Categoria: il Patto

Tirocini in Lombardia, Ambrosoli e Castellano: «Subito i decreti dirigenziali, altrimenti la delibera sarà solo un annuncio»

A febbraio di quest'anno la Lombardia era in piena campagna elettorale: i cittadini dovevano scegliere il nuovo presidente della Regione. La Repubblica degli Stagisti lanciò in quel periodo una proposta rispetto alla regolamentazione dei tirocini, chiamata "Patto per lo stage", invitando i candidati a sottoscriverla e a impegnarsi a portarla avanti. Umberto Ambrosoli, candidato governatore per il centrosinistra, e Lucia Castellano, capolista della lista Patto Civico per Ambrosoli presidente e già direttore del carcere di Bollate e assessore alla casa del Comune di Milano, decisero di sottoscrivere quel Patto. Poi le elezioni vennero vinte dal centrodestra: Roberto Maroni diventò presidente, nominò la sua giunta, e Ambrosoli e Castellano finirono in consiglio regionale nelle fila dell'opposizione. Ma anche da lì, in questi mesi, non hanno dimenticato il "Patto per lo stage", e hanno seguito con attenzione i lavori dell'assessorato al Lavoro sul tema della nuova normativa sui tirocini. La Repubblica degli Stagisti, all'indomani dell'approvazione della nuova delibera in materia, li ha sentiti per raccogliere i loro commenti. «Ora si tratta di incalzare la giunta affinchè non si vada troppo in là nei mesi nell’applicazione della delibera» dice subito Ambrosoli: «Già lo scorso luglio scorso il gruppo regionale di Patto Civico aveva dedicato un convegno all’approfondimento del tema. Avevamo spinto per un impegno immediato della Giunta. Adesso, e siamo già a novembre, è arrivata la delibera: purtroppo però non è immediatamente attuativa. Infatti nel testo si specifica che gli “Indirizzi” entreranno in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione dei decreti dirigenziali, i quali dovranno definire i modelli di convenzione di tirocinio e  del progetto formativo individuale. Visti i precedenti, cioè la delibera della giunta Formigoni, si rischia di andare avanti in maniera indefinita. Staremo molto attenti perché questo non succeda».«Il punto debole della delibera sta certamente nei previsti tempi di applicazione» rincara la dose la Castellano: «Chiederemo perciò  di anticipare quanto più possibile la pubblicazione di questi decreti attuativi. Si rischia sennò di trasformare anche questa delibera in uno dei tanti annunci. Il lavoro non può aspettare. E quando, come in questo caso, riguarda migliaia di giovani, ogni lungaggine burocratica crea solo sfiducia e diffidenza. Insisteremo anche in aula con la giunta affinché i decreti dirigenziali vengano pubblicati al più presto: perché altrimenti avremo una nuova normativa, bella quanto si vuole, ma che non potrà entrare in vigore!».Anche Ambrosoli allarga lo sguardo alla drammatica condizione occupazionale giovanile del nostro Paese: «In un periodo come questo, di grande difficoltà del mondo giovanile e con scarse opportunità lavorative, ogni mese è importante. Riteniamo che aver regolamentato e limitato l’uso improprio dei tirocini e stage,  e favorito invece l'inserimento lavorativo garantendo una indennità minima per gli stagiaire, sia già un passo avanti. Un piccolo passo, se vogliamo compararlo alle esigenze, e forse anche tardivo, rispetto ad altre Regioni: come è già noto da tempo infatti Regioni come Toscana e Abruzzo hanno fatto da apripista con proprie leggi, e Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata hanno già recepito le linee guida. Con la delibera di Regione Lombardia adesso si rafforza questa tendenza. È perciò un passo importante e positivo, ma che dovrà essere inserito in una strategia più di impatto a favore dell’occupazione giovanile».«Troppo spesso sappiamo che lo stage è utilizzato come forma di lavoro gratuito che non facilita affatto l'inserimento: secondo i dati di Unioncamere solo un giovane su 10 viene assunto al termine dello stage» aggiunge la Castellano per completare il quadro: «Siamo convinti che garantire, con la nuova delibera, regole uniformi a tutela degli stagiaire può aiutare ad evitare di continuare a incorrere in tirocini che di formativo hanno ben poco, se si considera che molti giovani pur di fare un’esperienza lavorativa sono costretti spesso a svolgere mansioni ripetitive, dequalificanti che ben poco o nulla, hanno di formativo, e nella maggior parte dei casi sono tirocini privi di retribuzione e tutele». Rispetto al testo finale approvato dalla Giunta Maroni c'è da parte dei due consiglieri di Patto civico qualche perplessità: «Manteniamo le nostre riserve e anche preoccupazione per l’allargamento che la nuova delibera fa del lavoro notturno agli stagisti. Auspichiamo, a questo riguardo, che venga condotta un’attività di monitoraggio e controllo oltre che sull’esito occupazionale dei tirocinanti ospitati, soprattutto su questo uso dei turni di notte. Con una rigorosa applicazione delle sanzioni previste per le aziende private e pubbliche che non rispettano la normativa». Sanzioni che comunque la delibera non prevede, demandando tutta la parte di controllo e sanzione agli ispettorati del lavoro.«Pur considerandola una delibera comunque positiva, non ci stanchiamo di dire che questa deve essere  solo un momento di una strategia più complessiva verso il lavoro giovanile» chiosa la Castellano. «Questa nostra azione a tutela dell’occupazione giovanile vogliamo infatti inserirla all’interno di  una revisione generale dei contratti di lavoro finalizzata a facilitare e non ostacolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, favorendone la flessibilità, seppure temporanea, soprattutto, nell’ occasione di un grande appuntamento come quello ormai vicino dell’Expo. A questo sforzo,  che devono innanzitutto fare Governo e Parlamento, vogliamo aggiungere il nostro impegno affinché anche Regione Lombardia dia un contributo della massima efficacia» aggiunge Ambrosoli.«Stiamo lavorando anche sui contratti di solidarietà, affinchè  la Giunta arrivi ad istituire – questa è la proposta che presentiamo insieme al Pd – un apposito fondo regionale come contributo aggiuntivo alla incentivazione degli accordi fra parti sociali che stipulano contratti di solidarietà: sarebbe interessante per l’occupazione giovanile soprattutto laddove questi contratti possono essere attivati in maniera espansiva per nuova occupazione  come nel caso del ponte generazionale» chiude Lucia Castellano.Prossima tappa, l'emanazione dei decreti dirigenziali necessari per far entrare in vigore la nuova normativa sui tirocini: Ambrosoli e Castellano si impegnano a tenere la Repubblica degli Stagisti sempre aggiornata su questo iter. Che tutti quanti speriamo il più breve possibile.Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Tirocini in Lombardia: la nuova legge non è ancora operativa, mancano i decreti dirigenzialiE anche:- Tirocini, la Regione Lombardia scopre le carte: normiamo anche i curriculari- Regole per gli stage in Lombardia, le proposte della Repubblica degli Stagisti alla Regione

Regioni, muovetevi: le vostre leggi sui tirocini devono essere pronte entro luglio

Il tempo corre. Sono già passati oltre due mesi dalla firma, in sede di Conferenza Stato - Regioni, dell'accordo sulle linee guida per i tirocini extracurriculari. Il famoso documento che dovrebbe (va sottolineato: dovrebbe) assicurare entro qualche mese il diritto per tutti coloro che svolgono stage al di fuori di percorsi di studio - scuole, università, master etc - a ricevere un rimborso spese di almeno 300 euro al mese (anzi 400, come promettono le Regioni in un documento separato annesso alle linee guida). Più varie altre migliorie orientate a garantire che lo stage sia davvero un percorso di formazione e inserimento nel mercato del lavoro, a tutto vantaggio degli stagisti, e non un mezzuccio per imprese private e pubbliche amministrazioni per risparmiare sul costo del personale. Sono passati due mesi e in mezzo ci sono state le elezioni, lo stallo politico, siamo ancora senza un nuovo governo e la paralisi sembra propagarsi anche alle Regioni. Non solo quelle che hanno cambiato amministrazione da un solo mese - Lazio, Lombardia e Molise - ma anche le altre non sembrano essere particolarmente attive su questo fronte. Con il risultato che permane un caos normativo - la legge 142/1998, l'articolo 11 del decreto legge 138/2011 poi annullato dalla sentenza della Corte costituzionale di dicembre 2012, poi l'articolo sui tirocini della riforma Fornero, e infine appunto le linee guida Stato-Regioni - che rende giorno dopo