Il Fortino, una riflessione di Roberto Bonzio sui giornalisti di domani: «Oggi chi è dentro le redazioni è tutelato, ma fuori ci sono troppi sottopagati»

Sulla professione giornalistica interessante è la riflessione di Roberto Bonzio, giornalista dell'agenzia Reuters e autore del progetto multimediale Italiani di Frontiera sui temi dell'innovazione e della meritocrazia che, oltre al sito web e alle conferenze, oggi è anche un gruppo su Facebook con quasi 500 iscritti e in arrivo si sono anche un libro e una web tv. Nel 2008, organizzando tutto da solo, Bonzio [foto] è stato per sei mesi in aspettativa con famiglia in California, incontrando e intervistando gli italiani di Silicon Valley, fra scienziati e imprenditori di successo. Occasione anche per un confronto talvolta impietoso – fra media americani e italiani.
«Per una volta invece di raccogliere testimonianze mi permetto una riflessione personale. Sul mio mestiere, quello di giornalista. E su come si fa in Italia. Perché mi sembra pertinente ai temi di questo progetto, che parla di merito, innovazione, spirito d’impresa, nuovi modi di pensare
»: comincia così II Fortino, scritto all'indomani della firma del nuovo contratto giornalistico (arrivata dopo quattro anni di trattative serrate tra la Fnsi, il sindacato dei giornalisti, e la Fieg che rappresenta invece gli editori). Ed entra subito nel merito: «Visto così, il mondo del giornalismo italiano mi pare anacronistico, schierato, autoreferenziale. Assediato. Come un fortino d’altri tempi. Dopo anni, i giornalisti italiani hanno avuto di recente un nuovo contratto. Ma riguarderà forse la metà di loro. Come mai? La mia personale riflessione e’ dedicata ai giornalisti di domani». Ed ecco il testo.

