L'avvocato Gianfranco Garancini: «Chi falsifica la documentazione pur di entrare nell'albo dei giornalisti pubblicisti commette reati penali»

Di Andrea Curiat - 27 aprile 2010 In Interviste

Quali sono le conseguenze per chi falsifica i documenti fiscali necessari all'iscrizione nell'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei giornalisti? Gianfranco Garancini, avvocato con lunga esperienza in materia di diritto giornalistico, lo spiega così ai lettori della Repubblica degli Stagisti: «Un atto del genere costituisce truffa e falso ideologico a un ente pubblico, ai sensi degli articoli 640 e seguenti e 479 e seguenti del codice penale».

Avvocato, come devono procedere gli Ordini che riscontrino i casi di "falsi pubblicisti"? 

Oggi il reato di truffa è perseguibile dietro querela di parte. Gli Ordini, in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di fare esposto in tal senso.

A quali conseguenze vanno incontro i ragazzi che si prestano a falsificazioni? 

Gli aspiranti giornalisti sono correi e, in quanto tali, teoricamente vanno incontro a pene di tipo economico e detentivo. In pratica, poi, è difficile che si vada in prigione per reati del genere, ma si può arrivare a sanzioni pecuniarie molto elevate, a seconda della quantificazione operata dal giudice. Senza contare il fatto che la domanda da pubblicisti è destinata ad essere respinta e, così, l’aspirante giornalista vedrà vanificarsi due anni di lavoro non riconosciuto.

E le testate giornalistiche? 

Per le testate è molto peggio, perché traggono un interesse economico diretto, immediato e talvolta decisivo dallo sfruttamento dei ragazzi. Commettono un complesso di reati che può includere truffa ed evasione fiscale, per non parlare della gravità di un simile atteggiamento dal punto di vista etico e morale.

Cosa si può fare per prevenire questi casi? 

Da anni l’Ordine nazionale dei giornalisti e i singoli Ordini regionali si muovono per individuare casi simili e soprattutto per informare i giovani del fatto che nel momento in cui presentano domanda per diventare giornalisti acquisiscono non solo i diritti della categoria, ma anche dei doveri ben precisi. C’è molta sensibilità e grande capacità di comprensione nei confronti di questi ragazzi che, di fatto, vivono sotto il ricatto di chi gli dice “o fai così, o non ti riconosciamo nulla”. È difficilissimo, però, trovare le prove concrete di questo fenomeno, salvo nei rarissimi casi in cui vi sia una denuncia specifica. Sono i ragazzi stessi, quindi, a dover riferire all’Ordine il verificarsi di casi simili.


Andrea Curiat


Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:

- Disposti a tutto pur di diventare giornalisti pubblicisti: anche a fingere di essere stati pagati. Ma gli Ordini non vigilano?;

- La testimonianza di Franca: «Dopo una serie di stage logoranti, la scelta di pagarmi da sola i contributi da pubblicista»;


E anche:

- Da 250 a 600 euro: quanto costa diventare pubblicista e quali sono le altre differenze tra le varie regioni

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