblico-privata. «Proprio questo connubio ci ha permesso di coinvolgere più parti sociali che operano nel mondo del lavoro e ottenere risultati soddisfacenti» spiega alla Repubblica degli Stagisti il direttore della Fil e dirigente unico cel Centro, Michele Del Campo. «Nel corso degli anni abbiamo costruito ottimi rapporti con sindacati, aziende e con le agenzie interinali private, con le quali collaboriamo senza nessun tipo di problema». La commistione pubblico-privato, almeno secondo il dirigente, è quindi alla base del successo del cpi e i numeri sembrano dargli ragione: nel 2013 l’ufficio ha registrato 70mila presenze, sono state contattate ben 4 mila 500 aziende e, di queste, circa 2mila hanno proposto offerte di lavoro e tirocinio. Inoltre, sono state incrociate 1400 richieste di lavoro e l’indice di intermediazione, che per anni non è mai sceso sotto il 12%, oggi si attesta comunque all’8%. Per quanto riguarda, invece il collocamento mirato, sempre nel 2013, si sono tenuti circa 100 colloqui. Una mole di lavoro significativa, gestita con ordine da 29 dipendenti, tutti assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato. A loro si aggiungono 30-40 professionisti, che offrono consulenze di ogni tipo, dall’orientamento al supporto psicologico. Per quanto concerne i servizi ad hoc, quello che sta riscuotendo maggiore successo riguarda l’autoimprenditorialità giovanile: i ragazzi si recano al Centro per l’impiego, raccontano la loro idea e, se giudicata fattibile, ricevono un finanziamento fino a un massimo di 25 mila euro a tasso agevolato, utile per l’avvio dell’attività. In tre anni di servizio, in media, sono nate 20-25 imprese e di queste solo quattro non ce l’hanno fatta. Soddisfacenti anche i numeri del Servizio tirocini. «Abbiamo un buon rapporto con l’imprenditoria locale, più che altro piccole aziende che raramente superano i 100 dipendenti» dice Del Campo. «Con queste aziende attiviamo dei tirocini, finanziati per gran parte da Regione e Provincia, cosicché all’azienda costano davvero poco. I ragazzi guadagnano 500 euro al mese e quasi il 50% di loro, terminato il tirocinio, ottiene un contratto di lavoro». L’ufficio non si limita solo alla sfera lavorativa, ma vi è anche un impegno consistente nel sociale. «Da anni, gradualmente, ci occupiamo dei ragazzi che abbandonano la scuola e non hanno un’occupazione, i cosiddetti Neet» racconta il direttore. «Li chiamiamo a casa e proponiamo loro percorsi di orientamento; oppure, se possibile, proviamo a convincerli a tornare a scuola. Purtroppo nella provincia di Prato il tasso di abbandono scolastico è molto alto, sfiora il 19% e quasi la metà dei ragazzi sono stranieri». Eppure nel cielo azzurro del centro per l’impiego di Prato, neppure così tanto in lontananza, si scorgono delle nubi cariche di pioggia. Con la dismissione delle Province, infatti, il futuro degli uffici è un’incognita e nessuno con esattezza sa che fine faranno. Anche il direttore Del Campo è preoccupato: «Quello che temiamo è che la nostra società partecipata, la Fil, possa scomparire. Sarebbe un vero peccato perdere tutto quello che abbiamo costruito con fatica in questi anni». In generale, è il mercato del lavoro ad essere circondato da un alone di incertezza. A partire dal Jobs Act: «Credo sia fondamentale ridurre le tipologie di contratto e dare più certezze a chi cerca lavoro» riflette Del Campo. «Purtroppo negli ultimi anni i contratti sono diventati flessibili, ma lo stesso non è successo al mercato del lavoro. Anche se molto criticati, sono convinto che senza i Centri per l’impiego, e questo vale certamente per Prato, oggi la situazione sarebbe ancora più disastrosa». 

