Garanzia Giovani, il ministero ammette: «Nessun controllo sulla qualità degli annunci». Infatti si trova di tutto

Marianna Lepore

Marianna Lepore

Scritto il 20 Set 2014 in Approfondimenti

«Guardate cosa propone nell’ambito del programma Garanzia giovani, Synergie Italia Agenzia per il lavoro: 14 operatori di ristorazione per catena multinazionale di fast food, formazione per 30/35 ore settimanali a 3 euro all’ora ….  Tutto ciò è scandaloso» scrive una lettrice sulla pagina Facebook della Repubblica degli Stagisti a fine agosto. L’annuncio, se non proprio "scandaloso", è comunque in effetti per molti versi discutibile: non solo perché non offre un posto di lavoro bensì un tirocinio, o perché l’indennità di frequenza - 3 euro l’ora - definita come “borsa di studio” è prevista solo al raggiungimento del 100% delle ore previste dallo stage (lasciando ipotizzare che, se colto da influenza per una settimana, lo stagista potrebbe perdere il compenso di tutti gli altri mesi). O ancora perché al termine del tirocinio promette pomposamente “un attestato dei risultati di apprendimento” che si immagina in una catena di fast food non siano poi così complessi. Lo "scandalo" sta soprattutto nel fatto che è un annuncio che rientra all’interno del programma Garanzia Giovani, pensato per far ripartire l’occupazione giovanile e finanziato lautamente dall'Unione europea. E che l'indennità per questi mesi di stage per imparare a girare gli hamburger sulla piastra e a battere gli scontrini non verrà pagata dalla catena di fast food che si gioverà della presenza dei 14 stagisti, bensì con soldi pubblici.
stage lavoroDi annunci così se ne trovano tanti. Basta fare un giro tra i vari portali regionali dedicati alla Garanzia Giovani o su quello nazionale per vedere che spesso tra le offerte ci sono moltissimi stage per qualifiche di basso livello. La Repubblica degli Stagisti si è messa nei panni di un giovane italiano che vuole scommettere su questo programma per trovare una buona opportunità, e ha analizzato per qualche settimana gli annunci sul portale nazionale e su quelli regionali. I risultati sono stati talmente deludenti da chiedersi: come mai nonostante i piani del Governo e le raccomandazioni europee gli annunci inseriti sono di basso livello e spesso solo
una copia delle offerte di lavoro che si trovano sui siti disponibili online?
Abbiamo girato la domanda direttamente a Grazia Strano, direttore generale del mercato del lavoro [nella foto, in un momento del suo intervento al Festival del Lavoro dello scorso giugno a Fiuggi], scoprendo che quello che tutti si chiedono semplicemente non è stato considerato dai vertici. «Non c’è nessun ufficio adibito al controllo della qualità e congruità degli annunci» ammette infatti la dirigente: «Le aziende dovevano rispondere ai requisiti presenti nel bando, era questo l’unico requisito. Il controllo avverrà a selezione conclusa, quando si valuterà la qualità dell’offerta». A questo punto non stupiscono offerte come quella del fast food, anche perché è proprio la Strano a confermare che «l’obiettivo della Garanzia è inserire nel mondo del lavoro. Solo dopo si controlleranno i dati finali».
In attesa però delle verifiche a posteriori dal ministero, quello che salta agli occhi con un’analisi sommaria degli annunci è sconfortante. In Piemonte si sprecano le offerte di aiuto cameriere, cassiere di negozio, agricoltore e commesso da banco. In Lombardia si ricerca anche un affilatore arrotino mentre in Campania si va dal tirocinio per addetti a funzioni di segreteria a quello per un operatore all’infanzia, che per fare uno stage è preferibile abbia comunque già esperienze pregresse nello stesso campo. Tutti qui gli annunci scandalo? Non proprio: a Terni la Garanzia Giovani offriva una opportunità come collaboratrice familiare (va detto, però, con un contratto a tempo determinato), mentre a Taranto è ancora in corso la ricerca per un “banconista di salumeria con esperienza pluriennale”. Non mancano le classiche ricerche per operatori di call center o di telemarketing e, come un qualsiasi altro portale di annunci di lavoro, ci sono anche quelli per cameriere o idraulico.
