Coworking: quando i freelance condividono spazi, spese e progetti

Di Lorenza Margherita - 20 luglio 2012 In Approfondimenti

Da alcuni anni una piccola rivoluzione sta interessando il mondo del lavoro autonomo: il coworking. Dalla semplice condivisione di spazi alla creazione di una vera e propria rete professionale ma soprattutto sociale, gli uffici a tempo si affermano come antidoto alla crisi. Il comune di Milano, nell'ambito della rassegna "Verso - Fondata sul lavoro" che si è conclusa pochi giorni fa, ha organizzato un incontro dedicato ai professionisti e alle imprese per fare il punto della situazione sui modelli di coworking già attivi in città e per confrontare le loro esperienze e proposte con quelle di altri professionisti provenienti da tutta Italia e dal resto d’Europa. L'obiettivo del comune, attraverso l'impegno dell'assessore alle politiche del lavoro Cristina Tajani e di Renato Galliano direttore del settore innovazione economica e università, è aprire un tavolo di lavoro che consenta alla pubblica amministrazione di sostenere queste nuove iniziative e capire se l'aiuto deve essere rivolto sul fronte della domanda - i coworkers - oppure dell'offerta - gli spazi che offrono le postazioni di lavoro. Ma cos'è il coworking e come funziona? Ci sono diversi modi per organizzare e pensare la condivisione del lavoro.
I precursori furono, nel 2008, Massimo Carraro e Laura Coppola, rispettivamente copywriter e art director dell’ agenzia di pubblicità Monkey Business, che in via Ventura, nello storico quartiere di Lambrate a Milano, aprirono il primo ufficio in condivisione della città, Cowo, semplicemente per fornire una sedia e una connessione a internet a tutti quei freelance che soffrivano l'isolamento della propria professione. «Non siamo un incubatore di start up o un business center, vogliamo solo essere uno spazio dove persone che fanno lavori diversi entrano in contatto fra loro, creando magari nuove occasioni professionali e collaborazioni trasversali» spiega Carraro «Con 200 euro al mese più Iva mettiamo a disposizione una postazione singola- ce ne sono 7 disponibili nella sede di via Ventura 8- a cui avere accesso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Per 500 euro al mese, Iva esclusa, si affitta una delle due stanza intera disponibili. Siamo anche attrezzati alla ricezione in drop-in, solo qualche ora saltuariamente». In poco tempo Cowo ha esteso il suo raggio d'azione su tutto il territorio nazionale. Chiunque abbia uno spazio o delle postazioni libere in ufficio può affiliarsi al marchio versando quote di associazione a partire da 250 euro più Iva e aprire un nuovo centro. Secondo le analisi di Carraro, le transazioni economiche che ogni anno interessano un progetto di coworking delle dimensioni raggiunte da Cowo -presente in più città e in ben 13 regioni-  si aggirano intorno ai 400 mila euro, una cifra interessante se si considera che non sono richiesti particolari investimenti iniziali. «Al netto dei costi non si diventa ricchi facendo coworking, ma il ritorno in termini umani è un'esperienza piú che arrichente» ha aggiunge Alberto Masetti - Zannini presidente e fondatore di Hub Milan, associazione ed srl  con due dipendenti, aperta dal 2010 che si ispira al modello di Hub nato a Londra già nel 2005. Hub Milan, nella sua sede di via Paolo Sarpi è sia uno spazio dove trovare una scrivania per lavorare, sia un acceleratore di progetti e idee per nuovi imprenditori sociali. «Vogliamo includere nelle esperienze di condivisione imprenditori, operatori del non-profit, liberi professionisti e giovani studenti, creativi ed esperti d’informatica, chiunque voglia portare la propria idea per realizzare progetti che abbiano un intento sociale, ambientale e sostenibile» dice Masetti-Zannini. Dalla matrice internazionale di Hub Milan, al dibattito è stata presentata anche l'esperienza francese di La Cantine, primo spazio di coworking nato a Parigi nel 2008 all'interno dell'associazione di aziende "Silicon Sentier" che oggi vanta numeri importanti: oltre 300 coworker, 1.600 eventi organizzati nel 2011, più di 70 mila visitatori, un giro d'affari di quasi 400 mila euro - a conferma delle analisi di Massimo Carraro- facilitati con finanziamenti per metà provenienti dall'Unione Europea, per l'altra metà dal sostegno del comune di Parigi e della regione île-de France. Una delle caratteristiche che accomuna questi spazi è anche l'intento di renderli luoghi di partecipazione attiva, dove conciliare il lavoro con momenti di svago e ritrovo oppure con le incombenze della vita familiare. Con questo scopo nascerà il prossimo novembre Piano C, da un'idea di Riccarda Zezza, ex manager di banca, che ha pensato ad una nuova idea di coworking al femminile, dove le donne potranno trovare un aiuto non solo professionale, che viene dal fare network, ma anche personale, come asili, servizi di spesa a domicilio, corsi per il benessere: tutti servizi messi a disposizione dalla struttura ospitante le coworkers.
Tanti modi per fare coworking ed essere coworkers, fra gli altri partecipanti al dibattito anche: Tag di Brescia, sempre a Milano Make a cube, Atelier dell'innovazione, We fab e Toolbox Office di Torino. «Per tutti è importante ricevere il sostegno e il riconoscimento da parte delle istituzioni» riflette Dario Banfi, membro di Acta (associazione consulenti del terziario avanzato):«Se è vero che i coworking hanno una valenza sociale per l’azione di riaggregazione che stanno esercitando intorno a un mondo di lavoratori piuttosto abbandonati dalle politiche sociali, da Milano può partire un messaggio simbolico, in vista anche dell'Expo 2015, che ospiterà i nomad workes provenienti da tutto il mondo». Tavolo aperto quindi per il comune di Milano e appuntamento all’autunno, con la terza Cowoking Conference europea che si terrá a Parigi tra l' 8 e il 10 novembre.


