«La mia unica esperienza di stage? In EY, e... ottima!»

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 30 Apr 2019 in Storie

Apprendistato buone opportunità Gruppo EY storie di stage

Per raccontare «dal di dentro» l'iniziativa Bollino OK Stage, attraverso cui la Repubblica degli Stagisti incentiva le imprese a garantire ai giovani percorsi "protetti" e di qualità secondo i principi della Carta dei diritti dello stagista, la redazione raccoglie le testimonianze degli ex stagisti delle aziende che hanno aderito all'RdS network. Di seguito quella di Lia Malandrucco, 25 anni, oggi con un contratto di apprendistato in EY

Sono nata in un paese della provincia di Frosinone, Alatri, e dopo il liceo classico mi sono trasferita a Milano, dove nel 2012 mi sono iscritta alla facoltà di Ingegneria gestionale al Politecnico. Una decisione presa dopo varie riflessioni sugli
sbocchi lavorativi e le mie inclinazioni personali, che mi hanno portato a scegliere prima un percorso da ingegnere gestionale e poi l’università che meglio di tutte mi potesse offrire alta qualità della didattica, discreti sbocchi professionali e buona qualità della vita.

I primi tempi sono stati duri: non conoscevo nessuno nella nuova città e affrontavo un percorso scientifico e una realtà così diversi da quelli che fino a quel momento avevo vissuto. Col passare dei mesi, però, ho cominciato a crearmi una rete di amicizie e a ingranare con lo studio, laureandomi in tempo, nel settembre 2017, e con successo: 110 e lode! Durante la laurea triennale ho seguito un percorso molto tradizionale mentre nella magistrale ho scelto l’indirizzo Advanced Manufacturing, durante il quale ho approfondito temi industriali più specifici, come la gestione e la pianificazione della produzione, alcune tecniche di manufacturing industriale o statistica applicata alla produzione.

Nei cinque anni universitari ho vissuto in un appartamento nel quartiere del Politecnico, Bovisa, in un palazzo di quattro piani abitato solo da studenti. Non ricordo eventi universitari che abbiano particolarmente favorito la socializzazione specie tra fuorisede, ma abitando in un palazzo solo di studenti ho creato un forte network di amicizie in cui il senso di aggregazione e comunità venivano da sé. Pagavo circa 600 euro di affitto, che sarebbero stati insostenibili senza l’appoggio fondamentale dei miei genitori.

Non ho fatto l’Erasmus per proseguire lo studio in maniera lineare, ma non ho rinunciato a esperienze estive all’estero. Per esempio nel 2014 ho fatto una vacanza studio a Brighton, dove ho frequentato un corso di inglese. Una scelta fatta soprattutto in vista dell’esame di certificazione obbligatorio per iscrivermi alla magistrale, in cui i corsi erano in lingua. Ho organizzato il viaggio da sola, sulla base di consigli di conoscenti. Così una volta scelta la scuola, per un costo totale di circa 1.600 euro, sono stata ospitata da una famiglia per tutta la durata del periodo di studio. È stata un’esperienza molto interessante sia per esercitare l’inglese sia per i legami e le amicizie che ho costruito.

Prima di EY avevo solo svolto un progetto-laboratorio in azienda, previsto obbligatoriamente nel mio piano di studi, nell’ambito manufacturing e ingegneria industriale. Tra varie alternative proposte dall’università, ho scelto di svolgerlo in Cosberg, una piccola media impresa che opera nel settore dell’automazione industriale, con sede a Terno d’Isola. Il progetto è partito nel febbraio 2017 e si è concluso a luglio: eravamo un gruppo internazionale di cinque studenti di ingegneria gestionale al Politecnico, ma non era previsto alcun rimborso spese. Si è trattato di un progetto molto tecnico, nell’ambito della gestione della produzione, in cui ho avuto la possibilità di mettere in pratica gli insegnamenti universitari.