giorno più difficile la vita sia ai giovani che cercano occasioni di formazione e di ingresso nelle aziende, sia agli addetti alle Risorse umane che talvolta, nell'incertezza, preferiscono non rischiare e sempre più spesso chiudono le porte.Eppure l'accordo Stato-Regioni prevede una deadline ben precisa. Dà tempo sei mesi - dunque fino al 24 luglio - a ciascuna Regione per recepire in una propria legge regionale i principi espressi nelle linee guida, in maniera fedele e coerente. Purtroppo già un terzo di quel tempo è passato, e non risulta che siano stati fatti passi avanti.Nei giorni scorsi, peraltro, è apparsa su qualche sito web la notizia di una presa di posizione del ministero della Funzione pubblica attraverso una circolare (di cui era stata riportata addirittura la data: 26 marzo), volta a informare le amministrazioni competenti rispetto all'esistenza delle linee guida e sollecitarle ad agire. In realtà, come la Repubblica degli Stagisti ha verificato contattando direttamente l'ufficio stampa del ministero, non esiste alcuna circolare del ministro Patroni Griffi su questo argomento. Lo staff del ministero si è limitato semplicemente a pubblicare il 26 marzo sul sito web ufficiale, nelle sezioni "notizie" e anche in quella "circolari e direttive" (da cui forse è scaturito l'errore), il testo delle linee guida in formato pdf. Dunque nessun coinvolgimento in prima persona del ministro della Funzione pubblica. Sarebbe in effetti stato interessante se un ministro si fosse preso la briga di sollecitare le Regioni a fare il proprio dovere relativamente a un impegno preso in sede di Conferenza Stato-Regioni, ma anche - a dir la verità - poco ortodosso. In ogni caso le linee guida sono lì, e dentro il testo è scritto a chiare lettere il termine ultimo. Dunque le Regioni si devono muovere. Ma come? La Repubblica degli Stagisti già da qualche settimana ha approntato una iniziativa dedicata a questo tema: un "Patto per lo stage" che prevede l'adesione a una piattaforma programmatica sulla gestione degli stage nella propria Regione, a cominciare dall'impegno a realizzare la legge nei prossimi quattro mesi.Il Patto è stato sottoscritto, nel periodo della campagna elettorale, da molti candidati ai consigli regionali, alcuni dei quali sono poi stati eletti. Vi sono dunque singoli consiglieri (in Lombardia il candidato presidente del centrosinistra Umberto Ambrosoli e poi Lucia Castellano e Maurizio Martina), che si sono impegnati a portare in cima all'agenda la questione urgente della normativa sui tirocini e del recepimento delle prescrizioni concordate in Conferenza Stato-Regioni. Con questi eletti la Repubblica degli Stagisti farà nelle prossime settimane il punto della situazione, per verificare cosa hanno già fatto e cosa si ripromettono di fare. Oltre a loro, a questo punto è necessario che anche gli altri consiglieri regionali e in particolare agli assessorati al Lavoro si muovano.  Il tempo stringe. La Repubblica degli Stagisti propone la sua piattaforma e già dichiara la sua disponibilità a collaborare, con qualsiasi consiglio regionale o assessorato lo desideri, per la stesura della miglior legge regionale possibile sui tirocini extracurriculari, in ossequio alle linee guida e prevedendo magari addirittura qualche innovazione e qualche miglioria. L'importante è che non si perda tempo, e che tutte le Regioni arrivino puntuali alla scadenza del 24 luglio con la loro legge già approvata e completa di tutte le delibere attuative, in modo da far uscire dal caos stagisti e imprese e assicurare finalmente quanto promesso dalla Conferenza Stato - Regioni.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Tirocini extracurriculari, linee guida approvate: le Regioni legiferino entro luglio- Simoncini: «Positive le linee guida sugli stage: ora vigilate affinché ciascuna Regione le renda al più presto operative»- La Corte costituzionale annulla l'ultima legge sugli stage: «Solo le Regioni competenti in materia» - Il costituzionalista sulla sentenza della Corte: «Situazione Arlecchino per i diritti degli stagisti»E anche:- Il capo degli ispettori del lavoro: «Se lo stage serve ad aggirare l'assunzione, noi la ordineremo

Patto per lo stage, ecco chi sono i tre candidati (tutti giovani) alla Regione Lazio che lo hanno sottoscritto

Per garantire «un’esperienza formativa, rimborsata e tutelata», perché «è assurdo pensare a una qualunque forma di attività non retribuita», per «dire basta a stage senza rimborsi che non finiscono mai». Con queste motivazioni tre candidati alle elezioni regionali del Lazio, Marco Furfaro Sinistra Ecologia e Libertà, Salvatore Aprile della Lista Civica per Bongiorno Presidente e Daniele Ognibene Partito Democratico, hanno deciso di sottoscrive le proposte del Patto per lo Stage, il documento programmatico ideato dalla Repubblica degli Stagisti, a cui hanno aderito anche Umberto Ambrosoli - che corre con il centrosinistra per la presidenza della Regione Lombardia - e tanti nomi in lizza per il Pirellone.   E sorprende non poco che in una regione - il Lazio - in cui ogni anno vengono attivati ben 40mila tirocini - siano invece solo tre i candidati al consiglio regionale che hanno deciso di impegnarsi pubblicamente a realizzare concretamente i punti elencati nel Patto, che mirano a normare e controllare virtuosamente l’attivazione e lo svolgimento degli stage. La Repubblica degli stagisti li ha intervistati per approfondire gli interventi in materia di occupazione e imprenditorialità giovanile che porterebbero in consiglio regionale.   Marco Furfaro: «Primo impegno: rifinanziare il reddito minimo garantito».Tornato a Roma per fare politica dopo quattro anni al Parlamento Europeo come collaboratore dell’astronauta Umberto Guidoni, Marco Furfaro, 32 anni e una laurea in Economia, ha le idee chiare. Fra i fondatori di «Tilt!», una rete di associazioni con cui ha promosso la legge nazionale sul reddito di cittadinanza, ha intenzione di battersi per reintrodurre il provvedimento che la giunta Polverini non ha rifinanziato. «Non è una misura assistenziale ma un investimento che, oltre a garantire protezione sociale a chi non ha continuità di reddito, permette a coloro che perdono il lavoro di formarsi o cercare un’altra occupazione con un minimo di sicurezza economica». In una regione dove la disoccupazione giovanile supera il 40%, tre punti sopra la media italiana, il responsabile nazionale politiche giovanili e movimenti di Sel insiste su sgravi fiscali per le imprese che assumono under 35 e sul coworking. «Mettere a disposizione dei giovani edifici e spazi pubblici dismessi non solo significa riqualificare questi luoghi ma anche incoraggiare forme di imprenditorialità e occupazione in una logica di condivisione di idee e competenze». Per Furfaro sono cruciali gli interventi che permettono ai giovani di dar vita a un’attività autonoma: «Oltre al coworking è necessario favorire l’accesso al credito» e porre un freno all’emigrazione giovanile offrendo «da un lato concrete possibilità lavorative, dall’altro favorendo il ritorno nella regione d’origine». Per mettere in pratica quest’ultimo punto, il candidato in regione Lazio prende spunto da «Ritorno al futuro» un bando della Regione Puglia che finanzia borse di studio per esperienze formative post-laurea all’estero con un patto non vincolante che incoraggia il giovane a rientrare in regione. «Il contratto etico ha un forte valore simbolico, tanti giovani sono tornati in Puglia per spendere le competenze che avevano acquisito fuori dall’Italia». Una delle priorità in materia di formazione per Furfaro è il rifinanziamento delle borse di studio regionali che nello scorso anno hanno coperto solo 10mila richieste mentre 6mila studenti, pur risultando idonei, non sono riusciti a beneficiare della borsa. «Va ripensato il welfare studentesco: i fondi regionali per la formazione devono essere destinati agli assegnatari che sono rimasti a bocca asciutta». Sviluppo sostenibile e ambiente sono altri due punti chiave delle proposte del candidato di Sel. La Regione dovrebbe favorire il collegamento fra il mondo accademico, impegnato in studi sull’approvvigionamento energetico, e il sistema produttivo. «In questo territorio dove ci sono più di cento laboratori di ricerca e tre distretti tecnologici si deve puntare ad una riconversione ecologica del modello produttivo». Non da ultimo il suo impegno in materia di stage: no ai tirocini gratuiti e poco qualificanti. Una posizione avvalorata anche dalla sua esperienza personale: «Fra la scuola superiore e l’università