Lorenza Margherita


Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- Milano si impegna per attrarre i cervelli in fuga
- Startupper, nuova rubrica della Repubblica degli Stagisti dedicata ai giovani che creano impresa
- Aspiranti imprenditori, una pizza è l'occasione per partire

© Riproduzione riservata

Non è vero che gli stage gratuiti sono stati aboliti

Non è vero che gli stage gratuiti sono stati aboliti

Una lettrice della Repubblica degli Stagisti scrive alla redazione per chiedere se è legale che nello stage che sta svolgendo all'interno di un master non sia previsto nemmeno un euro di rimborso spese. Purtroppo la risposta è sì: perché gli ...

Piano Giovani in Sicilia, un'estate di caos e delusioni per migliaia di aspiranti ...

Piano Giovani in Sicilia, un\u0027estate di caos e delusioni per migliaia di aspiranti stagisti

Doveva essere il programma per far ripartire l’occupazione in Sicilia e, in particolare, per far rimanere nell’isola quei giovani che negli ultimi anni sono fuggiti alla ricerca di un posto di lavoro. Sulla carta aveva tutti i requisiti: un bando ...

Ora lo chef fa tendenza: l’esercito dei giovani che sognano un futuro in ...

Ora lo chef fa tendenza: l’esercito dei giovani che sognano un futuro in cucina

C'è chi sogna di indossare camice e "toque blanche", magari apparire in televisione e “impiattare” raffinatezze di tutti i tipi. Altri invece, i più realisti, firmerebbero per un semplice impiego sicuro da aiuto cuoco, con stipendio a fine mese. È ...

Leggi su Articolo36.it

Al via il salario minimo in Germania, ma il rischio è che ci ...

Al via il salario minimo in Germania, ma il rischio è che ci siano troppe eccezioni

All'inizio di luglio il Parlamento federale tedesco ha approvato il salario minimo, il Mindestlohn, con 535 voti favorevoli, 5 contrari e 61 astensioni. A metà luglio anche il Bundesrat, ovvero il Consiglio federale, ha dato il via libera alla legge, Tarifautonomiestärkungsgesetz, che introduce la ...

Leggi su Articolo36.it

L'ascensore sociale è inceppato: i giovani vivono peggio dei genitori

L\u0027ascensore sociale è inceppato: i giovani vivono peggio dei genitori

L’ascensore sociale? È rotto ormai da tempo, e il sistema educativo non offre più a chi studia la garanzia di poter migliorare la propria condizione. Una ricerca del Censis conferma questa preoccupante tendenza: al primo impiego solo il 16,4% dei ...