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Centri per l'impiego, da Torino l'allarme al governo: senza investimenti non c'è futuro

Ogni mattina al Centro per l’impiego di via Bologna, nella periferia nord di Torino, c’è una fila lunghissima di persone che aspettano. Donne, uomini, giovani e meno giovani, italiani e stranieri. Ognuno con la propria storia alle spalle e un obiettivo comune: trovare un lavoro. Purtroppo, attraverso questi uffici pubblici che dipendono dalla Regione ma sono gestiti dalle Province, ci riusciranno in pochi. La colpa è soprattutto dell'enorme divario tra domanda e offerta di lavoro, ma non solo. La scarsa efficienza - che qualcuno bolla già come fallimento - dei Centri per l’impiego ha radici più profonde. Nel 1949, con la legge 264, in Italia nascono gli uffici di collocamento pubblici, predecessori dei centri per l’impiego. Il funzionamento è semplice: chi cerca un lavoro s’iscrive nelle apposite liste, mentre chi lo offre presenta la cosiddetta “richiesta di avviamento”, con il numero e le caratteristiche dei profili desiderati. La chiamata è numerica e chi trova lavoro è cancellato dalla graduatoria, per poi tornarci una volta terminato l’impiego. La grande rivoluzione avviene nel 1997, con il decreto legislativo 469 che sancisce la fine del monopolio pubblico e l’apertura ai privati all’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, in ritardo di qualche anno rispetto ad altri paesi europei (nel 1993 in Svezia, un anno dopo in Germania). Nascono così i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro; quest'ultime, con la successiva legge Biagi, aumentano le loro funzioni, arrivando a svolgere attività di intermediazione, ricerca e selezione del personale e fornendo supporto alla ricollocazione professionale. Un sistema riformato, ma che continua a funzionare male, soprattutto a causa degli scarsi investimenti dei governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi. Il risultato è che oggi il sistema italiano dei servizi per il lavoro è il meno finanziato e sostenuto d’Europa: secondo i dati Eurostat ripresi dal ministero del Lavoro, la spesa media annua francese in servizi per ogni persona che cerca lavoro è di 1500 euro, quella tedesca di 1700 euro, quella italiana di 74 euro. Nel nostro paese c'è un orientatore ogni 300 disoccupati, in Germania uno ogni 40 e in Francia uno ogni 30. In sostanza, abbiamo investito dieci volte meno la media europea. E ancora: nel 2013 la spesa per servizi e politiche attive del lavoro è stata all'incirca del 20% sul totale delle risorse nazionali destinate alle politiche del lavoro, rispetto alla media europea che è intorno al 45%. Un sistema ancora di tipo assistenziale, se si considera che nel 2013, su 30 miliardi di euro, circa 20 sono stati destinati a trattamenti di disoccupazione e 6 a sgravi o incentivi alle imprese. «Investiamo poco e male» conferma ad Articolo 36 Carlo Chiama, assessore al Lavoro della Provincia di Torino: «basti pensare che in Italia, tra orientatori e operatori, lavorano in 7-8 mila, in Germania 90 mila e in Francia 70 mila. È impossibile andare avanti con questi numeri. I servizi di qualità hanno bisogno di finanziamenti, senza soldi c’è poco da discutere». In provincia di Torino operano 15 centri per l'impiego, dove lavorano un po' più di 200 dipendenti. Soltanto a Torino gli iscritti, più donne che uomini, sono circa 200mila, la maggior parte di età compresa tra i 35 e i 44 anni. «Non dimentichiamo poi la falsa credenza secondo cui il Centro per l’impiego debba trovare a tutti i costi un lavoro» conclude Chiama. In che senso “credenza”? I centri per l'impiego non servono a trovare alla gente un impiego? «Il nostro compito principale è fornire supporto nella ricerca del lavoro, ma poi le persone si muovono autonomamente» conferma Cristina Romagnolli, responsabile dei Centri per l’impiego della Provincia di Torino. «Facciamo tutto il possibile per fare incontrare domanda e offerta, ma c’è davvero poca richiesta e i disoccupati continuano ad aumentare. Nel 2013, nel nostro territorio di riferimento, circa 40 mila persone hanno terminato un rapporto di lavoro e sono rientrati nello status di disoccupazione: nel 2012 erano 20mila, quindi il numero è raddoppiato. Leggo spesso che i Centri per l'impiego intermedierebbero non più del 3% dei contratti di lavoro, ma sono numeri discutibili, anche perché capita spesso di operare insieme al privato, preselezionando profili che poi forniamo alle agenzie. In questo