Elezioni regionali alle porte: se qualche candidato se la sente di impegnarsi per i giovani, ecco le proposte della Repubblica degli Stagisti

Di Eleonora Voltolina - 28 febbraio 2010 In Editoriali

Le elezioni regionali si avvicinano e sono tanti i candidati che promettono più attenzione e più interventi per i giovani. Alla Repubblica degli Stagisti piacciono molto le parole ma ancora di più i fatti: ecco quindi un piccolo elenco di cose concrete che i candidati potrebbero impegnarsi a proporre (e si spera anche a realizzare), una volta eletti, per migliorare la vita degli stagisti della loro regione.

1) istituire un database regionale che raccolga tutte le informazioni relative all'attivazione di ogni stage. Il database dovrebbe coordinare il lavoro di uffici stage universitari, centri per l'impiego, scuole di formazione post diploma e post laurea, e tutti gli altri soggetti che fungono da enti promotori.
Dovrebbe essere condiviso con camere di commercio, associazioni datoriali, inps, inail e direzioni provinciali del lavoro per permettere di monitorare in maniera costante il rispetto della normativa (es. il numero di stagisti ospitabili contemporaneamente, correlato al numero di dipendenti a tempo indeterminato di una data azienda). Il database, prevedendo campi specifici su data di inizio e di fine dello stage, data di inizio e di fine dell'eventuale proroga, entità del rimborso spese se presente e/o di altri benefit a favore dello stagista, e - cosa importantissima - esito dello stage, potrebbe anche fungere da osservatorio di fatto dell'universo stage regionale, diventando così lo strumento principale dell'azione di coordinamento e controllo dell'utilizzo dei tirocini.
2) ridurre la durata massima degli stage. Questo è stato già fatto nel 2009 dalla Regione Veneto mediante la legge 3/2009 che prevede che il limite massimo per i laureati e altre categorie da 12 mesi scenda a 9 e per i disabili da 24 mesi si riduca a 18.
3)
introdurre il divieto di accogliere stagisti per quelle aziende che sono in cassa integrazione, in mobilità o hanno effettuato licenziamenti di recente. Questo è stato già fatto nel 2008 dalla Regione Piemonte con la normativa  34/2008, in cui si legge: «Non è ammesso l'utilizzo di tirocini in aziende che abbiano in corso sospensioni di lavoratori in cassa integrazione o che nei sei mesi precedenti abbiano ridotto il personale con licenziamenti, mobilità». La misura, in tempi di crisi economica più urgente che mai, permettebbe di evitare che le imprese senza scrupoli mandino a casa i lavoratori sostituendoli con stagisti, che non hanno diritto nè a stipendio nè a contributi e possono essere lasciati a casa con estrema facilità quando scade il "contratto" (che poi in realtà è una semplice convenzione).
4) prevedere un controllo più capillare dell'operato degli enti promotori,
in special modo quelli accreditati dalla Regione, per verificare che non svolgano solo il ruolo di "passacarte", ma veglino concretamente sulla qualità dei tirocini che promuovono. Stabilire dei parametri minimi di qualità del servizio di promozione stage, sotto i quali l'ente perde l'autorizzazione a svolgere questo ruolo. Prevedere che, in caso di contenziosi in Tribunale, un ente promotore sia responsabile tanto quanto l'ente ospitante che ha trattato in maniera incongrua lo stagista. Responsabilizzare, insomma, gli enti promotori!
5) elaborare sgravi fiscali e contributivi per quelle aziende che assumono la persona al termine dello stage, sul modello di ciò che prevede la normativa sull'apprendistato. Incentivare cioè le imprese ad assumere nuovi talenti aumentandone la convenienza: il tasto giusto per far leva su imprenditori e direttori del personale è spesso quello del portafogli. Lo sgravio va sempre preferito al premio in denaro perchè non comporta un esborso da parte delle casse pubbliche.
6) prevedere che ogni contributo regionale a iniziative di formazione e in particolare di stage e tirocini non consista nella distribuzione di fondi a pioggia, ma sia modulato in base all'efficacia di queste iniziative. L'efficacia nel caso degli stage si può calcolare attraverso il dato degli "esiti positivi", cioè delle assunzioni al termine del percorso. Nella stessa ottica, prevedere che laddove la Regione interviene fornendo un rimborso spese - borsa studio / lavoro - dote formativa a un cittadino che fa uno stage, pretenda che una cifra almeno equivalente sia erogata a quello stesso cittadino dal soggetto (ente pubblico o azienda privata) c
he lo ospita in stage.

Il guanto di sfida è lanciato: ora si tratta di vedere chi avrà il coraggio (e la volontà) di raccoglierlo. La Repubblica degli Stagisti veglierà sulle promesse, andando a verificare che vengano mantenute, e offrirà tutta la collaborazione possibile a chi, da destra a sinistra, vorrà impegnarsi su qualcuno di questi punti.

Eleonora Voltolina

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- 500 euro al mese, no grazie: ministro Brunetta, i giovani italiani vogliono opportunità non carità
- La proposta della Repubblica degli Stagisti al ministro Sacconi: imporre a chi sfrutta gli stagisti di fare un contratto di apprendistato
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