Un giovane giornalista scrive a Eleonora Voltolina: «Ti voterei, ma non sono iscritto al sindacato»

Di redazione - 25 novembre 2010 In Lettere

All'indomani della candidatura di Eleonora Voltolina, direttore della Repubblica degli Stagisti, al sindacato dei giornalisti (annunciata con l'editoriale «Mi candido nelle liste di Quarto Potere perchè il sindacato ha bisogno di un rinnovo generazionale»), arriva in redazione la lettera aperta di un 25enne, Flavio Bini, da poco uscito dal master in giornalismo dell'università Statale di Milano. Una lettera che apre una dolorosa riflessione su quanto i giovani giornalisti, non sentendosi rappresentati dal sindacato, non si iscrivano: contribuendo però in questo modo, forse inconsapevolmente, a perpetuare lo status quo. Un cane che si morde la coda: chi non si sente tutelato non si iscrive, ma così quando arrivano le elezioni non può votare il candidato che lo difenderebbe, che lotterebbe per lui: e quindi vengono eletti altri, che non hanno poi così tanto a cuore il tema dei giovani e dei precari, e che delle lotte tra poveri troppo spesso se ne infischiano.

Cara Eleonora,

credo davvero ci siano spiragli di speranza se hai deciso di candidarti. Ti dico di più, per smetterla di lamentarmi e basta e dare il mio contributo sono uscito di casa e sono andato in via Montesanto. E con il freddo che fa questo gesto vale doppio. Ora, a parte il fatto che oggi è giovedì e si vota domani (sempre colpa del freddo, confonde i pensieri) ho appurato quello che già sapevo. E cioè che votano gli iscritti e io, come la grossa maggioranza di chi è nella mia situazione, non lo sono.
Purtroppo questo punto non è indifferente. Fai bene a cercare di rompere questa specie di muro di pietra (di pietra non perchè è solido, ma perchè è stato edificato in epoca preistorica), ma come per altri moltissimi settori c'è un'intera fetta di lavoratori che una rappresentanza non solo non ce l'ha, ma anche volendo non potrebbe averla. Certo, potrei/dovrei iscrivermi al sindacato, votare e contribuire a che esso cominci finalmente a capire che cosa sta succedendo fuori dal recinto che cerca disperatamente di presidiare. Ma mi rifiuto di iscrivermi finchè non avrò un lavoro, anche precario e "fluido" come va di moda ultimamente. Finora ho realizzato video per associazioni, compilato 19 schede sulla Mauritania per un'enciclopedia multimediale, collaborato con una rivista specializzata più altre mirabolanti mansioni. Questo non è ancora fare il giornalista.
E a dire il vero nessuno dei miei amici è iscritto al sindacato nè ha in programma di iscriversi. Quali sono le ragioni che ci spingono a non farlo? Per certi versi penso che non siamo diversi dagli immigrati irregolari che lavorano a 4/5 euro l'ora nei cantieri fuori Milano. Il paragone è stridente, quasi fuori luogo, lo so. Ma, su piani differenti, entrambi inseguiamo un sogno, ed è questo stesso sogno che ci rende costantemente ricattabili. Entrambi siamo tanti e intercambiabili per i nostri datori di lavoro. Entrambi non abbiamo un interlocutore politico che si faccia carico, veramente, delle nostre sorti. E il giusto riconoscimento di questi frammenti di società non è una questione solo "sindacale", ma più complessivamente civile e politica.
Per intenderci, gli stage prolungati sotto(nulla)pagati sono uno scandalo a tutte le latitudini del mercato del lavoro, non solo in quello giornalistico. Ed è a livello politico complessivo che questo male andrebbe estirpato.
Dopodichè, perché questo cambiamento "complessivo" si inneschi c'è bisogno che la spinta provenga da qualche parte. Forse il settore del giornalismo è quello in cui il precariato sortisce gli effetti più perversi, e forse questa spinta può e deve partire da qui.
La tua missione non è facile, ti candidi a tutelare una sottocategoria che anche volendo di fatto non può votarti. Oppure, ancora peggio, una categoria che anzichè stringersi per una missione comune riesce a colpirsi in una improbabile lotta tra poverissimi. Mi riferisco al caso di Paola Caruso, che si è scagliata contro uno ancora più giovane di lei, ancora più precario di lei, ancora più sottopagato di lei (nonchè mio compagno di scuola, preparatissimo) riuscendo persino a rompere il fronte dei precari.
Insomma, in sintesi, buona fortuna. Davvero.


Flavio Bini

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- Eleonora Voltolina: «Mi candido nelle liste di Quarto Potere perchè il sindacato ha bisogno di un rinnovo generazionale»
- Il Fortino, una riflessione di Roberto Bonzio sui giornalisti di domani: «Oggi chi è dentro le redazioni è tutelato, ma fuori ci sono troppi sottopagati»

E anche:
- Disposti a tutto pur di diventare giornalisti pubblicisti: anche a fingere di essere pagati. Ma gli Ordini non vigilano?
- Giornalisti praticanti, intervista a Roberto Natale della Fnsi: «L'accesso alla professione va riformato al più presto»

© Riproduzione riservata

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