modo otteniamo dei risultati, poco importa chi c'è riuscito. Non ha senso la corsa tra operatori del mercato del lavoro fondata sul tentativo di dimostrare chi intermedia di più, semmai la vera questione è il coordinamento della rete dei servizi». I pochi investimenti sulle politiche del lavoro sono una ragione più che valida per spiegare la debolezza dei Centri per l'impiego. Detto ciò, le cose potrebbero funzionare meglio, ad esempio informatizzando alcuni servizi essenziali come la richiesta del fantomatico "certificato di disoccupazione". A Torino c'è la possibilità di ottenere l'autocertificazione (perché di questo si tratta) via email, saltando la fila, ma non tutti gli uffici hanno attivato questo servizio. Succede poi che ogni Centro, anche all’interno dello stesso territorio, porti avanti i suoi progetti, più o meno riusciti, senza seguire un percorso unitario che servirebbe a semplificare le cose. «Nel 2009 abbiamo attivato lo sportello "Alta professionalità e grandi clienti" che sta decisamente funzionando» aggiunge Romagnolli «attraverso il quale intercettiamo e selezioniamo figure tecnico-specialistiche che mettiamo in contatto con aziende medio-grandi. Dal 1° gennaio al 30 giugno 2014 abbiamo collocato 992 persone, un ottimo risultato. Un'altra iniziativa è l'apertura del lunedì dedicata ai giovani under 30, con servizi erogati ad hoc: ne sono arrivati più di 8 mila». Poi ci sono le relazioni con le amministrazioni del territorio: se un Comune intercetta un'azienda che vuole espandersi, il Centro per l'impiego compie una preselezione fra i lavoratori che risiedono in quel territorio. «Purtroppo le aziende medio-piccole non si rivolgono spesso ai nostri uffici» spiega la dirigente «preferiscono il passaparola, un'abitudine tutta italiana». Con la dismissione delle Province, transitoriamente, l'organizzazione dei Centri per l'impiego passerà alle Città metropolitane. All'orizzonte, però, potrebbero esserci novità più importanti. All'interno del Jobs act che il governo Renzi sta definendo proprio in questi giorni, ad esempio, ci sarebbe l'intenzione di creare una grande agenzia nazionale dei servizi per l'impiego. «Non so che tipo di scelta farà l'esecutivo, ma è ora di investire sul lavoro» conclude Romagnolli «Per troppo tempo questo settore è stato considerato poco e male. Servono operatori specializzati per ogni servizio, la gente che cerca lavoro aumenta né noi né il privato abbiamo la bacchetta magica».   Normal 0 14 false false false IT JA X-NONE  

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Il Jobs Act punto per punto

Sette pagine. Tanto è lungo il "Jobs Act", la riforma del lavoro che il governo Renzi sta portando avanti in Parlamento. Qualche giorno fa il Senato l'ha approvato, con un voto di fiducia, proprio a ridosso dell'incontro a Milano di tutti i capi di stato e di governo sul tema dell'occupazione. Ora la discussione si sposta alla Camera. Ma cosa c'è scritto in questo Jobs Act? Innanzitutto è bene sapere che non si tratta di una legge "normale", cioè di un testo normativo che viene approvato dai due rami del Parlamento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e da quel momento diventa operativo. No. Il Jobs Act è una legge delega: un testo cioè in cui il Parlamento autorizza («delega», appunto) il governo a legiferare su un certo tema, fornendo ovviamente una traccia e un confine a cui il governo dovrà attenersi. Dunque si può pensare il Jobs Act come una partita in tre fasi. Le prime due sono l'approvazione al Senato (avvenuta) e quella alla Camera (in fieri), che però potrebbero necessitare di tempi supplementari perché se la Camera modificherà anche solo una parola del testo approvato dal Senato, ci sarà bisogno di un nuovo passaggio di approvazione da parte di quest'ultimo. Siamo infatti - ancora per poco, forse - una democrazia organizzata come bicameralismo perfetto, e dunque tutte le leggi devono essere approvate da entrambi i rami del Parlamento in maniera univoca. La terza fase, una volta ottenuta l'approvazione definitiva dal Parlamento, sarà giocata dal governo e in particolare dal Ministero del Lavoro: perché a quel punto la squadra di Renzi e Poletti dovrà scrivere i decreti che daranno gambe al Jobs Act - tutti entro un massimo di 6 mesi. Ma cosa prevede, in concreto, questa riforma del lavoro presentata come una rivoluzione dai suoi sostenitori e bollata come una peste bubbonica dai detrattori? Il Jobs Act è composto da un solo articolo, intitolato «Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonchè in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro». Il cuore del testo si compone di 8 commi: sostanzialmente per ciascuno dei 4 macrotemi vi è un comma che dice "faremo questo" e il comma successivo che specifica "come lo faremo".Ecco come lo vedo io.Comma 1 e 2. Tra i criteri direttivi che il Parlamento fornisce al governo per elaborare il testo definitivo del Jobs Act sotto il profilo della riforma degli ammortizzatori sociali si trovano, per quanto riguarda gli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro, la «previsione di una maggiore compartecipazione da parte delle imprese utilizzatrici», la «revisione dell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e dei fondi di solidarietà» e «delle regole di funzionamento dei contratti di solidarietà», oltre che la sempreverde «semplificazione delle procedure burocratiche attraverso l’incentivazione di strumenti telematici e digitali». Per quanto riguarda il capitolo delle «strumenti di sostegno in caso di disoccupazione involontaria», il testo della legge delega prevede una «rimodulazione dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI), con omogeneizzazione della disciplina relativa ai trattamenti ordinari e ai trattamenti brevi» e sopratutto una «universalizzazione del campo di applicazione dell’ASpI, con estensione ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa», cioè i cococo e i cocopro. A fronte di queste migliorie, è prevista l'introduzione di «meccanismi che prevedano un coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario dei trattamenti» e un generale «adeguamento delle sanzioni e delle relative modalità di applicazione, in funzione della migliore effettività, secondo criteri oggettivi e uniformi, nei confronti del lavoratore beneficiario di sostegno al reddito che non si rende disponibile ad una nuova occupazione, a programmi di formazione o alle attività a beneficio di comunità locali». Insomma, i disoccupati verranno sostenuti di più, ma si dovranno anche dare da fare. Mi piace perché: si ripropone di «assicurare, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale», cioè di garantire un sussidio di disoccupazione anche alla maggior parte dei tantissimi lavoratori che finora ne sono rimasti esclusi. Il tassello che mi lascia perplessa: innanzitutto il fatto che, pur essendo nelle intenzioni una riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico, in realtà non prevede un sussidio universale, a tutti-tutti coloro che restano temporaneamente senza lavoro. Continueranno cioè ad esserci persone che non avranno diritto al sussidio. Inoltre anche l'allargamento non sarà immediato: il testo della legge delega prevede infatti «prima dell’entrata a regime, un periodo almeno biennale di sperimentazione a risorse definite». Quelle ultime due paroline, «risorse definite», rischiano di voler dire che l'estensione del sussidio ai nuovi beneficiari verrà prevista con una copertura finanziaria limitata, e una volta raggiunta quella cifra, chi lo richiederà resterà fuori. Un meccanismo simile è stato già utilizzato in passato, per esempio con i sussidi "una tantum". Ipotizzando una approvazione definitiva del Jobs Act entro la fine dell'anno, e una pubblicazione dei vari decreti legislativi prima dell'estate 2015, non si potrà parlare di sussidio di disoccupazione davvero esteso fino alla fine del 2018.Comma 3 e 4. Prevede il «riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive». Il governo dovrà mettere a punto il decreto legislativo corrispondente concordandolo con la Conferenza Stato-Regioni, ma è esplicitamente previsto che «in mancanza dell’intesa» il governo possa procedere autonomamente. Anche in questo caso il Parlamento impone al governo di rispettare alcuni criteri, tra cui per esempio la «razionalizzazione degli incentivi all’assunzione esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi una minore probabilità di trovare occupazione, e a criteri di valutazione e di verifica dell’efficacia e dell’impatto» e soprattutto la «istituzione […], di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, di seguito denominata “Agenzia”, partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali». Tra i punti interessanti vi è il «rafforzamento delle funzioni di monitoraggio e valutazione delle politiche e dei servizi» - finalmente un po' di accountability! - e la «valorizzazione delle sinergie tra servizi pubblici e privati, al fine di rafforzare le capacità d’incontro