Concorsi, il ministero rassicura i vincitori: «Assunti entro il 2016». Enti territoriali esclusi però

Ilaria Costantini

Ilaria Costantini

Scritto il 24 Gen 2014 in Articolo 36

I prossimi tre anni si annunciano decisivi per il futuro dei vincitori e degli idonei di concorsi pubblici in attesa di assunzione. Fino al 31 dicembre 2016 i ministeri e le altre amministrazioni centrali dello Stato saranno infatti vincolate ad effettuare nuove assunzioni esclusivamente attingendo dalle graduatorie in vigore. In tale modo, come spiega in questa intervista ad Articolo 36 il capo dipartimento della Funzione pubblica Antonio Naddeo, lo Stato conta di assorbire gran parte delle circa 2mila persone in lista di attesa per un posto in un'amministrazione centrale. Minori certezze attendono invece le decine di migliaia di vincitori e idonei di concorsi banditi da regioni, comuni e altri enti territoriali, a cui neppure il nuovo decreto legge 101/2013 è riuscito ad imporre obblighi in materia di assunzioni.

Tra vincitori ed idonei di concorsi pubblici si stima che ci siano oggi tra le  70 e le 100mila persone in attesa di un posto di lavoro in una pubblica amministrazione. Dottor Naddeo, secondo lei questo numero è realistico?
Se parliamo di tutte le amministrazioni, incluse le regioni, gli 8mila comuni, le oltre 200 Asl e anche qualche provincia, sì: qualche anno fa avevamo stimato un numero che si aggirava tra le 60-70mila persone tra vincitori ed idonei.
Ma com'è stato possibile che si sia venuto a creare questo enorme bacino di persone, in molti casi in attesa da anni per un posto di lavoro che sulla carta dovrebbe già essere loro?
Il blocco del turn over, ovvero la possibilità di sostituire i dipendenti andati in pensione con nuove risorse di personale, ha messo un freno molto forte alla possibilità di assunzione da parte delle pubbliche amministrazioni.  Che però, per un certo periodo di tempo, hanno avuto la possibilità di bandire comunque nuovi concorsi. Se in un'amministrazione erano disponibili poniamo dieci posti, si è fatto un concorso per dieci posti, anche se il blocco delle assunzioni consentiva di assumere quell'anno al massimo due vincitori. Così nel tempo si è venuto a creare questo bacino. Per quanto riguarda i ministeri, gli enti  pubblici non economici e le altre amministrazioni centrali, questa asimmetria tra numero di posti messi a bando e reale possibilità di assumere è stata superata grazie ad una norma che, già da alcuni anni, impone la richiesta di un'autorizzazione per bandire un nuovo concorso. Un'autorizzazione che diamo noi come Funzione pubblica e il ministero dell'Economia, non solo sulla base dei posti scoperti, ma anche in relazione al regime delle assunzioni, che per il  2014 è ad esempio fissato nella misura del 20% delle uscite.
Non essendo soggette a questo filtro, le amministrazioni territoriali hanno invece continuato molto spesso a fare concorsi per il totale dei posti che si rendevano liberi.
Regioni, comuni e gli altri enti locali restano fuori anche dai nuovi obblighi imposti dal decreto 101/2013: in particolare dal divieto di bandire nuovi concorsi in presenza di graduatorie vigenti e l'obbligo di ricorrere al concorso unico nazionale. Eppure è proprio in queste realtà che si verificano molto spesso le situazioni più problematiche: basti pensare alla vicenda del maxiconcorso di Roma Capitale.
Non è che con il decreto 101 non si sia voluto affrontare il problema: è il titolo V della Costituzione a vietarci di imporre obblighi a regioni ed enti locali, che in tale ambito godono di propria autonomia. Per quanto riguarda la questione di Roma Capitale ricordo che al momento in cui sono state bandite le procedure noi stavamo per avviare, tramite il Formez, un concorso analogo per il Comune di Napoli. Un'opportunità a cui stanno peraltro ricorrendo molte amministrazioni, che in questo modo sono sollevate non solo dalle incombenze che comporta un concorso, ma hanno anche la sicurezza che la procedura sarà gestita da personale che ormai ha acquisito una specifica professionalità in materia. Avevamo proposto la stessa modalità anche a Roma, che invece ha preferito gestire direttamente il concorso, rivolgendosi tra l'altro ad una società esterna. Risultato: il concorso di Napoli è durato un anno, dall'uscita del bando all'assunzione dei vincitori, che lavorano ormai da due anni…
..mentre a Roma molte delle 22 procedure devono ancora concludersi e su tutto il concorso incombe l'ombra delle famose buste trasparenti ..
Ho sentito la conferenza stampa in cui si annunciava che il concorso non sarebbe stato sospeso ma che gli atti sarebbero stati comunque inviati in procura. Faccio un discorso crudo: da un punto di vista amministrativo la procedura o è valida o non è valida. Se non fosse stata garantita la segretezza delle prove d'esame, il sindaco avrebbe dovuto annullare il concorso. Mandare tutto alla procura della Repubblica significa invece che sono state rilevate non delle irregolarità amministrative - come nel caso delle buste trasparenti - ma qualcosa di penale. 
Perché non affrontare alla radice il problema dell'assunzione dei vincitori di concorso modificando il decreto legislativo 165/2001? In base all'articolo 35 del decreto non esiste infatti un preciso vincolo di assunzione per l'ente che ha bandito un concorso, ma solo l'obbligo di attingere per tre anni dalla relativa graduatoria. Non sarebbe più coerente imporre l'assunzione dei vincitori all'amministrazione che ha bandito un concorso?
Certamente in questo modo si farebbe maggiore chiarezza, ma bisogna considerare che così non avremmo più concorsi per venti o cinquanta posti , ma per uno, due o tre posti.  In una fase successiva a quella attuale ci si può comunque ragionare. Adesso siamo in un momento in cui, almeno per le amministrazioni centrali, la maggior parte dei concorsi è bloccata: fino al 2016 c'è l'obbligo di assumere dalle graduatorie aperte e contemporaneamente si dovranno aprire le procedure per i precari, ai quali il decreto ha comunque riservato il 50% delle assunzioni.
Avete fatto una stima di quanti vincitori ed idonei sarà possibile assumere 
nel prossimo triennio?

