Non solo Mae-Crui, stage in ambasciata anche per 15 aspiranti diplomatici della Sioi: ma il rimborso è di 150 euro al mese

Ilaria Mariotti

Ilaria Mariotti

Scritto il 16 Lug 2015 in Notizie

Uno stage a Baghdad, in piena estate, a 150 euro al mese, mentre si studia per preparare il concorso per diplomatici. Per chi aspira a una carriera in ambasciata sarà (di nuovo) possibile da quest'anno fare uno tirocinio presso le rappresentanze del ministero degli Esteri nel mondo grazie a un'intesa siglata dalla Farnesina con la Sioi, la Società italiana per l'organizzazione internazionale, «ente morale sottoposto alla vigilanza del ministero degli Esteri, che ha come finalità istituzionale la formazione e la ricerca sui temi della organizzazione e cooperazione internazionale», presieduto oggi dal'ex ministro Franco Frattini. La Sioi organizza ogni anno una serie di master di formazione per carriere di stampo internazionale. Tra tutti spicca quello per diplomatici, attivo da ben cinquant'anni: nove mesi all'anno full time per due classi da circa 50 persone ciascuno (i candidati sono circa 150 a tornata).

La notizia del ripristino degli stage Mae-Sioi in ambasciata è uscita ovviamente un po' in sordina rispetto a quella della riattivazione del Mae-Crui (riveduto e corretto in "Maeci-Crui"), per il quale le selezioni si sono chiuse proprio lunedì scorso registrando un numero di candidati enorme, 1774.

Ma le condizioni offerte agli stagisti Mae-Sioi destano qualche perplessità. Questi stage sono riservati a chi sta frequentando il master del Sioi: «La possibilità esisteva anche in passato.
Avevamo una stretta collaborazione con il Mae: loro ci chiedevano, noi mandavamo, senza però mai superare il numero di una ventina di stagisti all'anno», spiega alla Repubblica degli Stagisti la direttrice della scuola Sara Cavelli [nella foto]: «Il programma di stage è stato interrotto a causa della nuova normativa sugli stage», quella del 2012, che aveva introdotto il principio dell'obbligo di rimborso spese poi concretizzato attraverso le linee guida concordate in sede di Conferenza Stato-Regioni all'inizio del 2013. Del resto, la stessa sorte era toccata anche ai famosi Mae-Crui oggi redivivi.

La soluzione che si è trovata a partire da quest'anno per il Sioi è quella di attivare
15 stage, prevedendo per ciascuno di essi una indennità di 150 euro mensili. Un totale di 450 euro, che moltiplicato per il numero di stagisti ammessi fa 6.750 euro di stanziamento complessivo. Vero è che «tecnicamente si tratta di tirocini curriculari, perché svolti all'interno di un percorso formativo, e dunque non scatta per legge l'obbligo di rimborso spese» si giustifica la Cavelli: «Potrebbero essere a titolo gratuito senza andare incontro a nessuna violazione di legge». Così come anche i Maeci-Crui, del resto.


Difficile però non ammettere che si tratta di un rimborso davvero esiguo, 
che non basterà agli aspiranti diplomatici quasi neppure per coprire le sole spese di viaggio. Un volo di andata e ritorno per una delle destinazioni indicate non costa infatti meno di 200 euro, e questo considerando il Roma-Madrid, ma per Bagdad o altre destinazioni più "esotiche" il costo può lievitare anche a 600 euro. 

Sorprende che non sia riuscito a fare di meglio un ente che può contare su risorse sostanziose,
come ha certificato la Corte dei conti nel 2010, in un documento in cui attesta che «le risorse finanziarie della Sioi sono costituite da
contributi dello Stato, delle regioni e di enti locali, quote dei soci, rendite derivanti dal proprio patrimonio, contributi di enti sostenitori e da convenzioni con altri enti (corsi di preparazione al concorso per la carriera diplomatica), proventi derivanti dalle attività svolte». Tanto che solo in quell'anno poteva contare su entrate pari a 1 milione e 500mila euro, di cui una buona fetta a carico degli studenti. La retta di iscrizione al master per diplomatici, per fare un esempio, ammonta a 5.500 euro: la direttrice assicura che esistono anche borse di studio a copertura totale - ma non specifica quante, né se vengano assegnate tutti gli anni o no, e sul sito ufficiale non si trovano informazioni in merito.

In pratica la Sioi dal solo master per diplomatici guadagna ogni anno almeno 500mila euro: è come se per gli stagisti mettesse sul piatto poco più di una delle quote di iscrizione, a fronte di un introito, derivante dalle sole rette a carico degli iscritti, che ammonta a quasi cento volte tanto.

In più, i corsisti-stagisti inviati nelle sedi straniere non sono semplici studenti prossimi alla laurea, ma persone già laureate e spesso molto qualificate che per entrare al master hanno sostenuto un duro esame di accesso «con prove di diritto internazionale, economia, storia delle relazioni internazionali oltre alla conoscenza della lingua inglese e di un'altra lingua», come conferma alla Repubblica degli Stagisti la direttrice: «Senza quelle competenze non potrebbero mai passare il concorso finale».

Eppure, in piena estate, in sedi spesso disagiate come Algeri, Bagdad, Pristina, Riad o Tbilisi, questi giovani aspiranti ambasciatori dovranno cavarsela con appena 150 euro al mese. A fianco di 'colleghi' che invece percepiscono indennità d'oro, come di norma per chi è assunto dalla Farnesina. «Avranno comunque l'alloggio garantito» assicura la Cavelli: «Dodici sedi hanno dato il loro assenso e alcune di queste ospiteranno più di uno stagista» perché nessuno rimanga fuori.

Come
si legge nel comunicato di lancio dell'iniziativa, «l’intesa segue quella già conclusa tra Maeci, Miur e Fondazione Crui l’11 giugno, che offre la stessa opportunità agli studenti delle università italiane che aderiranno all’iniziativa». Gli aspiranti diplomatici della Sioi hanno subìto una selezione prima di partire. Una conferma che si aggiudica uno di questi prestigiosi stage solo chi davvero se lo merita: «I candidati erano 30, ne abbiamo scelti la metà in base ai titoli», fa sapere la Cavelli. A fare la valige saranno insomma i più brillanti della scuola che, per tre mesi, si troveranno in zone di crisi a mettere a frutto tutte le loro competenze. Con il lauto contributo di 150 euro al mese. E la domanda resta sempre la stessa: ma ai suoi giovani migliori, l'Italia non è davvero capace di offrire opportunità a condizioni migliori?

Ilaria Mariotti 

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