ho fatto uno stage in un’azienda tessile pratese in cui mi sono ritrovato a piegare maglie. Dopo pochi giorni ho avvertito la scuola che ha preso provvedimenti. Poi, dopo qualche anno, ho fatto un secondo tirocinio in un’azienda commerciale di Pistoia. Un’esperienza molto formativa ma senza alcuna indennità: e questa è un’assurdità che va eliminata». Salvatore Aprile, Lista civica per Bongiorno presidente: «I posti di lavoro si possono creare utilizzando i fondi europei». Alla base del programma di Salvatore Aprile, avvocato trentacinquenne candidato al consiglio regionale nella circoscrizione di Roma con la lista civica Bongiorno Presidente, c’è l’utilizzo virtuoso dei finanziamenti che arrivano da Bruxelles. «Dal 2007 al 2013 la Regione Lazio ne ha investiti solo l’11%. Nello scorso anno sono stati restituiti 356 milioni, opportunità sprecate con cui avremmo potuto rilanciare l’occupazione giovanile e femminile». Denaro che, secondo Aprile, è stato rispedito al mittente per «l’incapacità di indire e attuare bandi». Guardando a paesi come l’Ungheria e la Polonia che detengono il record di utilizzo dei fondi europei, Aprile ha intenzione di impegnarsi su due fronti. «Innanzitutto creare uno sportello di consulenza che assista nella fase di presentazione delle domande. Poi è necessario un controllo sugli uffici regionali allo scopo  di sbloccare i finanziamenti prima delle scadenze dettate dall’Europa». Da consigliere si impegnerebbe, quindi, ad istituire il front-office e monitorare i progetti per evitare che si blocchino in un ufficio o si perdano nella macchina burocratica. «Considero lo spreco di queste risorse grave come l’utilizzo illecito dei rimborsi ai gruppi regionali. Questa è l’unica risposta immediata all’emergenza lavoro perché i soldi sono finiti». Da questo assunto di fondo Aprile articola le sue proposte per rilanciare l’occupazione giovanile partendo da un ridimensionamento della spesa. «Nel Lazio ci sono 56 società regionali e non tutte sono strategiche. Perché si dovrebbe mantenere in piedi il Crel (Consiglio regionale dell’economia e del lavoro) quando esiste già in consiglio la commissione lavoro permanente?». Eliminando queste voci di spesa, il candidato punta a aumentare gli alloggi per studenti fuorisede, «un intervento» dice «che ridurrebbe anche il fenomeno degli affitti in nero». Critico nei confronti dei corsi di formazione finanziati dalla Regione «scollegati con il mondo del lavoro», Aprile sottolinea la necessità di investire in attività che formino «figure richieste dal mercato, rivolte anche a quarantenni in cassa integrazione che hanno bisogno di riqualificarsi per trovare una nuova occupazione». Il candidato che, come tanti giovani laureati in giurisprudenza, ha dovuto svolgere la pratica forense senza retribuzione considera cruciale l’abolizione di stage gratuiti e anche per questo ha deciso di sottoscrivere il Patto per lo Stage: «Un sistema in cui i tirocini sono svolti senza compenso incentiva le aziende a non assumere mai, potendo sempre contare su un numero di posizioni non retribuite». In una regione che ha il triste primato italiano del più alto numero di Neet (chi fra i 15 e 29 anni non studia e non lavora), 166mila, Aprile identifica «la rassegnazione e l’indifferenza» come i nemici più insidiosi per le giovani generazioni da combattere attraverso «l’utilizzo dei fondi europei, i tagli mirati alla spesa e la riduzione dei fondi destinati ai gruppi in Regione». Una serie di misure senza mai perdere di vista un obiettivo concreto: «I nostri giovani devono andare all’estero per scelta non perché obbligati dall’asfittico mondo del lavoro italiano».Daniele Ognibene, PD: «Recuperiamo le risorse per la crescita dai costi della politica». L’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti è una delle battaglie che Daniele Ognibene, 31enne candidato nella circoscrizione di Roma con il Partito Democratico, porterebbe in Via della Pisana. «È vero che in tutte le democrazie parte dei fondi pubblici sono destinati ai partiti ma nel nostro paese ci sono delle storture che si trasformano in privilegi». Critico nei confronti di chi considera questi soldi insufficienti per ridare slancio alla crescita, Ognibene fa parlare i numeri: «Nel Lazio i gruppi del consiglio regionale hanno un costo di 15 milioni di euro, se tagliassimo questa spesa recupereremmo 45 milioni in tre anni». Una cifra che destinerebbe a una serie di misure in favore di giovani, imprese e territorio. «La Regione dovrebbe investire per creare un sistema di sinergie virtuoso fra le imprese del territorio», un obiettivo cruciale in tanti ambiti: «dal settore primario (dove l’amministrazione regionale potrebbe incoraggiare la collaborazione fra agricoltori e enti di promozione per favorire l’esportazione dei prodotti) al mondo dello sport e della cultura, in cui il lavoro in rete di musei porterebbe a un abbattimento di costi e all’erogazione di servizi migliori». Valorizzare il patrimonio artistico in una regione ricca di monumenti è per Ognibene uno degli interventi fondamentali per «creare occupazione, oltre agli sgravi fiscali per giovani imprenditori e la defiscalizzazione del lavoro per assunti under 35». Una delle priorità per la prossima amministrazione regionale deve essere per il candidato il risanamento dei debiti nei confronti di cooperative, enti o imprese. «Posso fare un elenco lunghissimo di società che fanno fatica a pagare i propri dipendenti perché aspettano da anni il pagamento da parte della Regione o di cooperative che per lo stesso motivo rischiano di chiudere». Anche queste sono risorse da recuperare dai costi della politica. Oltre all’abolizione dei finanziamenti pubblici, Ognibene si batterebbe, se eletto, anche per la riduzione dello stipendio dei consiglieri che «non può essere superiore a quello di un sindaco». Convinto che «la politica debba ritornare ad essere credibile», ha promesso di rinunciare al vitalizio nel caso in cui dovesse diventare consigliere. «Sarebbe uno schiaffo morale nei confronti di mio padre che, dopo aver lavorato una vita come operaio percepisce 900 euro, e un’offesa verso molti miei coetanei che probabilmente non andranno in pensione mai». Oltre al vitalizio, rifiuterebbe e proporrebbe di cancellare anche il trattamento di fine mandato per i consiglieri regionali (4mila euro per 18 mesi) che «in questo momento di crisi è una follia». E se ne rende conto, a differenza di tanti politici che affollano i consigli regionali e il Parlamento, perché conosce la precarietà in prima persona. Dopo aver iniziato l’attività politica a sedici anni nella Sinistra Giovanile, a 23 anni è stato eletto nel consiglio comunale di Velletri. «In questi anni ho lavorato in diversi ambiti, ho fatto di tutto per arrivare a fine mese, anche nel settore dell’edilizia e non certo come direttore dei lavori». Anche se è mai stato uno stagista, considera fondamentale battersi in consiglio per realizzare concretamente i punti del Patto per lo Stage che ha sottoscritto: «Tanti della mia generazione sono finiti nella rete dei tirocini senza fine. È ora di dire basta a stage che non finiscono mai e senza rimborsi». Nel 2008 ha lasciato un posto precario da maestro elementare per diventare assessore alla Cultura e all’Ambiente sempre nel comune di Velletri. «Guadagno 1.300 euro al mese senza contributi e tredicesima». E forse proprio per questo in consiglio regionale saprebbe meglio di altri quali sono i reali problemi dei giovani sottopagati. Annalisa AusilioPer saperne di più su questo argomento leggi anche: - Patto per lo stage: perchè dalle parole di passi ai fatti- Il Patto per lo stage punto per punto- Patto per lo stage, sottoscrive Umberto Ambrosoli- Patto per lo stage, l'elenco di chi lo ha sottoscrittoE anche:- Politiche 2013: due ritratti (e uno mancato) a giovani candidati del Pd diretti a Montecitorio- Politiche 2013: tre giovani deputati di centrodestra (ricandidati) alla prova dei fatti- Politiche 2013: ecco chi sono le giovani candidate Sel più votate alle primarie- Nuove leve nella Lega: due lombardi e un veneto puntano a Montecitorio

Patto per lo stage, l'elenco di chi lo ha sottoscritto

