Don Gallo contro tutti: «Corsi di formazione, un trucco per tagliare fuori i giovani. Che invece devono tornare protagonisti»

Di Ilaria Mariotti - 20 gennaio 2012 In Approfondimenti

Si intitola Se non ora, adesso (Chiarelettere, 14 euro), in onore dell'omonimo e recentissimo movimento di protesta delle donne italiane, l’ultima fatica letteraria di Don Gallo, 83enne sacerdote genovese da più di trent’anni alla guida della Comunità di San Benedetto al Porto per il recupero degli emarginati. Una raccolta di riflessioni e testimonianze di un prete 'di strada' - come si autodefinisce - un 'indignato' sopra le righe e anticonformista, che non ha paura di contestare apertamente alcune delle posizioni più intransigenti della Chiesa cattolica. E inoltre da sempre in prima linea nelle battaglie per la difesa dei diritti dei più deboli.
Innanzi tutto i giovani a cui si rivolge con uno stile coinvolgente, da predicatore laico. Nell’ultima parte del libro, dal titolo «Lettera ai giovani», auspica una rivoluzione della società affinché le nuove generazioni abbiano più esempi che maestri e fa continui riferimenti alla Costituzione, «fatta per i giovani», per tutti i «giovani che verranno». Lui, che con i ragazzi che vivono nel disagio lavora da sempre, chiede poi che rinasca il germe dell’accoglienza nei confronti degli immigrati; ricorda come gli italiani abbiano attraversato i confini del Paese milioni di volte in cerca di fortuna e che questo andrebbe tenuto a mente adesso che consideriamo i flussi immigratori un’invasione. Il suo è un inno all’accoglienza, uno dei valori d
el cristiano che è finito sepolto sotto l’individualismo e l’egoismo dei nostri tempi.
Un’intera generazione, fatta di ognuno di noi con le proprie responsabilità – dice ancora Don Gallo – ha fatto sì che i giovani di oggi percepiscano all’orizzonte «l’assenza di futuro». «Che cosa siamo stati capaci di offrire? Il lavoro interinale, i contratti d’area, i contratti di inserimento al lavoro, il lavoro part time, i lavori atipici, disoccupazione, cassa integrazione, borsa lavoro». E si dispera guardando una generazione
tagliata fuori dalla storia: «Abbiamo fatto di tutto per non farli diventare protagonisti. Ma ci sono i corsi di formazione, han capito il trucco!». «Cari amici, i giovani stanno chiedendo la giustificazione della propria esistenza! Siamo stati capaci di ascoltarli?». Don Gallo vede in loro una comunità di emarginati dal sistema, lo stesso contro cui si scaglia a partire dalle istituzioni ecclesiastiche, condannate perché «né povere né umili», cieche di fronte al problema del disagio giovanile.
Il sacerdote si schiera poi a favore di una liberazione sessuale delle donne, vittime di soprusi maschilistici: il popolo femminile,  se continuerà a essere «in subordine a tutti i livelli», darà modo di usare la sessualità come «occasione di assoggettamento». Don Gallo non condivide neppure il comportamento conservatore di Wojtyla, amatissimo dai più: «sarà stato uno statista, ma non ha difeso le donne, e ha decapitato almeno 150 cattedre di teologia. Come faccio a prendere a esempio un papa così?».
La soluzione a questi temi spetterebbe alla politica con la p maiuscola: si è piombati in una crisi profonda che non cambierà solo grazie all’avvicendamento dei governi. «Alla politica manca un progetto forte», preoccupata com’è di stabilire alleanze e creare consenso. L’unico appiglio, ne è convinto Don Gallo, resta la Costituzione, la nostra «bussola» anche e soprattutto per i temi del lavoro. Se non ora, adesso è un libro che lancia un messaggio di speranza, è un monito a riconquistare i valori di una società autentica e che si interroghi sulle questioni sociali come problemi di tutti. Un’iniezione di coraggio in questi tempi di cupa recessione.

Ilaria Mariotti


Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- Mai più rassegnati e indifferenti, i giovani devono cambiare l'Italia: è l'appello di un 95enne nel libro «Ribellarsi è giusto»
- Per rifare l'Italia bisogna partire dal lavoro e dalle retribuzioni dei giovani

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