Maurizio Del Conte, professore di diritto del lavoro della Bocconi: «L'emendamento ai superstage avrà ricadute negative sulla Calabria»

Di Andrea Curiat - 15 febbraio 2010 In Interviste

Non c’è alcun dubbio che nel caso della Calabria ci sia un vizio iniziale di forma e sostanza, che si sta trascinando nel tempo a prescindere dalla forma che verrà adottata per stabilizzare i  cosiddetti "voucheristi". Lo strumento dello stage è stato impiegato al di fuori della sua finalità e c’è tutta una serie di elementi che ne snaturano l’essenza». Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro presso l’università Bocconi di Milano, commenta così per i lettori della Repubblica degli Stagisti gli ultimi sviluppi della vicenda dei superstage calabresi: un emendamento alla legge di bilancio pensato per favorire la prosecuzione del rapporto lavorativo tra i partecipanti al progetto e gli enti pubblici locali. In pratica gli enti riceverebbero 10mila euro l’anno per ogni ragazzo inserito con contratti a tempo determinato o di altro genere; nel frattempo avrebbero modo di riorganizzare le mappe dell’organico e indire i concorsi per l’assunzione definitiva, aperti a tutti ma pensati per ricalcare perfettamente i profili dei futuri ex stagisti. Costo complessivo dell’operazione, oltre 9 milioni di euro.

Professore, in cosa consiste questo "vizio di forma e di sostanza"?
Anzitutto nella platea di stagisti, gente che in molti casi ha già una sua professionalità e che non va presso l’ente ad acquisire competenze nuove o specifiche, ma semplicemente nella prospettiva di ottenere un posto di lavoro fisso. I tirocini formativi dovrebbero dare una specializzazione ulteriore a giovani laureandi o neolaureati: il Programma voucher, invece, segue un processo opposto di “appiattimento” dei talenti all’interno della pubblica amministrazione, e per di più ha davvero una durata abnorme. In linea di massima, poi, gli stage sono solitamente
retribuiti con indennità di importo contenuto: qui parliamo di mille euro, che in Calabria sono ben più che un rimborso spese.

Chi difende il Programma Stages - poi ribattezzato Programma Voucher - e il successivo emendamento sostiene che serva a creare occupazione in un contesto sociale difficile.
Il programma, alla fine, porterà pure
in Calabria occupazione per 300 persone, ma parte da presupposti sbagliati e avrà un effetto negativo per il territorio. Si andranno a sottrarre dei giovani con curriculum di eccellenza al tessuto produttivo della regione, inserendoli negli enti locali grazie a un intervento dalla logica assistenzialista. Se si arrivasse a delle assunzioni a pioggia, per assorbire gli ex-tirocinanti le pubbliche amministrazioni bloccheranno per chissà quanto tempo la creazione di altri posti di lavoro. Al tempo stesso, il mercato locale del lavoro sarà prosciugato delle sue migliori risorse, che dovrebbero invece competere sulla scena locale e nazionale.

Ritiene che le forme specifiche adottate dall'emendamento possano sanare questa situazione?

Faccio fatica a immaginare un qualsiasi disegno che non sia portatore di questo vizio iniziale, anche attraverso un concorso pubblico. Gli enti locali dovranno creare criteri di selezione che guarda caso vadano a includere proprio queste 300 persone e non altre. Certo, è evidente che si può sempre creare una corsia privilegiata per attribuire un punteggio più alto in graduatoria ai “voucheristi”, e poi costruire un percorso ad hoc che faccia di questo punteggio proprio la base per arrivare all’assunzione. Chi ne resta fuori, però, potrebbe fare ricorso e chiedere alla Regione: “Perché non apri anche a me un percorso di stage di 24 mesi?”.

Andrea Curiat


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