Qui l'elenco di chi ha sottoscritto finora il Patto per lo stage con la Repubblica degli Stagisti       → Cos'è il patto per lo stage - punto per punto                  LOMBARDIA                  Umberto Ambrosolicandidato alla presidenza della regione LombardiaPatto civico del centrosinistraQui il suo sito e la sua biografiaQui la dichiarazione rilasciata alla Repubblica degli Stagisti per spiegare le motivazioni dell'adesione al Patto: «Ho letto il Patto per lo stage e lo trovo veramente molto interessante. Lo condivido punto per punto e ho deciso di sottoscriverlo»Daniele Nahum         candidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione Milano     Lista civica per Ambrosoli presidente     Chi é: «Papà libico e mamma pugliese, dunque un vero milanese. Nato a Milano trent’anni fa, sono stato Presidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia per tre anni. Durante il mio mandato all’associazione è stato conferito l’Ambrogino d’oro per l’impegno nelle battaglie sui diritti umani nel mondo e l’integrazione delle minoranze in Italia. Già vicepresidente della Comunità ebraica di Milano dal 2010 al 2012, oggi portavoce. Ho fatto parte del Comitato nazionale di Radicali Italiani e sono stato tesoriere dell’associazione radicale Enzo Tortora. Ho organizzato il festival Dialogando a Bassano del Grappa e sono tra gli ideatori di uno dei progetti più innovativi sul tema dell’integrazione in chiave digitale: L/HUB conosce la realtà dell’intercultura. Vedo una Lombardia plurale e voglio lavorare per riconoscere tutto il suo valore con gli strumenti della mediazione culturale».Perché ha sottoscritto il Patto: «Tanti coetanei vivono situazioni di sfruttamento, con stage senza regole, senza compenso e senza certificazioni. Per questo se verrò eletto mi impegno a portare avanti il Patto per lo Stage, perché occorre innovare e moltiplicare diritti e tutele. La Lombardia che verrà deve avere il lavoro come priorità e l'equità come volano di sviluppo». Rosanna Santonocitocandidata al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoLista civica per Ambrosoli presidenteChi é: «Giornalista e blogger. Responsabile del canale Internet Job24.it e del blog JobTalk de “Il Sole 24 Ore”. Mi sono sempre occupata di lavoro e di innovazione, creazione di impresa, giovani, donne. Ho scritto la guida “Fare Stage in Azienda”».Perché ha sottoscritto il Patto: «La cultura della vigilanza, valutazione e monitoraggio dei programmi della Regione Lombardia, su cui il "Patto per lo Stage" richiede il mio impegno, è parte integrante del programma di Umberto Ambrosoli Presidente». Pietro BussolatiCandidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoPartito DemocraticoChi è: 30 anni, nato e cresciuto a Milano. Dopo la laurea in Economia e un Master in Servizi Pubblici Locali, ha svolto uno stage all’AEEG e oggi lavora in Eni ed è segretario di 02PD. Perché ha sottoscritto il Patto: «Sono convinto che il lavoro debba essere la nostra priorità. Il mio impegno raccoglie sicuramente il Patto per lo stage, che sottoscrivo, e con trasparenza, mese dopo mese, darò conto di quello che faremo in Lombardia su questi temi». Alessandra GattiCandidata al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoPartito DemocraticoChi è: «ho 24 anni e sono nata a Milano. Sono impegnata in politica dal 2007: ho gestito un gruppo studentesco e ho ricevuto la delega all’università e ai giovani amministratori per i Giovani Democratici di Milano. Sono stata membro del direttivo del circolo PD Lama fino a quando sono stata eletta in Consiglio di Zona 2.  I temi che mi sono cari sono la scuola, l’università, il mondo del lavoro, la coesione sociale e la sicurezza. Sono laureata in Scienze politiche: ho focalizzato il mio studio sulla cooperazione, tema che farò mio in Consiglio Regionale grazie agli approfondimenti fatti sul co-sviluppo e la cooperazione decentrata. Da ottobre 2010 ho iniziato la mia carriera professionale lavorando prima all’ISPI e ora in Bocconi, presso l’ufficio Stage. Ho svolto tre mesi di volontariato in Etiopia, gestendo una scuola e un centro giovanile. Coltivo da sempre il sogno di dare il mio contributo per cambiare il mondo e, in questa ottica, ho curato diversi progetti sulla Costituzione nelle scuole e ho pubblicato il volume “La Costituzione siamo noi”».Perché ha sottoscritto il Patto: «perché penso sia fondamentale garantire alle giovani generazioni la possibilità di entrare nel mondo del lavoro senza passare da contratti farsa e sfruttamento. Come molti miei coetanei conosco gli stage per esperienza personale e sono convinta che sia necessario che la Regione si ponga come garante per tutelare i diritti degli stagisti. Lo stage deve diventare veramente la possibilità di imparare a conoscere una realtà lavorativa e una professione».Reas SyedCandidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoPartito DemocraticoChi è: «ho 28 anni e sono laureato in Giurisprudenza. Da quando ho otto anni vivo a Milano, con la mia famiglia, e sono diventato cittadino italiano nel marzo del 2012. Sono cresciuto in questa città con gli amici dell’oratorio, del liceo e dell’università. Ma ci ho messo meno a prendere la laurea in Giurisprudenza che la cittadinanza. Ora però ho voglia di vivere appieno questa cittadinanza e mi candido alle elezioni regionali (Milano e Provincia) con la lista del Partito Democratico a sostegno di Umberto Ambrosoli. Sono dottorando in diritto internazionale alla Statale, ho collaborato con il Corriere della Sera per il blog “La città nuova”. Da tempo mi impegno con varie associazioni per promuovere una piena partecipazione dei nuovi cittadini, cambiando alcune leggi in materia di cittadinanza e immigrazione. Credo fermamente che il lavoro dei giovani debba esser valorizzato perché anche le nuove generazioni devono esser nobilitate».Perché ha sottoscritto il Patto: «Mai come ora c'è bisogno di interventi concreti per incentivare e valorizzare il lavoro dei giovani. Occorre rivedere la norma sui tirocini e tutelare i giovani professionisti. Serve nobilitare il lavoro delle nuove generazioni».Livio Lo VersoCandidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoMovimento 5 stelleChi é: «Ho 46 anni, lavoro pre la Provincia di Milano come responsabile dell'Osservatorio del Mercato del Lavoro, ed è proprio questa competenza che desidero mettere a frutto, infatti da sempre la politica è stato il mio hobby». Perché ha sottoscritto il Patto: «Sono convinto che gli stage o tirocini rappresentino un vulnus culturale e materiale, quando sono esterni a un percorso formativo strutturato, si configurano come una forma di sfruttamento incettabile, meglio sarebbe imporre contratti di collaborazione occasionale che prevedano un congruo rimborso economico per il lavoratore». Marco MoriCandidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoPartito DemocraticoChi é: «Ho 33 anni, sono presidente di Arcigay di Milano e lavoro presso l’ufficio Placement dell’università degli studi di Milano dove mi occupo di servizi di orientamento al lavoro per laureati e sono impegnato nelle attività di sostegno e sviluppo del loro progetto professionale». Perché ha sottoscritto il Patto: «Da opportunità per l'inserimento lavorativo lo stage è diventato un vincolo e una distorsione delle possibilità di carriera. Mancano dei controlli di sistema sull’uso da parte dei soggetti promotori e ospitanti, disposizioni sui contenuti formativi, nonché certezze sugli esiti occupazionali. Questo patto presenta proposte e correttivi seri per risolvere annosi problemi».Simona RussoCandidata al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoPartito socialista Italiano - Lista Psi Ambrosoli PresidenteChi é: «Sono nata a Napoli e mi sono trasferita a Milano nel 2009 laureandomi alla Statale in Scienze politiche. Tra tutte le passioni che si possono avere, a me è capitata quella della politica: da sempre socialista, traggo ispirazione da grandi socialisti, Allende, Pertini, che hanno fatto la storia del mondo. Ho imparato molto da mio padre, che per primo mi ha trasmesso questo amore per la politica, la difesa dei più deboli, l’idea della responsabilità verso la collettività. Mi candido in Lombardia, regione che mi ha adottata, per dare una ventata di ottimismo. Se dovessi farcela il mio impegno sarà costante, ma lo sarà comunque anche nel caso contrario. La sensibilità, la determinazione femminile in politica sono molto importanti. Mi batto per una Lombardia più laica, più aperta, che guarda al futuro e che si ricorda che anche noi siamo Europa».Perché ha sottoscritto il Patto: «Trovo che il patto per lo stage sia un’ottima iniziativa. E sono entusiasta di poter prenderne parte. Sono stata stagista anch’io e probabilmente lo sarò nei prossimi mesi. Credo che sia necessario regolamentare la questione: lo stage è un buon trampolino di lancio se fatto presso aziende/enti che hanno voglia di investire sui giovani. È