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Meno del minimo e trattata come una pezza

14 anni, 3 mesi fa di chiaraP87

Salve ragazzi!
è la prima volta che intervengo nel forum e lo faccio per raccontarvi la mia deludente esperienza - ancora in corso - di stage d'inserimento.
Una nota azienda italiana - con sede a Roma - che si vanta di essere la massima espressione italiana della comunicazione nel food&beverage riceve il mio cv e mi contatta per una colloquio. Sono una freschissima laureata in Comunicazione Pubblicitaria e pertanto impazzisco di gioia all'idea che a solo un mese dalla laurea un'azienda così conosciuta mi contatti. Dopo un colloquio pieno di tanti bla bla bla vengo ricontattata per confermarmi che sono stata io la fortunatissima prescelta e che a gennaio avrei cominciato. Mettono subito le mani avanti dicendo che il rimborso spese sarebbe stato esiguo 250 euro mensili e l'orario di lavoro full-time: dalle 9 alle 18. Benissimo. Penso che piuttosto che starmene con le mani in mano poteva essere una buona occasione per fare esperienza: 6 mesi passano veloci. Mi accollo - anzi i miei genitori si accollano - quindi affitto a Roma che supera di 100 euro il rimborso spese e con tante speranze parto alla volta di questa esperienza.
L'ufficio all'interno del quale vengo inserita è quello commerciale e le mansioni da ricoprire sono semplici: fare tutto quello che le altre impiegate non hanno voglia di fare tra un pettegolezzo, una cattiveria e un dispetto. La prima settimana corre veloce e quasi mi piaceva e stavo bene. Dalla seconda in poi si sono rivelati in quello che sono: ridicoli, schiavisti, gelosi, presuntuosi.
Non mi è stata fatta nessuna formazione, nemmeno sulle loro attività. Della serie "tuffati e nuota". Le mie capacità in parte sopperiscono l'inesperienza ma non sono abbastanza, non riesco ad essere precisa e veloce come loro vorrebbero dopo soli 10 gg. L'apice lo raggiungo dopo un mesetto: mi ammalo ma il lunedì decido comunque di presentarmi a lavoro per via di un importante briefing con un cliente grosso e che seguo io; tralasciando che nonostante fosse un mio cliente con il quale IO mi interfaccio non vengo ammessa al pranzo/incontro, rimango fino alle ore 15 dopodiche sopraffatta dall'influenza chiedo se ci sono urgenze da sbrigare - mi rispondono di no - ed esco. Ho chiaramente spiegato il perchè della mia uscita in anticipo: ho la febbre, sto male, vado. Il martedì successivo ovviamente non mi presento ne' avverto, gliel'ho detto solo un giorno prima che stavo male! Il mercoledì mattina alle ore 12 sento squillare il mio cellulare e sul display appare il numero dell'ufficio, rispondo scocciata, sto a letto con la febbre. Dall'altra parte la gentilissima collega che mi chiede più scocciata di me quando "avevo intenzione" di rientrare perchè c'era da fare e che devo avvisare il mio direttore quando non vado. La mia assenza appariva d'un tratto un colpo troppo grande da sopportare! Chiedo se dovevo mandare il certificato medico e mi risponde "No, sei una stagista non devi" e io dall'altra parte "E allora che devo fare più che dirvi che sto male?" e lei "devi dire quanti giorni manchi, l'azienda deve sapere"(l'azienda mi chiama Stage, non ricordano nemmeno il mio nome) e io "Ma che ne so! Spero pochi ma ora ho la febbre non posso rientrare".

Il mio caro direttore giorni fa, difronte alle mie titubanze rispetto all'idea di continuare a mantenere un affitto a Roma ha avuto la faccia tosta di dirmi: "MA SCUSA, MA QUANDO ESCI DA QUA NON PUOI ANDARE A LAVORARE IN QUALCHE RISTORANTE?" (esco alle 18/18.20)

Ora io vi chiedo, per 250 euro al mese, un'ora di viaggio all'andata e una al ritorno, per 9 ore in ufficio senza nemmeno ticket restaurant, è lecito sopportare queste purghe?

Un abbraccio ai miei compagni di umiliazioni

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