tra domanda e offerta di lavoro», che si dovrebbe concretare attraverso «accordi per la ricollocazione che vedano come parte le agenzie per il lavoro o altri operatori accreditati, con obbligo di presa in carico, e la previsione di adeguati strumenti e forme di remunerazione, proporzionate alla difficoltà di collocamento, a fronte dell’effettivo inserimento almeno per un congruo periodo»: andando dunque a imparare là dove le competenze per il collocamento dei lavoratori ci sono davvero.Mi piace perché: è prevista una «valorizzazione del sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni erogate» e una «semplificazione amministrativa in materia di lavoro e politiche attive, con l’impiego delle tecnologie informatiche […] allo scopo di rafforzare l’azione dei servizi pubblici nella gestione delle politiche attive e favorire la cooperazione con i servizi privati, anche mediante la previsione di strumenti atti a favorire il conferimento al sistema nazionale per l’impiego delle informazioni relative ai posti di lavoro vacanti»: forse potrebbe essere la volta buona per un'adozione su scala nazionale del progetto delle Mappe del lavoro.Il tassello che mi lascia perplessa: essenzialmente che questa Agenzia per l'occupazione, che dovrebbe andare a coordinare le attività dei centri per l'impiego, venga prevista tassativamente «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica» e anzi: «al cui funzionamento si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente». Perché il problema dell'efficacia dei servizi all'impiego, oggi drammaticamente inefficienti, sta anche nello scarso numero e nella scarsa preparazione dei dipendenti di questo comparto.  E allora come si puà pensare che le risorse umane già esistenti, e già comprovatamente inadeguate, possano garantire a chi cerca lavoro «percorsi personalizzati» come avviene per esempio nei Paesi del centro e nord Europa?Comma 5 e 6. In questa parte del Jobs Act viene esposto un auspicio assolutamente condivisibile, la «semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese». Il parlamento chiede al governo di legiferare «con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del medesimo rapporto, di carattere amministrativo» ed eliminando e semplificando le «norme interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi»: magari! Vengono predisposte anche l'«unificazione delle comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi e obbligo delle stesse amministrazioni di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti» e l'«abolizione della tenuta di documenti cartacei». Mi piace perché: perché se venisse davvero realizzato sarebbe una rivoluzione: solo il pensiero che venga introdotto un sacrosanto «divieto per le pubbliche amministrazioni di richiedere dati dei quali esse sono in possesso», anziché costringere i cittadini a fare file estenuanti, ping pong tra uffici, per consegnare documenti che di fatto la pubblica amministrazione già detiene, fa commuovere. Il tassello che mi lascia perplessa: vi sono nel testo riferimenti al contrasto alle dimissioni in bianco e al lavoro sommerso, e ciò è ovviamente un bene. Specialmente per il primo tema, però, la formula non è incisivissima: il testo promette «modalità semplificate per garantire data certa nonché l’autenticità della manifestazione di volontà del lavoratore in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro», ma non è molto chiara la seconda parte della frase, che recita «anche tenuto conto della necessità di assicurare la certezza della cessazione del rapporto nel caso di comportamento concludente in tal senso del lavoratore». Il proposito di ispirarsi alla risoluzione del Parlamento europeo dello scorso 14 gennaio «sulle ispezioni sul lavoro efficaci come strategia per migliorare le condizioni di lavoro in Europa» sarebbe poi anche buono, ma come fare con un numero così ridotto di ispettori del lavoro attivi? Nel comma successivo si fa, in effetti, riferimento alla «razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva» con l'istituzione di una «Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, tramite l’integrazione in un’unica struttura dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’Inps e dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), prevedendo strumenti e forme di coordinamento con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale». Basterà?Comma 7. Siamo al punto più controverso: in questo comma sta infatti il cuore della riforma del lavoro, con tutto il