necessario però contrastare ogni abuso: è impressionante leggere così tanti annunci di grandi o piccole aziende che propongono lo stage per fare la commessa, la barista o la cameriera. Non si può usare lo stage solo per risparmiare. Il patto dunque: io ci sto e ringrazio la Repubblica degli Stagisti per aver lanciato questa proposta e per essere impegnata attivamente, già da molti anni, su un tema che riguarda il futuro della mia generazione».Renato Zaltieri Candidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione di Brescia Lista civica Ambrosoli PresidenteChi è: «Per oltre vent’anni mi sono occupato nella Cisl dei salariati e braccianti agricoli, prima come operatore e poi come dirigente di categoria. Nel 1994 sono stato eletto nella segreteria della Cisl bresciana e nel 1999 segretario generale, incarico che ho ricoperto fino al novembre 2010. In rappresentanza di Cgil Cisl Uil ho fatto parte, per diversi mandati, del Consiglio della Camera di commercio di Brescia. Durante la mia esperienza sindacale ho ricoperto la carica di presidente del Comitato provinciale dell’Inps di Brescia. Attualmente sono in pensione e da libero professionista, collaboro con lo Ial di Brescia».Perché ha sottoscritto il Patto: «A tutti va garantita la possibilità e vanno messi a disposizione tutti gli strumenti per poter accedere al lavoro che rappresenta il mezzo e lo strumento attraverso il quale la persona realizza se stesso, i suoi progetti e soddisfa i propri bisogni. Attraverso il lavoro la persona cresce nella propria dimensione personale e comunitaria. È il lavoro che rappresenta lo strumento di salvaguardia della dignità delle persone e garantisce loro la libertà economica e civile, così come è attraverso questo che le persone e le comunità, contribuiscono alla crescita ed allo sviluppo del Paese».Otto Bitjoka candidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoLista civica per Ambrosoli presidenteChi è: Italo-camerunese,sposato, consulente aziendale, vive a Milano da oltre trent'anni. Si è laureato brillantemente in economia all’università Cattolica. Imprenditore, da sempre impegnato per la tutela dei diritti civili e umani, per politiche sociali di integrazione degli immigrati, per lo sviluppo del micro-credito e della new economy. Attualmente presidente di Ethnoland e promotore degli Stati Generali degli Immigrati».Perché ha sottoscritto il Patto: «Perché credo che la meritocrazia è il motore del futuro e la salvaguardia di un sistema al collasso. Credo che le seconde generazioni crescono con la cultura della fatica ed è necessario farle partecipare con pari opportunità. Di rilevante importanza è valorizzare e creare una cultura nel diversity management (cultura della diversità nell’impresa), un valore aggiunto al sistema produttivo che rende più performante il capitale umano qualificato, consentendo a chiunque la possibilità di un’ascensione sociale equa».Matteo Zanoletticandidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione BergamoIDV a sostegno di Ambrosoli presidenteChi è: «Ho 29 anni, sono cresciuto tra i monti della provincia di Bergamo; durante gli anni universitari ho studiato come fuori sede, abitando in un vecchio appartamento con tre amici, e mi sono laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano, dove ho capito anche cosa significa vivere in una grande città. La mia tesi l'ho svolta attraverso uno stage, nell’ufficio di Bergamo di un’azienda multinazionale di ingegneria avanzata, che poi mi ha assunto con un contratto biennale e poi a tempo indeterminato. Oltre al mantenimento della mia famiglia (i miei genitori vivevano nella casa di mia proprietà su cui ho un mutuo, ora solo mia madre), nel frattempo mi sono impegnato sul territorio raccogliendo le firme per tutti i referendum dell'IDV, e facendo incontri con i cittadini: importante l’incontro per il referendum sulle centrali nucleari tenuto con il giornalista di Report, Giorgio Fornoni, dove io presentavo la parte più tecnica. Attualmente sono coordinatore dei Giovani IDV di Bergamo e provincia, e le cose su cui sto lavorando molto sono la scuola ed il lavoro».Perché ha sottoscritto il Patto: «Perché lo stage è diventata una forma contrattuale per sfruttare il lavoro dei dipendenti a basso prezzo. È stato perso di vista il valore essenziale dello stage come periodo di formazione, che serve al cittadino per integrarsi nell’azienda ed aumentare le proprie competenze. Lo stage serve da legante tra il periodo di formazione scolastica ed il mondo del lavoro, non è sotterfugio. Inoltre il Patto mi convince, perché prevede anche un’ottima forma di organizzazione ed un controllo trasparente, che premia la meritocrazia». Maurizio MartinaCandidato al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione BergamoPartito DemocraticoChi è: «Sono nato nel 1978 a Calcinate e vivo a Mornico al Serio. Mio padre e mia madre hanno sempre lavorato in fabbrica, mentre i miei nonni erano contadini. Ho un fratello artigiano e una sorella impiegata. Sono laureato in Scienze politiche. Dal 2007 sono sposato con Mara, nel luglio 2008 è arrivata Giorgia e nel giugno 2011 Andrea, i nostri due splendidi bimbi. La politica è sempre stata la mia grande passione, già dai tempi in cui frequentavo l’Istituto Agrario di Bergamo; mi sono impegnato nella Sinistra Giovanile fino a quando, nel 2004, sono stato eletto segretario dei DS bergamaschi. Successivamente sono passato alla guida dei DS lombardi. Alle primarie dell’ottobre 2007 sono stato eletto segretario del Partito Democratico della Lombardia; incarico riconfermato nell’ottobre 2009. Nel 2010 sono stato eletto Consigliere regionale». Perché ha sottoscritto il Patto: «Ho letto con attenzione la proposta e aderisco convintamente all'iniziativa. Già nella passata legislatura abbiamo provato (da minoranza) ad avanzare alcune proposte in merito. Purtroppo Pdl e Lega non ci hanno mai degnato di grande attenzione. Ad ogni modo pensando al futuro credo proprio che questo debba essere un impegno da realizzare concretamente». Cinzia Colombocandidata al consiglio regionale della Lombardia nella provincia di Varese. Sinistra Ecologia Libertà Chi é: «43 anni, educatrice che ha un contrato a tempo indeterminato nel pubblico impiego dopo anni di precarietà. Assessora all’ecologia e alla partecipazione del comune di Gallarate, mi occupo, dentro e fuori l’istituzione, di tutela dell’ambiente e contrasto al consumo di suolo, di diritti civili e sociali».Perché ha sottoscritto il Patto: «Ho sperimentato la precarietà quando ancora era sperabile per un giovane trovare poi un lavoro a tempo indeterminato. Ne ho sperimentato la ricattabilità e l’insicurezza. Oggi è peggio: nella giungla di contratti possibili, si mira semplicemente a ridurre il costo del lavoro e a limitare i diritti dei lavoratori. Di tutti: degli stagisti come di chi è assunto. Non si da la giusta retribuzione del lavoro né si fornisce la formazione prevista. Non si esce così dalla crisi. A partire dalla Lombardia dobbiamo percorrere vie diverse. Garantire un reddito minimo (per la cui legge di iniziativa popolare ho raccolto le firme) è uno strumento per non costringere un/una giovane ad accettare qualunque lavoro a qualsiasi salario (se c’è) a qualunque condizione. Per riconquistare dignità e diritti».Lucia CastellanoCapolista della lista "Con Ambrosoli Presidente Patto Civico" per la Regione LombardiaChi é: «Sono nata a Napoli 48 anni fa, dove mi sono laureata in Giurisprudenza all’università Federico II e sono diventata procuratore legale. Nel 1991 ho iniziato la mia esperienza come direttore in molti istituti penitenziari come Marassi a Genova, poi a Eboli, Secondigliano, Alghero ed infine al carcere di Milano, Bollate, che ho diretto a partire dal 2002. Nel 2011 Giuliano Pisapia mi ha chiamata a far parte della sua Giunta: mi sono occupata di Casa, demanio e lavori pubblici. Il tempo passato all’interno delle mura carcerarie mi ha permesso di capire molto della società e dei suoi bisogni, riportando il senso dello Stato in un contesto dimenticato e abbandonato a sé stesso. Il dato più emblematico della buona riuscita del mio lavoro all’interno del penitenziario di Bollate è il calo della recidiva fino al 12%, contro il 76% della media nazionale. Alla fine di questa esperienza ho sentito il bisogno di raccogliere pensieri, parole, speranze e qualche esempio di buon lavoro in un libro, Diritti e Castighi, che raccontasse davvero la vergogna della detenzione in Italia, motivo per il quale la Corte di Strasburgo ha recentemente condannato il