Cervelli in fuga: un doppio questionario per capire chi sono, cosa gli manca, e perchè quasi tutti non tornano (e alcuni sì)

Di redazione - 18 ottobre 2011 In Notizie

Due questionari, un unico obiettivo: censire gli italiani che stanno facendo o hanno fatto un'esperienza di vita all'estero. stageIndividuare chi sono, come vivono, cosa vogliono i giovani e meno giovani che hanno lasciato il nostro Paese. Capire come mai lo hanno fatto, se la loro è stata una libera scelta o piuttosto una fuga da un'Italia incapace di offrire loro un terreno solido su cui costruire carriera professionale e vita privata. Registrare le loro istanze e far tesoro dei loro consigli, per poter poi attivare iniziative e politiche mirate.
Per fare tutto questo l'associazione Italents, Controesodo e l'assessorato al Lavoro del Comune di Milano, guidato dalla giovane Cristina Tajani, hanno elaborato due questionari che sono online da pochi giorni e che mirano a raccogliere le testimonianze di chi ancora vive all'estero e di chi dopo un periodo da espatriato ha deciso invece di far ritorno in Italia, magari sfruttando proprio i vantaggi fiscali messi in campo dalla legge Controesodo.
Entrambi i questionari, dopo le domande anagrafiche di rito, si dipanano sulla falsariga del censimento dell'Istat, chiedendo quindi notizie sullo stato civile e la situazione familiare (celibe, coniugato, separato…) e sul numero di figli, sul titolo di studio più elevato conseguito (con la possibilità di specificare se conseguito all'estero    o in Italia) e sull'attuale attività. Vi è poi un approfondimento rispetto al lavoro che si faceva in Italia prima di fare fagotto, e uno spazio in cui si chiede direttamente a ciascuno un parere sui motivi più importanti che spingono i giovani a lasciare l'Italia (tra le opzioni: maggiori possibilità di trovare un lavoro stabile, remunerazioni più alte, maggiore meritocrazia) e sulle difficoltà patite da chi sceglie di tornare (e qui si va dalla mancanza di infrastrutture e tecnologie avanzate all'eccesso di burocrazia fino alle tasse troppo alte…).
Infine i partecipanti possono lanciare idee su quali misure potrebbero essere messe in atto a livello locale e nazionale per favorire la mobilità e il rientro dei cervelli in fuga. Per il livello comunale ci sono già tre proposte (istituire una riserva di posti negli asili nido per i figli di chi rientra, aprire uno sportello unico che assista nelle pratiche di tutti i tipi, erogare una borsa lavoro per agevolare incontro tra domanda e offerta) ma anche la possibilità di aggiungere la propria idea nel riquadro libero «altro». Il livello nazionale è invece totalmente libero. L'ultima domanda è secca: «Lei prende in considerazione la possibilità di tornare a vivere in Italia?». Staremo a vedere cosa risponderanno i nostri cervelli in fuga. Il secondo questionario, quello dedicato a chi invece ha già fatto il grande passo del rientro, si chiude con due domande libere, chiedendo di raccontare la maggiore difficoltà riscontrata nel periodo all'estero e al rientro in Italia.
Per fare in modo che l'indagine circoli sulla Rete e che venga compilati dal numero più alto possibile di espatriati e rimpatriati, i promotori della doppia indagine fanno un appello a tutti i siti, i gruppi, le community sul web: fate circolare questi link e invitate i vostri membri a partecipare!

Qui il questionario dedicato a chi è ancora all'estero >>

Qui il questionario per chi dopo un periodo all'estero ha fatto rientro in Italia >>

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- Claudia Cucchiarato, la portavoce degli espatriati: «Povera Italia, immobile e bigotta: ecco perché i suoi giovani scappano»
- Fuga dei cervelli, il 73% dei ricercatori italiani all’estero è felice e non pensa a un rientro

E anche:
- Sulla Rete i giovani italiani scalpitano per fare rete: ITalents sbarca su Facebook, ed è boom

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