Grazie, le faremo sapere: come si fa un colloquio di lavoro, manuale pratico per aspiranti consulenti

Consulenza: è una delle parole più utilizzate nel mercato del lavoro 2.0. Ma chi sarebbe veramente capace di definire le mansioni di un consulente, o spiegare di cosa si occupa? Non molti inoltre sanno che esistono molte specializzazioni e che sono richieste diverse competenze e profili all'interno di questo settore, in continua espansione e sempre più attraente per i neolaureati in cerca di occupazione. A fare chiarezza sul mondo della consulenza ci ha pensato Andrea Iovene con un manuale pratico intitolato Grazie... Le faremo sapere sottotitolo: «Come affrontare i colloqui di selezione nelle società di consulenza» (FrancoAngeli, collana Trend, 240 pagine).

stage lavoroPerché oggi molti giovani aspirano a diventare consulenti? Una prima ragione potrebbe essere economica. «Molti recruiter sono concordi nell'affermare che la Ral (retribuzione media annua lorda) di inizio percorso è pari a 25-27 mila euro lordi. Non è escluso che alcune aziende preferiscano iniziare anche con uno stage di massimo sei mesi con un rimborso spese variabile tra 1000 e 1800 euro al mese»: cifre molto più alte della media degli altri settori. Ma c'è altro: «Pur esistendo molte differenze tra le varie tipologie - i grandi rami  sono quelli della consulenza strategica, operativa, finanziaria e legata al mondo dell'Information Technology - la professione del consulente è molto stimolante per i giovani laureati» scrive Iovene: «È sicuramente impegnativa ma permette una crescita professionale a 360 gradi, che aiuta a sviluppare molteplici abilità. Il mondo della consulenza, in continua evoluzione, rappresenta un ottimo punto di partenza per iniziare a lavorare.Inoltre, in controtendenza ripsetto a molti altri settori e all'intero mercato del lavoro, in questi ultimi anni sono aumentate le richieste di neolaureati».

L'intento dell'autore, ex dipendente di una società di consulenza finanziaria e oggi responsabile dell'ufficio job placement dell'Ipe (Istituto per ricerche ed attività educative), è quello di fornire un valido strumento di preparazione ai colloqui con le aziende del settore, attraverso esempi pratici, test e l'esposizione di una serie case interview sperimentati proprio dai selezionatori di alcune grandi società di consulenza tra cui anche EY [che fa parte delle aziende dell'RdS network, ndr]. Non solo: Grazie... Le faremo sapere contiene una serie di suggerimenti utili per affrontare al meglio ogni fase della valutazione: come sottolineato nel saggio Le risorse umane di Massimiliano Nicoli, pubblicato pochi mesi fa da Ediesse, il compito dei recruiter è quello di andare oltre le mere competenze professionali. Non mancano quindi indicazioni sul dress code, sul linguaggio del corpo, ma anche consigli in caso d'intervista telefonica o via skype, utili non solo per gli aspiranti consulenti  ma per chiunque si trovi ad affrontare una selezione. «recruiter sono molto attenti e non possono permettersi il lusso di sbagliare la scelta del candidato» scrive Iovene: «per questo motivo i colloqui sono sempre più difficili, ci si trova di fronte a test, prove di gruppo, discussioni di business case: a volte risultano strani, ma invece servono proprio per testare alcune soft skills quali problem solving, team working e comunication abilities».

Dunque una divulgazione di natura pratica, finalizzata anche allo scambio di opinioni coi lettori, invitati ad approfondire il tema sul blog colloquiolavoro gestito dallo stesso Iovene: «Lo scopo principale di questo libro è di aiutare i giovani laureati ad essere più consapevoli e pronti per un colloquio di lavoro con aziende, banche, società di consulenza e così via» dice l'autore alla Repubblica degli Stagisti: «Troppo spesso si va con poca convinzione, poco preparati sulle prove da sostenere e, come a volte dicono alcuni, “per provare”. Ho cercato di spiegare perchè questi non sono gli atteggiamenti giusti e allo stesso tempo perchè i giovani preparati che si affacciano al mondo dle lavoro non dovrebbero provare eccessiva preoccupazione. L'obiettivo che mi pongo, potrei dire insieme al candidato che legge il manuale, è che ogni colloquio si concluda con un'offerta di lavoro».

Per questo motivo Iovene non tralascia nessuno dei passaggi delle selezioni: il testo suggerisce risposte a domande che, per quanto banali e ripetitive, riescono a mettere in difficoltà la maggior parte dei candidati durante i colloqui. Una su tutte: «Dove vede se stesso tra cinque anni»? Grazie... Le faremo sapere spiega che il senso della domanda sta nel «sondare quali siano le reali aspettative, ambizioni e prospettive del candidato. In particolar modo, l’intervistatore cerca di comprendere come venga vissuta dal candidato l’opportunità che gli si sta dando e se quest’ultimo la veda solo come uno step momentaneo del proprio percorso». Spunti per costruire una valida risposta?  Per esempio, «A mio parere tutto dipenderà dal mio rendimento professionale e dalle opportunità di crescita che mi verranno offerte. In ogni caso spero di potermi mettere alla prova e di poter crescere personalmente e professionalmente».

Ma c'è spazio anche per l'ironia: il manuale si conclude con divertenti aneddoti sui consulenti e l'autore risponde con una battuta all'ultima domanda che gli viene posta: «Oltre alla lettura del libro, che cosa consiglierebbe a chi cerca lavoro?» «La ricerca del lavoro è già un lavoro! L’attenzione e la professionalità con cui si cerca impiego devono essere molto alte perché la concorrenza è notevole. Il libro raccoglie anche molti consigli su errori da non ripetere compiuti in passato, anche dagli allievi dei nostri master». Iovene coordina infatti i quattro master dell'Istituto Ipe - il master in Finanza Avanzata e Risk Management, quello in Bilancio e Controllo di Gestione, quello in Project Management e quello in Shipping e Logistica - che rappresentano una eccellenza formativa del territorio campano, una delle poche che riesce ad attirare studenti dal nord Italia (mentre di solito il percorso è irrimediabilemente inverso) e ad assicurare percentuali di placement molto alte. «Scherzi a parte, non mi stancherò mai di ripetere che un colloquio di lavoro richiede molta, molta preparazione e una cura estrema di tutti i dettagli: abbigliamento, stretta di mano, il linguaggio non verbale» chiude Iovene: «Inoltre le singole prove - test, prove di gruppo, case interview, e così via - richiedono una preparazione specifica, a volte duratura, spesso viene sottovalutata dai candidati. Infine la motivazione, l’umiltà e la conoscenza approfondita dell’azienda faranno sicuramente la differenza».

Silvia Colangeli


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