L’ESEMPIO USA – Qualche mese, nel cuore della crisi che ha avuto effetti devastanti sulla stampa americana, ha chiuso i battenti anche il Rocky Mountain News, quotidiano di Denver. Pochi giorni dopo avrebbe compiuto 150 anni ma era proiettato nel futuro, con straordinari esempi di giornalismo d’avanguardia, multimediale nel web. L’ultimo dei quali, dedicato alla propria chiusura. Con una compostezza a noi sconosciuta, giornalisti che davanti al ferale annuncio, prendono appunti. Per raccontare da giornalisti, anche quando la cattiva notizia riguarda le loro vite. Come raccontare, da giornalisti, il quadro della stampa italiana? Dicendo che il re è nudo.
UN FORTINO IL GIORNALISMO ITALIANO – Mentre il giornalismo mondiale affronta svolte epocali, a me il giornalismo italiano sembra lo specchio di un Paese di cui dovrebbe essere invece osservatore distaccato e critico. Troppo spesso ingessato, clientelare, rivolto al passato, assurdamente autoreferenziale. Non si limita a raccontare i problemi di questo Paese, ne fa parte in pieno. Un fortino d’altri tempi, in cui ancora una volta il contratto rassicura parzialmente solo chi è dentro. Anche se il fortino sta in piedi solo grazie a chi è fuori e spinge sulle palizzate. Che altrimenti crollerebbero.
CHI STA FUORI – Fuori, a tirare la carretta, collaboratori sottopagati, molti giornalisti a tempo pieno senza tutele, costretti spesso a subire ricatti o capricci di capiredattori culi di pietra che non ricordano quando e se sono stati su piazza l’ultima volta, il mondo lo guardano attraverso telegiornali, pochi quotidiani e agenzie, capaci di bocciare la notizia del secolo, se non l’hanno prima vista sull’Ansa. Fuori a spingere anche giovani e giovanissimi che hanno una sola speranza, per tentare di incunearsi con tanta fortuna in uno dei pochissimi posti fissi. Ingraziarsi un capo influente. Per riuscirci, la bravura aiuta ma non è indispensabile. Mentre essere originali, innovativi, anticonformisti può essere pericolosissimo, sinonimo di inaffidabilità, per chi ragiona sempre in base a schemi e consuetudini del passato. Che tipo di giornalisti di domani verranno selezionati così?
CHI STA DENTRO – Dentro il fortino, tanti colleghi in gamba, spesso senza galloni. Ma anche papaveri avvinghiati a privilegi assurdi, con stipendi mensili mostruosamente sproporzionati, rispetto ai tanti bravi e sottopagati; alcuni colleghi che nell’era del web considerano un affronto che si metta in discussione la loro mazzetta quotidiana personale di giornali, magari da oltre mille euro al mese. Molti altri che non sanno l’inglese e considerano computer e Internet poco più di macchine da scrivere, vocabolari ed elenchi del telefono. Rappresentati da un Ordine che nel 2008 ha organizzato finalmente la prima prova d’esame col computer. Mandando tutto in tilt per un sistema informatico disastroso! Una corporazione che si difende da editori-imprenditori illuminati, che vorrebbero coniugare flessibilità e meritocrazia? Magari. Nella mia passata esperienza nei quotidiani ho quasi sempre visto premiare la fedeltà sul merito. E temo che in una grande azienda editoriale, in nome della flessibilità, a saltare da una redazione esteri ad un mensile di cucina potrebbe essere non il meno competente di esteri ma il più scomodo, il meno ammanicato. Quanto starà in piedi questo fortino? Più o meno del Paese arretrato e autoreferenziale su cui dovrebbe vigilare?
SVOLTE EPOCALI IGNORATE – Intanto, tutto il mondo della comunicazione sta andando incontro a svolte epocali. Un terremoto propiziato dalle nuove tecnologie che è solo agli inizi… Con un paradosso. La circolazione gratuita di contenuti intellettuali su mille piattaforme e fuori dai circuiti tradizionali è una tendenza ineluttabile, rappresenta un’opportunità straordinaria e senza precedenti per il giornalismo, è un’occasione fantastica di promozione culturale globale. Ma coincide con un futuro di incognite, per chi il giornalista lo fa per mestiere e deve trarvi sostentamento. Occorre però capire che indietro non si torna, bisogna guardare avanti. I giornali forse non spariranno ma si trasformeranno drasticamente. E si dovranno trovare sistemi diversi per guadagnare. Come a fatica sta facendo l’industria della musica. Far solo la guerra agli Mp3 è ridicolo. E se i cd spariranno, la musica digitale ha creato intanto anche nuove formule di remunerazione e nuovi mercati. Lo stesso dovrà fare l’intero mondo editoriale. Partendo dalla constatazione che se il traferimento dei contenuti digitali online ormai non ha quasi più un costo, non sarà più possibile guadagnare da quel trasferimento, bisogna trovare altro. Come dovrebbe fare l’industria del latte, se un giorno il latte sgorgasse gratuitamente dai rubinetti di casa.
OPPORTUNITÀ
Credo che essere consapevoli di questa realtà globale sia il primo passo per prepararsi al domani. E magari, fare quel che in Italia non è di moda fare: scrutare il futuro e trovare nei cambiamenti epocali e nelle innovazioni anche delle opportunità. Invece di considerarli solo come pericoli e minacce dai quali proteggersi con barricate. Perchè la rivoluzione in corso non distruggerà solo, creerà nuove figure professionali giornalistiche, che magari oggi fatichiamo anche a immaginare. Chiuso il loro giornale, alcuni colleghi del Rocky Mountain News hanno tentato diversi esperimenti di informazione online, anche in chiave locale. Intanto, dentro al fortino del giornalismo italiano, “guardare al futuro” per molti vuol dire solo parlare di scatti d’anzianità e prepensionamenti.

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E le storie di praticantato vissuto:
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