Ministero degli Esteri, ancora niente rimborso per i tirocini malgrado i buoni propositi della riforma

Di Riccardo Saporiti - 03 maggio 2012 In Approfondimenti

Il ministero del Lavoro punta all'abolizione dei tirocini gratuiti, quello degli Esteri no.Stagisti O perlomeno non con tutta questa fretta. Mercoledì 2 maggio sono stati attivati 560 progetti promossi nell'ambito del primo bando - sui tre previsti per il 2012 - della Farnesina in collaborazione con la Fondazione Crui e 67 università. Venerdì 4 scadono invece i termini di candidatura per il secondo, che ne ha messi in programma 555. In entrambi i casi si tratta di attività gratuite: i bandi, che offrono la possibilità di tre mesi di formazione in centinaia sedi del Mae, non prevedono infatti alcun rimborso.
E questa non è una novità. Ma la riforma del lavoro della quale si discute da settimane non ha in programma l'abolizione dei tirocini gratuiti? Il testo presentato alle Camere dal ministro Elsa Fornero è molto chiaro in questo senso. L'articolo 12  prevede infatti che entro sei mesi dall'entrata in vigore della riforma il governo in collaborazione con le Regioni emani un decreto legislativo stabilendo, tra le altre cose, la «previsione di non assoluta gratuità del tirocinio, attraverso il riconoscimento di una  indennità, anche in forma forfetaria, in relazione alla prestazione svolta». La questione è in discussione in questi giorni, con grandi resistenze da parte della conferenza delle Regioni. Possibile però che sia lo stesso governo a non conformarsi allo spirito di una legge che ha proposto al Parlamento?
«Le riforme non si anticipano, si seguono», tagliano corto dall'ufficio stampa della Fondazione Crui, assicurando che «il prossimo bando terrà conto della normativa». E rifiutando di mettere la Repubblica degli Stagisti in contatto con i responsabili del progetto. Più fortuna con il ministero: «È chiaro che non possiamo fare altro che applicare il provvedimento. Se interverrà una modifica ci adegueremo», spiega Daniele Di Ceglie, referente del Mae-Crui per la Farnesina. Insomma: nonostante sia stato proprio il governo a proporre di abolire gli stage gratuiti, i singoli ministeri non hanno intenzione di anticipare la norma. Cosa che invece rappresenterebbe un segnale politico nei confronti di coloro che chiedono di non rendere obbligatorio il rimborso spese.
Eppure per la Farnesina prevederlo non richiederebbe una spesa inaccessibile. Questo ministero ha a
disposizione ogni anno un budget di oltre 2 miliardi di euro: se decidesse di garantire 500 euro per gli stage in Europa, che sono i due terzi del totale, e di mille per quelli in Paesi extraeuropei, in totale servirebbero più o meno tre milioni e mezzo di euro. Nel 2010 la Repubblica degli Stagisti aveva rivolto un appello all'allora ministro Franco Frattini, rimasto però senza risposta. Oggi, secondo De Ceglie, bisognerebbe addirittura «cambiare la legge 196 del 1997, in base alla quelle l'unico onere è quello della sottoscrizione di un'assicurazione ed è posto in carico alle università». In realtà la normativa in questione non vieta affatto di erogare un emolumento agli stagisti, semplicemente non lo prevede come obbligatorio: darlo o non darlo è una libera scelta. Nella prassi sono i soggetti ospitanti ad offrire una borsa agli stagisti: lo stesso dipartimento della Funzione pubblica ha emanato nel 2005 una direttiva proprio per ricordare che le legge 196/97 «ha previsto laStagisti possibilità di ammettere al rimborso, totale o parziale, degli oneri finanziari, ivi comprese le spese sostenute per il vitto e l’alloggio dei giovani tirocinanti» da parte delle pubbliche amministrazioni che ospitano stagisti. Più raramente è il soggetto promotore ad erogare un rimborso, svolgendo una funzione in un certo senso "suppletiva": nel caso specifico del Mae-Crui alcuni atenei, rendendosi conto che uno stage all'estero comporta grandi spese, hanno deciso di istituire una borsa. Ma si tratta di una minoranza.
In definitiva, non ci sono ostacoli normativi che impediscano di prevedere un rimborso per i tirocinanti Mae-Crui. È solo una questione di volontà politica. Tanto che già in passato qualche dirigente del ministero aveva sollevato il problema, rimanendo però inascoltato.
«Sul piano personale posso anche dire che non è carino, ma come funzionario io applico la legge» commenta De Ceglie. Che condanna «in maniera esecrabile i casi di sfruttamento» ed è convinto che la Farnesina si comporti bene. Ma senza rimborso i tirocini Mae-Crui non rischiano di restare riservati solo ai più ricchi? «Noi offriamo una possibilità, tocca ai ragazzi valutare le loro disponibilità economiche e darsi da fare» spiega, aggiungendo: «Non li condanniamo certo alle miniere di sale, hanno anche tempo per fare altro». In altre parole per affrontare i costi di uno stage senza rimborso - che richiede come minimo un biglietto aereo di andata e ritorno e tre mesi di affitto - i partecipanti dovrebbero anche trovarsi «dei piccoli lavoretti». Del resto «gli orari sono flessibili» e poi «gli istituti di cultura offrono la possibilità di tenere dei corsi di lingua». Affidati magari a chi ha studiato architettura e nulla è tenuto a sapere di come si insegna l'italiano.
Ma c
ome si può conoscere se la legislazione dei Paesi ospiti consenta ad uno straniero di lavorare? Dal sito dell'Istituto diplomatico è possibile scaricare una guida alla stesura Stagistidel proprio curriculum e la «Bussola del tirocinante», un opuscolo che per ogni Paese che ospiti uno stage Mae-Crui offre informazioni sul viaggio, i documenti necessari e la situazione sanitaria. Questo nella convinzione che «chi non è abbiente può scegliere una sede non costosissima, purché si informi prima». Oppure rinunciare.
I tirocini il cui bando è scaduto oggi saranno attivati il 3 settembre, quando con tutta probabilità la riforma sarà già legge. Quasi sicuramente mancherà ancora il decreto legislativo coi «principi fondamentali e requisiti minimi dei tirocini», ma cosa succederà ai 555 ragazzi selezionati per i progetti? Avranno diritto a un rimborso spese oppure no?
Per i laureati e i laureandi che hanno deciso di investire tempo e denaro per un'esperienza internazionale queste sono domande più che legittime. Ma che, al momento, non trovano risposta. «Non è molto produttivo parlare di cose che non si possono prevedere» chiude Di Ceglie: «non sappiamo nemmeno se il testo sarà licenziato dal Parlamento in questa forma. Nel momento in cui la riforma prenderà corpo in un testo chiaro, il ministro valuterà il da farsi».
C'è da augurarsi che, dopo averla votata in CdM, il titolare degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata [nella foto] decida di applicare la riforma del lavoro. Magari senza aspettare il decreto che dovrà fissare i requisiti minimi dei tirocini di formazione. Per garantire, da subito, un giusto rimborso spese ai ragazzi e alle ragazze che prendono parte a questi progetti. Come peraltro già fanno tante aziende private e anche tanti enti pubblici.

Riccardo Saporiti

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