nostro Paese per violazione dei diritti dei carcerati».Perché ha sottoscritto il Patto: «Aderisco con entusiasmo alla vostra iniziativa, certa che le proposte che avanzate siano legittime. Credo che lo stage abbia bisogno di regole e tutele da parte delle Isituzioni per garantire ai giovani, che si affacciano in un mondo del lavoro sempre più complesso e incerto, l'attenzione che meritano. La trasparenza di questa pratica, in particolare, è un punto fondamentale per offrire pari opportunità a tutti».Gianpiero De Tonicandidato al consiglio regionale della LombardiaIDV Italia dei ValoriChi é: Nato nel 1947 a Calvagese della Riviera (Brescia), laureato in Economia e commercio all’università Bocconi di Milano con una tesi di politica economica, è commercialista. Abita a Edolo, città di cui è stato sindaco per due mandati consecutivi, dal 1995 al 2004, ricoprendo anche la carica di presidente della Comunità montana di Valle Camonica dal 2001 al 2004. Ha due figli, Michele, commercialista, e Valentina, avvocato. É stato eletto al Senato della Repubblica nell’aprile 2008 per la XVI legislatura. Coordinatore provinciale di Brescia per L’Italia dei Valori, è capogruppo della Commissione Lavori pubblici, trasporti e comunicazioni, capogruppo della Commissione bicamerale dell’anagrafe tributaria e segretario della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.Perché ha sottoscritto il Patto: «Dico sì al "Patto per lo stage" e lo sottoscrivo, impegnandomi a contribuire, se eletto in Consiglio regionale, a favorire ed approvare una legge che regolamenti la materia degli stage extracurriculari, secondo quanto descritto più nel dettaglio dai punti del Patto stesso».Silvia Fossaticandidata al consiglio regionale della Lombardia, circoscrizione MilanoLista civica per Ambrosoli presidenteChi é: «Laureata in fisica, manager in una multinazionale italo-francese ho lavorato in Ricerca e Sviluppo e in produzione. Mi occupo di scuola e famiglia; presidente del Consiglio di istituto del liceo scientifico Vittorio Veneto di per  5 anni. Svolgo attività di volontariato: ho partecipato dal 1982 a un progetto internazionale scout in Kenia (progetto Harambee-acquedotto, cooperative di lavoro, scuola professionale); socia di “Città Costituzione”, associazione politico-culturale. In Regione vorrei portare il mio contributo al cambiamento di una visione della politica non più come fonte di interessi privati e di potere ma come servizio alla società: un impegno nella lotta alla corruzione,  a valorizzare l’istruzione, pilastro fondamentale il futuro dei giovani, al pieno utilizzo dei  finanziamenti europei, attenzione alle problematiche della famiglia, minori e immigrazione. Il tutto con particolare attenzione alla partecipazione ed al ruolo della donna in ogni contesto».Perché ha sottoscritto il Patto: «Il tema del lavoro, soprattutto quello giovanile, è parte integrante e fondamentale del mio programma e di quello di Ambrosoli. Ritengo che i giovani debbano avere il diritto di entrare nel mondo del lavoro tramite stage che formino le loro competenze, che prevedano compensi  adeguati, e soprattutto senza quello sfruttamento inaccettabile, ma che in molti casi è, purtroppo, usuale».LAZIOMarco FurfaroCandidato al consiglio regionale del Lazio, circoscrizione RomaSinistra e libertàChi è: «32 anni, laureato in Economia, cooperante in Bosnia e 4 anni nelle istituzioni europee. Tornato in Italia, mi occupo di politiche giovanili per SEL e sono uno degli ideatori del comitato “Il nostro tempo è adesso”. Ho fondato "Tilt!", rete di associazioni e promosso la legge nazionale sul reddito minimo garantito che ha raccolto 50.000 firme. Perché ha sottoscritto il Patto: «Decine di migliaia di ragazze e ragazzi fanno stage non pagati, umilianti, per niente formativi. Senza che le istituzioni forniscano un’adeguata attenzione e tanto meno un controllo. Ci siamo passati in tanti della nostra generazione. Mi candido alla regione Lazio non solo per rispettare il “patto” sottoscritto con voi, ma perché vorrei dare a una generazione l’opportunità di vivere un’esperienza formativa, rimborsata e tutelata che tanti come me non hanno potuto fare». Salvatore Aprilecandidato al consiglio regionale del Lazio, circoscrizione di RomaLista civica per Bongiorno PresidenteChi è: «Sono un papà, un marito, un cittadino, un avvocato. Ho trentacinque anni, una bimba di tre, Giorgia, nata sull'isola Tiberina, e due gemelli in arrivo. Sono nato nel 1977 in provincia di Ragusa, a Modica, da genitori per lunghi anni dirigenti pubblici ed ora in pensione. A loro devo lo spirito di servizio, il senso alto dello Stato e quell'integrità che mi permette di camminare ogni giorno a testa alta. Vivo a Roma dal 1994 e lavoro per l'ufficio legale di un importante ente pubblico, che difendo in giudizio in tutta Italia, insieme a un team di giovani avvocati. Nella vita non avrei mai pensato di entrare in politica, ma ho deciso di fare un passo in avanti e a mettermi in gioco in prima persona, prima di tutto perché sono un cittadino onesto e stanco delle classi dirigenti corrotte, delle parentopoli, delle affittopoli e degli scandali ai quali siamo stati abituati fino al punto di non scandalizzarci più. Quando invece scandalizzarsi serve ancora, e tanto.Perché ha sottoscritto il Patto: «Il lavoro è parte integrante della dignità della persona, va riconosciuto e valorizzato ed è assurdo pensare a una qualunque forma di attività non retribuita. Un sistema in cui gli stage sono svolti gratuitamente è un sistema che incentiva le aziende a non assumere mai, potendo sempre contare su un numero di posizioni non retribuite. Bisogna cambiare, sostenere l’occupazione sì, ma anche incoraggiare l’innovazione delle imprese. Come? Ad esempio iniziando a non sprecare i fondi europei per incapacità e inefficienza. Ad oggi la Regione Lazio ne ha impiegati in media appena l’11%, restituendo centinaia di milioni di euro ogni anno all’Europa.  Lo scorso anno sono stati creati soltanto 49 posti di lavoro, a fronte dei 1.500 potenziali. Servono merito, capacità competenze e buoni amministratori. Trasparenza e giustizia sono già al centro del mio programma e di quello  del Presidente che sostengo, Giulia Bongiorno. Ci impegneremo al massimo per cambiare davvero, perché il rinnovamento è un’urgenza che non si può rimandare!»Daniele Ognibenecandidato al consiglio regionale del Lazio, circoscrizione di RomaPartito DemocraticoChi è: «Sono nato a Velletri 31 anni fa. A 16 anni entro nella Sinistra giovanile, dove ricopro tutti gli incarichi fino a diventare il segretario della Federazione dei Castelli, la seconda per dimensioni dopo quella di Roma. L’impegno quotidiano, per obiettivi che ho sempre sentito miei, mi ha portato a risultati significativi quali la confluenza dell’organizzazione da me guidata nel movimento dei Giovani Democratici. A 23 anni il grande passo e la prima vera soddisfazione: mi candido con i Democratici di Sinistra al Consiglio Comunale di Velletri e vengo eletto con oltre 400 preferenze. Nella tornata elettorale del 2008 mi candido con il Partito Democratico al Comune di Velletri, risultando il primo degli eletti di tutte le liste.  Ricevo l’incarico di assessore con le deleghe alla Cultura, ambiente, gestione rifiuti e politiche giovanili (con un breve periodo anche nella pubblica istruzione). I fiori all’occhiello del mio assessorato? Il Teatro Artemisio: sotto la mia gestione abbiamo riaperto questo teatro, inagibile da 25 anni, e luogo storico per la cittadinanza. La raccolta differenziata porta a porta e l’isola ecologica: abbiamo avviato la raccolta differenziata e creato un’isola ecologica per lo smaltimento dei rifiuti speciali. Il centro cottura per le mense scolastiche che serve le strutture scolastiche della città. L'associazione Gian Maria Volonté, di cui sono il fondatore».Perché ha sottoscritto il Patto: «Non posso che sottoscrivere il vostro patto perchè sono un giovane e mi candido per sostenere la mia generazione. Sono convinto che il lavoro debba essere la nostra priorità e mai come ora c'è bisogno di impegni concreti. Manca un adeguato controllo delle istituzioni ed è ora di dire basta a stage che non finiscono mai e senza rimborsi. Tanti della mia generazione sono finiti nella rete degli stage senza fine. Mi candido alla Regione Lazio perché vorrei dare a i miei coetanei l’opportunità di vivere un’esperienza formativa, rimborsata e tutelata. Mi impegno a portare avanti il vostro patto  e voglio battermi per  una pensione sicura per i tanti ragazzi della mia stessa età».