Conclusioni a cui è giunta anche l’analisi dell'Adapt sulle inserzioni pubblicate sul sito del ministero che infatti in una classifica delle prime dieci figure ricercate elenca operai, agenti di commercio, manutentori meccanici e saldatori. Gli annunci, poi, sono il più delle volte inseriti da altre agenzie per il lavoro e non direttamente dai professionisti o dalle aziende desiderose di sfruttare questa opportunità. E, ancora una volta come un qualsiasi portale di offerte di lavoro, spesso si richiede - come si è visto - una competenza acquisita con una precedente esperienza lavorativa, in evidente attrito con gli obiettivi della Garanzia Giovani che, secondo i piani del Governo, dovrebbe intercettare prima di tutto i Neet, cioè coloro che hanno finito (o smesso) di studiare ma che non hanno e non cercano un lavoro: e che ovviamente l’esperienza sul campo devono ancora acquisirla. Insomma: il ragazzo che si è registrato al portale e che ha passato il pomeriggio vagliando le pagine con le varie offerte per cercare un tirocinio o un lavoro, spesso e volentieri si trova a leggere gli stessi annunci che potrebbe trovare su uno dei tantissimi siti disponibili online. 
Il programma, peraltro, dovrebbe cercare di aiutare anche i giovani laureati che non riescono a trovare un impiego malgrado i titoli di studio. A questo Grazia Strano trova due ordini di motivazione che illustra alla Repubblica degli Stagisti: la tipologia delle offerte inserite dalle aziende «ma anche la tipologia di giovani che hanno richiesto di partecipare. Al momento fra quelli iscritti alla Garanzia solo il 20% ha conseguito una laurea, mentre il 56% è diplomato. Quindi, secondo i dati a disposizione, per ora c’è un parallelismo tra titolo di studio e posti di lavoro offerti».
C'è poi il problema della - scarsa - partecipazione del mondo delle imprese. Le aziende hanno infatti aderito alla Garanzia Giovani in numero molto più basso di quanto sperato. Una risposta ben diversa rispetto a quella massiccia raccontata nei giorni scorsi sul Corriere della Sera rispetto al Jobs Act australiano, che in poche settimane ha visto un'impennata di posti di lavoro offerti da aziende, commercianti e professionisti in risposta a un appello del governo per far scendere la disoccupazione. Su questo fronte però qualcosa dovrebbe migliorare - assicurano dal Ministero - dopo l’approvazione a inizio agosto di una convenzione tra ministero, Inps e regioni che stabilisce l’erogazione delle borse da parte dell’istituto nazionale di previdenza sociale.
Ma la domanda finale resta: la Garanzia Giovani ha l'obiettivo di fornire uno strumento in più per diffondere annunci di qualifiche di basso livello, o di venire incontro al gran numero di giovani adulti italiani che nonostante le qualifiche ottenute negli anni non sono riusciti a trovare un adeguato posto di lavoro? La risposta sembra non abbiano voglia di darla nemmeno dal ministero, ma le lamentele dei giovani iscritti che non sono ancora stati selezionati e l’analisi degli annunci e dei dati fino a questo momento disponibili non fanno sperare in positivo. Dai dati di monitoraggio pubblicati il 18 settembre, i giovani registrati al progetto sono poco più di 200mila, di cui convocati solo 37mila, per un totale di opportunità (di lavoro o stage) al momento disponibile poco superiore alle 19mila unità. Rispetto ai dati di fine agosto, in una ventina di giorni i giovani sarebbero lievitati di 30mila unità mentre le offerte di lavoro di appena 6mila. È evidente che qualcosa in questo sistema ad oggi non ha funzionato: una promozione sbagliata del progetto, uno scarso interesse da parte delle aziende forse poco informate dei vantaggi, l'assenza da parte dei promotori di un seppur minimo controllo in fase di registrazione degli annunci di lavoro. Così come è nulla la verifica di offerte scadute o già assegnate. 
Ma se nemmeno dal ministero (o dalle Regioni) ritengono opportuno curare la qualità delle offerte veicolate attraverso Garanzia Giovani, perché i diretti destinatari del progetto dovrebbero mai crederci e aver fiducia in questo programma?


Marianna Lepore

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