Ventenni e riforma del lavoro, parla l'ideatore della lettera a Monti

Eleonora Voltolina

Eleonora Voltolina

Scritto il 23 Feb 2012 in Interviste

Dalle pagine del Corriere della Sera la lettera aperta dei 19 ventenni che chiedono al governo Monti di fare presto con la riforma del lavoro e di creare un sistema più favorevole e meritocratico per l'occupazione giovanile è rimbalzata su giornali, siti web e televisioni. Una grande attenzione mediatica alimentata anche da  contro-lettere, ironia, dietrologia su chi siano - e che mire abbiano - i promotori di questa fortunata iniziativa. La Repubblica degli Stagisti ha raggiunto al telefono il ragazzo che  l'ha materialmente ideata, scrivendo la prima bozza e coinvolgendo gli altri firmatari: Antonio Aloisi. Ventidue anni, classe 1989, originario della provincia di Lecce, Antonio studia Giurisprudenza alla Bocconi; pochi mesi fa è stato anche eletto rappresentante degli studenti nel consiglio di amministrazione dell'ateneo
 
stageTutti parlano della vostra lettera.
Sì... Devo essere sincero, non ci aspettavamo tutta questa eco.
Ma com'è nata l'idea?
Semplicemente chiacchierando e discutendo con tanti ragazzi della mia età, non solo bocconiani, sia fisicamente sia virtualmente. È emerso in maniera dirompente il fatto che nonostante posizioni politiche di partenza e provenienze geografiche differenti, su questo tema la pensavamo tutti allo stesso modo. Eppure questa opinione largamente condivisa era di fatto sottorappresentata. Abbiamo voluto tirare fuori queste idee, dare visibilità a questa posizione.
Molti si chiedono come siate riusciti a far pubblicare la lettera dal Corriere.