dibattito che si è essenzialmente concentrato sull'articolo 18. Che però, curiosamente, non viene nemmeno nominato; così come non vi è alcun cenno al testo normativo del quale esso fa parte, e cioè lo Statuto dei lavoratori. Il testo prevede di «riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo». Il governo Renzi si impegna - sempre entro i soliti sei mesi - a emanare un decreto legislativo «recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro». Il testo licenziato dal Senato prevede che alcuni contratti possano essere aboliti («individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali») per sostenere il contratto a tempo indeterminato «come forma privilegiata di contratto di lavoro» e cioè rendendolo finalmente «più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti». Mentre ora è esattamente il contrario: i contratti precari sono più convenienti di quelli stabili. La modalità attraverso cui Renzi si propone di centrare l'obiettivo è il «contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio». E poi anche a livello di diritto del lavoro e di contenzioso si promette una azione decisa di semplificazione, con la «abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con le disposizioni del testo organico semplificato, al fine di eliminare duplicazioni normative e difficoltà interpretative e applicative».Mi piace perché: si fa riferimento alla «introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonché ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro». Qui il Senato ha apportato una modifica molto importante rispetto al primo testo di Jobs Act che era stato proposto dal Governo, allargando il raggio d'azione di questo compenso orario minimo ai cococo e cocopro.Il tassello che mi lascia perplessa: l'incertezza su quanti e quali tipologie contrattuali verranno soppresse, e quell'«eventualmente anche in via sperimentale» riferito al salario minimo: perché mai in via sperimentale? Se questa misura è già in vigore in oltre due terzi degli Stati europei, ed è stata recentissimamente introdotta anche in Germania, cosa ci sarà mai da sperimentare?Comma 8. Il Jobs Act parla infine di «genitorialità», prevedendo «la revisione e l’aggiornamento delle misure volte a tutelare la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro», in particolare «nella prospettiva di estendere, eventualmente anche in modo graduale, tale prestazione a tutte le categorie di donne lavoratrici» (anche quelle al momento escluse). Tra i punti interessanti la «garanzia, per le lavoratrici madri parasubordinate, del diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro» e la «incentivazione di accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e dell’impiego di premi di produttività, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attività lavorativa, anche attraverso il ricorso al telelavoro». C'è posto in questo comma anche per gli asili nido - si parla di «integrazione dell’offerta di servizi per l’infanzia forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione dell’utilizzo ottimale di tali servizi da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi» - e viene prospettata la possibilità di una revisione della legge che regola i congedi di maternità e di paternità, «per garantire una maggiore flessibilità dei relativi congedi obbligatori e parentali, favorendo le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro».Mi piace perché: è un bene che si parli di genitorialità, superando il preconcetto per il quale la conciliazione sarebbe un affare esclusivamente femminile.Il tassello che mi lascia perplessa: una eccessiva gradualità e i contorni troppo sfumati della delega: il congedo di paternità per esempio, che il governo Monti ha varato in maniera quasi offensiva prevedendo un solo giorno di congedo obbligatorio retribuito per i neopadri, verrà rivisto ed esteso oppure no? Inoltre, al posto di terminologie obsolete come il «telelavoro», avrei preferito si parlasse di «smart working» (dato che giace anche in Parlamento una proposta di legge bipartisan in tal senso).Eccolo qui, in sintesi ma non troppo, il Jobs Act di cui tutti parlano. Una misura eccezionale? Uno specchietto per le allodole? Una accozzaglia di buoni propositi che non vedrà mai la luce? Oppure un propulsore per proiettare il mercato del lavoro italiano nel futuro dei Paesi avanzati? Lo potrà dire solamente il tempo. Nel frattempo, noi qui sulla Repubblica degli Stagisti ci prendiamo come al solito con i lettori l'impegno di seguire passo dopo passo l'iter non solo della legge delega, ma anche di tutti i singoli decreti legislativi che dovranno rendere concreto e operativo il Jobs Act.Eleonora Voltolina

