Paolo Esposito: «Noi giovani dobbiamo salire sul palcoscenico». E sabato a Napoli chi vuole un'Italia diversa è invitato al barcamp "Giù al nord"

Di Annalisa Di Palo - 09 settembre 2011 In Interviste

Giovani, prendiamo le redini in mano. È con questo spirito che sabato 10 settembre a Napoli si svolge "Giù al nord", il barcamp organizzato dalla redazione del magazine online Caffè News: un'occasione per dibattere dei problemi più urgenti degli under 35 e chiedere proprio a loro di proporre delle soluzioni. L'appuntamento è a palazzo Serra di Cassano a partire dalle nove di mattina. La Repubblica degli Stagisti ha intervistato Paolo Esposito, 25enne laureando in Giurisprudenza e direttore del magazine, per avere qualche anticipazione.

Come nasce l'idea del barcamp?

Tutto parte dal sito Caffè News, che ho fondato nel 2005. "Giù al nord" è un'iniziativa che nasce dal basso, senza colore politico e affiliazioni, ma che comunque ottenuto importanti patrocini morali, come quello del Comune di Napoli e dell'Istituto italiano di studi filosofici. Siamo una redazione giovane, con collaboratori volontari sparsi in tutta Italia e qualcuno anche dall'estero: Londra, Parigi, anche Giamaica. Il barcamp è il punto di arrivo di una discussione già avviata online mesi fa in una sezione specifica del sito, e in generale la sintesi di sei anni di attività del magazine.
Di cosa si parlerà allora esattamente?
I temi di fondo sono tre - precariato, futuro e Mezzogiorno - con un comune denominatore: i giovani e le loro proposte per migliorare. La mattinata è divisa per aree tematiche. La prima è intitolata proprio "La Repubblica degli Stagisti", un prestito dalla vostra testata - che ringrazio perchè è una voce autorevole in materia di formazione e di lavoro. Non mancheranno paragoni con l'estero; e poi ovviamente parleremo di stage, troppo spesso dei tappabuchi o esperienze fini a se stesse che alimentano false speranze. Lo faremo innanzitutto attraverso le testimonianze dei ragazzi, ma in sala ci saranno anche economisti, docenti, politici. E proprio alla politica chiederemo delle risposte su questi temi.
Qualche anticipazione sui nomi per questa prima parte?
Parteciperà l'assessore allo sviluppo del comune di Napoli, Marco Esposito, e gli europarlamentari Erminia Mazzoni del Pdl e Andrea Cozzolino del Pd, che spiegheranno quali passi avanti si stanno facendo per incentivare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e permettere loro di costruirsi un futuro, qui in Italia, senza dover fuggire all'estero per realizzarsi, mettere su casa, fare figli.
Si parla anche di famiglia, quindi. Quali sono le altre due parti dell'incontro?
Sì. In "Bimbo a bordo" ci occuperemo di maternità precaria e in generale delle difficoltà delle giovani coppie a costruirsi una famiglia propria. Nell'ultima parte invece, "Rotolando verso sud", si parlerà di lavoro e legalità, un tema scottante in un territorio come l'aversano - set di Gomorra - dove nasce e cresce il progetto Caffè News. Tra le testimonianze avremo quella della Nuova cucina organizzata, una cooperativa che gestisce un ristorante con prodotti equosolidali reinvestendo gli introiti nella ristrutturazione di beni confiscati alla camorra.
Si avverte una certa componente territoriale. È per questo che avete scelto di intitolare il barcamp "Giù al nord"?

Il nome deriva dalla convinzione che in Italia i giovani siano tutti accomunati dallo stesso senso di precarietà: nord, sud o centro non fa più molta differenza. L'idea del giovane meridionale che emigra nel settentrione per trovare lavoro è sempre meno valida, nonostante la situazione nel Mezzogiorno sia oggettivamente più critica. Ma proprio questa parte d'Italia possiede una grande risorsa, il Mediterraneo, e il titolo dell'iniziativa vuole anche essere il pretesto per lanciare un'idea: che proprio il sud possa guidare la riscossa del Paese, diversamente da quanto ha sostenuto la politica in questi anni.
L'incontro è strutturato in forma di barcamp all'americana, con tempi veloci e ritmi serrati. Come mai questa scelta per un dibattito così ampio e articolato?
È vero, ogni intervento potrà durare massimo cinque minuti, e per le risposte alle domande ci sarà un minuto circa. Questo perché spesso nei dibattiti i relatori se la cantano e se la suonano da soli, con interventi molto lunghi, autoreferenziali, che non approdano a niente. Nella mattinata di domani noi invece vogliamo che dal dibattito scaturiscano idee nuove e proposte concrete.
Come verranno messe a frutto queste idee e proposte?
È prevista la stesura di un documento finale, un manifesto che raccoglierà tutte le riflessioni emerse, e che poi diffonderemo. Rappresenterà una sorta di termometro che "misura la febbre" del nostro Paese. Bisogna far passare il messaggio che per trasformare l'Italia in un Paese per giovani c'è bisogno innanzitutto del coinvolgimento dei giovani stessi, che troppo spesso rimangono nel retroscena lasciando ad altri il palcoscenico. Se la sensazione di disagio è comune, comune deve essere lo sforzo per cambiare le cose.


intervista di Annalisa Di Palo

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