Una stima complessiva è impossibile: non conosciamo ad esempio qual è la situazione degli enti territoriali. Non per negligenza, ma proprio perché le amministrazioni locali non devono né  essere autorizzate, né sono tenute a comunicarci questi dati. Per quanto riguarda invece le amministrazioni centrali speriamo di assumere buona parte dei circa 2000 vincitori - che hanno ovviamente la priorità - e poi, se ci sarà la possibilità, anche gli idonei.
Se la sente di dire qualcosa per rassicurare queste persone?
Certo che me la sento!  Finora il problema non era mai stato affrontato in maniera diretta. Per prima cosa il decreto 101 ha prorogato tutte le graduatorie fino alla fine del 2016, introducendo nuove garanzie per i vincitori e idonei delle amministrazioni centrali. Anche se questa norma non si applica direttamente alle regioni e agli enti locali, essa costituirà in ogni caso un principio per la giurisprudenza che, su questa materia, si è già pronunciate varie volte vincolando anche agli enti territoriali ad attingere dalle graduatorie vigenti piuttosto che bandire nuovi concorsi. Infine bisogna considerare che le pubbliche amministrazioni cominciano davvero a soffrire la mancanza di personale: non si possono continuare a sostituire dieci persone che vanno in pensione soltanto con due. Se questa situazione dovesse protrarsi per altri due o tre anni finiremmo col mettere seriamente a rischio i servizi al cittadino.

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