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Sulla buona strada, da Afragola a Roma in ALD Automotive

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito al Bollino. Di seguito quella di Vincenzo Ogliarulo, classe 1989, IT Project Analyst per ALD Automotive a Roma. Ho 23 anni e vengo da Afragola, una cittadina di 60mila abitanti in provincia di Napoli. Qui ho studiato fino alle superiori, specializzandomi in Informatica, mentre nei periodi estivi davo una mano in un’azienda di famiglia, un residence turistico alberghiero. Nel 2007, dopo il diploma, mi sono iscritto a Economia alla Federico II di Napoli, con la prospettiva di avviare un’attività insieme a mio fratello, adesso dottore commercialista. Ho frequentato i corsi per un anno e sostenuto diversi esami, ma alla fine ho capito che Economia non faceva per me e sono passato a Ingegneria gestionale all’università Parthenope, sempre a Napoli. È stata proprio la scelta giusta... L’unico rammarico che ho è non aver partecipato all’Erasmus: quando al mio terzo anno accademico ho deciso di candidarmi, i termini di presentazione delle domande erano scaduti da poco.Mi sono laureato alla triennale a gennaio 2012, ma ancora prima della discussione della tesi - dedicata al sistema aeroportuale italiano - mi ero candidato per un’offerta di stage in ALD Automotive, grande azienda del settore noleggio a lungo termine, che avevo trovato su un sito specializzato. Due settimane dopo l'invio della candidatura sono stato contattato dall'azienda e ho sostenuto a Roma il mio primo colloquio, di circa un’ora, con quello che poi è diventato il mio direttore. A questo è seguito un secondo colloquio, più breve, con l’addetta alle Risorse umane. Quando è arrivato il sì finale mancava poco più di un mese alla laurea. Ho iniziato a fine novembre 2011 e per sei mesi, fino a fine maggio, ho ricoperto il ruolo di IT Business Analyst, percependo un rimborso mensile di 750 euro netti. Per il primo periodo ho fatto il pendolare ogni giorno tra Napoli e Roma, poi febbraio ho trovato una stanza nella capitale a 450 euro mensili.Lo stage però è stato solo un inizio: trascorsi quei sei mesi ho subito firmato un contratto di apprendistato di due anni da 1.650 euro lordi al mese, che concluderò a giugno 2014. Adesso ricopro il ruolo di Project Analyst, abbastanza diverso da quello che avevo da stagista, quando mi occupavo soprattutto di back office e assistenza tecnica. Faccio parte del reparto Progetti e sviluppo e sono più orientato a seguire i progetti aziendali presentati dagli utenti o dagli altri reparti. Fin dal primo giorno ho avuto un ottimo feedback dai miei colleghi e dal mio supervisore; al lavoro è importante riuscire ad integrarsi in un ambiente nuovo, ma anche trovare persone aperte e disponibili come quelle che ho incontrato io. Ho la fortuna di lavorare con due grandi colleghi, Andrea e Valerio, con cui mi confronto ogni giorno sulle azioni da intraprendere, con un responsabile che ci guida e coordina costantemente. Economicamente sono indipendente, anche se il mio stipendio è appena sufficiente a coprire tutte le spese, considerando che vivo in una città cara come Roma.  È ormai un anno che sono in ALD e, per quanto trovi il lavoro stimolante, so che la strada da fare è ancora tanta. Ma non vedo l’ora: sono motivato, quasi intrigato, e voglio continuare a scoprire le logiche sotterranee del mondo del lavoro, quello business in particolare. Mi piacerebbe molto lavorare oltre i confini italiani, anche per un lungo periodo: è dai tempi di quell’Erasmus sfumato che ho voglia di sperimentare la vita all’estero. Per cui mai dire mai... In tutto ciò mi ritengo molto fortunato, perché mentre da un lato ci sono io con questo lavoro stimolante, importante per me e per la mia carriera futura, dall’altro ci sono molti colleghi universitari, che ancora stentano a trovarne uno.  Pochi, davvero pochi, sono stati selezionati per un’offerta di lavoro simile.Testo raccolto da Annalisa Di Palo Leggi qui tutte le altre testimonianze degli Stagisti col BollinoScopri a questo link quali sono le aziende che hanno aderito al Bollino OK Stage, sottoscrivendo la Carta dei diritti dello StagistaVai alla sezione Annunci per vedere se qualcuna di queste aziende sta cercando uno stagista!  

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