Patto per lo stage, sottoscrive Umberto Ambrosoli

«Ho letto il Patto per lo stage e lo trovo veramente molto interessante. Lo condivido punto per punto e ho deciso di sottoscriverlo». Ad annunciarlo alla Repubblica degli Stagisti è Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza della Regione Lombardia. Ambrosoli, milanese, classe 1971, avvocato penalista, autore del libro Qualunque cosa succeda nel quale ha ripercorso la vicenda del padre Giorgio, è stato designato a dicembre attraverso il meccanismo delle primarie per rappresentare il centrosinistra nella corsa al post-Formigoni. Oggi sceglie di impegnarsi ufficialmente a realizzare le proposte e le innovazioni previste dal Patto per lo stage, la piattaforma programmatica ideata dalla Repubblica degli Stagisti per normare e controllare meglio il settore - oggi simile a un far west - e a incidere positivamente sulla vita delle decine di migliaia di giovani, lombardi e non, che svolgono tirocini in questa Regione.«Questo tema non mi è nuovo perchè noi professionisti, specie gli avvocati, viviamo una dimensione molto simile attraverso un percorso parallelo: quello della pratica professionale. Gli studi legali infatti troppo spesso vivono sulle spalle dei propri praticanti: e il più delle volte la pratica è fittizia, nel senso che risulta utile non tanto alla formazione dei futuri professionisti, quanto al datore di lavoro che guadagna grazie al lavoro dei suoi praticanti. E per gli stagisti la situazione è molto simile». L'aspetto della congrua indennità - uno dei punti focali del Patto per lo stage - è fondamentale per Ambrosoli, che ritiene decisiva la possibilità per un giovane di poter ricevere un emolumento economico anche durante la formazione: «Ricordo che proprio il giorno dopo essermi laureato andai a fare il colloquio in uno studio legale, lo stesso dove ancora oggi lavoro, e venni preso. Alla fine del primo mese, senza che nessuno mi avesse detto niente, mi arrivò un assegno con tutta la documentazione fiscale corrispondente. Rimasi sorpreso: non avevo messo a bilancio di poter essere retribuito per fare la pratica. Ma mi resi subito conto che il fatto stesso che non ci avessi pensato rappresentava un problema. Bisogna invece sempre pensare a questo aspetto: altrimenti il rapporto tra il giovane, stagista o praticante che sia, e il suo datore di lavoro si deteriora». Un altro aspetto che piace ad Ambrosoli è che il Patto per lo stage non sia un'iniziativa che si ferma alla campagna elettorale: «Per noi questo aspetto è molto importante», perchè il follow-up «non si riduca a un tweet ogni tanto»: «Assieme riusciremo reciprocamente ad aggiornarci, e da parte della Repubblica degli Stagisti ci potranno essere importanti input sulle esigenze e le aspettative dei giovani».In caso di vittoria Ambrosoli garantisce che la legge sugli stage extracurriculari ispirata anche ai punti del Patto vedrà la luce nei tempi stabiliti, cioè entro la fine di luglio: «Questo dev'essere il nostro obiettivo. È vero che da qui a luglio ci sono pochissimi mesi, e che saranno molte le cose da fare per iniziare a mettere ordine nella Regione, ma l'impegno assunto in conferenza Stato-Regioni rispetto alla legiferazione sui tirocini dev'essere rispettato, e dev'essere rispettato dalla Lombardia prima di tutte le altre». Anche perchè secondo le stime della Repubblica degli Stagisti questa Regione ospita da sola ben 90mila stagisti ogni anno (tra curriculari ed extracurriculari), un numero enorme, pari a un sesto di tutti gli stagisti italiani.E la Repubblica degli Stagisti strappa al candidato anche un'altra promessa: un assessore al lavoro, nella ipotetica giunta Ambrosoli, finalmente senza capelli bianchi. «Noi nel programma parliamo molto di occupazione giovanile e occupazione femminile. Sono prospettive verso le quali è possibile essere sensibili solo se si mettono giovani e donne a decidere. Perché altrimenti sono proiezioni di quello che si pensa essere il mondo femminile e il mondo giovanile, e non consapevolezza dei problemi. Ma la proiezione e la consapevolezza sono due cose radicalmente diverse» spiega Ambrosoli: «Fin dalla campagna delle primarie ho parlato di rigenerazione: che è anche un discorso generazionale. Non vuol dire buttare giù dalla torre chi ha più di tot anni, vuol dire però far entrare anche persone che abbiano un'età vicina a quella dei mondi verso i quali ci si vuole rivolgere con particolare attenzione». Nelle stesse ore in cui si registra l'adesione di Ambrosoli, poi, altri due nomi di spicco del centrosinistra lombardo decidono di sottoscrivere il Patto per lo stage. Si tratta di Lucia Castellano, 48enne ex direttore del carcere di Bollate e attuale assessore alla casa, demanio e lavori pubblici del Comune di Milano, in corsa come capolista al fianco di Ambrosoli nella lista civica, che così spiega la sua scelta a favore del Patto: «Aderisco perchè credo che lo stage abbia bisogno di regole e tutele da parte delle istituzioni per garantire ai giovani, che si affacciano in un mondo del lavoro sempre più complesso e incerto, l'attenzione che meritano. La trasparenza di questa pratica, in particolare, è un punto fondamentale per offrire pari opportunità a tutti». Altra adesione di peso è quella di Maurizio Martina, 34enne consigliere regionale uscente e ricandidato del Partito Democratico, da cinque anni segretario regionale PD: «Ho letto con attenzione la proposta e aderisco convintamente all'iniziativa». Martina aggiunge che «già nella passata legislatura abbiamo provato, da minoranza, ad avanzare alcune proposte in merito» ma che «purtroppo Pdl e Lega non ci hanno mai degnato di grande attenzione». La prospettiva di passare da minoranza a maggioranza però rende ottimista Martina: «Pensando al futuro credo proprio che questo debba essere un impegno da realizzare concretamente».Quattro sono gli altri candidati del Partito Democratico che hanno sottoscritto il Patto per lo stage: Pietro Bussolati, trentenne segretario del circolo 02PD, che già si era piazzato ottimamente - con oltre 3.500 preferenze - alle elezioni regionali del 2010, pur non riuscendo a entrare in Consiglio; il 28enne di origine pakistana Reas Syed; Marco Mori, 33enne presidente di Arcigay Milano e collaboratore dell’ufficio Placement della Statale; e la più giovane, la 24enne Alessandra Gatti. Quattro sottoscrittori anche nella lista civica che sostiene Ambrosoli presidente: per la circoscrizione di Milano Daniele Nahum, 30 anni, portavoce della Comunità ebraica di Milano; Rosanna Santonocito, giornalista del Sole 24 Ore esperta del tema lavoro; e Otto Bitjoka, italo-camerunense in Italia da oltre trent'anni, presidente di Ethnoland e promotore degli Stati generali degli immigrati. Per la circoscrizione di Brescia Renato Zaltieri, sindacalista di lungo corso della Cisl.Il Patto per lo stage è stato sottoscritto anche da un esponente del Movimento Cinque Stelle, Livio Lo Verso, sensibile al tema stage anche in ragione del suo ruolo di responsabile dell'Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Milano; da una giovane socialista, Simona Russo, classe 1985; e dal 29enne Matteo Zanoletti, coordinatore dei Giovani IDV di Bergamo e candidato IDV a sostegno di Ambrosoli presidente. Per la circoscrizione di Varese infine vi è l'adesione di Cinzia Colombo, candidata di Sinistra Ecologia Libertà, attuale assessora all’ecologia e alla partecipazione del comune di Gallarate. Con tutte queste sottoscrizioni il Patto per lo stage prende forza, e la sua realizzazione sembra ogni giorno più concreta.Ma una postilla è d'obbligo. Il Patto per lo stage, così come altre iniziative precedenti di questa testata, è certamente un'iniziativa politica - ma non di parte. La Repubblica degli Stagisti presenta e apre le sue proposte sempre a tutti gli schieramenti. Ma finora il grande tema della tutela dei giovani nella sempre più problematica transizione dallo studio al lavoro sembra incontrare interesse quasi solo nel centrosinistra, con lodevoli eccezioni nel campo dei finiani di Futuro e Libertà. E una domanda sorge spontanea: pensano forse Roberto Maroni e Gabriele Albertini che gli stagisti sfruttati (e le loro famiglie) stiano solo a sinistra? Oppure ritengono che i loro elettori preferiscano mantenere la possibilità per aziende e commercianti di usufruire legalmente di manodopera sottoinquadrata e sottopagata? Se uno di loro volesse rispondere a queste domande, noi siamo qui.Eleonora VoltolinaPer saperne di più su questo argomento, leggi anche:- Il patto per lo stage punto per punto- Patto per lo stage, l'elenco di chi lo ha sottoscritto- Patto per lo stage: perchè dalle parole si passi ai fattiE anche:- Tutto sulle nuove regole degli stage in Lombardia- Lombardia, blocco degli stage per introdurre i nuovi indirizzi regionali

Il patto per lo stage punto per punto

