Praticantato in redazione: l'esperienza di Caterina Allegro in un service editoriale

Di Eleonora Della Ratta - 11 gennaio 2010 In Storie di stage

Caterina Allegro, 27 anni, ha un contratto di praticantato giornalistico presso un service editoriale a Milano e sta preparando l'esame per diventare professionista. Ecco cosa racconta della sua esperienza alla Repubblica degli Stagisti:

«Ho lasciato Roma per Milano, anzi, per un lavoro in un service editoriale. Da un giorno all'altro il titolare del service editoriale mi ha offerto un contratto a progetto come "tuttofare": rispondevo al telefono, tenevo nel cassetto un faldone di contabilità e correggevo le bozze di un femminile. Era l'ottobre 2004 e l'azienda aveva solo pochi mesi di vita. Siccome in redazione c'erano poche persone e il lavoro abbondava, dopo un paio di mesi mi hanno chiesto di aiutare con i testi, scrivendo qualcosa ogni tanto. Naturalmente si trattava dei pezzi più facili: la ricetta del mese piuttosto che una pagina doppia dal titolo "Diecidomande". Dopo un anno il femminile ha chiuso, ma nel frattempo erano entrati altri lavori, ed essendo sempre in pochi, tutti facevamo tutto. E anch'io. Ho scritto articoli, ho "cucinato" pezzi altrui, ho corretto le bozze e ho cercato le foto di una serie di guide di Milano, di un trimestrale di andrologia, di un mensile per over 50 e di tanti altri "esperimenti". Nel frattempo continuavo a fare la segretaria e la custode della contabilità, ma sono comunque riuscita a diventare pubblicista. Alla fine del 2007 l'azienda ha attraversato un periodo di difficoltà, tutti temevamo il peggio. Per fortuna l'anno nuovo ha portato un lavoro importante: l'inserto di televisione di Famiglia Cristiana. Su quello il mio direttore ha deciso di farmi un contratto di praticantato giornalistico, che all'inizio, lo confesso, ho accolto con scarso entusiasmo; un po' perché il mio stipendio, tra contributi all'INPGI e alla Casagit (l'ente di previdenza e la cassa integrativa dei giornalisti, ndr), diminuiva, un po' per lo spettro dell'esame da professionista, che a quel punto avrei dovuto fare per forza e che mi angosciava non poco.
Il mio periodo di tirocinio, lavorativamente parlando, non è stato molto diverso dal precedente: scrivevo e correggevo bozze. Da un altro punto di vista, invece, è stato molto speciale, perché a gennaio del 2008 ho scoperto di aspettare un bambino. I contributi Inpgi e la Casagit, a cui ho diritto proprio in virtù del contratto, si sono rivelati preziosi. Andrea è nato il 21 settembre e adesso è qui con me: sta imparando ad afferrare il carillon e io sto imparando la differenza fra richiamo e civetta.  All'esame manca poco più di un mese. Siccome da luglio non lavoro per via della maternità, sono un po' fuori allenamento; in compenso sono diventata bravissima a scrivere tenendo mio figlio in braccio. Peccato che quest' abilità non faccia punteggio ai fini del voto finale».


Testimonianza raccolta da Eleonora Della Ratta


Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
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- Giornalisti praticanti, intervista a Roberto Natale della Fnsi: «L'accesso alla professione va riformato al più presto»
- Il Fortino, una riflessione di Roberto Bonzio sui giornalisti di domani: «Oggi chi è dentro le redazioni è tutelato, ma fuori ci sono troppi sottopagati»

E altre storie di praticantato vissuto
- Luca De Vito: «Alla scuola di giornalismo un praticantato stimolante, ma niente certezze per il futuro»
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