Alcuni mesi dopo la laurea, nel febbraio 2018, nel pieno delle ricerche lavorative in cui mi
ero dedicata sono stata contattata da un recruiter di EY, tramite Linkedin. Ero molto orientata all’ambiente industriale e ho svolto parecchi colloqui in grandi aziende manufatturiere italiane. Ma non volevo precludermi alcuna opportunità e ho deciso di effettuare lo stesso il colloquio per entrare nel team nell’area supply chain e operations che il recruiter mi ha proposto. L’iter è stato molto lineare e veloce: in un solo giorno ho svolto tutti i colloqui richiesti, case study di gruppo, individuale con recruiter e poi con un manager e dopo solo una settimana mi hanno comunicato l’esito positivo. Passato un mese dal colloquio, a marzo, ho iniziato il mio stage in EY.

Il tirocinio che mi hanno offerto era di sei mesi con un rimborso spese di 850 euro più buoni pasto giornalieri da sette euro. Sono stata assegnata a diversi progetti e gruppi di lavoro seguendone alcuni anche fuori Milano. Ricordo ancora il mio primo giorno di stage: sono stata assegnata a una “buddy”, una collega che mi ha introdotto il mondo di EY e mi ha presentato a tutto il gruppo di lavoro. È stato molto utile avere una figura di riferimento informale, che mi potesse guidare negli aspetti più pratici del lavoro e presentare i colleghi e i senior manager con cui mi sarei trovata a lavorare in seguito. Per questo ho vissuto in maniera molto positiva i primi giorni di stage. Certo, era tutto nuovo, ma le persone con cui mi relazionavo sono state tutte molto disponibili e gentili.

Finito lo stage mi è stato proposto un contratto di apprendistato di due anni con una Ral di circa 26mila euro, come nello standard della maggior parte degli stagisti assunti in EY. Non è stata una sorpresa: già verso la fine del tirocinio mi era stato annunciato.

Oggi all’interno di EY faccio parte del team di supply chain & operations, nella service line di advisory, la sezione consulenziale dell’azienda. Le mie mansioni quotidiane sono molto diversificate e si adattano a seconda del progetto e del team in cui mi trovo. Per ora si tratta di attività a bassa responsabilità: preparare presentazioni, supportare il team nelle interviste e negli incontri, fare sopralluoghi nelle sedi dei clienti. Spesso, infatti, lavoro presso gli uffici del cliente e non nella sede di Milano. Sono stata varie volte anche in trasferta, per esempio a Bologna e Brescia. In questo caso EY mi rimborsa tutte le spese che sostengo: trasporti, hotel e pasti. Visto il mio continuo cambio azienda e città è difficile descrivere una “giornata tipo”: potrei lavorare tutto il tempo a un file excel o a una presentazione o passare il giorno tra mille riunioni con il cliente. Nel mio lavoro non ci sono attività routinarie fisse, perché sono dettate dalle esigenze del team e del progetto in corso.

È proprio questa caratteristica che mi ha portato a sviluppare un forte senso di adattamento e a lavorare sulle capacità relazionali nel settore della consulenza: si impara molto in fretta e si hanno diverse opportunità di crescita professionale, creazione di network e acquisizione di competenze. Sono ancora all’inizio del mio percorso lavorativo, ma in un anno mi sono già ritrovata di fronte a diverse situazioni e realtà, in cui ho cercato di imparare dagli altri a gestire le diverse complessità. Mi piacerebbe continuare su questo binario, ma ammetto che in futuro non so se proseguirò con la carriera in azienda o in consulenza. Quest’ultima mi affascina molto, soprattutto considerando i profili senior con cui lavoro e che rappresentano per me modelli di successo.

La mia esperienza di stage in EY è stata ottima: avevo un rimborso spese che soddisfaceva le mie aspettative, mentre so che l’entità del compenso è il vero problema di gran parte dei tirocini, e non mi è stata negata nessuna possibilità progettuale. L’unico aspetto negativo era non avere un cellulare aziendale, visto che ero stagista, con la conseguenza di dover diffondere il mio numero personale a colleghi e clienti!

Della Carta dei diritti dello stagista promossa dalla Repubblica degli Stagisti penso sia molto interessante l’attenzione per la cura e formazione dei tirocinanti: in alcune situazioni sono chiamati a svolgere solo attività molto operative e a basso valore e non considerate risorse su cui investire. Un consiglio a chi si affaccia al mondo del lavoro? Non avere paura di buttarsi, ma mettersi in gioco anche se si è fuori dalla propria comfort zone.

Testimonianza raccolta da Marianna Lepore

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