Riforme sbagliate e pochi investimenti, ecco perché in Italia non c'è lavoro

Riforme sbagliate e pochi investimenti, ecco perché in Italia non c\u0027è lavoro

Non è difficile spiegare perché in Italia non c'è lavoro, più complicato proporre la ricetta giusta sul "come si può fare per crearlo". Ci prova Romano Benini nel suo ambizioso "Nella tela del ragno", un libro che oltre a interrogarsi ...

Leggi su Articolo36.it

Made in Italy, i giovani di tutto il mondo vengono in Italia a ...

Made in Italy, i giovani di tutto il mondo vengono in Italia a studiare moda. Ma poi?

Arrivano dai cinque continenti gli studenti che scelgono l’Italia per compiere i loro studi nel campo della moda. Attratti dalla grande tradizione delle firme e del made in Italy, cercano nelle nostre scuole una formazione di qualità. In totale sono ...

Fuggire sì, ma dove? Ecco i Paesi migliori per trovare lavoro all'estero

Fuggire sì, ma dove? Ecco i Paesi migliori per trovare lavoro all\u0027estero

Quello dell'emigrazione degli italiani in cerca di lavoro e fortuna è un tema che non passa mai di moda. A scriverne è anche Claudio Bosaia in Dove Scappo, da poco pubblicato dalla casa editrice Iacobelli: una sorta di guida all'espatrio ...

Leggi su Articolo36.it

More and better jobs: chimera o possible traguardo per l’Italia?

More and better jobs: chimera o possible traguardo per l’Italia?

Nuovi processi e nuove contraddizioni. Le trasformazioni del lavoro di Serafino Negrelli, docente di sociologia del lavoro all’università di Milano-Bicocca, è una fotografia delle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro. Un’immagine non particolarmente nitida, ma con un punto fermo importante: il ...

Leggi su Articolo36.it

Moda: troppi stilisti o aspiranti tali e pochi sarti, modellisti e figurinisti

Moda: troppi stilisti o aspiranti tali e pochi sarti, modellisti e figurinisti

Troppi stilisti o aspiranti tali e pochi sarti, modellisti e figurinisti. Diventare fashion designer ed entrare nel mondo della moda dalla porta principale è il sogno di molti, ma quando si spengono i riflettori delle passerelle si scopre che le ...

La scuola che resiste: diario di bordo di un maestro precario nella scuola ...

La scuola che resiste: diario di bordo di un maestro precario nella scuola italiana

Il diario di bordo di un maestro precario nel suo viaggio nella scuola italiana di inizio millennio. Questo è, soprattutto, il bel libro di Alex Corlazzoli, giovane e versatile docente nella scuola primaria della pianura padana, dal titolo La scuola ...

Web e social media, canali indispensabili anche per comunicare le professioni

Web e social media, canali indispensabili anche per comunicare le professioni

I social media sono ormai diventati, per gran parte delle persone, la sorgente primaria dell'informazione. Una sorgente frammentata, moltiplicata anche dai sempre più numerosi device a disposizione. I professionisti del giornalismo e della comunicazione, e in generale tutti i cittadini, ...

Leggi su Articolo36.it

Morire di non lavoro, quando la crisi porta al suicidio

Morire di non lavoro, quando la crisi porta al suicidio

Di non lavoro ci si può ammalare, perfino morire. E il suicidio, in certi casi, diventa la scelta estrema di chi non ce la fa più. Colpa della crisi economica, che ha impatti devastanti sulla salute psico-fisica delle persone, alcune ...

Leggi su Articolo36.it

Da Bruxelles per uno stage ad Amburgo per amore. Con la vocazione del ...

Da Bruxelles per uno stage ad Amburgo per amore. Con la vocazione del giornalismo

Chiuderanno il primo settembre le application per i tirocini al Consiglio dell'Unione europea. L'istituzione offre un centinaio di posti per cinque mesi di stage, a circa mille euro al mese. Susanna Grego ne ha fatto uno nel 2008 e alla Repubblica degli Stagisti ha ...

La mappa digitale delle università europee, un progetto utile ma ancora con molti ...

La mappa digitale delle università europee, un progetto utile ma ancora con molti limiti

Una mappa digitale di oltre 2.200 atenei di 29 paesi, ossia tutta l’Unione Europea più Svizzera e Norvegia. In due righe Eter (European Tertiary Education Register), piattaforma web lanciata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di dare vita a un vero ...

Open