Nessuno di noi ha parenti che ci lavorano, lo giuro. Controllate pure. Abbiamo semplicemente mandato il testo della lettera tramite email. Io poi sono un follower di De Bortoli su Twitter, come tanti altri: non c'è davvero nulla di più. Lo ripeto, si tratta di un'iniziativa spontanea. Neanche volevamo firmarci, perché siamo convinti che le nostre identità singole contino marginalmente. Non vogliamo far nascere un forum, un account twitter, un blog. Non vogliamo candidarci a nulla. La cosa importante è che tantissima altra gente abbia poi sostenuto la lettera: per noi è stato quasi un sollievo, oltre che una soddisfazione.
Vi è arrivata addosso anche una pioggia di critiche.
Le nostre richieste e proposte hanno creato dibattito, e naturalmente ci sono posizioni contrastanti. Va bene così: per noi il più grosso risultato raggiunto è che dei 20-30enni si siano potuti pronunciare su una materia che li riguarda direttamente. Non puntiamo nè al plebiscito nè alla singola gloria personale.
Hanno detto che non siete rappresentativi, che siete solo 19. Perché non avete cercato di raccogliere un numero più elevato di firme?
Non avevamo e non abbiamo i mezzi per ottenere un consenso largo. Io - non lo dico per purezza, ma come dato di fatto - non appartengo a nessun gruppo studentesco che abbia un network in tutto il Paese. Era materialmente difficile contattare centinaia o migliaia persone, e poi ci avremmo messo troppo tempo. Il grande network per fortuna si è formato a posteriori.
E immediatamente si è formata anche una pattuglia di detrattori che vi ha accusato di essere tutti iscritti a università private.
Per smentire queste voci basta fare un check online. Alcuni firmatari sono studenti di licei pubblici, una a Napoli frequenta quello dove si diplomò Giorgio Napolitano, un'altra il Massimo di Palermo. Altri sono iscritti a università pubbliche, e poi c'è anche chi - come me - frequenta un'università privata. Non c'è nulla di male.
Vi hanno accusato anche di essere tutti di destra.
Io non mi sento nè di destra nè di sinistra, non ho mai avuto tessere di partito, le uniche tessere che ho nel portafoglio sono il badge dell'università e la carta fidaty dell'Esselunga. Hanno scritto che un altro dei firmatari, Piero Majolo, scrive sul mensile dei giovani della PdL: in realtà lui mi ha detto di aver scritto sì e no un paio di articoli per il giornaletto di questa associazione, e poi di essere stato messo alla porta.
Di te in particolare hanno detto che sei un figlio di papà.  [Aloisi senior è stato consigliere regionale in Puglia dal 1996 al 2005, capogruppo di Forza Italia e vicepresidente del consiglio regionale, ndr].
Su questo sono mortificato, mi spiace. Sono passati anni dall'esperienza in consiglio regionale di mio padre, e comunque: che c'entra? Su questi temi lui non la pensa assolutamente come me, anzi scherzando al telefono mi ha detto che mi scriverà una contro-lettera. Un'altra riflessione: nel testo c'è scritto che vorremmo che venissero ridotti i privilegi alla generazione che è venuta prima di noi. E mio padre è del 1955!
stageDite che volete la flessibilità. Ma siete consapevoli del labile confine che in Italia separa flessibilità e precarietà?
Eccome. Ci hanno preso per fessi, lo scarto tra intenzioni e pratica è formidabile. La flessibilità è una sorta di cartonato verbale che hanno usato i vari esponenti che si sono susseguiti al governo:
classi dirigenti votate alla conservazione che ci hanno regalato quello che abbiamo ora. Bisognerebbe ridisegnare un'impalcatura normativa in cui trovassero difesa le esigenze dei giovani. Non mi sembra un'eresia, bensì una proposta di buon senso. Vorrei che i legislatori spostassero l'asse del privilegio al merito.
Credete molto in questo governo.
La nostra è un'apertura di credito,
aspettiamo che arrivi qualcosa di concreto. Del resto tutto il Paese è abbastanza orgoglioso e concorde nel tributare una forma di consenso al premier Monti.
Avete anche parlato di articolo 18...
No!
Beh sì. Quando scrivete «Non ci scandalizza che si cominci a ragionare del cosiddetto "motivo economico o organizzativo per il licenziamento", nell'ottica di una intelligente spinta riformatrice», è chiaro che state parlando di articolo 18.
La verità è che l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori non riguarda nessun giovane. Il buonissimo e stimatissimo Gino Giugni ha fatto cose encomiabili, ma che non riguarderanno mai me nè i miei coetanei. Perché a noi fanno contratti a progetto: io ne ho avuti già due. E certo ai cocopro non si applica la protezione dell'articolo 18 - che peraltro nei modelli diffusi a livello mondiale non c'è.
Insomma dite: perché in tutto il resto del mondo l'articolo 18 non esiste, e noi dobbiamo farci le barricate?
Premettendo che non mi entusiasma il trapianto con rischio di rigetto, dico solo che in altri Paesi il mercato del lavoro funziona meglio. Nessuno è allegro di mandare la gente a spasso: però altrove i legislatori hanno elaborato forme serie e intelligenti di diritto del lavoro, sgravi fiscali che rendono appetibili i licenziati e facilitano il ricollocamento, ammortizzatori sociali, servizi di outplacement adeguati. Non è un discorso di monotonia del posto fisso, ma altrove funziona meglio. Per quanto non stia certo nell'articolo 18 il nucleo della nostra proposta, bisogna ammettere che fuori dall'Italia il sistema è più snello. E poi la mobilità
stessa dovrebbe essere basata sul talento, sul merito.
A Sky Tg 24 Pomeriggio, mentre si parlava di voi, a un certo punto è andato in onda l'sms di un telespettatore: «Il lavoro è un diritto, la carriera è merito». Che ne pensi?
Ti rispondo con una domanda: tu nella redazione della Repubblica degli Stagisti assumeresti mai qualcuno che non conosce la grammatica o che non sa trovare la notizia?
Certo che no.
Bene. Se assumessimo come prospettiva quella del telespettatore, staresti negando un diritto a un cittadino! Ed è chiaro che non è così. Non mi pare blasfemo coniugare diritti e merito. Del resto l'articolo 3 della Costituzione dice che bisogna «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ora bisognerebbe impegnarsi per rimuovere questi ostacoli a livello generazionale.
Avete anche posto il problema della rappresentanza. Chi ha titolo per parlare a nome dei giovani?
Direi non il sindacato, data la composizione anagrafica dei suoi iscritti: perché giustamente un'associazione fa la volontà degli associati, quindi in questo caso di 50-60enni e pensionati. Più che stabilire chi ha titolo di rappresentare i giovani, io dico che è importante che le idee dei giovani emergano e arrivino al tavolo del governo.
Ci sono però anche tanti giovani, dentro e fuori dal sindacato, che la pensano in maniera diversa da voi.
Grazie a dio ci sono diversi pensieri! La pretesa unità non è possibile, la stessa Fiom dissente dalla linea della Cgil, molti esponenti del PD sono in disaccordo con le prese di posizione del responsabile Economia del partito. La nostra proposta vuol essere solo un suggerimento di prospettiva, per ripensare e ridisegnare un modello di mercato del lavoro. Una prospettiva generazionale, perché devono aumentare tutele e garanzie per noi giovani: su questo siamo tutti d'accordo.
Se sull'obiettivo c'è accordo, vi sono però modi molto diversi di arrivarci: voi proponete di innovare il diritto del lavoro, altri propongono di tornare all'indeterminato per tutti. Quale posizione ha più seguito?
Non sono Mannheimer, non so se la nostra posizione sia maggioritaria o minoritaria! Nessuno ha dati statistici per dire chi prevalga. E poi le posizioni non sono solo due: probabilmente sono mille. Qualcuno resterà deluso, magari quel qualcuno sarò io e chi la pensa come me: ma l'importante è che l'esecutivo faccia una scelta, e la faccia in fretta.

Intervista di Eleonora Voltolina

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