Finita medicina, che specializzazione scegliere? Ecco i settori con le maggiori chance occupazionali

Cinquantasei scuole di specialità: tante sono le possibilità che si aprono oggi al termine del corso di studi di un laureato in medicina. Per il quale, più che una scelta opzionale, il post laurea si configura ormai come una tappa formativa pressoché obbligata per poter lavorare all'interno del sistema sanitario nazionale.
Scegliere la specializzazione giusta è quindi uno dei momenti cruciali per il futuro medico: tenuto conto anche della durata dei corsi - lunghi di norma 5 anni e addirittura 6 per alcune specialità dell'area chirurgica - e dell'impegno richiesto per superare l'esame di accesso alle scuole aggiudicandosi una delle ambite borse di studio messe annualmente a concorso dallo Stato. 
Vocazione a parte, proviamo allora a capire come orientarsi tra questo ampio ventaglio di specialità, a partire da quelle che nei prossimi anni faranno registrare le maggiori carenze di professionisti. 
Secondo i dati raccolti dall'associazione dei medici dirigenti Anaao Giovani, le aree coinvolte saranno soprattutto quelle della medicina interna, della geriatria, la cardiologia e la pediatria; ma anche la chirurgia generale, la ginecologia ed ostetricia, l'ortopedia, l'otorinolaringoiatria e l'urologia. Per quanto riguarda poi l'area dei servizi clinici, i maggiori spazi dovrebbero aprirsi per anestesia e rianimazione e per radiologia diagnostica.
«Queste specialità sono quelle che risentono maggiormente del trend anagrafico» spiega Domenico Montemurro, consigliere nazionale di Anaao Giovani [nella foto di sinistra], «è qui che si concentra infatti un blocco di professionisti tra i cinquanta e i sessant'anni che, al momento della loro uscita dal lavoro, lasceranno la maggiore carenza di personale». 
Se puntare su una di queste specialità costituisce una scelta di buon senso in termini occupazionali, bisogna comunque tener presente che neppure il settore medico offre più le certezze di un tempo: né in termini di contratti e neppure di retribuzione. «Non c'è una specialità che offra garanzie in tal senso. Attualmente le regioni faticano ad assumere anche i medici delle specialità più richieste. Si pensi che una volta terminata la specializzazione si aspetta mediamente due anni per ottenere un contratto, che nella maggioranza dei casi è a tempo determinato, ma che può essere anche una collaborazione a progetto o libero professionale», spiega ancora Montemurro. Per quanto riguarda poi la retribuzione, sempre l'Anaao rileva che, nella fascia d'età compresa tra 33 e 40 anni, un professionista percepisce un reddito medio tra i 40 e 50mila euro lordi all'anno: non poco in termini assoluti, ma neanche tanto considerata la durata del periodo formativo e i numerosi ostacoli che deve comunque essere disposto ad affrontare chi decide di intraprendere questo percorso.
Si parte dal test di ammissione alla facoltà, che nel 2013 è stato superato in media da un candidato su otto, ai sei lunghi anni del corso di studi, al termine dei quali - secondo quanto rilevato dall'ultima indagine del consorzio Almalaurea - gli aspiranti medici hanno già, in media, poco meno di 27 anni. Bisogna poi superare l'esame di stato abilitante all'esercizio della professione; dopodiché si potrebbe teoricamente iniziare a lavorare: ma non nel sistema sanitario nazionale, dove per partecipare ai concorsi è richiesto il requisito della specializzazione. E anche per diventare medico base è necessaria una preparazione specifica, che si ottiene mediante un corso di medicina generale, anche questo a numero chiuso e di durata triennale. «In poche parole se dopo la laurea non hai un corso di medicina generale o di specialità, puoi fare soltanto guardie mediche, sostituzioni di medicina generale e poco altro» sintetizza il rappresentante di Anaao. Si capisce così tutta l'importanza che per gli aspiranti medici in formazione riveste la questione dei posti messi a concorso ogni anno per le varie specialità e finanziati con una borsa di studio: questa sì decisamente sostanziosa  - considerato soprattutto  il panorama dei tirocini e dei praticantati professionalizzanti italiani -  che si aggira mediamente sui 1.750 euro netti per le varie specialità e circa 1000 euro per la scuola di medicina generale.
«Quella che si sta venendo a creare è una situazione abbastanza critica», denuncia Stefano Guicciardi, presidente del Segretariato italiano degli studenti di medicina (Sism).
«Ogni anno infatti il numero dei laureati che si abilitano è molto superiore a quello di coloro che riescono ad accedere ad una scuola di specializzazione con un contratto formativo. Negli anni si sta così formando un bacino di medici di fatto esclusi dal circuito della formazione specialistica, per i quali si pongono notevoli problemi dal punto di vista occupazionale». A molti di loro non resta altra scelta che affrontare la specializzazione in forma gratuita, o meglio autofinanziarsi per tutta la durata della formazione. Rispetto al 2012/2013, quando le borse statali erano 4.500, per l'anno corrente il numero è anzi sceso di circa mille unità (a cui si devono aggiungere circa 900 posti per il corso di medicina generale). «E se non ci fossero state le proteste di alcune associazioni studentesche, le borse di studio sarebbero oggi non 3.500 ma 2.800, a fronte di circa 7.500-8.000 aspiranti specializzandi che ogni anno partecipano all'esame», sottolinea il presidente del Sism in riferimento alla vicenda del drastico taglio inizialmente imposto dalla legge di stabilità ai finanziamenti destinati proprio ai contratti formativi degli specializzandi per il 2014.
L'anno appena iniziato riserva comunque anche alcune positive novità sul fronte specializzazioni: in primo luogo per quanto riguarda la modalità di accesso alle scuole che, per la prima volta, avverrà sulla base di una graduatoria nazionale. Ci sarà in pratica una prova unificata, costituita da una parte di quesiti di medicina generale e poi da una serie di domande relative alle singole specialità; una volta pubblicata la graduatoria finale sarà lo specializzando a scegliere a quale scuola iscriversi, allontanando così le pesanti ombre di favoritismi da parte dei singoli atenei più volte denunciate dai partecipanti ai concorsi. Ma entro la fine del prossimo marzo, si attende soprattutto un decreto del Miur con il quale si promette di approntare un riordino complessivo delle specializzazioni di area sanitaria, riorganizzando e razionalizzando le tipologie di corso e la durata dei periodi formativi.

Ilaria Costantini


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