Un welfare e una pensione dignitosa anche per i freelance, i tre punti della «Proposta decente» di Acta

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 28 Giu 2015 in Notizie

Può capitare in Italia, se si lavora come freelance, di subire un intervento chirurgico – anche importante e dover tornare al lavoro subito dopo. Perché non si hanno tutele e il rischio è di perdere clienti, e dunque fatturato. È successo ad esempio a Federica De Pasquale, vicepresidente di Confassociazioni, che ha raccontato la sua esperienza all'evento che Acta, associazione consulenti del terziario, ha organizzato pochi giorni fa a Roma per presentare un nuovo modello di welfare per lavoratori autonomi. Quello della De Pasquale non è un caso isolato: in Italia, come spiega Acta sul suo sito, un lavoratore su quattro non ha un contratto di lavoro dipendente, ed è quindi un professionista indipendente (negli Usa lo è uno su cinque).

Acta
, da anni attiva sul fronte della tutela dei freelance  ha dunque focalizzato i problemi principali del welfare dei "non dipendenti" e ha elaborato una sua 'proposta decente' su tre punti, illustrati all'incontro dalla presidente Anna Soru. Il primo è proprio la tutela della malattia. Per quelle «gravi e di lunga durata si chiede l'ampliamento del periodo di tutela oltre gli attuali 61 giorni; un'indennità pari all'80% del reddito per malattia ospedalizzata e al 30% per quella domiciliare e copertura di tali periodi con contributi figurativi; la possibilità di sospendere le quote Inps e Irpef che saranno poi dilazionati a partire dalla ripresa dell'attività lavorativa e l'esclusione degli studi di settore».

Il secondo punto è una equa contribuzione pensionistica: il riferimento è all'aliquota che deve versare chi versa alla Gestione separata dell'Inps, la cassa destinata appunto ai freelance senza ordine professionale 
e quindi cassa di previdenza  specifico. La soglia è oggi al 27% «ma è destinata a aumentare fino a arrivare al 33%», come ha confermato anche Stefano Fassina, viceministro dell'Economia all'epoca del governo Letta e nei giorni scorsi uscito polemicamente dal Pd, in contrasto con le scelte di Renzi sopratutto in materia di lavoro e di scuola. Al dibattito ha sottolineato che «se fino all'annno scorso si è riusciti a bloccarla, a fine anno tornerà a salire», facendo commettere al governo «l'errore culturale di giustapporre il lavoro dipendente a quello autonomo». L'aliquota di riferimento sarà infatti la stessa per le due categorie se l'aumento - come prospettato - ci sarà.

Acta propone invece di sospenderlo e di
«equiparare la contribuzione dei freelance a quella degli altri autonomi che è il 24%», con l'obiettivo di «prendere come riferimento la riforma delle pensioni del 2011 per artigiani e commercianti». Una proposta che raccoglie anche sostenitori inaspettati: Antonello Crudo, direttore centrale pensioni con funzioni vicarie del direttore generale presso l'Inps, intervenendo al dibattito ha ammesso che l'abbassamento dell'aliquota sarebbe sostenibile. Spingendosi ad affermare che l'innalzamento delle soglie contributive «fa diventare il contributo un tributo: oggi non è più un investimento sulla futura pensione, ma risponde all'esigenza delle coperture dei costi del momento». Ovvero: con i contributi dei lavoratori di oggi si pagano le pensioni di oggi, spesso generose ma altrettanto spesso non sorrette da una contribuzione proporzionata e sufficiente; e per le pensioni di domani, chissà.

La terza proposta di Acta, strettamente legata alla seconda, si focalizza sulla necessità di prevedere un'equa pensione per tutti. «La riforma della previdenza italiana verso il sistema contributivo introdotta dalla legge 335 del 1995 ha cambiato drasticamente le prospettive pensionistiche: moltissimi non arriveranno a percepire una pensione decente, adeguata a garantire la sopravvivenza in vecchiaia». Con il paradosso, anzi, per cui con il sistema attuale per molti sarebbe addirittura più conveniente non lavorare, oggi, visto che un freelance che lavorasse tutta la vita con retribuzioni (e quindi contributi) non alti, alla fine 
si ritroverebbe a «percepire una pensione intorno ai 600 euro al mese, pur avendo lavorato e versato contributi tutta la vita». La stessa cifra a cui ammonta la pensione sociale, che viene garantita a partire da una certa età anche a coloro che non hanno mai lavorato, come rileva una esponente di un'associazione di autonomi. La riforma ha infatti colpito soprattutto autonomi e parasubordinati, «i primi a essere catapultati nel sistema contributivo puro».

L'attenzione della politica è invece tutta sui pensionati del sistema retributivo, come dimostrano i provvedimenti su «esodati, flessibilizzazione dell'età di pensionamento, recentissimo bonus pensioni a seguito della sentenza della Corte dei conti». Per gli altri solo rinvii a data da destinarsi. La proposta di Acta è quindi di intervenire su tre direzioni: «rivedere le modalità di valutazione del montante pensionistico, rendendolo premiante; in secondo luogo introdurre una pensione minima, equiparata all'assegno sociale, come in Svezia, con la copertura della fiscalità generale, per chi raggiunge un numero minimo di anni di versamento, con l'aggiunta di una parte variabile calcolata con il contributivo», a cui lo stesso Crudo ha alluso auspicando per il futuro un avvicinamento verso il sistema anglosassone, composto appunto da due tronconi. Terzo cardine, «una maggiore incentivazione alla previdenza complementare».

Chiara Gribaudo del Partito Democratico
e Tiziana Ciprini del Movimento Cinque Stelle, entrambe under 40 ed entrambe in Commissione lavoro alla Camera, erano presenti all'evento di Acta e su questi temi promettono battaglia in Parlamento. «Dopo i decreti delegati del Jobs Act sarà la volta dei lavoratori autonomi» assicura la Gribaudo. Primo passo, il «blocco delle aliquote e le tutele per la malattia». Del resto al Festival del Lavoro di Palermo, che si è chiuso ieri, il professor Maurizio Del Conte, consigliere di Renzi in materia di lavoro, ha annunciato che, a margine del JobsAct, il governo presenterà un decreto di riordino del lavoro autonomo ad agosto. I freelance restano in attesa, tenendo alta l'attenzione, affinché le promesse non restino solo parole.

Ilaria Mariotti 

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