COSA PREVEDE IL “PATTO PER LO STAGE”Chi firma il Patto si impegna innanzitutto a redigere, promuovere e auspicabilmente portare ad approvazione entro la fine di luglio 2013 una legge nella propria regione che regolamenti la materia degli stage extracurriculari. La legge dovrà accogliere fedelmente le linee guida sullo stage definite dalla conferenza Stato-Regioni, aggiungendo i seguenti punti migliorativi:1. Definire una indennità minima non inferiore a 500 euro al mese che dovrà essere corrisposta agli stagisti da tutti i soggetti ospitanti – sia che siano imprese private, sia che siano enti pubblici o associazioni non-profit2. Vietare gli stage per mansioni di basso profilo (e/o ripetitive e/o meramente esecutive) e comunque non di concetto, o stabilirne la durata massima a un limite di 2 mesi. Basta con gli stage per commesse, operai, benzinai, baristi!3. Collegare e vincolare il numero massimo di stage (conteggiandoli ovviamente tutti: curriculari ed extracurriculari) attivabili all’interno di imprese private al numero di apprendistati attivi in quella data azienda, in modo da favorire e incentivare l’apprendistato come forma contrattuale privilegiata di inserimento lavorativo.4. Ridurre drasticamente i soggetti abilitati ad agire da soggetti promotori di stage, in modo che essi si riducano a: scuole, università ed enti riconosciuti (abilitati al rilascio di titoli di studio), centri per l’impiego, agenzie per il lavoro. La proliferazione di soggetti promotori rende il fenomeno incontrollabile. Inoltre responsabilizzare i soggetti promotori, attribuendo loro esplicitamente il compito di garantire la qualità formativa dello stage e la coerenza della durata dello stage con le mansioni da apprendere, prevedendo anche la possibilità di sanzionarli, sospendendo temporaneamente la loro autorizzazione a promuovere stage, in caso emerga che hanno promosso stage impropri (sostitutivi di contratti di lavoro).Inoltre, ogni firmatario si impegna a:- Promuovere la realizzazione di un database su base regionale, una “anagrafe degli stage” che registri ogni attivazione, svolgimento ed esito di ogni tirocinio svolto sul territorio (sia curriculare sia extracurriculare) in modo da ottenere un monitoraggio pubblico e trasparente rispetto all’utilizzo di tale strumento- Vigilare su tutti i programmi di stage finanziati dalla propria Regione, anche con i fondi FSE, con l'obiettivo primario di impedire che siano utilizzati come ammortizzatori sociali impropri, e/o per favorire determinate imprese e/o per coprire buchi di organico in enti pubblici fornendo alle une e agli altri stagisti a costo zero.- Richiedere che ogni progetto che preveda l’utilizzo di soldi regionali per pagare indennità agli stagisti sia obbligatoriamente vincolato a che il soggetto ospitante eroghi allo stagista una cifra almeno analoga (secondo il principio 50-50)- Contrastare ogni utilizzo di fondi pubblici in progetti di tirocinio che prevedano una ricompensa monetaria ai soggetti ospitanti per la formazione impartita agli stagisti. Le aziende e gli enti pubblici non devono mai guadagnare dal fatto di ospitare stagisti.- Promuovere l'erogazione di incentivi economici da parte della Regione per la stabilizzazione degli stagisti, con premi in denaro o sgravi per ogni stagista assunto con contratto di lavoro subordinato al termine dell'esperienza formativa- Perorare una riduzione delle durate massime degli stage, con l'obiettivo di arrivare a indicare il massimo di 6 mesi, proroghe comprese, per tutti gli stage: sia quelli “formativi e di orientamento” sia quelli “di inserimento/reinserimento lavorativo”. - Concordare con scuole, università ed enti di formazione del territorio un accordo che assicuri garanzie minime (a cominciare da un'indennità minima di almeno 250 euro al mese) anche agli stagisti curriculari, cioè coloro che svolgono stage durante un percorso di studi (e che dunque restano esclusi dalle leggi regionali sollecitate dalla conferenza Stato-Regioni sui tirocini extracurriculari).- Lavorare per l'istituzione di un tavolo permanente in Regione, che comprenda rappresentanti dei sindacati, delle università, dei centri per l'impiego, degli ispettorati del lavoro, nonché le realtà non istituzionali più rappresentative, per monitorare l'utilizzo dello stage in Regione, focalizzare i settori maggiormente a rischio abuso, orientare le politiche regionali in questo senso.Infine, ogni firmatario si rende disponibile a:- promuovere iniziative, convegni, dibattiti sul proprio territorio sulla tematica dello stage e del lavoro per i giovani- rispondere e aggiornare regolarmente la Repubblica degli Stagisti rispetto al proprio operato nel raggiungimento degli obiettivi.Ovviamente il patto può essere sottoscritto anche da presidenti di Regione, assessori e consiglieri già in carica, sulla base delle medesime condizioni.COSA OFFRE IL PATTO PER LO STAGELa Repubblica degli Stagisti nella sua sezione «Patto per lo stage» offrirà visibilità a tutti quei governatori, consiglieri, o candidati governatori/consiglieri che avranno sottoscritto il documento, valorizzando il loro impegno.CHI HA IDEATO E PROMUOVE IL PATTO PER LO STAGELa testata giornalistica online Repubblica degli Stagisti e il suo direttore, la giornalista Eleonora Voltolina.TRASPARENZAL'elenco dei sottoscrittori del Patto verrà pubblicato e costantemente aggiornato, suddiviso per Regione, sul sito www.repubblicadeglistagisti.itPer informazioni e per sottoscrivere il patto scrivere a:direzione@repubblicadeglistagisti.itSpecificando il proprio nome e cognome, la Regione dove si è candidati e/o già eletti, il partito o lista civica di riferimento

Patto per lo stage: perchè dalle parole si passi ai fatti

«Se sarò eletto, lavorerò per i nostri giovani, l'occupazione giovanile è la mia priorità». Quale candidato non lo dice? Praticamente tutti, di qualsiasi schieramento politico, a ogni tornata elettorale. Ma la promessa è talmente generica che perde il suo significato. E poi chi può dire se sia stata rispettata o no da quelli che, anno dopo anno, sono stati eletti?Ora è tempo di elezioni. Non solo quelle per il Parlamento, dove la preferenza degli elettori non ha valore, perché grazie alla legge "porcellum" si può votare solo il partito, e i candidati alla Camera e al Senato entrano secondo l'ordine delle liste. Ci sono anche due elezioni regionali importantissime, quelle del Lazio e della Lombardia. E in questo caso è possibile scrivere il nome del proprio candidato, decidendo davvero chi entrerà in consiglio e chi diventerà governatore.Peraltro le Regioni hanno una responsabilità enorme in materia di politiche giovanili, dato che a loro spetta la competenza in materia di formazione, e dunque di stage: e in Lombardia vengono attivati 90mila stage all'anno, in Lazio oltre 40mila. E proprio nei prossimi sei mesi saranno chiamate a elaborare nuove leggi regionali ad hoc per i tirocini extracurriculari, come concordato dalla Conferenza Stato-Regioni pochi giorni fa. Per questo la Repubblica degli Stagisti ha deciso di proporre un'azione concreta. Chiamando tutti coloro che dicono di voler attuare politiche pro giovani a dimostrarlo: e poi, in caso di elezione, a provare che alle parole stanno facendo seguire i fatti. Come? La Repubblica degli Stagisti ha elaborato un "patto per lo stage": un documento programmatico che contiene alcuni punti focali per una nuova gestione degli stage a livello regionale. Rimborso spese minimo a 500 euro al mese, divieto di stage per mansioni di basso profilo, riduzione dei soggetti promotori, rilancio dell'apprendistato attraverso una innovativa proporzione tra numero di stagisti e numero di apprendisti. E poi ancora: incentivi alle imprese che assumono con contratto subordinato dopo il tirocinio, anagrafe degli stage, monitoraggio costante dell'utilizzo dei fondi FSE per progetti di tirocinio, in modo che vadano a vantaggio dei giovani e non - come spesso accade - delle aziende o degli enti di formazione.Su tutto questo la Repubblica degli Stagisti chiama uno per uno i candidati a un'azione di responsabilità e di impegno personale. Chi sottoscrive il patto si impegna poi a realizzare le proposte, o quantomeno a provarci.Il patto è pensato, in questo momento di campagna elettorale, prima di tutto per i candidati: la nostra redazione è pronta a ricevere tutte le adesioni, e ovviamente il Patto può essere sottoscritto anche da presidenti di Regione, assessori e consiglieri già in carica, sulla base delle medesime condizioni. E già ci sono sette candidati - sei al consiglio regionale della Lombardia e uno a quello del Lazio - che hanno scelto di sottoscrivere il patto: scoprite chi sono a questa pagina. La speranza che la lista si allunghi: perchè siamo abbastanza stanchi delle parole e delle promesse, e vogliamo che si passi agli impegni concreti e a i fatti.Per saperne di più su questo argomento:- Tutto il Patto punto per punto- Elenco di chi ha sottoscritto il Patto- vedi l'infografica E anche:- La Repubblica degli Stagisti lancia quattro proposte alla Regione Lombardia per regolamentare i tirocini in maniera innovativa- Tirocini extracurriculari, linee guida approvate: le Regioni legiferino entro luglio